Anna Pizzuti - anno scolastico 2003-2004
Anna Pizzuti - 02-08-2004

Domenica, 1 agosto 2004

Anche oggi un viaggio in treno: uno dei tanti, quest’anno. Sono una viaggiatrice molto paziente. Mi basta avere un libro nel quale immergermi e non mi preoccupo dei ritardi o del caldo o di qualsiasi altro contrattempo. ...
Anna Pizzuti - 09-07-2004
"Mi vogliono bruciare, mi vogliono far fuori? Vogliono uno che non riesca a mettere le mani e gli occhi dove vanno messi?". - Giorgio Ambrosoli ad un amico


...
Anna Pizzuti - 26-05-2004
Tutti a scuola fino a 18 anni è il titolo del comunicato trionfale di viale Trastevere, inteso ministro dell’Istruzione.

Comunicato che, per accentuare il trionfo, reca in allegato (ma solo in allegato, quindi per i più pazienti, per quelli che il trionfo lo vogliono assaporare fino in fondo) la tabella che riporto, nella quale lo schema di decreto sul diritto dovere appare come il punto terminale e risolutivo del faticoso cammino dell’obbligo scolastico.



Tutti a scuola fino a 18 anni, hanno ripetuto i giornalisti della tv e di parte della stampa, senza pensarci due volte e senza nemmeno sognarsi di leggere il testo.

Che invece, come tutti gli atti legislativi firmati da questo ministro, richiede una lettura profonda, che va fatta andando ad esaminare per bene tutti i riferimenti e le citazioni di cui sono corredati. Lavoro certosino, faticoso da fare e da leggere, ma che riserva molte sorprese. Per chi le voglia e le sappia intendere.


>>> continua...
Anna Pizzuti - 17-05-2004
Nel Forum di Repubblica con il Ministro Moratti si è parlato anche di valutazione.

La domanda posta, come si può leggere, riguardava l’esame di maturità (sic). Ma il Ministro ha allargato il discorso.

……………………………

Come la mettiamo con ...
Anna Pizzuti - 12-05-2004
La preparazione del decreto sulla scuola secondaria superiore rimane avvolta nel mistero. Se non fosse per qualche squarcio di discussione in seno alla maggioranza sul destino dell’istruzione tecnica, non ne sapremmo nulla. E non è che lo stesso dibattito ci aiuti molto. Abbiamo già assistito a spaccature del genere – vedi vicenda del primo decreto attuativo della riforma, quando eravamo quasi tentati di fare il tifo per l’UDC e per Brocca – che sono durate lo spazio di un mattino. Lo stesso Brocca che ora, invece segue a ruota le posizioni di Forza Italia e le difende contro il senatore Valditara e Confindustria. Che vedono nell’inserimento dei tecnici nel sistema dei licei la loro salvezza. Come se il sistema dei licei uscisse salvo, dalla riforma.

Poca chiarezza, quindi, si ottiene, seguendo questa pista.

Proviamo allora a seguirne un’altra, che chiameremo: la pista lombarda.

Per farlo, più che la lente di Sherlok Holmes, occorrono un quaderno a quadretti ed una matita, per fare un’addizione. Non di numeri, ma di testi, per verificare se la somma ci aiuterà a tracciare un quadro che, da quella regione, si estenderà poi alla nazione tutta.

Il primo “addendo” è costituito dalla convenzioneche la regione ha sottoscritto con il MIUR nell’ambito degli accordi quadro sull’ offerta formativa sperimentale di istruzione e formazione professionale.

Testo che recita, nella parte che ci interessa:

Articolo 2

Tipologia dell’offerta formativa sperimentale


1. I modelli sperimentali che coinvolgono l’istruzione e la formazione professionale di cui all’articolo 1, nella Regione Lombardia, sono articolati nelle seguenti tipologie di offerta: a) percorsi triennali sperimentali di formazione professionale ed eventuali successivi percorsi, collocati in un organico processo di sviluppo della formazione professionale superiore, da realizzarsi in strutture formative accreditate dalla Regione. I percorsi triennali sono finalizzati al conseguimento di un titolo di Qualifica (attestato) secondo quanto previsto dalla normativa vigente, valido per l’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione fino ai diciotto anni e l’iscrizione ai centri per l’impiego, nonché per l’acquisizione di crediti ai fini dell’eventuale passaggio nel sistema dell’istruzione;

b) percorsi triennali sperimentali di formazione professionale ed eventuali successivi percorsi, collocati in un organico processo di sviluppo della formazione professionale superiore, da realizzarsi in Istituti Tecnici e professionali individuati sulla base di criteri stabiliti d’intesa tra la Regione Lombardia e l’Ufficio scolastico regionale. I percorsi triennali sono finalizzati al conseguimento di un titolo di Qualifica (attestato) secondo quanto previsto dalla normativa vigente, valido per l’assolvimento del diritto-dovere di istruzione e formazione fino ai diciotto anni e l’iscrizione ai centri per l’impiego, nonché per l’acquisizione di crediti ai fini dell’eventuale passaggio nel sistema dell’istruzione.

c) realizzazione di LARSA (Laboratori di Recupero e sviluppo degli apprendimenti atti a consentire i passaggi verticali ed orizzontali attraverso i percorsi attivati);

d) realizzazione di azioni di orientamento, di personalizzazione dei percorsi e di sostegno agli allievi disabili;

e) realizzazione delle iniziative di cui ai precedenti punti c) e d) svolti in modo integrato tra Istituti Tecnici/Professionali e strutture formative accreditate dalla Regione.

2. I progetti relativi ai percorsi di cui al comma 1 lettere a) e b) comprendono la definizione di criteri e di strumenti per favorire la più ampia spendibilità della formazione acquisita ai fini della prosecuzione degli studi nel sistema dell’istruzione.

Fin dal primo momento è stato chiaro (vedi punto b) che questo testo si proponeva di andare molto più in là della semplice definizione di percorsi triennali di qualifica professionale e che disegnava uno schema di secondo canale da mettere a disposizione del Ministro e dei suoi collaboratori che nemmeno forse sapevano - e forse nemmeno sanno ancora per bene - cosa intendevano fare con la loro legge.

Pare che questi percorsi siano stati un successo. Stando almeno a quanto riportato da Tuttoscuola:

A settembre 2004 i corsi sperimentali triennali per il conseguimento della qualifica (riconosciuta a livello nazionale) saranno 160, contro i 35 dell’anno scorso. Ma l’assessore all’istruzione e formazione della regione Lombardia, Alberto Guglielmo, spera di poterne finanziare altri 90. Saranno così oltre 4.000 gli studenti che si avvieranno per questa strada, in buona parte sottratti agli Istituti professionali e in qualche misura anche ai tecnici.

Nello stesso testo, troviamo questo passaggio che potrebbe essere il secondo addendo (buffa questa parola, ha il profumo della scuola elementare della mia infanzia) della nostra somma.

Ora gli IPS, e anche qualche istituto tecnico, si stanno attrezzando a loro volta per avviare percorsi quadriennali di diploma (3+1), in vista dell’emanazione del decreto legislativo sul secondo ciclo. E’ possibile che alcuni di questi percorsi vengano avviati in via sperimentale già dal prossimo anno scolastico, e che essi si affianchino, almeno inizialmente, a quelli quinquennali tradizionali. E se si realizzassero sul territorio accordi di rete tra istituti tecnici e professionali per la gestione coordinata dei diversi percorsi, compresi quelli di formazione tecnica superiore e gli IFTS, si costituirebbero dei veri e propri centri politecnici”.

Pezzo forte, questo, il secondo canale già bello e disegnato.

Ma non si dà secondo (canale) senza primo, ed ecco quindi la proposta completa, che costituisce il nostro terzo addendo.

Formazione professionale, arriva il modello lombardo

Oltre agli otto licei voluti dalla riforma Moratti, il nuovo sistema educativo regionale prevede quattro percorsi formativi, tutti parificati agli standard europei: qualifica di istruzione e formazione professionale (3 anni - II livello europeo Ects); diploma di istruzione e formazione professionale (4 anni - III livello); diploma di istruzione e formazione professionale superiore (5-7 anni - IV livello); diploma di alta formazione professionale (9 anni - V livello).
Dopo quattro anni di studi sarà possibile sostenere l’esame di maturità, utile anche per entrare all’università (o all’alta formazione: artistica, musicale e coreutica), purché si frequenti un corso annuale integrativo. I titoli potranno essere conseguiti anche attraverso percorsi di apprendistato
.


>>> continua...
Anna Pizzuti - 07-04-2004
La fretta - ha notato Milan Kundera -è nemica della memoria; non credo che sia amica di un’operazione complessa e coinvolgente come l’interpretazione letteraria.

Fino a che punto è sbagliata un’interpretazione sbagliata?

«Ciò che veramente conta non può essere contato », ha scritto Irwin Thompson

Citazioni tratte da: La valutazione nell’educazione letteraria di Guido Armellini




Il nostro viaggio all’interno dei progetti pilota che hanno preceduto l’istituzione del Servizio nazionale di valutazione non poteva non soffermarsi sullo strumento del quale ci si è finora serviti e del quale, senza alcun ripensamento, ci si servirà in futuro, in modo sistematico.

Si tratta dei test a risposta chiusa. Un tipo di prova nei confronti della quale si sono registrati, nelle scuole, entusiasmi a volte incondizionati, ma anche numerose critiche.

Un dibattito forte negli anni scorsi, soprattutto all’epoca della riforma dell’esame di Stato, poi affievolito, disperso, vuoi in una pratica acquiescente, meccanica e non controllata nella sua scientificità, vuoi nell’indifferenza.

E invece proprio ora sarebbe utile tornare a discuterne, ora che è diventato lo strumento per la valutazione, attenzione, non solo delle competenze degli alunni, ma dell’intera qualità della scuola.

Ne ho parlato per telefono con il professor Guido Armellini **, tenendo sul tavolo, lui ed io, le due prove di italiano del Progetto Pilota due.

La conversazione inizia con alcune riflessioni, proprio sulla tipologia di prova scelta dall’Invalsi.

Il test a risposta chiusa, anche se tarato scientificamente, a regola d’arte, risulta utile solo se viene usato per una ricerca a largo raggio, su un argomento delimitato o per raccogliere un dato elementare. Se si vuole, ad esempio, rilevare, se un certo numero di persone sappia cosa è il Parlamento, oppure cosa sia una somma e così via.

In ogni altro caso, mi chiedo cosa possa valutare. Ed a cosa possano servire i dati ottenuti, se non a dirci quanto,forse, in una parte del Paese una certa conoscenza sia più o meno consolidata rispetto a quanto si rileva in un’altra parte. Nulla di più.
Certo non ci consentono di formulare valutazioni caso per caso, scuola per scuola. Una cosa è rilevare dei dati, tutt'altra cosa è dedurne una valutazione localizzata.

Il guaio è che questi dati generici e "bruti" vengono resi pubblici, anche scuola per scuola, classe per classe, dando luogo inevitabilmente a "classifiche", ed innescando meccanismi difficilmente controllabili.

Così un dirigente potrebbe sentirsi valutato ed, a sua volta, valutare l’insegnante e il genitore potrebbe fare lo stesso per la scuola. Mentre, nella realtà, quella scuola potrebbe essere impegnata – e bene - su tanti fronti e quel’ insegnante potrebbe ritenere molto più importanti, per i suoi alunni, che conosce direttamente, altri ambiti, altre competenze, altri percorsi.

La scorrettezza dell'operazione consiste insomma nel far passare un mero rilevamento di dati nozionistici (scelto per di più con criteri assolutamente discutibili) per una “valutazione del servizio scuola”
.”

L’INVALSI difende la validità delle proprie scelte dichiarando che “i parametri usati durante la misura e nella fase di elaborazione ed analisi (sono) coerenti con quelli usati dai servizi di valutazione comunitari ed internazionali


>>> continua...

Anna Pizzuti - 26-03-2004
In queste settimane si sta svolgendo, in molte scuole il Progetto Pilota sulla valutazione del sistema di istruzione.

L’atmosfera è quasi quella di un rito per pochi iniziati. Di quelli che, nell’antichità, si svolgevano nei boschi sacri.

La ...
Anna Pizzuti - 13-03-2004
Durante il soliloquio a due o a tre, se ci aggiungiamo Bruno Vespa, del ministro e del suo paterno e avvolgente presidente del consiglio chaperon, sono state pronunciate molte parole in libertà.
Tra queste il riferimento alla sperimentazione di ...
Anna Pizzuti - 24-02-2004
Lo spettro di un secondo decreto si aggira nella scuola. Quello del decreto sull’alternanza scuola – lavoro, in attuazione dell’ articolo 4 della legge delega n.53/03.

L’esperienza ci ha insegnato che i documenti del MIUR vanno letti per tempo, ed ...
Anna Pizzuti - 14-01-2004
“Già da quarant’ anni gli scrittori scrivono dell’ Olocausto e continueranno sempre a scriverne”, pur essendo «in un certo qual modo [–] tutti quanti condannati al fallimento, perché ogni altra ferita e ogni altro malanno si può tradurre nella ...
Anna Pizzuti - 15-12-2003
Mi sembra sia stato Hegel a dire che il giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno.
Ma Hegel scriveva ai tempi dei “costruttori di carrozze” in epoca quasi preistorica, considerata la velocità frastornante con cui poi è avanzata la ...
Anna Pizzuti - 01-12-2003
Da più parti, compresi alcuni comunicati stampa emessi da qualche Ufficio Scolastico Regionale , si va dicendo che la mobilitazione in difesa del tempo pieno è pretestuosa, inutile e finalizzata a non meglio specificati obiettivi che con la scuola ...
Anna Pizzuti - 17-11-2003
«L'applicazione del tempo pieno alle elementari e del tempo prolungato alle medie è stata molto positiva, perché un gran numero di scuole ha utilizzato in maniera straordinariamente efficace le ore in più».

Inizia con questa straordinaria ...
Anna Pizzuti - 31-10-2003
Le pareti dei corridoi della mia scuola sono tappezzate da manifesti di un rassicurante color verde (lo dicono gli psicologi, il verde toglie l’ansia) che sintetizzano la riforma: un po’ di inglese, un po’ di informatica, un po' di tutor, studiare ...
Anna Pizzuti - 16-10-2003
Mishmarà è un termine ebraico che è tradotto con controllare, osservare, vigilare.

È scritto nella Torah in Genesi 32,25.

Scriviamolo nella vita di ciascuno di noi.

La sera del 15 ottobre, nel paese arrivò una donna vestita di nero. Essa ...
Anna Pizzuti - 22-09-2003
Napoli, 10 agosto 1945

Sua Eccellenza Il Sindaco Escusatemi del ritardo que io hò messo per vi mandare la mia fogle di via non ho avuto tempo car arrivata a Napoli hò dovuto prima cercare dove dormire et poi hò dovuto fare les pratique per le miei ...
Anna Pizzuti - 11-09-2003
Mi sono spesso chiesta se sia la Storia a farsi beffe di noi- in pratica di se stessa - o se siamo noi a volerle vedere a tutti i costi, spinti dalla nostra cattiva coscienza, dall'incapacità di imparare, di comprendere.

Una beffa - tragica - ...
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