Roberto Renzetti - anno scolastico 2004-2005
Roberto Renzetti - 18-05-2005
Leggere il Pirani di oggi (16 maggio) fa ripensare ai disastri che il centrosinistra ha iniziato a fare con le sue riforme Bassanini-Berlinguer. I pedagogisti hanno in quel momento preso il potere ed hanno portato la scuola a livelli anglosassoni, cioè allo sfascio.
Prendo atto che pedagogisti e burocrati ministeriali, pur discutendo di ben altro, sono tornati, dopo le recenti fughe. Sono tornati con altri manifesti affissi in tutti i siti, con promesse preelettorali. Ma non parlano dei programmi DS per l'eventuale nuovo governo di centrosinistra. Devo però ricordare che vi è una proposta di non voto per i DS se non si impegneranno pubblicamente per l'abrogazione, almeno, di TUTTA la legislazione Moratti (la cosa è anche ribadita nella home di Fuoriregistro). E su questo vi è il silenzio rotto solo da Cicciobello-Rutelli che dice che la Moratti va mantenuta con modifiche.
Ora invio ai pedagogisti circolanti da queste parti questo lavoro che scrissi un anno fa per Insegnare, rivista del Cidi, che fu accettato ma mai pubblicato (insieme ad altri articoli) dopo la pubblicazione sulla stessa rivista (giugno 2004) di quello scandaloso "Le mani sulla Scuola" in cui si denunciava la sintonia del centrosinistra, oltre che con la Confindustria, con i piani di privatizzazione europea della scuola. Sarei estremamente interessato a conoscere cosa dicono i signori pedagogisti che ancora seguono da padroni dappertutto.
Roberto Renzetti - 28-04-2005
Data la consistenza del dibattito in atto a proposito del contributo Perché dovrei desiderare il Padre d'altri? pubblichiamo qui l'ultimo intervento sopraggiunto, ringraziando Renzetti per l'esortazione finale: "Si espongano le opinioni ed ogni ...
Roberto Renzetti - 23-04-2005
La federazione dei sindacati europei spiega alla CGIL Scuola in cosa consiste davvero Lisbona 2000. Insomma, contrordine compagni! Ma vi rendete conto della figura che fanno coloro che qui hanno difeso questo mitico obiettivo ?

Certo che quando ...
Roberto Renzetti - 15-04-2005
I meriti di Giovanni Paolo II, se vi sono stati, riguardano i credenti. Li si elenchino, si adori l'ex Papa per quanto ha fatto, si riconosca che ha lavorato per l'integralismo cattolico e si facciano parlare coloro che non condividono perché sono veramente pochi (tanto più che chi pretende di farli star zitti non è una democratica e non sa cosa vuol dire dissentire).
Non si pretenda unanimità sul suo operato perché questo sarebbe un fatto di fede e non un fatto che attiene alla democrazia repubblicana ed alla nostra Costituzione. Questo è un Paese laico che solo per una disgraziata circostanza rapportabile a fascismo e craxismo ha un Concordato con la Chiesa. Oggi con i liberali spariti, con i comunisti (ex, molto ex) a cui ci si riferisce incautamente diventati dei baciapile (o ipocriti) di prima grandezza, resta a pochissime persone dire qualcosa che esce da un coro penoso di tutti con tutti, con rarissime eccezioni.

Dati tutti i grandi meriti del Papa, resta qualche dettaglio che io non riconosco come merito. E lo dico! Sperando che torni la memoria a qualche sinistro incauto e che almeno qualcuno si risvegli da sonno dogmatico e fideista

Ricapitolo in breve, situandomi a 35 anni fa..
Roberto Renzetti - 07-03-2005
Ispettore Tiriticco,

capisco che lei se la prenda molto per le cose che dico, è uno dei distruttori [vedi nei commenti in calce all'articolo In risposta alla lettera aperta, di Alba Sasso - ndr].
Lei parla di disinformazione confondendo la sua con la mia. Dovrebbe capire che non condividere le sue idee non significa essere disinformato, ma solo avere altri riferimenti, culturali e professionali, ma soprattutto politici. Comunque conosco questo modo di liquidare il dibattito. Sono anni che mi scontro con personaggi come lei senza mai apprendere nulla perché non dite nulla al di là di sciatterie sul come comunicare non sapendo bene qual è l'argomento del contendere, cioè il cosa comunicare.
Comunque tralascio la parte offensiva, altrimenti rischio di confondermi con lei, invece voglio discutere.

[Lo vede, Onorevole Sasso, cosa vuol dire pregiudizio e cosa tentavo di dirle a proposito dei tentativi che da otto anni si fanno di farmi tacere. Lei ne ha avuti di uguali ? E neppure vivisezionano, buttano lì due frasette credendo sempre di parlare con Renzo ...]

Ritorno alle cose che l'ispettore diceva, affermando di rispondermi punto per punto, ma riuscendo a darmi risposte solo su tre argomenti, tutte sciatte, come dicevo, frettolose e sbagliate, con insinuazioni sull’io che come mai non ne parlo ? Da ridere.

L'autonomia. E' inutile che le dica, usando lo stesso suo latinorum legislativo (o burocratese scelga lei), che conosco la Costituzione della Repubblica e mi ricordo ad esempio dell'articolo 11 (Ripudio della Guerra) che il Presidente dei DS ha diligentemente violato con l'attacco alla Jugoslavia. Ma anche: l'articolo 33 violato due volte, quando si sono riconosciuti gli oneri per lo Stato per finanziare le scuole confessionali e quando si è vanificato l'esame di Stato. E siamo al Titolo II, a proposito di chi fa stragi di Costituzione! Quindi quando lei viene a spiegarmi che l'autonomia discende dal dettato costituzionale fa torto alla sua intelligenza. Infatti, data l'autonomia costituzionale del Titolo V (che il centrosinistra ha modificato a fini elettorali per venire incontro alla Lega. Ed io non direi nulla, quando neppure vi rendete conto dello sfascio dello Stato prodotto dalla devolution ?! Ma con chi crede di parlare ?), se ne possono fare infinite e voi avete scelto quella che destruttura la scuola, la dequalifica (o non ve ne rendete conto?), la mette sul mercato. Diciamo allora che sono incapaci i legislatori che hanno realizzato questa autonomia tanto è vero che la scuola della Moratti è scuola dell'autonomia (non ci spieghi quale è migliore, prego, anche perché lei stesso non obietta quando il suo amico Guido Armellini glielo dice). E, stia attento, il fatto che queste cose le facciano gli altri e che lor signori abbiano orecchiato cose provenienti da altre culture in tempi recenti, non è in alcun modo giustificazione, semmai una aggravante: non solo non avete ascoltato le forti critiche provenienti proprio da quelle parti - con in testa gli USA (Clinton e lo stesso Bush) - ma non avete fatto un solo passo avanti e siete rimasti alla scuola dibattito, ai percorsi individuali (tutta scuola media!), ai pericolosi coinvolgimenti delle famiglie. Lei dimentica la contestualizzazione ed i livelli di partenza della scuola che, per l'Italia erano, ahimé, importanti. Gli studenti arrivano così agli esami mediamente ignoranti, molto di più che alcuni anni fa. Ma lei li conosce i livelli raggiunti dalla preparazione degli studenti ? La scuola sa cosa è, come è fatta, quali sono le condizioni di lavoro, quali i prodotti ? Avete, in modo sconsiderato, puntato alla quantità e non alla qualità, accreditando quella nefasta equazione scuola di massa = scuola dequalificata. Ma lei dice che è moderno fare la scuola così. Che importano i risultati se i metodi sono moderni ? La pedagogia oggi si presta a tutto ed è il miglior alleato del padrone. Se un gruppo sociale ti permette di giustificare risparmi e lavora per il consenso, merita di essere premiato. Cosa fa la pedagogia? la teorizzazione cavillosa degli enunciati più banali; l'elevazione a scienza ed alla formalizzazione di istanze ideologiche, motivi di moda, comportamenti non definiti . L’idealismo, in questo assolutamente preveggente, l’aveva messa tra le ancelle della cultura. Ma anche Salvemini e Mondolfo se ne tenevano lontani. Oggi è assurta a protagonista accademica avendo prodotto per partenogesi una miriade di insegnamenti (quante cattedre sono discese dall'essersi prestata agli alibi ed al giustificazionismo scolastici ?). Occorre però ammettere che sono particolarmente bravi ad inventare parole vuole che poi obbligano a studiare. Fa parte del sembrare indispensabili e per avere tanto credito devono inventare nomi, strutture, concetti, … senza i quali la didattica dovrebbe essere ridotta un cumulo di macerie. Ed allora nascono: crediti, debiti, fine della riparazione, griglie, test oggettivi, pausa didattica, interdisciplina , antinozionismo , convergenza sul presente, no alla selezione , interattività, multimedialità, comunicazione pluridirezionale, costruzione di percorsi individuali, esami con i professori che hanno preparato quei percorsi, ….Oltre a quella legislazione del non dispiacere (F.C) tanto populista quanto nefasta.
Ma ritorno ai concetti collegati all'autonomia che sono poi diventati leggi o norme o comportamenti, come:
- scuola in termini di “efficienza, efficacia, produttività” (su questo anche lei ha dato contributi)
- i ridicoli POF in concorrenza tra loro per fare scegliere ai clienti il prodotto migliore (non è questa la miglior prova dell'indirizzo che Bassanini-Berlinguer hanno preso ? E chi si trova in scuole isolate a 50 km l'una dall'altra che fa ? non è cittadino come gli altri ? Dov'è la Costituzione ora ?)
- il finanziamento è previsto solo a quelle scuole che fanno un buon lavoro e soddisfano la clientela (sic!)
- la scuola doveva perdere il 2% di lavoratori l’anno fino alla quota di 18 mila
- le classi erano da destrutturare sia nell’orario che nella composizione
- occorre riempire gli orari a 18 ore senza alcun riguardo alla continuità didattica
- finanziare la scuola privata, la nostra dequalificata scuola confessionale
- immettere in ruolo i professori di religione
- rendere gli esami di Stato delle barzellette inutili
- rendere gli insegnanti dei lavoratori a salario variabile
- accettare le sciocchezze di D'Onofrio sull'abolizione degli esami di riparazione senza prevedere nulla di vincolante (quante insufficienze ? a che livello ? se non si recupera ? come si fa nel resto d'Europa) al posto di quegli esami
- inventarsi crediti e debit oltre al prodotto educativo
- valutazione (che nasce da De Mauro ma) che ora ha scandalizzato tutto il centro sinistra solo perché realizzata da Moratti ( a questo proposito sarebbe d'interesse vedere i voli pindarici dei docimologi, anch'essi cresciuti a dismisura senza che sia mai stato possibile sottoporli a critiche e senza che sia stato possibile operare con un feedback accettabile).

[in mezzo al pacchetto dell'efficienza ed efficacia e produttività vi sono anche le abilitazioni riservate a raffica ed i passaggi di cattedra del prima delle elezioni: esempio di gestione fallimentare e populistica della scuola].

Di tutto questo lei, che affermava di avermi dato una risposta puntuale, non ha parlato.
Ma vi è di più, per pretesi sinistri, come lei. Credo che occupati con pedagogisti anglosassoni, vi siate dimenticati di Gramsci. Leggete i Quaderni dal Carcere ( Volume III): vi sono cose che dovrebbero far molto riflettere oggi i pretesi pedagogisti. Anche qui, le regalo un brano di Gramsci: “Oggi la tendenza è di abolire ogni tipo di scuola "disinteressata" (non immediatamente interessata) e "formativa" o di lasciarne solo un esemplare ridotto per una piccola élite di signori e di donne che non devono pensare a prepararsi un avvenire professionale e di diffondere sempre più le scuole professionali specializzate in cui il destino dell'allievo e la sua futura attività sono predeterminati.” che poi aggiunge: “Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza. … Occorrerà resistere alla tendenza di render facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato.” E quest'ultima affermazione è fatta proprio per rispondere alle sciocchezze della Sintesi Maragliano. La risposta di tutti voi al bisogno di istruzione qualificata è questa parola priva di significato univoco: autonomia. E' chiaro che lavorate a percezioni ingannevoli indotte dalle positive assonanze semantiche di certe parole come, appunto, "autonomia", dalle fraseologie progressiste con cui voi, pretesi riformatori, siete soliti coprire i contenuti socialmente e culturalmente regressivi dei vostri atti, e dalle idee puramente soggettive sul modo in cui certi provvedimenti possono essere interpretati. Ma tant'è, basta scoprire il gioco e chiamare i lavoratori della scuola (e non solo) a riflettere sui danni che fate ... per una cattedra in più.

La dirigenza. La funzione del dirigente, che porta diritti allo spoil system, è funzionale alla scuola azienda con i suoi clienti che presto pagheranno (ma lei è tanto moderno che salta addirittura Bolkestein ? scusi io mi ero fermato lì). Non confonda, come sembra fare, la funzione con gli imbrogli che vi sono dietro. Lei sa (o no?) come si davano gli incarichi di presidenza? In maggioranza erano suddivisi alla Cencelli tra varie clientele. Si fanno corsi-concorsi sempre riservati agli incaricati. Di modo che il circuito è chiuso ed esclude i lavoratori della scuola che hanno questa come unica possibile uscita per migliorare la propria situazione di carriera e di salario. Non mi dica che è possibile star meglio con quelle sciocchezze delle Funzioni Obiettivo perché quello è altro punto di mia disinformazione: nella maggioranza delle scuole si assegnano con la complicità del dirigente, in modo clientelare (con una miseria di netto a fine anno). Inoltre perché in Italia siamo condannati a fini dicitori che però sono altrettanto provinciali ? Perché sanno guardare solo ad una dimensione ?

Roberto Renzetti - 01-03-2005
(...o a chi si degna di rispondere tra CGIL Scuola, Proteo, Legambiente scuola, Cidi …)

Ho aspettato un mese prima di azzardare questo ultimo intervento (a meno che non sia smentito in quanto dirò). Avevo posto delle questioni in ...
Roberto Renzetti - 14-02-2005
Credo che da un poco di tempo si faccia polemica politica parlando di cose che non si conoscono; ed io mi metto in questa ipotesi perché l’altra, la vendita di tappeti, neppure la prendo in considerazione.

Diceva Alba Sasso: “Un dibattito … può ...
Roberto Renzetti - 08-02-2005
Dico qualcosa dopo otto giorni dal precedente intervento. Aspettavo pazientemente una risposta che, fino ad ora, non è arrivata. In attesa di tale risposta e visti altri interventi, propongo alcune considerazioni.
E' dal 1968 che lavoro a tempo pieno per una scuola qualificata. Da quando la risposta del governo alle richieste di democratizzazione fu l'orrenda equazione scuola di massa = scuola dequalificata.
Molti, compagni e non, si sono assunti questo ruolo. Hanno fatto lotte importanti che portarono ad un parziale risultato (1974): i decreti delegati (DD<). Da questi purtroppo, per una delega mal intesa da parte dei sindacati confederali, è iniziato il declino della scuola. Quelli che hanno la mia età ricordano che vi furono due punti che mandarono tutto in malora: il DD sulla democrazia (quanto dovesse pesare la rappresentanza delle varie componenti nel Consiglio d'Istituto) e la non approvazione dell'ultimo DD, quello relativo alla retribuzione per la gran mole di lavoro che discendeva per i lavoratori della scuola dagli stessi DD (da quel momento, gestito malissimo dai sindacati, è iniziato il declino economico degli insegnanti).
Ricordo che il 1970 è l'anno della Commissione Biasini, dalla quale nel 1975 vennero prodotti da tutti i partiti politici vari progetti di legge estremamente interessanti. Ricordo che di grande apertura erano (in ordine) quelli di PSI, PCI, PRI.
Tutto morì subito e, mentre la scuola elementare trovava leggi che la qualificavano sempre più, restava aperto il problema, ancora irrisolto, della scuola media, il buco nero mai definito correttamente. Per la scuola secondaria di secondo grado si era di fronte ad un bivio che fece molto discutere: il biennio deve essere unico o unitario? Non rifaccio la storia di quello che potrebbe essere anche oggi un dibattito che farebbe crescere tutti, dico invece che le linee guida che erano emerse prevedevano l'obbligo fino ai 16 anni (fine del biennio); delle materie opzionali che avevano lo scopo di orientare gli studenti per il prosieguo degli studi; una opzionalità che si riducesse drasticamente all'inizio del triennio. Da quel momento scolastico la scuola doveva diventare sempre più professionalizzante per tutti. Per chi sceglieva studi che avevano aperture universitarie, l'ultimo anno era solo un anno di preparazione per la facoltà scelta (ciò avrebbe comportato la liberazione di molti compiti da parte dell'Università). Sullo sfondo vi era l'esigenza di reagire ai tentativi di dequalificazione che, alla lunga, avrebbero portato alla scuola privata. Vi furono tentativi ulteriori di aggiustamenti ma non erano in un quadro complessivo. Ad esempio i progetti Brocca che, pur peccando di enciclopedismo, erano un tentativo serio, da approfondire. Ciò che è emerso tra coloro che si preoccupavano a tempo pieno di scuola pur lavorando nella scuola (questa è ormai una calamità: dappertutto, fateci caso, sono i comandati ed i distaccati da una vita che ci spiegano ...) era la necessità di far crescere i livelli di preparazione delle scuole professionali (maggiore preparazione su tecniche che via via evolvevano nel mondo produttivo); conseguente maggior controllo su di esse togliendole a clientele salesiane e sindacali; finanziamenti adeguati a tali scuole.
Per quel che riguarda gli ITIS il problema è lo stesso con in più la considerazione che una preparazione troppo specialistica rischia di diventare obsoleta rapidamente e quindi vi è la necessità di pensare ad una preparazione che renda i fruitori della scuola più aperti e flessibili (con significato differente dalla flessibilità messa in campo dal centrosinistro Treu !!!). Tra parentesi, occorrerebbe che i nostri legislatori fossero un poco più al corrente di ciò che accade almeno in Europa: il legare scuole professionali direttamente a delle fabbriche è stato un fallimento, ad esempio, in Germania (fabbriche di occhiali) poiché al minimo cambio di modo di produzione non si era in grado di "riciclare" chi aveva preparazioni specialistiche (ma basta guardare anche gli ottimi meccanici di Terni che, nella malaugurata eventualità della chiusura delle acciaierie avrebbero enormi problemi di inserimento. I licei dovevano aumentare la parte sperimentale: laboratori di scienze per rendere in qualche modo effettiva quella cosa chiamata rivoluzione galileiana.
A queste esigenze, quantomeno da discutere, si è sovrapposto il confronto con i diplomati ed i laureati nel resto d'Europa con la sciocca pretesa di riuscire in poco tempo a mettersi in media ma MAI parlando di media con qualità. E così ci siamo ritrovati con la dequalificazione dei governi DC.
Se il problema da risolvere era quello del NUMERO dei diplomati, non si vede perché doveva essere attaccata tutta la scuola. Visto che i sinistri amano i doppi canali, potevano fare una scuola a doppio canale: quella seria e quella all'americana, completamente opzionale (musica, danza, calcio, pallacanestro, ...). Stessi diplomi alla fine, con in più l'elenco delle materie frequentate sul diploma medesimo, senza toccare il valore legale del titolo di studio che è l'unica difesa dei diplomi SERI dei più deboli (ricordo che ciò che vuole la nostra industria stracciona è proprio questo: se ne fece interprete Gelli ed oggi Berlusconi lo sta piano piano realizzando).
Roberto Renzetti - 31-01-2005
Possibile che lei, onorevole Sasso, insieme al suo partito (DS), per non dir della Margherita, non intende che l'origine di tutti i mali è in Bassanini 1997 e nei conseguenti provvedimenti di Berlinguer ?
L'Autonomia è una jattura alla quale si è ...
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