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Globalizzazione - Il debito estero dei paesi poveri: gli interventi istituzionali orientati al ridimensionamento, gli effetti realmente previsti sulla situazione economica e sociale dei paesi debitori, le proposte più significative a livello internazionale.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione permanente
Tipologia: Materiale di studio

Abstract:

Il dibattito sul debito estero al Foro Sociale Mondiale

“Facciamo appello a tutte le organizzazioni e movimenti sociali partecipanti al FSM ed a quelle che non hanno potuto essere presenti a Porto Alegre, per portare avanti insieme una campagna per la IMMEDIATA ED INCONDIZIONATA CANCELLAZIONE DEL DEBITO ESTERO, debito illegittimo dei paesi del Sud, iniziando dai paesi vittime dello tsunami e da altri che hanno sofferto terribili disastri e crisi negli ultimi mesi. Appoggiamo i Movimenti Sociali del Sud che si dichiarano CREDITORI di debiti storici, sociali ed ecologici. Esigiamo il riconoscimento internazionale di questi debiti per evitarne l'incremento, per la restaurazione degli ecosistemi ed i risarcimenti alle popolazioni. Esigiamo bloccare l'esecuzione di "progetti ed accordi di integrazione", che facilitano il saccheggio delle risorse naturali nei paesi del Sud. Appoggiamo le richieste dei movimenti sociali di contadini e pescatori delle aree colpite dallo tsunami, affinché le risorse per l'emergenza ed il rilancio siano amministrate direttamente dalle comunità locali, evitando nuovo indebitamento, colonizzazioni e militarizzazioni.”
Il documento finale dell’Assemblea mondiale dei Movimenti sociali riuniti il 31 gennaio a Porto Alegre, sintetizza l’ampia convergenza e la comune strategia maturata durante il Foro Sociale Mondiale, giunto alla sua quinta edizione.

Raise your voice to get the debt dropped
Raise your voice to get the debt dropped © Christian Aid
Nel Foro FSM di quest’anno abbiamo rivoluzionato l’idea che noi popoli del Sud del Mondo siamo debitori: abbiamo preso coscienza che siamo i veri creditori”: il premio nobel per la Pace Perez Esquivel Adolfo inizia l’incontro di valutazione della rete continentale GIUBILEO-Jubileo Sud-Americhe avvenuto a Buenos Aires il 17 febbraio scorso.
E’stata una grande emozione re-incontrare compagni di viaggio con cui ho partecipato alla assemblea continentale dal 22 al 25 gennaio a Porto Alegre e tutta una serie di incontri e seminari al FSM.
Abbiamo costruito una vera comunitá alternativa con la partecipazione e il protagonismo di rappresentanti dei movimenti indigeni e contadini (con Miguel Palacin del Coordinamento delle Comunitá vittime dello sfruttamento minerario del Peru CONACAMI, Patricia Gualinga del popolo amazzonico di Sarayacu che lotta contro le imprese pretrolifere dell’Ecuador, Gladys del Movimento paraguyo delle donne contadine e indigene), di intellettuali come Camille Chambers della Piattaforma per uno sviluppo alternativo in Haiti PAPDA, come Adalys Vazquez del Centro Luther King di Cuba, di religiosi come il Vescovo Angel Furlan (coordinatore del programma di incidenza del debito estero illegittimo in America Latina – Federazione Luterana Mondiale – Argentina), Padre Angel Luis del CLAI di Porto Rico, attiviste internazionali come Beverly Keene (segretariato Jubilee Sud – Americhe), Rosi Wansetto (segretariato Jubileo Brasil), Sandra Quintela (PACs – Rio de Janeiro), attiviste ambientaliste del calibro di Aurora Danoso (Accion Ecologica – Ecuador) e Ivonne Yanaz (Oilwatch – Lima), giornalisti come Hector Arenas – Le Monde Diplomatique de Colombia, Lidy Nacpil – segretariato internazionale di Jubilee Sur (Filippine).
Nel documento finale la rete latinoamericana di Jubilee Sud ( www.jubileesouth.org/es www.jubileesouth.org/es ) invita “tutti i movimenti popolari e le organizzazioni sociali a livello mondiale di sommarsi alla lotta per l’immediato e incondizionato ripudio e annulazione del debito estero, contro la militarizzazione, la guerra e i Trattai di Libero Commercio e a favore del pieno rispetto della vita e la autodeterminazione dei popoli”.
Particolarmente significativa l’Assemblea dei popoli del Sud del Mondo creditori del debito sociale, ecologico e storico, realizzatosi il 29 gennaio attraverso l’organizzazione di Beverly Keene di Jubileo Sud – Americhe, Aurora Danoso e Augusto Padua dell’Alleanza dei Popoli del sud creditori del debito ecologico e Vinod Raina del movimento asiatico Sviluppo e Debito dell’India. Una sintesi del ricco dibattito è consultabile sul web.
Tra i numerosi partecipanti – circa 400, in maggioranza latinoamericani (anche se parallelamente è stato organizzato un incontro sullo stesso tema con la partecipazione di Giuseppe di Marzo – ASUD, che ha ricevuto una ridottissima attenzione malgrado fosse pubblicizzato in vari mass media italiani), la platea è rimasta colpita dalle parole di Dora Continas, Madre di Plaza de Mayo (Argentina) che ha denunciato che “si, siamo creditori ma che gran prezzo abbiamo pagato per essere oggi considerati come creditori. Il piano del terrore, il piano Condor con migliaia di desaparecidos è stata l’anticipazione di questa imposizione del debito e del libero commercio, che ha permesso l’entrata di politiche neoliberali in tutta l’America Latina. Per questo hanno eliminato giovani donne e uomini che lottavano contro il neoliberismo...”
Cito le esperienze del Paraguay e di Haiti.

Mercedes Canese, giovane docente dell’Universitá Nazionale di Asuncion, accompagna il Fronte popolare per la Energia ed i movimenti dei senza terra, spiega che “Il Paraguay ha una problematica particolare di debito. Il suo debito estero è di 2,4 mila milioni di dollari ed è molto inferiore al debito di entrambi le centrali idroelettriche binazionali Itaipù e Yacyreta, debito che non figura come debito estero perchè non conta con l’avvallo della Banca Centrale e raggiunge la cifra di 14 mila milioni di dollari per il Paraguay (proprietaria del 50%). Questo debito deve essere inteso come una strategia geopolitica gestita dai grandi “vicini” del Paraguay, cioè Argentina e Brasile, con l’obiettivo di frenare il suo sviluppo produttivo e mantenere la relazione di dipendenza che esiste dopo la guerra della Triplice Frontiera (Brasile, Argentina y Uruguay contro Paraguay nel periodo 1865-1870). Allo stesso modo che gli imperi utilizzano il debito estero come meccanismo di estrazione accellerata di capitale dei paesi poveri verso quelli ricchi, i sub-imperi del Brasile e Argentina estraggono capitali dal Paraguay. Una chiara conseguenza è l’elevato costo della energia elettrica per la popolazione e per la produzione, una contraddizione ingiustificabile considerando che Paraguay è l’unico paese con eccedenze di energia elettrica della regione. Per questo è stato molto importante che le organizzazioni sociali si stiano mobilitando perche hanno preso coscienza della relazione tra la necessitá di una tariffa sociale per l’energia e la cancellazione del debito delle binazionali.”

Camille Chambers della Piattaforma per uno sviluppo alternativo in Haiti PAPDA, ha evidenziato la “situazione critica che vive il popolo haitiano, in totale assenza di mezzi e servizi di base per garantire una vita dignitosa, ostaggio di una violenza generalizzata e di una crisi istituzionale aggravata dall’occupazione militare sui generis di USA, Francia e altri paesi latinoamericani. Anche se Haiti è stato il primo paese a liberarsi dalla schiavitù e per primo in America Latina a dichiarare la sua indipendenza nel 1804, Haiti è diventato uno dei paesi più poveri del Sud del Mondo e per questo Haiti ha bisogno della cancellazione del debito e della riparazione di tutto ciò che è stato saccheggiato e depredato. A fine marzo una missione internazionale della societá civile latinoamericana verra ad Haiti per verificare la situazione e rompere il muro di silenzio che attanaglia Haiti”.

Per documentare questo importante arcipelago di esperienze e di resistenze ho scritto vari articoli in spagnolo che sono stati pubblicati da varie agenzie di stampa indipendente come ALAI (Ecuador), Choike (Uruguay), Argenpress (Argentina), Rebellion (Spagna), MAS (Bolivia), Fronte zapatista di liberazione (Messico), Alleanza Sociale Continentale (Brasile), Campagna per l’annullazione del debito (Belgio).

TSUNAMI: mercificazione della tragedia
Il forum sociale mondiale ha chiesto la cancellazione totale, immediata e incondizionata dei 272 miliardi di debito estero degli undici Paesi colpiti dal maremoto nel sud-est asiatico e in Africa orientale.
Il 27 gennaio a Porto Alegre la rete GIUBILEO SUD ha organizzato una conferenza stampa per precisare che la richiesta non avrà nulla a che vedere con la proposta di moratoria lanciata nei giorni scorsi dal ‘Club di Parigi', composto dai Paesi ricchi che vantano i maggiori crediti.
"Proponiamo una soluzione definitiva, cioè l'annullamento del debito" spiega Rosilene Wansetto, del Coordinamento delle reti del ‘Jubilée Sud', che fa parte degli organizzatori del Forum. La proposta è stata discussa in uno degli undici ‘tavoli' di lavoro in cui sono suddivisi gli oltre 2.500 eventi dell'appuntamento brasiliano, al quale hanno partecipato circa centoventimila partecipanti; durante il Fsm si è costituito un osservatorio internazionale sul debito.
La richiesta di sgravare i bilanci dei Paesi devastati dallo Tsunami – che secondo gli ultimi e non definitivi bilanci ha ucciso 225.000 persone – si inserisce all'interno della campagna mondiale per l'annullamento del debito dei
Paesi poveri, che vede impegnate decine di organizzazioni, movimenti sociali, sindacati e intellettuali in tutto il pianeta, dove l’Osservatorio Indipendente sulla Regione Andina SELVAS è stato tra i promotori in Italia e che finora ha raccolto l’adesione di 200 organizzazioni a livello mondiale. "Il debito totale di questi Paesi ammonta a 1,6 miliardi di dollari: è uno scandalo. Nel 2004 questi stessi Paesi hanno trasferito 300 miliardi di dollari nel nord del Mondo soltanto per pagare gli interessi del debito" denuncia l'economista e politologo belga Eric Toussaint, presidente del Comitato per l'annullamento del debito estero del Terzo Mondo (www.cadtm.org).
Una giornalista di Liberazione ha raccontato la conferenza stampa sottolineando che “la prima uscita ufficiale non poteva essere più sentita. Gli applausi accolgono i rappresentanti della storica organizzazione Jubilee South così come gli interventi dei numerosi delegati venuti a portare il sostegno ai popoli colpiti dal maremoto. Colpisce la testimonianza del rappresentante dell'Aceh, regione situata all'estremo nord di Sumatra nella quale si combatte da vent'anni una feroce guerra civile, che implora, più che chiedere, la fine della repressione da parte dell'esercito indonesiano, e colpiscono gli interventi degli africani. Uno dopo l'altro prendono il microfono per dire che cancellare il debito va bene ma «quand'è che cominceremo a chiedere che ci venga restituito quello che ci hanno tolto?». Applausi, inevitabilmente, anche per il premio Nobel Esquivel, che sollecita il movimento a lanciarsi nella sfida di un cambiamento qualitativo più che quantitativo, nella strategia di lotta globale. Ma applaudono, delegati e giornalisti, anche i rappresentanti di piccole e drammatiche realtà come Haiti, paese colpito più volte dai fenomeni naturali negli ultimi due anni, e nel quale è all'opera uno dei modelli più spietati della mostruosa spirale degli "aiuti allo sviluppo", l'abbraccio mortale dei prestiti "disinteressati" di cui si riempiono la bocca i nostri governanti.
Camille Chalmers della "Piattaforma per uno sviluppo alternativo di Haiti" racconta degli uragani che, nell'estate del 2004, uccisero più di 3.500 persone. Pochi giorni dopo la Banca mondiale batteva cassa, esigendo il pieno pagamento della tranche di interessi prevista da parte di una paese in ginocchio. «Niente di nuovo sotto il sole: nel 2003 una conferenza di donatori riunita a Washington decise di stanziare per Haiti 1,5 milioni di dollari, l'80 per cento dei quali era destinato alla privatizzazione dell'acqua, degli aeroporti e dei trasporti. Un gran bell'affare per le multinazionali occidentali. Da noi gli aiuti allo sviluppo servono anche per pagare l'occupazione militare dell'isola, ratificata dalle Nazioni Unite, e a saldare gli interessi sul debito. Sono queste le basi del "miracolo" di uno dei paesi più poveri del mondo - 70 per cento di disoccupazione - diventato, in pochi anni, un esportatore netto di capitali».
Al di là della lacrima facile, dei marines con i bambini in braccio e dei ministri nostrani spediti a inaugurare gli ospedali da campo c'è ben altro, come sospettavamo in molti. Un meccanismo diabolico che ruota sui prestiti travestiti da aiuti. Per questo, a poche ore dal maremoto, la richiesta di cancellazione totale del debito di Jubilee South viaggiava già in rete, raccogliendo adesioni ovunque. Ma pochi giorni dopo, mentre le televisioni trasmettevano immagini agghiaccianti e un'incredibile quantità di comuni cittadini apriva il portafoglio, le banche multilaterali allo sviluppo concedevano nuovi prestiti con il beneplacito del Fondo monetario e della Banca Mondiale. Di mercificazione della tragedia parla Kusfiardi, il coordinatore della Coalizione indonesiana contro il debito che, come rappresentante del paese più colpito dallo tsunami, ha aperto la conferenza stampa dedicata al lancio ufficiale della campagna: «Nemmeno 230 mila morti sono stati sufficienti per fermare il business degli aiuti. Per questo, prima di entrare in una nuova spirale che renderebbe totalmente impraticabile qualsiasi ipotesi di ricostruzione, dobbiamo pretendere la cancellazione totale del debito estero per i paesi colpiti dal maremoto, e non condizionata al taglio dei sussidi di disoccupazione, delle spese sanitarie o di quelle per l'istruzione, come sono solite fare le agenzie di credito internazionali.» ha dichiarato Kusfiardi sottolineando che «Di tutto ha bisogno l'Indonesia oggi, meno che di nuovi debiti».
Ecco spiegato l'arcano del rifiuto degli aiuti da parte del governo indiano che «pressato da un movimento radicato e forte che da vent'anni pratica e teorizza l'autosufficienza» ha dichiarato Vinod Raina, di All India Popular Science Network, «ha rifiutato le offerte di aiuti che poi erano, in sostanza, soltanto offerte di nuovi prestiti. Se i governanti dei paesi ricchi vogliono fare davvero qualcosa per aiutare i milioni di persone che hanno perso le loro terre e i loro strumenti di lavoro basta fare una cosa estremamente logica e razionale, oltre che giusta: cancellare un debito finanziario che, fra l'altro, rappresenta soltanto una minima parte del debito ecologico prodotto da cinquecento anni di colonialismo. Solo in questo modo possiamo far sì che 230 mila persone non siano morte invano». (Fonte: Maremoto e aiuti, mercificazione della tragedia, Liberazione, 27.1.2005).

La risposta dell’Europa
In occasione della assemblea continentale della rete Giubileo Sud – Americhe avvenuta a Porto Alegre, Monica Frassoni (Co-Presidente del gruppo dei VERDI al Parlamento Europeo) ha inviato un messaggio che evidenzia “la simpatia nei confronti della comune lotta per la cancellazione del debito estero. Nel mese di gennaio 2005 abbiamo chiesto la cancellazione del debito dei paesi colpiti dal maremoto Tsunami durante la plenaria del Parlamento Europeo riunito a Strasburgo. In quella occasione abbiamo avuto l’opportunità di presentare una proposta di risoluzione sul debito estero dei paesi in via di sviluppo. Anche se non abbiamo la maggioranza, abbiamo potuto spiegare in base a dati innegabili che il pagamento del debito è un lento – o meno lento – suicidio per molti paesi, quando in realtá si è rimbolsato gia varie volte il debito attraverso il pagamento degli interessi. Questa spirale eterna strangola i paesi in via di sviluppo mentre hanno bisogno di uno sviluppo sostenibile ed autodeterminato.
Il problema del debito estero in generale si somma al fatto che molte volte i debiti sono stati contratti da parte di dittatori, senza che la popolazione locale avesse la minima influenza ne alcun profitto del denaro arrivato nei rispettivi paesi. Consideriamo che governi democraticamente eletti non dovrebbero essere responsabili per il pagamento di quel debito chiamato odioso.
In base alla nostra opinione, il debito dei paesi più poveri deve essere cancellato tutto una volta, affinchè il denaro liberato in questa operazione possa rimanere nei paesi del Sud e servire a scopi sociali, di educazione, salute, per il rispetto dell’ambiente, in base a decisioni prese dagli stessi paesi e in base a decisioni democraticamente controllate.
Allo stesso tempo, ci sembra inprescindibile cambiare le regole del Fondo Monetario Internazionale FMI e della Banca Mondiale come anche della Organizzazione Mondiale del Commercio, affinchè i paesi in via di sviluppo abbiano un futuro sostenibile e socialmente dignitoso”.

Lo spazio del Forum è stata un’occasione importante di condivisione anche per le organizzazioni dell’Europa (come per esempio ENRED – www.enredeurope.org, l’Osservatorio del Debito sulla globalizzazione della Catalogna – www.debtwatch.org, CADTM-Francia (Comitato per l'Annullamento del Debito del Terzo Mondo) – www.cadtm.org , Piattaforma Fiammenca di sviluppo sostenibile del Belgio – VODO). Il 15 ottobre 2004 si è realizzato a Londra un importante convegno dalla rete europea che si occupa di debito estero che sta preparando per il dicembre 2006 a Bruxel il Tribunale Internazionale del debito ecologico, della giustizia ambientale e dei diritti umani ( vedi: http://jades.socioeco.org/es/ ).
Yolanda Fresnillo, giovane sociologa dell’Osservatorio del debito nella globalizzazione (Spagna) – www.debtwatch.org (eravamo gli unici due europei in tutti gli incontri insieme alla delegazione di Jubileo Sud) mi ha commentato che “attraverso le varie attività e seminari del Foro FSM di quest’anno, ho pòtuto osservare il consolidamento della posizione dei movimenti sociali del Sud del mondo, che si considerano CREDITORI del debito storico, sociale ed ecologico nei confronti del Nord. Pero anche i movimenti del Nord che lottiamo per la cancellazione del debito estero siamo stati attivi, organizzando discussioni e coordinando future azioni. La riunione della Banca Mondiale e FMI in aprile e l’incontro dei G8 in luglio in Scozia, sono alcune date di un gran calendario di mobilitazione”.

La risposta dell’Italia
Sul versante italiano, ho cercato di attivare questo ponte di scambio tra Nord e Sud, dialogando con la rete SDEBITARSI, con Riccardo Moro della Fondazione “giustizia e solidarietá” (appoggiata dalla Conferenza Episcopale Italiana) – www.giustiziaesolidarietà.it , con Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della banca Mondiale – www.crbm.org e con il Senatore Verde Francesco Martone, segretario della Commissione Diritti Umani del Senato.

Antonio Tricarico della Campagna per la riforma della banca Mondiale ha accettato di appoggiare la posizione di Jubilee Sud, firmando il documento per la cancellazione incondizionata del debito dei paesi colpiti dal Tsunami, aggiungendo che “la posizione del Parlamento Europeo è stato un bizzarro compromesso. Tecnicamente phase out del debito non significa niente se non c`’e una tempistica, modalitá. In ogni caso è qualcosa in più sulla carta rispetto alla inutile moratoria offerta dal Club di Parigi. Credo cruciale ribadire che qualsiasi cancellazione, totale o parziale, deve essere non condizionata a FMI e Banca Mondiale. Noi crediamo che nel lungo periodo l’unica soluzione sia un arbitrariato indipendente, equo e trasparente sul debito che cancelli subito il debito, pubblico o privato che sia, trovato illegittimo ed odioso e consideri quanto cancellare della rimanente parte, che sarebbe esigua”.

Riccardo Moro della Fondazione Giustizia e Solidarietà mi ha raccontato dell’importante seminario internazionale che ha organizzato a fine novembre a Roma sul debito estero latinoamericano dal titolo “Dialogo para la incidencia en la reduccion de la deuda externa y la lucha contro la pobreza, en area andino-amazonica en el marco de la solidaridad Norte Sur” (gli atti sono on-line) e della delusione dell’incontro del Club di Parigi a meta gennaio che ha affrontato la questione del debito dei paesi colpiti dallo tsunami senza ancora risolverla. L’esperto economista, particolarmente ascoltato dalla Conferenza Episcopale Italiana, sottolinea che “l’Italia ha mostrato una certa attenzione per il problema, lanciando due interessanti operazioni di conversione di credito con il PERU’ e l’ECUADOR. Il primo in particolare, che trasforma 127 milioni di dollari di debito in finanziamento della lotta alla povertá, attraverso un comitato di gestione bilaterale italo-peruviano, ha suscitato l’attenzione di molti nelle reti di societá civile del continente. Ma non basta la creazione di un fondo per eliminare il problema. La lotta alla povertá richiede meccanismi di finanziamento che garantiscano in modo ordinario un continuo flusso di denaro che permetta di finanziare lo sviluppo. La cancellazione del debito è una companente del finanziamento dello sviluppo, ma non l’unica. Occorre collocarla nell’orizzonte più ampio che prende in considerazione i flussi finanziari originati dagli scambi commerciali, dai meccanismi di tassazione internazionale oggi inesistenti ma di sempre maggiore discussione, e dalla cooperazione, tuttora inferiore alla promessa dello 0.7 del Pil dei paesi ricchi.

Il Senatore Verde Francesco Martone, segretario della Commissione Diritti Umani del Senato, presente al FSM di Porto Alegre ha dichiarato che “la tragedia asiatica ci pone di fronte ad una grande responsabilitá e potrebbe rappresentare l’occasione per una inversione radicale dei processi di indebitamento e della soluzione dello storico problema del debito. E’ lamentevole che i paesi del G7 non vanno oltre la proposta della moratoria. Non si deve pagare questo debito! E noi parlamentari del Nord, creditori, abbiamo la grande responsabilità di dar voce alle proposte giuste, anche se difficili, affinchè si costruisca una via solidale ed equitativa di relazione tra i popoli”.

Parallelamente al Foro Sociale Mondiale, la rete della societa civile italiana SDEBITARSI (www.sdebitarsi.org www.sdebitarsi.org ) ha lanciato un importante appello inviato al Parlamento. Raffaella Chiodo, coordinatrice di Sdebitarsi, mi ha scritto che “l’assemblea di Sdebitarsi che si è tenuta a Roma l’8 febbraio scorso, la lanciato la raccolta di adesioni all’appello alla mobilitazione sul debito rivolto alla opinione pubblica e prima di tutto alla società civile e ha fissato un importante appuntamento da tenersi entro l’inizio di aprile, per dare vita ad una nuova e forte mobilitazione sul debito che raccolga il contributo di tutti e gli spunti che vengono dalle campagne del Sud e da Porto Alegre”.


Cristiano Morsolin, educatore-giornalista ed operatore di reti internazionali.
Co-fundatore dell’Osservatori Indipendente sulla regione Andina SELVAS – www.selvas.org
Dal 2001 lavora in America Latina, con esperienze in Ecuador, Peru, Brasile, Colombia, Chile.

http://unimondo.oneworld.net/article/view/104296/1/


http://www.campagne.unimondo.org/debito/index.html

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