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Storia
Il 10 agosto del 1944, Milano conobbe una delle pagine più dolorose della propria storia recente. In piazzale Loreto vennero fucilate quindici persone. La rappresaglia nazista seguì di poche ore lo scoppio di una bomba su un automezzo tedesco in viale Abruzzi. L' evento scosse la città e fu una svolta nell' inasprimento della lotta.
Archiviostorico.corriere.it

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione permanente, Alunni scuola media inferiore
Tipologia: Documentazione

Abstract:

Quel sacerdote che benedisse i morti di piazzale Loreto

Il 10 agosto del 1944, Milano conobbe una delle pagine più dolorose della propria storia recente. In piazzale Loreto vennero fucilate quindici persone. La rappresaglia nazista seguì di poche ore lo scoppio di una bomba su un automezzo tedesco in viale Abruzzi. L' evento scosse la città e fu una svolta nell' inasprimento della lotta. I poeti cantarono il dolore comune. Alfonso Gatto, in lode dei "martiri di piazzale Loreto", scrisse versi di pietà e di rabbia: "Era silenzio l' urlo del mattino, / silenzio il cielo ferito: un silenzio di case, di Milano". E Quasimodo: "O caro sangue nostro che non sporca / la terra / la morte non dà ombra quando è vita". Intanto il generale Kesserling metteva a punto il "bando contro i partigiani", che pubblicherà il 12 agosto. Il proclama autorizzava "azioni nella forma più energica contro le bande armate dei ribelli", quali: "una percentuale di ostaggi da passare per le armi" a fronte di "atti di sabotaggio"; rappresaglie "fino a bruciare le abitazioni"; "impiccare nelle pubbliche piazze i capi di bande armate"; "rendere responsabili gli abitanti di quei paesi" dove si verificassero interruzioni nelle linee telegrafiche, telefoniche, sabotaggi alla circolazione. Quel sacerdote che benedisse i morti di piazzale Loreto I GIORNI DELL' ORRORE 10 agosto 1944 Storia di un giovane prete inviato dal cardinale Schuster a fare opera di pietà tra i partigiani fucilati Gli esempi di solidarietà hanno permesso alla città di trovare la via della speranza e della pacificazione Piazzale Loreto dal 10 agosto è simbolo di scontro feroce, senza esclusione di colpi, di vendette, di atrocità. Neanche un anno dopo divenne cupo altare celebrativo della vittoria. Fu scelto per esporre, appesi in un rituale sinistro, i cadaveri di Mussolini, della Petacci e degli altri esponenti del fascismo uccisi con loro. Eppure c' è un altro volto di piazzale Loreto da rievocare. E il racconto aiuta a comprendere perché Milano non è stata travolta dalla crudeltà che pure l' ha attraversata, riuscendo a trovare la via del riscatto, della speranza, della pacificazione. E' la storia di un allora giovanissimo uomo di Chiesa, che il 10 agosto del 1944 in piazzale Loreto si recò per una missione speciale, dove vissuti individuali e compiti condivisi s' intrecciano e diventano emblema di una vicenda comune, nel segno della persona umana, della vita, della solidarietà fra le genti, della generosità, del futuro. Giovanni Barbareschi - questo il protagonista la cui storia ci aiuta a rievocare un passaggio tanto drammatico per Milano - il 10 agosto ha 22 anni. Ha già fatto le sue scelte, che di lì a tre giorni lo porteranno all' ordinazione sacerdotale. E' nelle «Aquile randage» di don Andrea Ghetti e Giulio Uccellini, gruppo clandestino di scout che si era ribellato alla soppressione decisa dal fascismo; è membro dell' Oscar (Organizzazione soccorsi cattolici antifascisti ricercati); con Carlo Bianchi, Teresio Olivelli, Franco Rovida, fa parte della redazione de «Il Ribelle», il giornale clandestino di cui il cardinale Martini quarant' anni dopo, ricordando i 174 preti ambrosiani attivi nella Resistenza (chiamati «ribelli per amore»), dirà «la loro "ribellione" è stata la scelta consapevole dell' umano contro il disumano». Ecco, appena Barbareschi apprende della fucilazione corre da Schuster. Chiede che fare. Il cardinale gli affida una consegna: «Va' e benedici quei poveri corpi». Barbareschi obietta che non è ancora prete. «Non importa - lo rassicura Schuster -. Tu vai a nome mio e porti la benedizione del tuo arcivescovo». Così lui corre in piazzale Loreto, benedice i fucilati, compone pietosamente i cadaveri ammucchiati, cerca nelle tasche i messaggi che questi avevano scritto per i loro cari, in modo da recapitarli al più presto alle famiglie. Riesce a compiere la sua opera di pietà, sino a che un soldato tedesco non lo strattona via. Tre giorni dopo Giovanni Barbareschi è ordinato sacerdote. A Ferragosto celebra la prima Messa, ma nella stessa notte le SS lo arrestano mentre aiuta alcuni detenuti politici ed ebrei a fuggire. A San Vittore resta 72 giorni, finché Schuster ne ottiene la liberazione. Il trattamento ricevuto è quello subito da molti detenuti politici. Quando va a ringraziare il cardinale questi si inginocchia e dice al suo giovane prete confuso sino alle lacrime: «Così la Chiesa primitiva onorava i suoi martiri. Ti hanno fatto molto male gli Alemanni?». Qualche giorno e don Barbareschi raggiunge le Fiamme Verdi in Val Camonica dove assicura l' assistenza religiosa. Pochi mesi e conosce ancora l' arresto, la fuga dal convoglio che lo sta portando in Germania, un nuovo arresto per le azioni in favore di ebrei e di clandestini. Ma se la cava e diventa anche «corriere di fiducia» nelle trattative segrete fra Comando alleato e Supremo Comando tedesco, al fine di risparmiare attrezzature civili e industriali al momento della ritirata. E il 25 aprile del ' 45 lo trova interprete ancora una volta della linea pastorale del suo arcivescovo. Ora sono i tedeschi e i fascisti da sottrarre a rappresaglie e vendette. Torna a incombere piazzale Loreto. Appena viene riferita a Schuster la notizia che là hanno appeso i cadaveri di Mussolini e dei suoi compagni di fuga, l' Arcivescovo avverte le nuove autorità. «Se non ponete fine allo scempio, vengo io a staccare e a comporre quei corpi». Nelle stesse ore Barbareschi, d' intesa con i Comandi Partigiani e il Comando Alleato si adopera per salvare il maresciallo Koch, il generale Wolff, il colonnello Dollmann, l' ufficiale SS interprete tra Hitler e Mussolini. Don Barbareschi riceverà attestati dalla Comunità Israelita, la croce al merito della Repubblica, la medaglia d' argento della Resistenza. E rientrerà nei ranghi, farà il prete, contribuendo a formare generazioni come insegnante di religione al liceo Manzoni, assistente alla Fuci, responsabile della Casa Alpina di Motta di Campodolcino. I vecchi amici si stanno stringendo a lui nel celebrare i sessant' anni di sacerdozio. Si aggiunge chi ha imparato ad apprezzarlo quando Martini l' ha voluto al fianco alla «Cattedra dei non credenti», esperienza di incontro e riconciliazione in nome dell' uomo e delle idee che per don Barbareschi ha radici lontane di lutti e dolore, ma anche di indomite speranze, d' agosto in piazzale Loreto. Lì fare oggi memoria è sconfiggere la morte e credere nella forza della vita. Marco Garzonio La cerimonia Ricorre oggi il sessantesimo anniversario dell' eccidio di piazzale Loreto. Alle 9.30, il sindaco Gabriele Albertini ricorderà i quindici combattenti della Resistenza fucilati il 10 agosto 1944 depositando corone di fiori davanti alla stele nella piazza. Alla commemorazione interverrà anche l' assessore alle Culture e alle Autonomie delle Regione Lombardia, Ettore Albertoni. In serata, alle 21, il vicepresidente dell' Anpi, Elio Oggioni, Sergio Fogagnolo e Sergio Temolo, due dei figli dei quindici martiri, parteciperanno alla manifestazione celebrativa. Commemorazione

Garzonio Marco

Pagina 043.046
(10 agosto 2004) - Corriere della Sera



http://archiviostorico.corriere.it/2004/agosto/10/Quel_sacerdote_che_benedisse_morti_co_7_040810038.shtml

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