Corrado Mauceri - anno scolastico 2004-2005
Corrado Mauceri - 29-08-2005
L'On. Rutelli tra le tante dichiarazioni "estive", al raduno di Comunione e Liberazione a proposito delle scuole paritarie private, secondo quanto riportato nel sito ufficiale della MARGHERITA, avrebbe dichiarato: "diamo risposte precise e ...
Corrado Mauceri - 22-07-2005
La Corte Costituzionale non ha dichiarato la legittimità costituzionale del decreto Moratti sulla scuola dell'infanzia e sul primo ciclo, ha soltanto confermato la competenza dello Stato.

Nei giorni scorsi alcuni organi di stampa hanno dato la ...
Corrado Mauceri - 22-06-2005
Per una scuola statale, pluralista e democratica, aperta a tutti e di qualità

Per iniziativa del Comitato di Firenze "Fermiamo la Moratti" si è svolto sabato 18 giugno scorso la prima riunione del coordinamento dei comitati della Toscana impegnati a contestare le leggi Moratti ed a contrappone una politica scolastica alternativa.
I Comitati hanno anzitutto deciso di dare continuità al coordinamento regionale con l'impegno a riconvocarsi nella prima decade di settembre per verificare l'attività svolta nelle diverse realtà della regione e definire le ulteriori iniziative, tenendo anche conto di quelle analoghe promosse da altri comitati ( in particolare dalla Rete delle scuole di Milano ).
Il coordinamento ha anzitutto discusso la bozza di proposta di legge per l'abrogazione delle Leggi Moratti e per il ripristino immediato dell'obbligo scolastico (che è diverso dall'ambiguo diritto-dovere affermato nel decreto Moratti) nell'immediato fino a 16 anni, ma con l'obbiettivo di una elevazione rapida fino a 18 anni.
Il coordinamento ritiene difatti che gli effetti devastanti e per molti aspetti irreversibili delle leggi Moratti debbono essere subito impediti, intensificando e coordinando nell'immediato le iniziative per la disapplicazione delle leggi Moratti e subito dopo le prossime elezioni politiche con una legge di urgenza (potrebbe anche essere un decreto-legge) per l'abrogazione di una legislazione eversiva che contrasta con il ruolo che la Costituzione assegna all'istruzione scolastica statale; ovviamente un tale provvedimento urgente che ripristinerebbe il precedente ordinamento scolastico, dovrebbe essere accompagnato da una contestuale iniziativa per una riforma del sistema scolastico adeguata alle esigenze della società di oggi.
La scuola ha bisogno di riforme, di personale qualificato e stabile e di risorse finanziarie adeguate che possano garantire un'effettiva autonomia ed un'attività qualificata.
Corrado Mauceri - 13-06-2005
Per la Scuola della Repubblica
Comitato di Firenze


Nel sito Retescuole in data 1/6 u.s. è pubblicato una nota a firma di Angelo Verpelli intitolata "Perchè la riforma del sistema scolastico piace anche al centro-sinistra ?"
Io penso però che non sia giusto nè fare il processo alle intenzioni, nè, tanto meno,generalizzare; difatti è possibile che alcune componenti del centro-sinistra possano avere un'idea della scuola come quella rappresentata da Verpelli; ma è CERTO che questa idea non può essere quella del maggior partito del centro-sinistra e cioè dei DS che nel suo ultimo congresso nazionale ha approvato un o.d.g. in cui in modo netto ed inequivoco si assume l'impegno non solo della abrogazione delle leggi Moratti, ma di una politica scolastica alternativa a quella delle destre; lo stesso impegno è stato assunto dal Rif. Com, PdCI, VERDI oltre che da molte organizzazioni scolastiche e tra queste la CGIL Scuola e Cobas.

Esiste quindi uno schiertamento vasto , impegnato per l'abrogazione delle leggi Moratti e per una proposta alternativa; è necessario sostenere con forza questa linea anche per scoraggiare eventuali ripensamenti; in questo senso il Comitato di Firenze "FERMIAMO LA MORATTI" si è concretamente impegnato, formulando una proposta di legge per l'abrogazione delle leggi Moratti ; auspichiamo che possa formarsi un vasto schieramento di associazioni e comitati per dare concretezza a questo primo impegno; è evidente infatti che l'immediata abrogazione delle leggi Moratti è preliminare ad ogni altra proposta.

p. il Comittato di Firenze Corrado Mauceri




5 Febbraio 2005
Ordine del giorno sulla Scuola
Approvato dal Congresso.

La legge Moratti e l'intera politica del governo di centro-destra negano l'eguaglianza del diritto di tutti a quel bene primario che è l'istruzione, destrutturano e impoveriscono il sistema pubblico e rappresentano un arretramento della cultura della scuola e dell'Italia.
I democratici di sinistra si impegnano a costruire da subito un progetto diverso e alternativo, facendolo vivere in una grande campagna di discussione nel Paese e nel confronto con tutte le forze del centro-sinistra. A partire dalla convinzione che oggi serve "più scuola", pubblica, laica e di qualità e che garantire il diritto alla cultura e a una formazione qualificata per tutti e per tutta la vita è condizione di democrazia e questione decisiva per la qualità del sistema produttivo. Per questo i democratici di sinistra si impegnano ad inserire nell'agenda del nuovo governo la cancellazione della legge n. 53 e l'immediato avvio di tutti quei provvedimenti necessari a rilanciare il processo di riforma e di innovazione del sistema formativo italiano, nel quadro degli obiettivi indicati dalla Conferenza di Lisbona.
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Le "Leggi Moratti" sull'istruzione (la L. n. 53/03 ed i relativi decreti delegati) hanno un solo pregio: sono coerenti ed inequivoche; le leggi Moratti difatti propongono un sistema scolastico volto a riprodurre i ruoli sociali e quindi non una scuola il più possibile uguale per tutti, non una scuola volta ad eliminare, per quanto possibile, le condizioni di disuguaglianza, ma una scuola che rifletta, a tutti i livelli, le differenze sociali e che sia funzionale al loro mantenimento.

Già sin dalla scuola dell'infanzia si introduce l'idea di una scuola "familistica" che sia proiezione delle condizioni sociali delle famiglie; tale stessa impostazione si ritrova nei successivi decreti applicativi della legge di delega e nello schema per il secondo ciclo: l'anticipo, gli insegnamenti facoltativi, la sostituzione dell'obbligo scolastico con un concetto individualistico di diritto-dovere all'istruzione o alla formazione professionale ed ora il sistema "duale" di scuola e formazione professionale, previsto peraltro a 14 anni sono tutti aspetti di una scuola volta a riprodurre le differenze sociali esistenti nella società; non una scuola che, almeno nella formazione culturale, crei condizioni di uguaglianza per garantire a tutti un pieno diritto di cittadinanza, ma una scuola che discrimina e prefigura già i futuri ruoli sociali; la negazione della funzione istituzionale che la Costituzione assegna alla scuola statale.
Questa funzione discriminatoria che le Leggi Moratti attribuiscono alla scuola statale è già di per sè sufficiente per respingere in toto la riforma; si tratta di un'idea di scuola inaccettabile che non dovrebbe nemmeno meritare una discussione; ma le leggi Moratti non sono soltanto discriminatorie e già, per tale motivo, inaccettabili; sono anche in contrasto non solo con specifiche norme costituzionali, ma con i principi fondamentali della Costituzione.
La scuola nella Costituzione è rappresentata come una delle leve principali di cui la Repubblica democratica deve servirsi per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono un'effettiva partecipazione democratica di tutti (art. 3, 2 comma); la scuola nella nostra Costituzione ha la funzione primaria di garantire a tutti una piena cittadinanza democratica e quindi deve essere rivolta a creare uguaglianza.
Per questo l'art. 33 della Costituzione obbliga lo Stato ad istituire "scuole statali per ogni ordine e grado"; per questa stessa ragione l'art. 34 afferma che "la scuola è aperta a tutti" e dopo che "l'istruzione inferiore, per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".
La Costituzione prevede quindi un unico sistema scolastico statale per tutti gli ordini e gradi e tale sistema deve essere aperto a tutti e quindi, pur con un forte carattere unitario, proporre anche indirizzi diversificati.
Diversa funzione e diversa natura ha invece nella Costituzione l'istruzione e la formazione professionale con il compito anch'esso importante di preparare al lavoro e pertanto affidata alla competenza esclusiva delle Regioni ex art. 117 Cost.
Quindi pur dopo la riforma del titolo V della Costituzione( certamente ambigua e contraddittoria, ma sul punto inequivoca) rimane ferma la distinzione tra istruzione scolastica di ogni ordine e grado ( e quindi anche tecnica e professionale) e l'istruzione e formazione professionale che non è istruzione scolastica e quindi rimane affidata alle regioni.
La riforma Moratti nel testo che attualmente si conosce (ma che può ancora cambiare perchè anche all'interno della maggioranza di Governo le scelte della Moratti destano perplessità) in palese contrasto con le citate norme della Costituzione, prevede, come è noto, il sistema scolastico duale, e cioè un sistema scolastico statale limitato ai licei ed un altro regionale per la formazione ed istruzione professionale che dovrebbe essere destinato ai giovani che non frequenteranno i licei; l'istruzione scolastica tecnica e professionale è quindi estromessa dal sistema scolastico statale e trasferita alle Regioni, perdendo la sua natura di istruzione scolastica; i giovani, dopo la conclusione della scuola dell'obbligo ( cioè a 14 anni ) saranno costretti a scegliere tra due percorsi formativi diversi che prefigurano ruoli sociali diversi : il sistema scolastico statale limitato però ai licei ed il sistema regionale dell'istruzione e formazione scolastica che però li esclude dal sistema scolastico; la scuola prevista della Moratti ha quindi questo compito discriminatorio di stabilire a quattordici anni il destino sociale dei giovani; una parte di essi difatti a quattordici anni sarà esclusa dal sistema scolastico; l'altro settore quello dell'istruzione scolastica tecnica e professionale che finora, pur necessitando di riforme, era pur sempre nell'ambito del sistema scolastico statale, secondo la riforma, diventa "l'altra" scuola, una scuola regionale, volta al "saper fare", che però la Costituzione non prevede.
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Un'autonomia per una scuola statale, pluralista e democratica, laica ed aperta a tutti.

1. La Costituzione prevede una scuola per tutti gli ordini e gradi, statale, pluralista (libertà di insegnamento), laica ed aperta a tutti.
Oggi noi abbiamo ...
Corrado Mauceri - 03-05-2005
La recente pretesa del Ministro Moratti di sottoporre alle prove INVALSI gli alunni delle scuole italiane, disponendone in modo del tutto arbitrario l'obbligatorietà per alcune classi e la facoltatività per altre, ha riproposto non solo il problema ...
Corrado Mauceri - 08-04-2005
1. L'autonomia scolastica non è compatibile con le interferenze ministeriali sull'attività didattica delle scuole.

La direttiva n. 56/04 che disciplina la valutazione degli apprendimenti per l'a.s. 2004/2005 ripropone ancora una volta il problema dell'autonomia scolastica e di tutte la sue contraddizioni mai adeguatamente affrontate e, tanto meno, risolte.
E' fuor di dubbio che l'autonomia scolastica non significa "libertà incondizionata" e/o autoreferenzialità; anzi l'autonomia implica una responsabilità, nel senso etimologico di "rispondere" del proprio operato e delle proprie scelte.
Recentemente anche la Corte Costituzionale ha avuto occasione di affermare che l'autonomia scolastica non può risolversi nella incondizionata libertà di autodeterminazione, ma esige soltanto che a tali istituzioni siano lasciati adeguati spazi di autonomia che le leggi statali e quelle regionali, nell'esercizio della potestà legislativa concorrente, non possono pregiudicare (Corte Cost. n. 13/04).
Si tratta quindi di definire l'ambito in cui si colloca l'autonomia delle singole istituzioni scolastiche ed il rapporto tra l'autonomia delle istituzioni scolastiche e tutti gli altri soggetti istituzionali che operano nel sistema scolastico (Ministero, Regione, EE.LL., ed anche INVALSI).
Il problema non è quindi se l'autonomia è compatibile con un sistema di regole che si devono osservare e con forme di verifica dell'attività svolta; il problema è chi deve stabilire queste regole ed i limiti di esse e chi e come deve verificare.
In primo luogo è però necessario mettersi d'accordo sul concetto di autonomia; difatti senza dubbio l'autonomia delle istituzioni scolastiche è volta a realizzare un sistema scolastico più flessibile e più diversificato in relazione alle specifiche esigenze; ma autonomia è anzitutto garanzia del pluralismo culturale nella scuola statale e quindi è anzitutto garanzia di indipendenza della scuola dagli esecutivi ed in primo luogo dal Ministro.
Autonomia è quindi garanzia che la scuola statale sia la scuola di tutti ("pubblica") e non quindi ministeriale (o degli assessori).
In questo senso l'autonomia scolastica trova il suo fondamento giuridico, più che nell'art. 127 che l'ha esplicitata, nel principio della libertà di insegnamento sancito nell'art. 33 Cost.
Corrado Mauceri - 07-02-2005
Vittorie "pericolose" quelle della Regione Emilia – Romagna in materia scolastica.

L’Unità di domenica scorsa ha pubblicato un articolo a firma di Marina Boscaini in cui si dava notizia di un importante "vittoria" della Regione Emilia Romagna; la ...
Corrado Mauceri - 15-01-2005
Come era prevedibile, la maggioranza di destra, dopo avere messo in discussione il ruolo istituzionale della scuola statale, si propone ora, con la riforma degli organi collegiali della scuola, di portare a termine il processo di aziendalizzazione del sistema scolastico.
Con tale proposta difatti al dirigente scolastico è assegnato un ruolo preminente nel governo della scuola, nel contempo si ridimensionano fortemente il ruolo del consiglio di istituto che, a parte la competenza relativa al regolamento della scuola, avrebbe soltanto una funzione di indirizzo generale e quello del collegio dei docenti, che avrebbe una competenza decisionale limitatamente all’adozione del POF; per il resto avrebbe funzioni di indirizzo e programmazione, ma non più decisionali in merito all’organizzazione dell’attività didattica; infine si elimina il consiglio di classe e con esso la dimensione collegiale dell’attività didattica che dovrebbe essere il connotato prevalente di una scuola democratica e pluralista...
Ma ancora più gravi sono due scelte di fondo che caratterizzano la proposta della maggioranza di governo; si prevede difatti che ogni consiglio di istituto con il proprio regolamento definirà gli aspetti relativi alla costituzione ed al funzionamento degli organi della scuola; nel contempo però si ribadisce che “gli organi di governo concorrono alla definizione e realizzazione degli obiettivi educativi e formativi ... coerenti con le Indicazioni nazionali adottate in attuazione della legge 28/03/2003 n. 53”.
Quindi ogni scuola fa da sè, ma tutte le scuole devono essere coerenti con le Indicazioni ministeriali; si configura in tal modo un sistema di scuole, fittiziamente autonome, ma in realtà ministeriali.
Le proteste contro tale proposta sono quindi sacrosante ; nell’auspicio di un prossimo cambio di governo è necessario però essere chiari e coerenti.
Che cosa non ci piace della proposta governativa?
Corrado Mauceri - 07-09-2004
IL MINISTERO NON PUÒ IMPORRE ALLE SCUOLE IL TUTOR; OGNI INTIMIDAZIONE DA PARTE DEL MINISTERO DEVE ESSERE RESPINTA E DENUNCIATA.

Il Ministero minaccia sanzioni per imporre il tutor


Nei giorni scorsi la stampa ha dato la notizia di una nota riservata del Ministero del 30/06 con cui si attribuisce ai direttori generali degli uffici scolastici regionali il compito di vigilare per l’integrale applicazione dei provvedimenti attuativi della Legge Moratti e, se nel caso, di adottare "interventi adeguati anche di carattere disciplinare".
Tale nota si riferisce ovviamente anche alla designazione del tutor.

Perché il Ministero non può imporre il tutor

La Costituzione all’art. 117 ha espressamente "costituzionalizzato" l’autonomia delle istituzioni scolastiche; quindi le "norme generali" dello Stato possono e devono definire l’ambito dell’autonomia scolastica così come è stato fatto con l’art. 21 della L. n. 59/97 e con gli artt. del DPR n. 275/99; definito tale ambito, le modalità di esercizio dell’autonomia didattica ed organizzativa rientrano, per dettato costituzionale, nel potere esclusivo degli organi collegiali della scuola e specificatamente per quanto riguarda l’attività didattica al collegio dei docenti.
Nè il legislatore statale o regionale, nè la contrattazione possono legittimamente intervenire per disciplinare le modalità di esercizio dell’autonomia didattica e/o organizzativa.
Spetta quindi al collegio dei docenti decidere, in piena autonomia, come organizzare l’attività didattica con il solo limite del rispetto delle prerogative di ciascun docente; difatti a sua volta anche il collegio dei docenti, nell’esercizio sul suo potere deliberante in materia didattica, deve rispettare la professionalità di ciascun docente e quindi tenere conto che la cd "funzione tutoriale" è implicita nella stessa funzione docente.
Nè peraltro il collegio dei docenti ha il potere di organizzare l’attività didattica prevedendo forme interne di gerarchizzazione che sarebbero lesive del principio fondamentale della libertà di insegnamento e della conseguente posizione paritaria di tutti i docenti.
Con il D.Lgs. n. 59/04 agli art. 7 e 10 è stato invece previsto che nell’ambito dell’attività didattica sia affidata "ad un docente in possesso di specifica formazione" la cd funzione tutoriale.
A parte il fatto non irrilevante che il Parlamento non aveva conferito alcuna delega al Governo di istituire tale figura professionale (e quindi il Governo ha arbitrariamente disciplinato una materia che non era stata delegata), la normativa che prevede che nell’ambito dell’attività didattica si debba affidare tale attività ad uno specifico docente, contrasta in modo palese con la norma costituzionale dell’art. 117, prima richiamata, che salvaguarda l’autonomia delle istituzioni scolastiche.

Tutte le leggi si devono osservare, ma in primo luogo la Costituzione

Il Ministero ricorda che le leggi si devono osservare, ma si devono osservare tutte le leggi ed in primo luogo la legge fondamentale dello Stato che è la Costituzione.
Le scuole che hanno deliberato di non designare un tutor non hanno quindi violato la legge, ma hanno correttamente interpretato ed applicato una legge di dubbia legittimità costituzionale, riconducendola nell’ambito della Costituzione.



>>> continua...
Corrado Mauceri, Comitato Scuola della Repubblica - 04-09-2004
L'autonomia è un'infrazione disciplinare (parola della Moratti)

Nei giorni scorsi la stampa ha dato notizia di una nota riservata del Ministero del 30.06 con cui si attribuisce ai direttori generali degli uffici scolastici regionali il compito di ...
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