Claudia Fanti - anno scolastico 2004-2005
Claudia Fanti - 14-03-2005
A proposito delle prove INVALSI e della presunta paura che molte/i di noi avrebbero di esse, dico subito che non c’è alcuna paura, ma una decisa avversione a sottoporre, per l’ennesima volta, chicchessia, piccoli inclusi, a test, a questionari, a ...
Claudia Fanti - 10-03-2005
Intervistatore: Ma tu perché insegni?

Maestra: E’ ovvio: insegno perché sono una donna. E quale decalogo deve tener sempre presente una “femmina” che si rispetti?

1) Avere pazienza.
2) Non ribellarsi mai.
3) Accontentarsi di un compenso minimo: le sue prestazioni sono dovute.
4) Mediare o sottostare.
5) Non discutere le direttive di chiunque.
6) Eseguire.
7) Comprendere la diversità degli altri, dimenticando la propria.
8) Accogliere sempre.
9) Tacere.
10)Pensare il meno possibile.

D. Ma gli uomini che insegnano?
Claudia Fanti - 07-12-2004
A Forlì, si è tenuto il convegno “Oltre le riforme…La qualità della scuola domani”, il 3, 4 dicembre, organizzato dall’Università degli Studi di Bologna, dal Comune di Forlì, Assessorato alle politiche educative e formative.
Con il patrocinio del CSA, con il supporto delle riviste “I diritti della scuola”,, “La rivista pedagogica e didattica”, “Notizie della scuola”.

I materiali e il programma del convegno sono visionabili in www.delfo.forli-cesena.it

claudia fanti - 02-12-2004
Segnalo

Scuola legale, scuola reale
di
Giancarlo Cerini

La legge di delega n. 53 del 28 marzo 2003 (conosciuta come “riforma Moratti”) si presenta sulla scena come un ambizioso progetto di ampia ricostruzione istituzionale del sistema scolastico e formativo italiano, alla luce del nuovo Titolo V della Costituzione e della diversa dislocazione dei poteri legislativi ed amministrativi di Stato, Regioni, Autonomie locali, in materia di istruzione e formazione. Tale è anche la motivazione ufficiale - per gli estensori - dell’abrogazione della precedente legge di riforma dell’ordinamento scolastico (la legge n. 30 del 10 febbraio 2000, la c.d. “riforma Berlinguer”), che non sarebbe stata più compatibile con il nuovo quadro costituzionale delineato dalla Legge Cost. n. 3 del 18 ottobre 2001), in particolare con il nuovo concetto di legislazione “concorrente” nel campo dell’istruzione attribuito in via generale alle Regioni.
In effetti, il titolo del provvedimento legislativo che delinea il nuovo ordinamento scolastico non è “Riforma della scuola”, né “Riordino dei cicli”, ma più prosaicamente “Norme generali in materia di istruzione e livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”. C’è quindi coerenza tra gli enunciati di partenza ed il prodotto normativo realizzato, anche se resta il dubbio “costituzionale” di norme generali affidate ad una legge di delega (cioè ad una sorta di sistema di scatole cinesi, in grado di produrre molteplici effetti “collaterali”, anche non previsti nel mandato iniziale della delega: si pensi, nel caso in questione, alla particolare configurazione del docente-tutor ed alla nuova organizzazione del tempo scuola).
Evidentemente, però, non è in gioco solo un assetto costituzionale, per altro ancora in buona parte da scrivere ed in via di evoluzione (con l’annunciata devolution di ulteriori competenze esclusive alle Regioni). Una riforma della scuola racchiude sempre, in modo esplicito o implicito, un progetto culturale, un’idea di società, un patto tra generazioni, un investimento non solo simbolico, sul futuro di un Paese… Per questo motivo la politica scolastica dovrebbe usufruire di un’area di rispetto, di una piattaforma culturale condivisa dai diversi attori politici e sociali del sistema. La riforma della scuola dovrebbe essere un’impresa corale in cui possono variare le soluzioni tecniche, ma in cui alcuni valori di fondo vanno tenuti fermi. Oggi queste condizioni sembrano non esserci; il livello del conflitto sociale, politico, sindacale sulla scuola è talmente aspro da far pensare ad una irrimediabile frattura tra scuola legale (quella che sta scritta sulle Gazzette Ufficiali, nei decreti, negli atti amministrativi) e scuola reale (quella alle prese con nuove domande, nuove esigenze, nuove sfide formative). Come mai siamo arrivati a questa “frattura”, che già si era manifestata negli ultimi anni della legislatura precedente ?
Esiste, non da oggi, un acuto problema di metodo, di strategia di costruzione di riforme che coinvolgono centinaia di migliaia di operatori. Non c’è stato in questi ultimi anni un dibattito aperto e pubblico sul futuro della scuola; gli insegnanti si sono sentiti “scavalcati” dalle campagne informative mediatiche, rivolte prioritariamente all’opinione pubblica, ai genitori, ai ragazzi. Chi lavora nella scuola lamenta l’assenza di un confronto sui contenuti delle proposte, la scarsa trasparenza delle procedure adottate per l’elaborazione dei nuovi indirizzi culturali e pedagogici e per le conseguenti scelte organizzative.
E’ mancata, e tuttora manca, una diagnosi condivisa sullo stato di salute della nostra scuola. Le valutazioni sono discordanti. Mostrano l’apprezzamento dei genitori (con una persistente buona credibilità della scuola elementare), ma anche gli esiti deludenti delle prove di apprendimento (ove però a fianco dei disastrosi risultati ottenuti dai 15enni stanno le buone prestazioni degli allievi che frequentano la quarta elementare), l’insoddisfazione degli studenti (che lamentano una cattiva relazione con i docenti). Le prove OCSE-PISA ci vedono nei posti di coda, ma in compagnia di grandi paesi come Francia, Germania, Inghilterra, quasi a testimoniare che i problemi dell’educazione oggi sono di natura sociale e culturale, piuttosto che legati alle architetture degli ordinamenti scolastici.
Claudia Fanti - 08-10-2004
LA STORIA NELLA SCUOLA DI BASE: UNA DISCUSSIONE

Una vasta mobilitazione di insegnanti e docenti universitari, che criticano le indicazioni ministeriali sui programmi di storia nella scuola di base, e discutono sulle forme di insegnamento della disciplina. Le Voci ne rendono conto, pubblicando il testo di un appello e alcune osservazioni di Rolando Dondarini, seguiti dalle indicazioni normative.
È un piccolo contributo alla discussione aperta e documentata; nella convinzione che, al di là delle diverse posizioni, nella riforma in corso manca proprio la ricerca di un confronto pubblico - ed è una mancanza grave. Nella rubrica delle segnalazioni sono indicati anche i prossimi incontri su questo tema.
Chi aderisce all'appello può rispedire il testo all'indirizzo: rolando.dondarini@unibo.it specificando i propri dati. Il testo e l'elenco delle adesioni anche all'indirizzo web:
http://xoomer.virgilio.it/festastoria/Appello.html
(Rolando Dondarini è docente di storia medievale e didattica della storia all'università di Bologna).
Osservazioni e commenti - e benvenuti i discordi - a insegnare@iger.org