breve di cronaca
Sul terrorismo attenti a non sbagliare obiettivo
Coordinamento nazionale RSU - 22-02-2007
Necessaria e sacrosanta lotta contro ogni ipotesi terroristica. Ma attenti a non sbagliare obiettivo.

E' giustamente aperto oggi in tutto il sindacato una discussione sulla necessità di arginare un possibile ritorno di ipotesi terroristiche. Una questione che, come già successo in passato, riguarda direttamente il mondo del lavoro.

Dalle dichiarazioni sindacali di questi giorni ad essere sollevate sono almeno tre questioni:

- lo stupore di fronte al coinvolgimento (a quali livelli di responsabilità lo dimostrerà la Magistratura) di lavoratori ed iscritti al sindacato nell'adesione ad un progetto di lotta armata.

- la preoccupazione di fronte al fatto che il sindacato sia considerato "brodo di coltura" o "luogo di infiltrazione" dei soggetti fautori o sostenitori di ipotesi terroristiche al fine di fare proseliti tra i lavoratori

- la necessità di alzare la guardia perchè, come già successo in passato, sia evidente ed efficace il contributo sindacale alla marginalizzazione prima ed alla sconfitta poi di ogni progetto terroristico.

Ciò che rende immune un sindacato da infiltrazioni e disfacimenti è la sua natura di organizzazione di massa fondata sulla massima partecipazione dei lavoratori , sulla verifica costante del suo operare e della sua progettualità, sulla democrazia interna come strumento di discussione e di decisione.

Il sindacato riuscirà con maggiore credibilità ed efficacia nel suo compito di democratizzazione della politica e di emancipazione generale, ossia nel suo compito di mettere in circolo gli anticorpi di ogni ipotesi terroristica, se saprà mettere in campo queste sue caratteristiche originarie.

Come tutti crediamo che oggi (più di ieri) è proprio dal fare sindacato, creare luoghi di partecipazione diretta e diffusa alla discussione ed alle decisioni, che può venire una efficace risposta capace di marginalizzare e sconfiggere ipotesi terroristiche.

Bene fa Epifani a rispondere agli inviti di chi chiede alla Cgil di irrigimentarsi organizzativamente e di abbassare il peso del suo ruolo sociale da troppi interpretato come responsabile della nascita di posizioni estreme ed indisponibili a misurarsi con la "nuova razionalità" economica e politica che mette l'ordine ed il mercato al di sopra di ogni altra cosa, finendo così con il volere criminalizzare anche le legittime forme di protesta e di dissenso.

Bene fa chi invita a distinguere tra lotta al terrorismo e necessità di tenere viva una democratica dialettica sociale.

Ma le pressioni sul sindacato e sulla Cgil in generale sono tante e continue. Anche di questo ci dovremmo preoccupare. Basta vedere alcuni TG e certa stampa che sembrano saper cogliere dai fatti di questi giorni solo il fatto che questi (anche se assolutamente in maniera marginale) coinvolgano la Cgil. E' chiaro anche al più distratto degli ascoltatori e dei lettori che il loro obiettivo sembra quello di cogliere l'occasione per demonizzare la Cgil chiedendone una normalizzazione, nè più nè meno di quanto già abbiamo visto in occasione dell'assassinio di Biagi.

Il sindacato ed i lavoratori tutti hanno quindi oggi una grande responsabilità, sia quella di mobilitarsi ancora una volta come argine al possibile ritorno della follia terroristica, ma nello stesso tempo di mobilitarsi come argine per contrastare la ventata reazionaria che prendendo pretesto dalle ultime inchieste della Magistratura, pretende che ogni dissenso, ogni dialettica sociale vengano messe a tacere.

Per questo è bene che nel sindacato si sappia affrontare la questione con estrema calma e serietà, perchè anche dentro al sindacato temiamo ci possono essere tentativi di esasperare la situazione attuale al fine di giustificare una nuova e più pesante accelerazione delle tendenze di burocratizzazione dell'organizzazione e di messa in mora di ogni possibilità di dissenso.

Crediamo che una organizzazione sindacale abbia al suo interno gli anticorpi per sconfiggere anche questo, ma non nascondiamo la preoccupazione per alcune prime affermazioni lette in questi giorni.

Come ad esempio la dichiarazione del segretario Cgil della Toscana (da www.rassegna.it del 16.2.07) quando dice: "L'iscrizione alla Cgil non può essere un optional. Deve essere un atto serio, rigoroso e comportare una deciso senso di appartenenza. Per dirla in termini concreti, significa che secondo me non deve essere possibile che un dirigente sindacale Cgil possa militare anche in ambienti, luoghi, manifestazioni dove si attaccano la Cgil e i suoi dirigenti, dove si esprime opposizione ai suoi valori"o come la dichiarazione della Cantone (da www.rassegna.it del 16.2.07) della segreteria Cgil: "Faremo ancora più attente verifiche su ogni candidatura alle Rsu e abbiamo già iniziato ad analizzare che tipo di rinnovamento c'è stato in questi ultimi anni negli organismi di rappresentanza aziendale dei lavoratori ".

Queste frasi, per altro estrapolate da dichiarazioni per il resto assolutamente condivisibili, meritano almeno un piccolo ragionamento.

Certo ci vuole un certo e maggiore rigore in una organizzazione in materia di verifiche, ma se qualcuno pensa di arginare infiltrazioni nel sindacato solamente con strumenti di controllo come quelli proposti è bene che ne chiariscano i contorni.

Sappiamo bene che controlli sulle iscrizioni non servono a granchè. Da anni vediamo la rincorsa all'iscritto costi quel che costi da parte dei nostri sindacalisti che proprio nel risultato del tesseramento vedono confermato o meno il loro peso (perdere iscritti è di solito occasione di esposizioni a critiche interne). Da anni il cedolino della tessera che prevede la compilazione dell'indirizzo, dell'età e di altri dati anagrafici è spesso variamente elusa. Immaginiamoci se ora un lavoratore o un pensionato che vogliano iscriversi al sindacato devono prima giurare chissà quale fedeltà a priori.

Il sindacato è luogo di partecipazione e tutti possono iscriversi se hanno qualche cosa da dire o da proporre, oltre che per necessità derivante dalla semplice utilità del potersi sentire tutelato.

Dire che "secondo me non deve essere possibile che un dirigente sindacale Cgil possa militare anche in ambienti, luoghi, manifestazioni dove si attaccano la Cgil e i suoi dirigenti" rischia di essere letto come indisponibilità al dissenso, quasi a dire che un iscritto alla Cgil non può partecipare a Manifestazioni anti TAV, oppure che non può partecipare ad iniziative per invitare i lavoratori a boicottare il trasferimento del Tfr ai fondi pensioni, oppure che non si può sostenere ed organizzare il voto contrario ad un accordo firmato dalla Cgil, e via dicendo.

Stessi puntini sulle "i" vanno messi inoltre sulla questione di una più attenta verifica per le candidature alla elezione nelle Rsu. Oltre ad essere ormai noto come in sempre più luoghi di lavoro si fatica a trovare lavoratori disponibili a candidarsi nelle liste e come si faccia di tutto per convincere anche il più ricalcitrante ad accettare la candidatura, è noto altresì che se un potenziale terrorista "decida" di infiltrarsi in una Rsu questi farà di tutto per non esporsi oltremodo al punto da apparire moderatissimo sul merito delle posizioni sindacali.

Non è a caso che tra quei delegati Rsu o iscritti alla Cgil fermati in questi giorni con l'accusa di partecipazione a banda armata sia stata notata la loro assoluta apparente estraneità, dovuta, guarda caso, al fatto che le loro posizioni sindacali erano considerate "moderate", tanto che il loro arresto ed il loro essersi poi dichiarati "prigionieri politici" ha lasciato molti a bocca aperta.

Se così stanno le cose c'è il rischio che un rigido controllo sindacale sulle iscrizioni e sulle candidature alla elezione nelle Rsu dovrebbe puntare proprio su quei delegati che esprimono posizioni moderate (che non sono pochi).

In conclusione, se si vuole veramente inserire anticorpi nella struttura sindacale, questi non vengono certo solo o tanto dalla messa in moto di una struttura e da un apparato di controllo interno, quanto invece e soprattutto da un'apertura dei canali di partecipazione, di verifica sugli operati, sul rilancio di una democrazia dal basso che da troppo tempo langue nella prassi sindacale.

Quando parliamo di sindacati (e quindi di organismi di massa) non è una organizzazione più rigida che può evitare infiltrazioni o processi di adesione ad ipotesi di lotta armata, semplicemente perchè un'organismo di massa, sempre che non decida di trasformarsi in un'altra cosa (ma allora il discorso andrebbe ripreso su un'altra base), è per sua natura aperto alla partecipazione ed al contributo di tutti.

Ciò che rende impermeabile un sindacato da infiltrazioni di ogni tipo è la sua capacità di essere un'organizzazione aperta alla partecipazione, basata su regole democratiche che ne rendano trasparente la discussione interna dando ai lavoratori tutti la chiara e concreta possibilità di contare e decidere sulle cose che li riguardano direttamente. E' questo il sindacato che ha sconfitto il terrorismo, con la partecipazione, con la coscienza messa in campo da lavoratori che sapevano e credevano di dover sostenere e difendere il loro sindacato. La vera difficoltà oggi del sindacato sta nella sua minore capacità di coinvolgere, di favorire la partecipazione e di avere percorsi decisionali che abbiano come punto centrale la diretta verifica dei lavoratori. Il sindacato di oggi si è troppo chiuso sui suoi apparati, su un'idea autoreferenziale dei suoi gruppi dirigenti, e non è certo con un più rigido controllo sulle iscrizioni o sulle candidature a Rsu che supererà questo scarto nel rapporto con la sua base, anzi .....

L'impegno contro il terrorismo da parte dei lavoratori è certo e scontato, ma stiamo attenti, che anche da dentro al sindacato, non ci sia chi pensa di utilizzare questa fase per tentare un percorso di normalizzazione nei rapporti tra base (lavoratori e Rsu) e struttura (segreterie) inventandosi criteri di valutazione e di verifica che in fin dei conti si riducono solo a dire che va bene solo chi fa quello che dico io.

Sarebbe un bel passo indietro per il sindacato .... ed in questo, allora si ... il terrorismo e la paura avrebbero vinto.


Coordinamento RSU

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