Che siano tutti al mare?
Francesco Mele - 14-02-2007
... tutto tace, per scelta o per ignavia?


Oggi ho scoperto che la segretaria provinciale della FLC CGIL di Modena è in Messico per due settimane a godersi un meritato riposo, visto che la campagna politica negli ultimi tempi è stata oltremodo faticosa: assemblee, volantini, comunicati alle scuole, fax, rassegne stampa per mantenere vivo il contatto con la base, riunioni e riunioni con le RSU appena elette, e prima ancora una dura tornata di assemblee per la campagna elettorale. E poi la consulenza, dove la mettiamo? Insomma non se ne può più, fare il sindacalista oggi è un vero stress.

Meno male che negli ultimi tempi per quanto riguarda la scuola c'è un po' di calma, non succede granché.
Siii è vero qualche decreto qua e là, qualche disegno di legge preannunciato si muove nel panorama scolastico, ma non si può stare dietro a tutto, altrimenti non si vive più.

Siii, vabbè, il contratto è scaduto da 408 giorni ma non si può pretendere che faccia tutto il sindacato. E' la solita storia, la solita abitudine alla delega! Ma se la base non si muove perché dovrebbe farlo il sindacato?
Che ognuno si assuma le sue responsabilità, perbacco! È ora di finirla!
Io intanto vado in Messico - avrà pensato la segretaria - che qui non si batte un chiodo, tanto se la base dovesse proprio muoversi all'improvviso mi avvisano subito e allora o torno prima o sennò, stavolta aspettano loro, e la prossima volta ci pensano prima.

Fine dello scherzo.

Passiamo alle cose serie.

Negli ultimi due anni scolastici nella mia provincia le assemblee di scuola o di distretto indette da FLC CGIL, da sola o insieme agli altri due confederati, si contano sulle dita di una mano (quella del falegname che per disgrazia ha perso tre dita).

Due assemblee due, ma di quelle che, come Pasqua e Natale, possiamo definire "comandate". Una infatti era un'assemblea in preparazione del congresso provinciale, mentre l'altra serviva a infamare Gilda per vincere le elezioni RSU (sappiamo poi come è andata qui a Modena).

Ah no, è vero, per la fine di settembre 2005 fu organizzata, e anche pubblicizzata, una tornata di assemblee nelle superiori per fronteggiare l'uscita del decreto 226 sul secondo ciclo. Ma fu annullata totalmente (e mai più fatta) quando presero l'abbaglio che il decreto fosse stato definitivamente bocciato dalle Regioni, che invece avevano ottenuto solo il rinvio di un anno della sua entrata in vigore. Basta, da allora non una sola parola è stata spesa dal sindacato nelle scuole superiori della provincia, che di fatto non hanno mai discusso, per iniziativa sindacale, del progetto di riforma Morattiano.

Ovvio che anche oggi non mi aspettavo molto di più, visto che, in aggiunta, si tratta di un governo amico a cui la nostra segretaria, con tessera DS nell'altra tasca, non vuol dare molto fastidio. Infatti al direttivo nazionale del 17 gennaio scorso è stata l'unica ad astenersi nella votazione dell'ordine del giorno che condannava la decisione del governo di ampliare la base USA di Vicenza e esprimeva solidarietà a cittadini e forze politiche che si stavano mobilitando contro di essa. Così va il mondo.

Ora, mi chiedo, ma è dappertutto così? E' così anche nelle vostre province? Sono in corso o in programma assemblee su quanto sta succedendo nella scuola e sulle prospettive del rinnovo contrattuale? I comunicati critici che leggiamo a livello nazionale hanno un qualche riscontro nell'azione quotidiana dei sindacati in periferia? E non mi riferisco solo a FLC CGIL, ovviamente.

Oppure sono davvero tutti al mare?

E poi vi chiedo, noi che possiamo fare? come possiamo pretendere che alla base venga data l'opportunità di discutere della propria sorte? della sorte della scuola della Repubblica?

Io penso che dovremmo chiedere a gran voce l'indizione di assemblee di distretto in orario di servizio che consentano ai lavoratori di essere informati e di confrontarsi su quanto sta accadendo sui vari fronti. Dobbiamo pretendere che ci dicano a che punto è la trattativa sul contratto e, se è ferma, a quali strumenti di pressione possiamo pensare per sbloccarla.

Un possibile testo potrebbe essere:

Come lavoratore della scuola e come cittadino voglio essere informato su quanto si sta decidendo riguardo alla Scuola della Repubblica. Essa rappresenta per tutti i cittadini un bene comune e per questo sento il bisogno di confrontarmi con gli altri lavoratori per decidere quale ruolo possiamo svolgere e per pretendere di partecipare alla costruzione delle decisioni. Come lavoratore della scuola voglio essere altresì informato a che punto è la trattativa sul rinnovo del contratto di lavoro scaduto da oltre 400 giorni, per poter decidere tutti insieme gli strumenti di pressione che possono sbloccare la situazione. Ritengo sia urgente e indifferibile che in tutte le scuole o a livello distrettuale vengano indette assemblee dei lavoratori su questi temi.

Propongo che con un copia e incolla (modificate e reinterpretate, se volete) si faccia una massiccia spedizione alle federazioni provinciali dei vari sindacati.

Addà passà a nuttata

Francesco Mele

PS: non me ne vogliano i sindacalisti seri e coscienziosi (so che esistono, lì, da qualche parte) la mia ironia non è rivolta a loro; non possono pensare però, che la loro coerenza riesca bilanciare la latitanza degli altri.

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 Emanuela Cerutti    - 15-02-2007
Al di là della sottolineatura "personalista" del pezzo, non so quanto utile al dibattito, il concetto che Francesco esprime (occorre una comunicazione reale) è molto importante, direi ineliminabile: e mi fa riflettere sul ruolo di organizzazioni quali quelle sindacali, sull'effettiva garanzia di partecipazione che sono in grado di offrire, sulla democrazia che, in ultima analisi, riescono a realizzare. Capita di notare convergenze, ai vertici plurisindacali, non condivise dalla base (o dalle basi), che non ha avuto il tempo o le informazioni necessarie per discuterne; capita anche che il sindacato entri in logiche di tipo elettorale (ho vinto, non posso scontentare i votanti) che rischiano di far perdere i principi di partenza; capita, e mi capita spesso ultimamente, di chiedersi se il sindacato debba essere un' '"agenzia" al servizio di diritti individuali o uno spazio e un luogo in cui si elaborino modelli sociali alternativi in quanto collettivi.
Aggiungo questi dubbi, a premessa delle doverose, ma direi minime, richieste che i lavoratori della scuola avanzeranno. Non so, purtroppo, se confidare nelle risposte, però lo vorrei.