breve di cronaca
Area tecnico - professionale
Tuttoscuola - 06-02-2007
Tecnici e professionali insieme hanno la più alta dispersione


Obiettivo della nuova area tecnico professionale è anche quello di ridurre la pesante dispersione che colpisce attualmente i professionali (in primis) e i tecnici. Quasi il 40% dei ragazzi che si iscrivono al primo anno non arrivano in quinta.
Nei professionali una parte si ferma dopo aver ottenuto la qualifica al terzo anno, ma si tratta di una parte contenuta di quella popolazione scolastica.
Quest'anno sono iscritti al quinto anno dei tecnici e dei professionali 227.312 ragazzi; ma cinque anni fa, nel 2002, erano partiti in 376.900: i dispersi (per abbandono o ripetenza) sono stati dunque 148.588, pari al 39,7%.
Negli anni passati non era andato diversamente: l'anno scorso risultava disperso il 39,9%, nel 2004-05 il 38,7%. L'anno peggiore c'è stato per i ragazzi delle quinte del 1999-00 (se ne era disperso il 40,4%); l'anno d'oro (si fa per dire) è stato invece il 2002-03 perché quell'anno in quinta mancava all'appello "solo" il 34,6%, cioè uno su tre ragazzi che cinque anni prima frequentavano la prima.
Per capire meglio il peso di questa dispersione specifica dei professionali e dei tecnici, bisogna dare un'occhiata in casa d'altri, cioè nei licei, istituti magistrate e artistici.
Qui complessivamente quest'anno risulta disperso il 22,5%, cioè 17 punti meno dei professionali-tecnici. L'anno scorso la dispersione era stata ancora più contenuta: 21,5%, cioè 18,4 punti meno dei professionali e tecnici.
Nel 1999 la differenza di dispersione tra licei da una parte e tecnici-professionali dall'altra era stata più contenuta: meno di 10 punti. Ma proprio da quell'anno, mentre la dispersione nei tecnici-professionali ha avuto una minima flessione con tendenza alla stabilità, nei licei invece è andata gradualmente decrescendo. E la forbice tra gli uni e gli altri è quasi raddoppiata.


Istruzione professionale allo Stato. E le Regioni?


Ma il progetto di mantenere allo Stato gli istituti professionali è pienamente compatibile con le prerogative regionali previste dal Titolo V della Costituzione? L'art. 117 recita: "Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: .... istruzione, salva l'autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale".
A sollevare qualche dubbio è l'assessore all'istruzione e formazione dell'Emilia Romagna, Paola Manzini, esponente DS subentrata nell'incarico a Mariangela Bastico (dello stesso partito, attuale viceministro al MPI).
"È un po' spiacevole - ha detto la Manzini - che a fronte di una relazione aperta fra Stato e Regioni su due tavoli che riguardano il secondo canale di istruzione e l'applicazione della riforma per il Titolo V non vi sia stato alcun tipo di interlocuzione con noi".
L'assessore teme che le Regioni siano messe di fronte al fatto compiuto, senza avere alcun ruolo nell'attuazione del provvedimento; auspica un maggiore raccordo sulle norme che riguardano l'istruzione tecnico-professionale e il raccordo con la formazione professionale, contenute soprattutto nel disegno di legge. Ma precisa: "non mi sembra di poter dire che hanno esondato dalle competenze del Ministero, ma per la delicatezza delle tematiche, per l'approccio che avevamo positivamente costruito nel confronto fra tutte le Regioni e il ministero era forse più opportuna una strada di maggiore raccordo".
L'on. Aprea, già sottosegretario all'istruzione, esprime un netto giudizio critico, dichiarando: "Come si può resuscitare l'istruzione professionale statale quando la nuova Costituzione e le indicazioni europee indicano di prevederla non scolasticistica e con percorsi flessibili di indirizzo regionale? Siamo curiosi di conoscere il giudizio del Coordinamento degli Assessori Regionali".


Istituti tecnici e professionali: un riordino che sa di antico


Molti criticano il Governo per una non troppo velata propensione centralista nelle scelte di politica scolastica.
Soprattutto le Regioni (per voce della coordinatrice degli assessori regionali all'istruzione Silvia Costa e dell'assessore dell'Emilia-Romagna Paola Manzini) hanno manifestato rammarico per non essere state consultate prima di inserire nel "provvedimento sulle liberalizzazioni norme che riguardano la scuola e soprattutto materie ritenute di legislazione concorrente". Il rilievo riguarda soprattutto l'istruzione tecnico-professionale ed il raccordo con la formazione professionale.
I percorsi regionali sembrerebbero impossibilitati ad uno sviluppo verticale tale da consentire un accesso alla formazione superiore e all'alta formazione non accademica in stretta connessione con le esigenze di sviluppo regionale o sub regionale.
Secondo i rappresentanti delle Regioni, solo con il coinvolgimento della dimensione istituzionale territoriale regionale e locale può essere attivata ed alimentata la capacità di promuovere l'innovazione e la competitività tecnologica.
Lo Stato deve dedicarsi a definire solo il quadro normativo e le condizioni di contorno per non bloccare la valorizzazione del ruolo delle istituzioni più vicine ai cittadini e la sussidiarietà tra soggetti pubblici e privati.
Che ognuno faccia la propria parte, questo serve al Paese.


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