Mario - anno scolastico 2005-2006
Mario Menziani - 22-10-2005
Anno secondo della neoscuola. Mese primo: 17 ottobre 2005.

Decreto legislativo 17 ottobre 2005 , Articolo 25: (Insegnamento dell'inglese, della seconda lingua comunitaria e della tecnologia)
1. Al fine di raccordare le competenze nella lingua ...
Mario Piemontese - 11-10-2005
Se si confrontano il parere espresso dalla VII Commissione Istruzione del Senato il 28 settembre, lo schema di parere che la VII Commissione Cultura della Camera andrà probabilmente ad esprimere martedì 11 ottobre, e il documento prodotto da Confindustria e altre associazioni all'inizio di agosto, a proposito dello schema di decreto sul II ciclo, si possono trovare delle formidabili convergenze o se vogliamo coincidenze.

Vediamone alcune.

1. Art.1 comma 14 - Progetto "Campus" o "Polo formativo" - Governance.

Schema di decreto

I percorsi dei licei, ed in particolare di quelli articolati in indirizzi, di cui all'articolo 2 comma 8, possono raccordarsi con i percorsi di istruzione e formazione professionale costituendo, insieme, un centro polivalente denominato "Campus". Per la realizzazione delle finalità dell'intero sistema educativo e per l'attuazione di un forte legame con il mondo del lavoro, dell'economia e delle professioni, il Campus ha una struttura flessibile e organica, e fornisce differenti opportunità di istruzione e di formazione. Ognuno dei percorsi di insegnamento - apprendimento allocati nel Campus possiede una propria identità ordinamentale e curricolare, e assume una durata e una graduazione corrispondenti alla tipologia e al compito. Alla trasformazione degli attuali istituti di istruzione secondaria superiore, nei centri polivalenti di cui al presente comma, si provvede con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, senza oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato.

Senato

Occorrerebbe riformulare il successivo comma 14, onde chiarire che viene demandata ad apposite convenzioni tra le istituzioni scolastiche interessate la disciplina dello svolgimento in un'unica sede di percorsi liceali e di istruzione e formazione, in modo comunque da assicurare l'opportuno coinvolgimento delle associazioni imprenditoriali e degli enti locali.

Camera

All'articolo 1, il comma 14 sia sostituito dal seguente: «14. I percorsi del sistema dei licei e quelli del sistema di istruzione e formazione professionale possono essere realizzati in un'unica sede, anche sulla base di apposite convenzioni tra le istituzioni scolastiche e formative interessate. Ognuno dei percorsi di insegnamento - apprendimento ha una propria identità ordinamentale e curricolare. I percorsi dei licei inoltre, ed in particolare di quelli articolati in indirizzi, di cui all'articolo 2, comma 8, possono raccordarsi con i percorsi di istruzione e formazione professionale costituendo, insieme, un centro polivalente denominato «Campus» o «Polo formativo». Le convenzioni predette prevedono modalità di gestione e coordinamento delle attività che assicurino la rappresentanza delle istituzioni scolastiche e formative interessate, delle associazioni imprenditoriali del settore economico e tecnologico di riferimento e degli enti locali»

Confindustria e altri

Per essere interlocutori qualificati del mondo produttivo ed economico del territorio i Poli necessitano di una governance, tale da garantire una regia tra i diversi attori del territorio presenti e relativi stakeholder. A tal fine sarà indispensabile prevedere un ampio coinvolgimento di tutti i rappresentanti del partenariato economico e sociale al fine di orientare le offerte formative alle esigenze delle aziende, ed all'occupabilità sostenibile, facilitando il coinvolgimento delle imprese in attività formative (alternanza, stage)...
Mario Piemontese - 03-10-2005
Dopo l'accordo raggiunto tra Ministro Moratti e Conferenza Unificata il 15 settembre, quali potrebbero essere i futuri scenari?

Dopo l'accordo del 15 settembre tra il Ministro Moratti e la Conferenza Unificata, la notizia che è circolata su giornali, televisioni, radio e internet più o meno è stata questa: "Le Regioni bloccano la Riforma del II ciclo, nessuna sperimentazione fino al 2007". Cerchiamo però di andare oltre e capire quel che sta veramente accadendo.

Il Ministro e le Regioni erano alla ricerca di un accordo e non di un conflitto, per entrambe le parti infatti sarebbe stato troppo rischioso forzare la situazione: la Moratti voleva evitare che le Regioni si rifiutassero di esprimere un parere sullo schema di decreto, contemporaneamente le Regioni volevano evitare di trovarsi nel giro di un anno a dover affrontare il finanziamento del sistema di istruzione e formazione, senza più potere utilizzare i finanziamenti del FSE (Fondo Sociale Europeo) che coprono per il momento l'80% dei costi per quanto riguarda la formazione professionale.

Cominciamo allora col domandarci se si possa ritenere certo che fino al 2007 non ci saranno sperimentazioni del sistema dei licei.

In questi giorni lo schema di decreto sul II ciclo sta passando al vaglio delle competenti commissioni parlamentari. La VII Commissione Istruzione del Senato ha già chiuso i lavori il 28 settembre, ha espresso parere favorevole approvando un documento che tra le altre cose chiede al Governo di avviare la sperimentazione nazionale a partire dal 2006. La posizione della VII Commissione Cultura della Camera, che non ha ancora prodotto ufficialmente il suo parere e lo farà il 5 e 6 ottobre, sembrerebbe ancora più forte, pare infatti che la richiesta rivolta al Governo sia di avviare proprio il tutto a partire dal 2006 e non solo la sperimentazione.

Che le intenzioni della maggioranza fossero queste, cioè di chiedere al Governo di venir meno all'accordo preso con le Regioni a proposito di un avvio della riforma o di una sua sperimentazione non prima del 2007, era già chiaro subito dopo il 15 settembre. Visto che per questo Governo in carica "perdere la faccia" non ha mai costituito un problema, la questione si riduce a capire se tutto sia tecnicamente possibile, e cosi è.

Il parere delle Regioni non è vincolante, anche se le stesse hanno provato a sostenere timidamente che sarebbe stata necessaria un'intesa, vincolo decisamente più forte rispetto ad un semplice parere: nel caso di non raggiungimento di un intesa le Regioni sul particolare provvedimento in questione possono ricorrere alla Corte Costituzionale e chiedere che il tutto venga sospeso fino a quando la Corte non emette la sentenza sul ricorso. Ma il Governo quanto se ne può fregare di una mancata intesa? Moltissimo. In occasione dei due decreti attuativi sul diritto - dovere e sull'alternanza scuola - lavoro, l'intesa con le Regioni era prevista, ma non è stata raggiunta. Cosa è successo allora?
Se Regioni in questo momento avessero intenzione, cosa della quale dubito, di far prevalere quanto contenuto nell'accordo del 15 settembre, non avrebbero a disposizione nessun strumento di pressione e nessun punto di forza per intervenire nei confronti del Governo. Il Governo è in questo momento può allora scegliere tra un "voltafaccia istituzionale" nei confronti delle Regioni, che porterebbe però tanti bei voti alle prossime elezioni, e un "salvare la faccia" mantenendo la parola data e mettendo però a rischio un bel mucchietto di voti. Cosa deciderà il Governo? Nessuno può dirlo, ma una mezza idea ce l'hanno tutti.
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