breve di cronaca
Il Ministro scrive agli insegnanti
MPI - 03-02-2007
All'inizio dell'anno scolastico, cercando di indicare e garantire le condizioni per una ripresa serena e costruttiva del lavoro che si avviava, e volendo prefigurare gli impegni che attendevano tutti, segnalavo la necessità di rivedere alcune precedenti scelte di riforma, di valorizzare molte buone pratiche esistenti, di restituire maggior protagonismo e responsabilità alle singole scuole e agli insegnanti.

In questi mesi di attività governativa sono stati fatti alcuni passi in questa direzione:

- la riforma degli esami di stato per dare maggior serietà e quindi valore al percorso scolastico;

- l'innalzamento dell'obbligo di istruzione per garantire ad ogni ragazzo, all'interno di ogni singolo percorso didattico, l'acquisizione di alcuni saperi essenziali per la sua formazione. In questa ottica l'obbligo di istruzione deve rappresentare una opportunità in più e non una libertà in meno;

- l'affidamento diretto alle singole scuole autonome delle risorse finanziarie e la definizione di nuovi strumenti per una gestione condivisa e responsabile;

- l'estensione del regime fiscale delle fondazioni per le donazioni alle scuole;

- il rilancio dell'istruzione formazione tecnico - professionale;

- la riforma dell'Invalsi per costruire un sistema di valutazione coerente, credibile e condiviso, in grado di verificare la qualità del nostro sistema scolastico, individuarne criticità ed eccellenze, offrire gli elementi di informazione necessari per i più opportuni interventi migliorativi;

- la costituzione della nuova Agenzia Nazionale per il sostegno dell'Autonomia che prende il posto dell'Indire e degli Irre e a cui spetterà il compito di sviluppare la ricerca sui curricula, di promuovere l'innovazione, di ripensare e sostenere modalità efficaci di formazione continua del personale della scuola.

Ora si apre quel processo di revisione delle "Indicazioni Nazionali" ereditate dalla passata legislatura e che erano da considerarsi, a detta della stessa legge di riforma, "un assetto pedagogico, didattico ed organizzativo transitorio". Non siamo all'anno zero e non è necessario stravolgere tutto ancora una volta, ma è certo che delle Indicazioni Nazionali non possono pretendere di dettare una pedagogia di Stato in un Paese in cui i principi dell'autonomia delle Istituzioni Scolastiche e della libertà di insegnamento sono principi sanciti dalla Costituzione. Occorre definire in modo chiaro quali sono quei livelli essenziali di apprendimento a cui gli studenti hanno il diritto di arrivare su tutto il territorio nazionale; occorre poi, dal punto di vista didattico ed organizzativo, lasciare libertà alle singole scuole, ai consigli di classe e agli insegnanti perché possano raggiungere al meglio lo scopo loro affidato.

Per giungere alla definizione di nuove Indicazioni più chiare ed essenziali è necessario che si avvii un dialogo virtuoso tra il mondo della ricerca scientifica e quello della scuola. Le riforme non si fanno senza l'apporto degli insegnanti, dei dirigenti, della comunità scientifica e di quella civile; e non si realizzano una volta per tutte, ma sono tanto più significative quanto più sono condivise, costruite in modo non rigido e prescrittivo, capaci di costituire una cornice di riferimento in grado di valorizzare le competenze e la passione di chi ogni giorno vive e lavora nella scuola.

L'operazione "Ascolto", che sta interessando in questi giorni un campione significativo di scuole e chiama in causa diversi attori che dentro di esse lavorano, è il primo passo di questo percorso; il secondo sarà la costituzione di una Commissione di esperti, provenienti dal mondo della scuola e dell'università, a cui chiederò di lavorare in vista della stesura delle nuove Indicazioni Nazionali, che dovranno essere pronte all'inizio dell' anno scolastico 2007-08 .

Al centro di tutto questo impegno dovrà esserci l'idea di persona, principio fondante e condiviso della nostra grande tradizione culturale, storica ed educativa. La scuola è un luogo di incontro e di crescita di persone. Persone sono gli insegnanti e persone sono gli allievi. Mettere al centro dei processi educativi ogni allievo come persona significa sostanzialmente tre cose:

- consegnare il patrimonio culturale irrinunciabile che ci viene dal passato perchè non vada disperso e possa essere messo a frutto;

- preparare al futuro introducendo i giovani nella vita adulta, fornendo loro quelle competenze indispensabili per poter essere protagonisti all'interno del contesto sociale ed economico in cui vivono;

- accompagnare il percorso di formazione personale che uno studente compie mentre frequenta la scuola, sostenendo la sua ricerca di senso e il faticoso processo di costruzione della propria personalità.

E' questo l'unico modo per educare ad una cittadinanza piena e consapevole, critica e libera, una cittadinanza attiva che, accanto alla rivendicazione dei diritti di ognuno, sappia testimoniare un impegno verso la comunità che fin dalla nascita ci ha accolto e che comunque ci ospita, essendo aperti al mondo e alla responsabilità verso il futuro.

So che tutto questo è da sempre presente nella missione delle nostre scuole e nell'attenzione degli insegnanti; quello che oggi va rivisto è un curricolo che lo interpreti, una didattica che lo realizzi, un'organizzazione della scuola che lo renda possibile e lo agevoli. La situazione di disagio giovanile che tutti registrano con preoccupazione crescente, la presenza di alunni stranieri che richiedono una particolare attenzione perchè possa realizzarsi un processo vero di integrazione, la necessità di promuovere e valorizzare capacità ed eccellenze in una prospettiva internazionale, sono le questioni che rendono questo impegno urgente. La scuola non può sostituirsi alla famiglia, né ignorare l'apporto che altre istituzioni educative possono offrire ed è anzi chiamata a promuovere cooperazione, solidarietà, rete; insieme a queste istituzioni la scuola svolge sicuramente un ruolo cruciale per assicurare un percorso di apprendimento che garantisca a ogni allievo l'acquisizione di strumenti culturali indispensabili e insieme lo sappia accompagnare nel percorso di scoperta e costruzione della propria identità.

Sono consapevole che le difficili condizioni di lavoro, il doversi misurare ogni giorno con problemi non facili, la sensazione di esser lasciati soli a fronteggiare situazioni che vanno ben al di là della propria competenza disciplinare, contribuiscono ad accrescere le difficoltà di una professione tanto impegnativa e poco ripagata. Mentre vi chiedo di accettare nuovamente la scommessa più importante, che è quella di educare i nostri figli puntando sulla vostra professionalità, mi impegno a trovare nuove strade per valorizzare concretamente il vostro lavoro, la vostra passione, le vostre competenze. La scuola è fatta, innanzitutto, da voi insegnanti e dirigenti; sta a voi il compito di renderla un buon ambiente educativo di apprendimento formando una comunità professionale aperta alla ricerca e all'innovazione.

C'è una grande ricchezza umana e professionale nella scuola del nostro Paese. Mi auguro che il percorso che prende avvio sappia valorizzarla al meglio.


Roma, 31 gennaio 2007

F.to Giuseppe Fioroni


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