Lucio Garofalo - anno scolastico 2005-2006
Lucio Garofalo - 24-08-2006
Con questo modesto contributo vorrei anzitutto dichiarare la mia adesione, ancorché parziale, critica e in un certo senso dubbiosa, al progetto costituente della Sinistra Europea.
Stiamo vivendo una fase storica di rapidi e convulsi mutamenti e ...
Lucio Garofalo - 26-07-2006
"La religione è l'oppio dei popoli", asseriva Karl Marx; "la religione è l'acquavite dello spirito", incalzava un certo Lenin... E oggi?

Oggi la religione esprime un significato marginale e secondario, almeno per le masse che vivono nelle società secolarizzate dell'occidente, fatta eccezione per alcune esigue minoranze.

Nonostante l'offensiva scagliata dai teocons, malgrado il vento di restaurazione teologica e politico-ideologica che soffia dagli Stati Uniti di Bush e che ha trovato nel pontefice tedesco e nel cardinale Ruini i due massimi rappresentanti all'interno delle gerarchie vaticane, nonostante ciò la religione (nella fattispecie quella cattolica apostolica romana) è destinata a diventare un punto di riferimento sempre più blando ed esteriore, almeno rispetto al passato. Oggi la religione non rappresenta più "l'oppio dei popoli", ma lo è solo per alcune ristrette frange integraliste, ultraconservatrici ed ultratradizionaliste presenti negli stati occidentali e per quei settori oltranzisti e fondamentalisti dei paesi islamici.

Ormai la religione non occupa più il posto centrale, non ha più l'importanza ossessiva e dominante che ricopriva nell'esistenza degli uomini delle epoche trascorse, anche in Europa. Oggi quel valore prioritario, pervasivo, onnipresente che la religione esprimeva in passato, sembra essere assunto dal calcio, che è appunto il vero "surrogato" della religione, è il nuovo "oppio dei popoli". Se qualcuno nutrisse qualche dubbio in merito, credo che le recenti manifestazioni di follia collettiva a cui abbiamo assistito durante i campionati mondiali disputatisi in Germania e soprattutto dopo la finale vinta dagli "azzurri", abbiano rimosso e sgombrato il campo (non di calcio) da qualsiasi dubbio e perplessità.

Allo stesso modo in cui in passato le divinità religiose simboleggiavano i valori supremi dell'esistenza umana, oggi il calcio costituisce un totem assolutamente sacro ed inviolabile per vaste moltitudini di persone, evidentemente espropriate di autentici valori umani, estetici e spirituali. Il calcio è diventato il culto pagano per antonomasia della nostra epoca senza più culti, senza più divinità, senza più idoli, senza più riferimenti culturali o principi etico-morali, senza più passioni spirituali, artistiche o politiche che siano in grado di accendere ed impreziosire la vita terrena degli individui, strozzati da una brutale alienazione socio-economica. In tal senso il calcio è diventato una vera e propria valvola di sfogo, una via di scampo e di evasione dal soffocante grigiore del vivere quotidiano. Esso è una sorta di acquavite spirituale in cui le masse annegano le angosce e le inquietudini, le frustrazioni e i dolori che le affliggono, così come un tempo si faceva ricorso alla religione.

I calciatori sono dunque i nuovi eroi, i moderni gladiatori, i miti incarnati del nostro tempo, le divinità terrene oggetto di un culto pagano secolarizzato, sono la vera metafora dei guerrieri e dei cavalieri medievali: belli, onesti, forti e coraggiosi, temuti e rispettati, ricchi e potenti, senza macchia e senza paura. Ma, per l'appunto, si tratta di una mitologia estetizzante e falsa.

Infatti, come in passato (e ancor oggi) si combattevano (e si combattono) sanguinose guerre di religione, così oggi si combattono negli stadi di calcio veri e propri conflitti bellici sublimati, a tal punto che il calcio viene definito, a ragione, come una "metafora della guerra". Non a caso il gergo calcistico, il lessico abitualmente usato dai telecronisti specializzati, dagli addetti ai lavori e dai semplici e comuni tifosi di calcio, rievocano e scimmiottano lo stile tipico del vocabolario guerresco. Volete alcuni esempi? Eccoli: si dice "cannonata" per indicare un forte tiro in porta; "bomba" con analogo significato; "bomber" per definire un forte attaccante; "attacco" e "difesa", eccetera eccetera. Credo che gli esempi menzionati bastino allo scopo.

Non è un caso, infine, che la retorica usata dopo il "trionfo berlinese" per celebrare l'apoteosi nazional-popolare del Circo Massimo, sia da parte della carta stampata e dei vari mass-media, sia da parte dei numerosi politici nostrani che ne hanno approfittato per mettersi in mostra e speculare sull'evento (non più solo e semplicemente di natura sportiva), è una retorica di chiaro stampo sciovinista, militarista e populista....

Lucio Garofalo - 28-04-2006
Secondo statistiche ufficiali, ogni anno in Italia verrebbero commesse oltre 300 mila violazioni della legge (ovviamente si tratta dei reati formalmente denunciati e accertati), che vanno dalle piccole infrazioni del codice penale ai reati più gravi quali estorsioni, rapine, sequestri di persona, omicidi.
Nel contempo le carceri italiane, già sovraffollate, hanno spazi assai carenti e limitati, per cui non riescono ad ospitare i violatori della legge che in pratica restano impuniti. In tale situazione sono i grandi criminali che riescono a beneficiare delle enormi lacune del sistema carcerario italiano. Non è un problema di sedi penitenziarie, di luoghi fisici di detenzione, altrimenti basterebbe costruire nuove strutture carcerarie per risolvere la questione. A riguardo penso che sarebbe meglio investire la spesa sociale nella costruzione di moderne e attrezzate case, scuole e ospedali, per cercare di rispondere alle drammatiche istanze sociali derivanti dall'emergenza abitativa, dalla questione scolastico-educativa e dalla crisi medico-sanitaria.
L'azione dei governi in materia di criminalità si riduce a periodiche e provvisorie strategie di repressione poliziesca (si pensi, ad esempio, al blitz compiuto qualche tempo fa a Scampia, il famigerato quartiere di Napoli) che sono sempre pilotate e condizionate da interessi e meccanismi di ricerca del consenso popolare, strategie che presuppongono e richiedono un ruolo decisivo legato all'esercizio dell'informazione quotidiana di massa.
In tal senso, i più importanti mass-media nazionali, network televisivi in testa, tendono a promuovere periodicamente vaste campagne di informazione propagandistica che rendono di "moda" alcuni tipi di reati.
Lucio Garofalo - 01-04-2006
NUOVI SPETTRI S'AGGIRANO PER L'EUROPA

La paura è antica quanto il genere umano, è un istinto primitivo, preesistente ad ogni forma di intelligenza, razionalità e cultura. La paura nasce con la comparsa della vita animale e si lega intimamente all'istinto di auto-conservazione di ogni specie vivente. Essa discende anzitutto dalla paura più naturale e fisiologica che è la paura della morte.
In tal senso, la paura è una pena che si sconta e si vince vivendo.

Breve storia della paura

Sin dai suoi primordi l'umanità ha imparato a convivere con la paura, con lo sgomento scatenato dalla furia della natura e dalle sue più terrificanti manifestazioni: fulmini, tuoni, terremoti, eruzioni vulcaniche e altri cataclismi. Nel corso dei lunghi millenni dell'età preistorica l'uomo ha tentato di esorcizzare le sue paure, spiegando i fenomeni naturali come eventi soprannaturali, di origine mitica o divina. In tal modo è nata la religione che affonda le sue radici storiche e la sua ragion d'essere nelle paure più ancestrali e remote dell'umanità.

Anche oggi, in un'epoca dominata dall'ultra-razionalismo scientistico e da un delirio di onnipotenza tecnico-utilitaristica, la paura è un elemento costante della nostra esistenza di creature fragili e mortali. Essa assume innumerevoli manifestazioni, si insinua nei meandri più oscuri e reconditi dell'animo umano, come un virus subdolo e letale che provoca più danni di qualsiasi epidemia e di qualsiasi morbo infettivo.

E' indubbio che la paura sia uno dei tratti più tipici e peculiari della natura animale che è insita nell'umanità, ma non può e non deve farsi un'ossessione. Eppure la nostra realtà è sempre più assillata dalle paure, a cominciare dalla paura di morire per giungere alla paura di vivere.

Non a caso il lugubre primato dei suicidi, soprattutto tra le giovani generazioni, spetta alle nazioni più opulente dell'occidente, Giappone in testa. Non a caso le società da sempre sono governate anche mediante il ricorso alle paure, e tuttora gli Stati più avanzati sotto il profilo tecnologico-produttivo si servono delle paure per esercitare un controllo sociale sempre più esteso e capillare. Non a caso il "Napoleone" nazionale ha vinto le elezioni politiche del 1994 e del 2001 giocando soprattutto la carta dell'idiosincrasia anticomunista, che rappresenta tuttora una delle paure collettive più intense ed ossessive della borghesia italiana, e non soltanto italiana. Lo spettro del comunismo, dopo il fallimento del "comunismo reale", ossia dopo il fatidico 1989, dopo la caduta del muro di Berlino e il tracollo dell'Unione Sovietica, è agitato e strumentalizzato più che in passato per conquistare e conservare il potere!

Lucio Garofalo - 15-03-2006
Voglio rammentare la natura visceralmente reazionaria, classista, sovversiva e antidemocratica del centrodestra che negli ultimi 5 anni ha cercato di sfasciare le istituzioni democratiche, i diritti e le garanzie costituzionali. Altro che sfasciare una vetrina del McDonald's!
Pertanto, io ritengo che il pericolo rappresentato dal " fascismo " al potere, ossia da quelle forze di centrodestra che hanno governato l'Italia negli ultimi 5 anni, sia molto maggiore che nel passato, soprattutto se si tiene presente il mix micidiale di fascismo, populismo e neoliberismo sfrenato che caratterizza questo blocco politico-sociale.
Ebbene, senza farmi facili e sciocche illusioni, riconosco che tale pericolo possa essere in parte scongiurato anche contribuendo a votare e sostenere quel fronte della sinistra più radicale e antifascista che è collocato nell'Unione, malgrado tutte le riserve, i dubbi e le perplessità prima enunciate.
Rammento una celebre e storica citazione di Pier Paolo Pasolini che diceva: " Il fascismo potrà risorgere a condizione che si chiami antifascimo ". Mi sembra che la frase rispecchi perfettamente il quadro storico-politico in cui si è compiuta la "metamorfosi" di Alleanza nazionale e della destra neofascista (ex MSI) per assurgere al governo della nazione, sdoganata e traghettata dal populismo berlusconiano.
Per quanto concerne il rischio che un ipotetico, futuro governo di centrosinistra possa adottare e praticare una politica contro le masse operaie e popolari, magari utilizzando la presenza e il ruolo del P.R.C. per addormentare e neutralizzare l'antagonismo sociale e l'opposizione di classe, credo che la risposta, per quanto sia ora prematura e sempre suscettibile di analisi e di riflessione critica, debba essere quella di organizzare nel tempo un blocco sociale antagonista capace di non farsi " neutralizzare " o " narcotizzare " da nessun governo.
Lucio Garofalo - 11-03-2006
Dopo lunghi mesi sofferti e travagliati sembra essersi conclusa un'esperienza singolare e, per certi versi, grottesca e "kafkiana", vissuta all'interno di una realtà scolastica del profondo Sud Italia, in un piccolo centro dell'interland avellinese.
E' la storia quasi surreale di una "metamorfosi", di una rinascita, di un riscatto, ossia del recupero e della riaffermazione della propria dignità, umana e professionale, da parte di un gruppo di lavoratori della scuola.
E' la storia di uno stillicidio di abusi di potere, di angherie e di soprusi perpetrati da un piccolo "tiranno" ancorato alle vecchie e nuove strutture burocratiche del potere inteso ed esercitato come puro arbitrio personale.

Ebbene, io ritengo doveroso raccontare tale vicenda per informare anzitutto le altre realtà scolastiche e, nella fattispecie, gli altri colleghi, ed in generale per socializzare il patrimonio di valori, di conoscenze e di esperienze che è stato accumulato nel corso di una vertenza che considero più unica che rara rispetto a tutto il territorio nazionale. L'unicità di tale vertenza risiede soprattutto nella nascita e nella formazione di un gruppo alquanto numeroso di insegnanti "dissidenti" che ha preso coscienza dei propri diritti e delle proprie ragioni, riappropriandosi della più importante e preziosa tra le prerogative dell'essere umano, ossia la libertà, intesa anzitutto come libertà di partecipare alle decisioni che interessano il proprio destino e la propria esistenza, e che in questo caso investono essenzialmente la propria condizione lavorativa.
Lucio Garofalo - 03-03-2006
Dulcis in fundo!

L'atto conclusivo del "meraviglioso" e "ineffabile" governo Berlusconi è un disegno di legge sulle droghe (inserito in modo subdolo come mini-emendamento in un maxi-emendamento per le Olimpiadi invernali di Torino) che reca, non a caso, il nome e la paternità di Gianfranco Fini, ossia di un fascista, post o vetero non importa in quanto la forma mentis è sempre la stessa.

Ecco, dunque, il capolavoro dei capolavori di questo infame governo, che ha intrapreso la sua opera devastatrice, anticostituzionale e antidemocratica con la feroce repressione del movimento no-global attuata durante le giornate del G8 di Genova, nel Luglio 2001, e con un obbrobrioso provvedimento legislativo che ha eliminato la tassa sulle successioni e sulle donazioni che superano i 200 mila di euro! Cito solo alcuni degli atti più emblematici e significativi per rinfrescarci la memoria sulla natura classista e reazionaria di tale governo.

Lucio Garofalo - 25-02-2006
ASCESA E CADUTA DI UN TIRANNO

Il Burosauro Rex è una specie animale in via di estinzione.
Gli esemplari tuttora viventi sono rarissimi e sono stati scoperti in quel di Nusco e Sant'Angelo dei Lombardi, luoghi che in passato erano popolati da una foltissima colonia di questi rettili giganteschi e terrificanti, come risulta dai numerosi reperti fossili ritrovati in quelle zone primitive.

I rettili Burosauri hanno conosciuto la loro massima prosperità ed espansione durante l'epoca giurassica, risalente ad oltre 150 milioni di anni fa, quando popolavano e dominavano le terre, i cieli e le acque del mondo intero.
Per cause non ancora accertate si sono estinti quasi del tutto.

La parabola dei Burosauri costituisce uno dei casi più interessanti, misteriosi ed emblematici nella storia della selezione naturale.
Oggi i pochissimi esemplari sopravvissuti abitano nelle aride e desolate lande della burocrazia ministeriale, ma devono sostenere un'aspra e spietata competizione da parte dei Tecnocrati, una nuova specie di rettili che sono estremamente voraci ed agguerriti, la cui progenie si fa sempre più nutrita e potente.

La famiglia più viscida e feroce dei Burosauri appartiene al ceppo degli Irpini, un gruppo sempre più esiguo e ridotto, ormai isolato e destinato inevitabilmente ad una completa estinzione.
Lucio Garofalo - 16-02-2006
La stitichezza si accompagna spesso all'avarizia, all'introversione, alla malinconia, alla reticenza. Invece, la scioltezza di corpo si associa più facilmente alla generosità, all'estroversione, all'allegria, alla loquacità. Non a caso, molti anni fa ...
Lucio Garofalo - 04-02-2006
La dura vertenza sorta nell'Istituto Comprensivo di Sant'Angelo dei Lombardi sintetizza in modo emblematico le diverse e molteplici contraddizioni insite nel mondo della scuola in generale.

In particolare emerge un'antitesi tra due opposte ...
Lucio Garofalo - 21-01-2006
Evviva! Finalmente anche nella mia scuola è stato installato ed è in funzione un bellissimo orologio marcatempo, per "meglio verificare l'orario di servizio di tutti i dipendenti" (cito il testo del contratto integrativo di Istituto).

E' ora di ...
Lucio Garofalo - 26-11-2005
La dottrina strategico-politica di Bush potrebbe riassumersi, almeno per quel che riguarda la sua versione ufficiale, nel seguente schema di ragionamento: esportare ed imporre, con la violenza delle armi, la cosiddetta "democrazia" - ossia il modello U.S.A. di democrazia - in tutto il pianeta, soprattutto laddove è più conveniente, come nell'area del Golfo Persico, tra i Paesi più ricchi di petrolio e di altre preziose materie prime che scarseggiano sempre più e dunque costano sempre più.
Non dobbiamo dimenticare che il Golfo Persico, esattamente la Mesopotamia - l'attuale Iraq - fu, in tempi remoti, la culla delle prime, più evolute civiltà umane come i Sumeri, i Babilonesi, poi assoggettati dagli Assiri, ecc.
La rozza dottrina della White House di Washington, espressa da alcune avanguardie ideologiche neoconservatrici, pretende di imporre la "civiltà moderna" (retta su un assetto imperiale dell'economia capitalistica in fase di espansione su scala planetaria, un assetto guidato dai vertici dell'establishment militare-industriale nordamericano) a popoli che conoscono la civiltà più autentica dall'epoca più antica della storia del genere umano.
Secondo la teoria dell'amministrazione yankee, in Medio Oriente non può esserci "pace" o "stabilità", senza un cambio di regime in Iraq, in Iran, in Siria, che sono tre micro-potenze regionali, i cui governanti, sgraditi all'Occidente perché avversi alla "democrazia occidentale", impedirebbero un'equa soluzione del conflitto arabo-israeliano, precisamente della questione palestinese, che rappresenta il nodo centrale di tutte le vertenze e le controversie mediorientali - ciò è l'unico elemento di verità contenuto nella tesi nordamericana! Da tali premesse teorico-politiche, formulate dall'amministrazione Bush, si deduce che nel prossimo futuro, la presunta "democrazia" made in U.S.A. dovrebbe essere imposta, ovviamente con la forza bellica, ossia con un violento rovesciamento dei regimi in carica, in Iran e in Siria...e poi? L'esportazione della "democrazia" sarà dunque imposta dappertutto, esattamente laddove converrà agli interessi imperiali ed espansionistici dell'economia del dollaro, inaugurando un lungo ciclo di guerre di rapina, o meglio un ciclo di "globocolonizzazione" del pianeta da parte dello strapotere che fa capo al regime yankee, protettore dell'economia di Wall Street, delle multinazionali, del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e via discorrendo.
Ma vediamo in breve come funziona il sistema, tanto decantato, della "democrazia" degli Stati Uniti d'America.
Lucio Garofalo - 10-11-2005
Ho atteso con ansia che trascorresse la ricorrenza del 30° anniversario della tragica morte di Pier Paolo Pasolini, per provare a scrivere qualcosa su di lui, per riflettere sul prezioso senso della sua figura e della sua opera, a 30 anni di distanza dalla sua precoce scomparsa, per ragionare sull'attualità e sulla verginità delle sue idee così avanzate e così ferocemente presenti oggi più di ieri, in quanto hanno anticipato notevolmente i tempi.

La prima impressione che ho ricavato dalle innumerevoli, scontate ed ovvie celebrazioni dell'evento, è la seguente.

Ormai tutti sembrano appropriarsi (o volersi appropriare) dell'eredità del pensiero pasoliniano, da sinistra a destra, rivalutando e riabilitando post mortem un personaggio che in vita era stato scomodo a tanti e da tanti (troppi) è stato osteggiato, perseguitato e diffamato, mentre oggi sembra far comodo a tanti, forse troppi per i suoi gusti di genio anticonformista.

Ormai il sistema sembra aver inglobato ed omologato persino le analisi e le riflessioni provocatorie e rivoluzionarie dell'intellettuale italiano (e non solo italiano) più geniale, più anticonformista e più eversivo del Novecento.

Ma Pasolini non può essere omologato e assimilato con tanta facilità, e tantomeno le sue idee possono essere addomesticate o neutralizzate nell'atto di sposarle o ripensarle così banalmente. Eppure, l'operazione in corso è proprio quella di un'assimilazione politico-culturale del pensiero pasoliniano, post mortem, in piena regola!

In particolare, l'industria culturale, e lo starsistem in generale, è ferocemente consumista ed ha cinicamente consumato i riti e le celebrazioni pasoliniane, divorando e metabolizzando il significato eversivo e rivoluzionario dell'opera di Pier Paolo Pasolini.

Chissà che cosa avrebbe da dire oggi Pier Paolo Pasolini se fosse ancora vivo...
Lucio Garofalo - 03-11-2005
Durante il XX secolo si sono registrati due periodi storici molto caldi: il primo, all'inizio del secolo, fu causato da fenomeni naturali; il secondo, a partire dal 1960 ad oggi, è invece determinato dal cosiddetto "effetto serra".

Tale fenomeno ...
Lucio Garofalo - 18-10-2005
"La durata delle cose, misurata a periodi, specialmente secondo il corso apparente del sole": questa è la definizione generica del concetto di "tempo" fornita da un comune dizionario della lingua italiana.

Eppure, proprio attorno a tale categoria ed a ai suoi molteplici significati (di ordine storico, filosofico, o di natura astronomica) si è come addensata una coltre di fumo accecante, densa di luoghi comuni e rozze ovvietà, che sono persuasioni assai diffuse nella vita quotidiana di noi tutti. Gli stereotipi sul "tempo" paiono proliferare senza soluzione di continuità, e quasi tutti, eccezion fatta per quei fenomenali campioni della lingua e del sapere umano, se ne servono abitualmente, forse inavvertitamente, magari per riempire il vuoto raccapricciante di certe conversazioni, in altre parole per coprire i "tempi morti" della nostra esistenza.

Sovente infatti, ci capita di ascoltare asserzioni totalmente insensate, che farebbero inorridire le nostre menti qualora fossimo soltanto un po' più attenti e riflessivi, meno pigri o distratti.
"Ammazzare il tempo", tanto per citare uno dei casi più dozzinali, è un modo di dire quantomeno sciocco perché non significa nulla se non che si uccide la propria esistenza.
La persona che "ammazza il tempo", cioè che impiega malamente il proprio tempo vitale, non sapendo cosa fare, non avendo interessi gratificanti, né occupazioni di tipo mentale (come leggere e scrivere) o di carattere fisico (come gli sport), tali da motivare il vivere quotidiano, non coltivando passioni che potrebbero impreziosire la qualità del proprio tempo esistenziale, finisce per annichilire sé stessa, divenendo un essere ansioso, depresso, accidioso, ma non ozioso...

E' d'uopo comprendere che il tempo (quello vitale) degli individui, dell'esistenza quotidiana di ciascuno di noi, rappresenta una risorsa di valore inestimabile, non solo e non tanto sul piano economico-materiale, ovvero nel senso più venale e triviale del termine...
Lucio Garofalo - 19-09-2005
Salve. Sono un "servo", ma sempre ribelle, di madama Mor-Attila, la barbara devastatrice della Scuola Pubblica, titolare (sigh sigh) del dicastero della ex-Pubblica d-Istruzione...

E' ora (finalmente) di mandare a casa gli unni e i vandali che ...
Lucio Garofalo - 10-09-2005
Premetto di essere un marxista di stampo eterodosso, di sincera formazione libertaria e democratica. In altre parole, non mi sono affatto convertito al veterostalinismo di marca cossuttiana.

Eppure sulla vicende cubane non mi convince quello che ...