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Autore Topic: Cari colleghi e care colleghe non si può più tacere: dove siete?  (Letto 2142 volte)
Luisa
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« il: 15 Luglio 2008 - 12:13:31 »

Dove siete? di Emma Colonna (CIDI)
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05-07-2008

Dove siete, cari colleghi e care colleghe? Lo dico in modo lieve, e quasi sottovoce. Dove siete? Voi che avete lavorato tanto per la scuola, con tutti i governi e in condizioni sempre peggiori, semplicemente perché è il vostro lavoro e ci credete, al di là di tutto. Voi che anche se vi hanno sempre pagato pochissimo quando siete in classe con i ragazzini avete sempre fatto molto di più del vostro dovere. Dove siete? Dopo tanti appelli alle forze politiche, alle forze di governo, al Paese, è arrivato il momento di fare appello a noi stessi, perché la dignità della scuola la possiamo difendere solo noi. Ci hanno offeso in tutti i modi possibili e immaginabili. Ignoranti, fannulloni, assenteisti, sfigati, sostanzialmente incapaci e inaffidabili. Ma il coraggio e la dignità di scrivere al Presidente della Repubblica per difendere i bambini rom e il lavoro faticoso e lungo fatto con loro le maestre di Roma ce l’hanno avuto. E noi siamo con loro. Tutta la scuola democratica è con loro.

Non si può più tacere, e soprattutto non si può accettare che una proposta così vergognosa come quella di schedare i bambini rom venga accompagnata da argomentazioni del tipo: per portarli a scuola! per sottrarli al degrado! Come se quelli che sono ora paladini dell’obbligo scolastico nei confronti di questi bambini non fossero gli stessi che nelle stesse ore stanno preparando per la scuola pubblica italiana (perché è di questo che si tratta) la mela avvelenata della manovra economica. È il prezzo da pagare per garantire merito e qualità!

Ma vogliamo scherzare? Quale merito e quale qualità? E soprattutto: per chi? Lo dicano alle maestre che hanno scritto al Presidente. Lo dicano a tutti quei genitori che a settembre si accorgeranno che i loro figli sono in classi super affollate dove sarà impossibile lavorare. Lo dicano a tutti quegli insegnanti precari che cambiano scuola ogni anno e non riescono a dare un senso alla loro professionalità. Molti di loro sono preparati e colti, ma non si può lavorare decentemente se non si può programmare il proprio lavoro. Se non ci si può proiettare in un futuro, anche minimo, non si può costruire molto, in una classe. E allora? Di che cosa stiamo parlando?

Se il governo italiano vuole veramente garantire il diritto allo studio per tutti i bambini che sono sul territorio nazionale metta la scuola pubblica in condizioni di fare serenamente e seriamente il proprio lavoro. Fino ad ora, da sempre, gli unici ad andare a riprendersi i bambini che evadevano l’obbligo per riportarli a scuola sono stati gli insegnanti. Non c’era bisogno di schedarli, ma di guardarli negli occhi, e di riuscire a comunicare in qualche modo con i loro genitori. Il governo italiano aiuti quelle scuole, e non lasci sole le amministrazioni comunali a fronteggiare il degrado delle città. La vera sicurezza è in una politica di integrazione e di accoglienza, oltre che di civiltà. Adesso basta. C’è tanta buona scuola. Ognuno faccia la propria parte e si assuma le proprie responsabilità.

Facciamoci sentire, cari colleghi e care colleghe, altrimenti gli insegnanti, bastonati da tutti e un po’ confusi saranno, come nel coro dell’Adelchi, “un volgo disperso che nome non ha”.

 



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