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Autore Topic: Quelle impronte ai bambini rom:un gruppo di insegnanti di Roma  (Letto 2988 volte)
Luisa
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« il: 14 Luglio 2008 - 11:54:45 »

Quelle impronte ai bambini rom
un gruppo di insegnanti di Roma

Siamo un gruppo di insegnanti del 166° Circolo didattico "A. Gramsci" di Roma ed è un
sentimento misto di raccapriccio e vergogna che sentiamo e desideriamo esprimere nei
confronti della proposta del Ministro degli Interni Maroni di prendere le impronte ai bambini
rom. Non vogliamo nasconderci dietro a dichiarazioni di principio, in quanto siamo consapevoli
dei problemi posti ormai dalle diverse comunità criminali che “usano” i bambini per i loro scopi
non certamente onesti: questi problemi peraltro erano stati già segnalati dal precedente
Ministro degli Interni Amato. Ciò che troviamo ripugnante nell’attuale proposta è il fatto che
non potendo pensare di prendere le impronte a tutti i bambini che vivono in situazioni palesi o
marginali di criminalità, l’attuale governo abbia pensato di individuare un “capro espiatorio”,
rispetto ai problemi della sicurezza, nei bambini rom, di quei bambini che in modo generico
vengono definiti romeni, anche se appartengono a un’etnia di fatto apolide e, in quanto tale,
priva della protezione che l’appartenenza a uno stato garantisce.

Siamo insegnanti e operiamo in una zona a rischio, e nella scuola il principio dell’integrazione è
l’elemento centrale intorno a cui si svolge la nostra azione di insegnanti ed educatori.
Conosciamo molto bene sia i bambini rom che i bambini italiani a rischio sociale, perché
frequentano la nostra scuola, e ci “prendiamo cura” degli uni e degli altri, attraverso una
relazione educativa fondata sul riconoscimento dell’altro e sulla mediazione culturale di
contenuti e metodologie, e facciamo in modo che attraverso la scuola questi bambini- tutti!-
possano divenire davvero cittadini attivi di questo stato.

Quello che abbiamo dovuto registrare negli anni è, invece, spesso la solitudine della scuola
nell’affrontare a mani nude tutti i nodi e i problemi che il difficile processo dell’integrazione
comporta. Ci siamo misurati come scuola su poche risorse, umane ed economiche; in
compenso abbiamo avuto modo di misurare spesso la miopia delle istituzioni
nell’incapacità/diffidenza di avviare reali politiche di rete dei diversi servizi per migliorare la
prospettiva del futuro rispetto all’integrazione.

E oggi, la risposta è solo questa: la più iniqua, la più ingiusta- prendere le impronte dei
bambini rom!- perché la più facile da adottare e da fornire come effetto placebo, da una parte,
e propaganda, dall’altra, agli egoismi individuali e alle paure indotte nelle persone che, ahinoi!,
in larga misura hanno rinunciato a pensare.

Fabiana Fabiani, Paola Passagrilli, Maria Tita, Angela Costanzi, Maria Assunta Di Nubila,
Sabrina De Santo, Anna Miele, Maria Citera, Silvana Trinci, Francesca Pulvirenti, Antonia Di
Marco, Giorgia Giacobbe, Ester Rauci, Agata Marino, Federica Sparanero, Francesca Noto,
Marisa De Musis, Claudia Elisabetta
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