breve di cronaca
Che cosa ha chiesto l'Ulivo a Fioroni
Scuolaoggi - 09-02-2007
Questo intervento viene svolto a nome del Coordinamento milanese dell'Ulivo-Scuola, cioè di un gruppo che si è costituito formalmente più di un anno fa sulla base della convinzione che occorreva accelerare i tempi della costruzione di una forza politica unitaria, capace di reagire ai guasti profondi della politica del governo di centrodestra nella scuola con una proposta forte e positiva, sia sul piano nazionale, sia sul piano di una regione come quella lombarda, che a volte i vertici nazionali dei partiti di centrosinistra davano l'impressione di considerare come perduta.

Vogliamo ricordarli, questi guasti, perché da qui si è dovuti ripartire e perché a questi mali occorre in gran parte ancora riparare, quasi a costituire una stringente agenda di lavoro:

a) La riduzione drastica delle risorse disponibili che si è tradotta nello strangolamento dei bilanci d'istituto con la riduzione del 40% degli stanziamenti sulle spese di funzionamento e sulla legge 440/1998 per l'autonomia

b) L'intervento sul modello pedagogico e sugli organici della scuola di base,

c) L'emanazione di "Indicazioni nazionali" non solo assai discutibili sul piano pedagogico e didattico, ma che soprattutto confondono i livelli essenziali di prestazione delle scuole con gli obiettivi minimi specifici di apprendimento degli allievi, mettendo in discussione l'idea stessa delle competenze di soglia da garantire a tutti i cittadini

d) la licealizzazione degli istituti tecnici e professionali e la conseguente creazione di un canale di fatto di serie B riservato alla formazione professionale

e) il congelamento di ogni provvedimento teso alla qualificazione del sistema di educazione degli adulti

f) la messa in mora dell'autonomia delle istituzioni scolastiche per mancanza di risorse finanziarie ed umane, ma anche e forse soprattutto di strumenti organizzativi, con il rafforzamento dell'equiparazione tra orario di servizio e orario di lezione, la liquidazione di ogni forma di organico funzionale

g) la mancata realizzazione del processo decentralizzazione delle competenze previsto dal Titolo V della Costituzione, i malgrado che nella prima parte della legislatura il governo godesse di una invidiabile condizione di concerto pieno con la grande maggioranza delle regioni

h) l'aver completamente ignorato, in questo quadro, le esperienze reali, emarginando i settori più dinamici e innovativi del mondo della scuola e facendo crescere fino a divenire insopportabile la sensazione di inutilità del proprio lavoro da parte di quei buoni docenti, dirigenti e tecnici che hanno creduto nel valore della formazione nella società della conoscenza e nella possibilità di costruire con l'autonomia un rapporto vitale con i giovani e con il territorio.

Proprio perché la situazione in cui ci troviamo presenta queste caratteristiche, noi abbiamo condiviso l'impostazione secondo cui non si tratta semplicemente di "tornare a prima", o, al contrario, di riprogettare nuove radicali riforme. Si tratta invece di indicare obiettivi concreti e realistici e fornire strumenti che li rendano praticabili.

In questi mesi dal Ministero sono giunti indubbiamente, in questa direzione, alcuni segnali positivi ed altri sono arrivati dalla Legge Finanziaria. Nonn possiamo non apprezzare, in particolare, l'annuncio delle nuove indicazioni per la scuola di base contenuto nella recentissima lettera ai docenti e ai dirigenti, che attenua un disagio avvertito da tutti rispetto anche agli strumenti di valutazione.

Vorremmo tuttavia sottolineare che ci sono questioni su cui è necessario e urgente incidere in tempi brevi:

a) L'attribuzione delle risorse finanziarie alle scuole, che ancora non sanno di quanto potranno disporre per un anno scolastico che ha già ampiamente concluso il quadrimestre. Ciò, francamente, non è tollerabile ed è contraddittorio l'impostazione progettuale del Piano dell'Offerta Formativa. Il rinvio dei termini del Programma Annuale è stato necessario ma non è una soluzione, poiché la puntualità degli accrediti è fondamentale forse ancor più della stessa entità. Inoltre c'è un problema molto serio che riguarda il finanziamento delle supplenze, se non si risolve il quale c''è il rischio di altri insopportabili tagli.

b) L'organico per il tempo pieno è a Milano, un'emergenza. Noi non pensiamo che il nostro modello sia in assoluto il migliore possibile: pensiamo anzi che occorra seriamente ragionare su modelli modulari didatticamente innovativi. Ma qui c'è uno scarto drammatico tra la domanda e l'offerta formativa e qui il servizio è reso fino all'ultimo minuto senza alcun escamotage: non si può non tenerne conto

c) la realizzazione dell'elevamento dell'obbligo di istruzione previsto dalla legge finanziaria esige la definizione urgente di standard nazionali di apprendimento verificabili e un raccordo efficace con il triennio successivo. Questo è decisivo, forse più dell'ambito in cui i percorsi vengono attuati. E poiché quello che si va a realizzare non è la quarta e quinta media ma il biennio di una scuola secondaria superiore di seconda grado, il suo carattere unitario non dipende dall'ampiezza di quella che un tempo si chiamava "l'area comune", secondo un'ispirazione che assumeva senz'altro come parametro le conoscenze teoriche dei licei, ma dal fatto che tutte le aree devono poter concorrere all'acquisizione delle competenze-chiave.

D'altra parte, è necessario definire con ulteriore chiarezza, nel regolamento applicativo del disegno di legge sull'istruzione tecnica e professionale, il rapporto tra il quadro dei titoli rilasciati dal sistema dell'istruzione e quello delle qualifiche rilasciate della formazione professionale, nel rispetto delle competenze previste dal Titolo V della Costituzione.

Ciò è necessario anche per procedere a quella grande e auspicata novità che sono gli autonomi centri Eda per raccordare finalmente l'alfabetizzazione alla professionalizzazione e fornire al territorio un punto di riferimento per l'orientamento, il bilancio di competenze e il riconoscimento dei crediti formativi.

Occorre tuttavia ribadire che la condizione della battaglia per il successo formativo sta prima di tutto nella qualità dell'insegnamento, nella sua capacità di adattarsi alla complessità della domanda formativa, di individualizzare i percorsi. Per realizzare ciò è indispensabile rendere possibile finalmente l'autonomia organizzativa prevista dal DPR 275 a partire da una dotazione organica funzionale, stabilizzata su base pluriennale, basata non più rigidamente su classi e cattedre, ma sul numero degli studenti e sulle scelte progettuali contenute nel Piano dell'Offerta Formativa: a questo fine vanno urgentemente riprese e portate e termine le necessarie definizioni di stato giuridico e di contratto di lavoro, non come obiettivi lontani, ma vicini e praticabili, così come la sperimentazione di un contratto di lavoro specifico per i docenti che operano nell'Eda

In questo quadro, la revisione dell'attuale struttura degli organi collegiali, che va rapidamente portata a termine, non va vista come un ulteriore appesantimento burocratico ma come esercizio di poteri reali di indirizzo, da distinguere chiaramente dalla gestione.

La presenza di un ambito in cui si discutono e si decidono gli obiettivi e le strategie dell'istituto, all'interno della scuola e sul territorio, non contrasta affatto, ma anzi presuppone, l'esercizio pieno delle competenze professionali specifiche dei docenti e dei dirigenti e rappresenta la condizione per l'integrazione dei diversi soggetti interessati sul territorio al buon funzionamento della scuola. Da questo punto di vista, non possiamo non rappresentare la preoccupazione suscitata dall'ipotesi di attribuire agli organismi esecutivi di "funzioni di supporto e collaborazione in merito alle decisioni di rilevanza economico-finanziaria". Essa rischia di essere vissuta da una parte come una dichiarazione di sfiducia da una parte nei confronti della dirigenza scolastica ma dall'altra anche nei confronti dello stesso Consiglio d'Istituto, che è il vero organo deliberante.

Più di lungo periodo, ma strategicamente decisiva, è infine la ridefinizione dello stato giuridico e delle modalità dl reclutamento di docenti, dirigenti, personale tecnico e amministrativo. Nei prossimi cinque anni assisteremo al turn-over del 50% del personale. Certo, l'eliminazione del precariato, è condizione di equità e di superamento delle derive corporative che ciclicamente si ripropongono, ma è chiaro che sia la prima formazione sia la formazione in servizio non possono puntare a una generica preparazione disciplinare e devono invece mirare alla costruzione di un profilo professionale ricco, articolato, qualificato, riconosciuto, capace di documentare il proprio lavoro. Ciò appare particolarmente urgente se pensiamo alle profonde innovazioni metodologiche necessarie allo sviluppo del nuovo biennio se vogliamo che i giovani non solo vengano a scuola, ma che ci rimangano proficuamente

Riteniamo infine necessario introdurre, infine, in tempi ragionevoli elementi di valutazione dei risultati, che con tutte le cautele e le garanzie necessarie, costituisce elemento imprescindibile per garantire la qualità del servizio pubblico.

Ma più importante di tutto, signor Ministro, è una questione di metodo. Se la qualità del sistema di istruzione e formazione pubblico è veramente una priorità per questo governo, allora è fondamentale il riconoscimento, da parte dei decisori politici, di un ruolo nuovo e forte dell'esperienza, dell'intelligenza e della competenza degli operatori. Consideriamo le iniziative prese dal Ministero in questa direzione come segnali positivi, ma riteniamo che sia necessaria una svolta più profonda, capace di realizzare ciò che quasi mai in questo paese è avvenuto, ad onta della profluvie dei monitoraggi richiesti: recuperare, analizzare, valorizzare il patrimonio straordinario di innovazione che le scuole hanno saputo in questi anni produrre, vorrei dire indipendentemente dalla diversità delle sollecitazioni culturali e politiche da cui sono nate. Ogni qual volta un gruppo di docenti e buon dirigente sono stati chiamati a lavorare, hanno prodotto, almeno qui in regione Lombardia, risultati che vale la pena almeno di conoscere, testare, fare interagire con le elaborazioni della ricerca educativa: pensiamo anche alla stessa sperimentazione dei percorsi triennali, pur nata nel contesto della legge 53.

Insomma, signor ministro, nelle sedi decisionali dei processi di innovazione che stanno per essere innescati, vorremmo ci fosse posto per questa scuola reale che non è solo quella rappresentata dalla bufera mediatica degli ultimi mesi e che invoca invece un'alleanza seria con quella parte del paese che non si rassegna al deficit educativo che produce continua a produrre disagio, egoismo sociale, indifferenza ai valori, e quindi bullismo e teppismo, come purtroppo contattiamo quotidianamente.

La nostra disponibilità è al riguardo piena e vorremo dire appassionata, convinti come siamo che questa partita è davvero decisiva per il nostro paese.

Aldo Tropea

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