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Wsis, 170 nazioni al summit di Tunisi -La posta in gioco è alta: la gestione della Rete, oggi appannaggio dell'Icann, organismo Usa no-profit, che paesi come Cina e Iran vorrebbero nelle mani dell'Onu

Lingua: Italiana
Destinatari: Insegnanti, Formazione post diploma, Alunni scuola media superiore
Tipologia: Documentazione

Abstract:

Sul tavolo, la governance del Web e un fondo internazionale contro il divario digitale

Wsis, 170 nazioni al summit di Tunisi

All'incontro internazionale sulla società dell'informazione promosso dalle Nazioni Unite, si confrontano capi di stato e di governo e decine di ministri. La posta in gioco è alta: la gestione della Rete, oggi appannaggio dell'Icann, organismo Usa no-profit, che paesi come Cina e Iran vorrebbero nelle mani dell'Onu .

rappresentanti di 170 nazioni partecipano da oggi a venerdì a Tunisi al World Summit on the Information Society, il summit internazionale sulla società dell'informazione promosso dalle Nazioni Unite. Per favorire una maggiore "democratizzazione" dell'Onu, il vertice si apre ai privati con un approccio "multistakeholder": offre cioè "un'opportunità unica a tutte le parti in causa di riunirsi in un incontro ad alto livello". Oltre a una cinquantina di capi di stato e di governo e decine di ministri, tra i 14.000 delegati ci sono dunque anche gli esponenti dell'industria ICT e della società civile organizzata. Nella città maghrebina, assistono ai lavori per trovare la formula di governo più adatta per Internet e per creare un fondo internazionale che aiuti i Paesi poveri a superare il gap digitale.

 

Il punto della governance è il più delicato. La rete di comunicazione mondiale, creata per motivi militari negli anni '60 dagli USA, è controllata oggi dallo stesso governo americano. Dal 1998, Washington ne ha affidato l'amministrazione alla società privata "no profit" californiana Icann, che gestisce i suffissi e gli standard della rete sotto la sorveglianza del ministero del commercio. L'egemonia statunitense, affermano i rappresentanti dell'esecutivo Usa, è motivata dalla necessità di non aprire il Governo della Rete ai Paesi che reprimono la libertà d'espressione sul web.

 

Nazioni come la Cina, l'Iran e la Siria chiedono invece che la sovranità di Internet sia affidata all'Onu, mentre la UE propone la creazione di un Forum internazionale. Lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ha bocciato la prima ipotesi, poiché teme "un trasferimento delle prerogative dell'Icann all'Onu, dove i paesi più repressivi del pianeta, che mettono in carcere gli internauti, hanno lo stesso peso degli Stati democratici".

 

A proposito di diritti umani, suscita critiche unanimi da parte delle organizzazioni umanitarie e giornalistiche la scelta di Tunisi come sede del Smsi. Il Paese nordafricano è accusato infatti di continue violazioni, perpetrate anche in questi giorni con aggressioni e censure ai danni di giornalisti. La Federazione nazionale della Stampa Italiana ha garantito la propria partecipazione al Summit "con una presenza critica", poiché dall'agenda dell'incontro "grandi assenti sono i temi della libertà di stampa e dei diritti umani".

 

Una delle fonti d'informazione più dirette sulla questione è il diario on line, all'indirizzo bertola.eu.org/toblog, dell'ingegnere elettronico torinese Vittorio Bertola, promotore di Vitaminic ed ex dirigente di Omnitel Vodafone, autore di libri e articoli tecnici ed oggi rappresentante degli organismi di gestione tecnica di Internet a livello nazionale e internazionale.

 

Nel suo Blog, l'attuale dirigente della società informatica Dynamic Fun, inserisce in questi giorni il resoconto della sua partecipazione al Summit. "L'accordo sulla governance di Internet più o meno c'è ma non si è ancora risolto in un accordo vero e proprio e firmato col sangue. L'intera giornata è stata spesa in indecorose negoziazioni, con gli americani che accetterebbero di eliminare le loro parentesi quadre dal paragrafo 76 (creazione del forum) se gli algerini accettassero di eliminare quelle sul paragrafo 78 (garanzia che il forum non abbia un ruolo di controllo), ma loro non accettano se non vengono eliminate quelle al paragrafo 67, che però sono legate a una lunga discussione sul paragrafo 75, e così via.

 

L'Unione Europea, comunque, si è svegliata dal letargo e ha tirato fuori una nuova proposta per il paragrafo 75 - quello chiave, che si occupa della riforma di Icann e del ruolo dei governi - che è stata da tutti applaudita e poi usata come punto di partenza per cercare di reinserire tutti i punti contestati delle versioni precedenti". Le minacce perpetrate contro i difensori dei diritti umani dal regime del Presidente Ben Ali, al governo da 18 anni, suscitano la condanna delle Ngo internazionali e dei militanti democratici tunisini. Questi ultimi hanno iniziato il 18 ottobre uno sciopero della fame per attirare l'attenzione internazionale sulle drammatiche condizioni in cui versa la libertà di parola in Tunisia.

 

"I personaggi scomodi della comunità locale -scrive Bertola nel suo blog- per quanto invitati a parlare, non possono nemmeno entrare al Summit, visto che il governo tunisino ha ottenuto che venisse negato loro l'accredito". La mobilitazione internazionale e locale sfocia, da oggi a venerdì, anche in un contro-summit, il Sommet Citoyen sur la Société de l'Information (Scsi), organizzato dal coordinamento di oltre 60 associazioni Iris (Imaginons un réseau Internet solidaire), ed illustrato sul sito web www. iris.sgdg.org. Un incontro che dovrebbe costituire un nuovo importante risultato fermo nella lunga tradizione di Conferenze e Summit dell'Onu integrate da iniziative organizzate da gruppi e associazioni di base.

 

Come, ad esempio, la Conferenza del Cairo su Popolazione e sviluppo (1994), quella di Pechino sulle Donne (1995) o il Summit di Monterrey sul Finanziamento per lo sviluppo. Intanto otto esponenti dell'opposizione al regime di Ben Alì, fra cui Lotfi Hajji - presidente del sindacato dei giornalisti tunisini - hanno avviato in questi giorni uno sciopero della fame chiedendo la liberazione di tutti i prigionieri d'opinione e il rispetto della libertà di espressione e di associazione in Tunisia. La denuncia più forte sulla situazione in Tunisia giunge da uno dei partecipanti al digiuno di protesta, Ayachi Hammami, segretario generale della sezione di Tunisi della Lega Tunisina dei diritti dell'uomo.

 

Racconta Hammami al magazine on line PratoBlog: "Con la nostra lotta perseguiamo i seguenti obiettivi: libertà d'espressione, libertà di stampa, libertà d'associazione, mettere fine alle sofferenze e soprattutto alla tortura dei prigionieri politici, amnistia generale per tutti i prigionieri politici. Ci sono gruppi che hanno aderito alla nostra iniziativa in altre undici città tunisine ed all'estero, a Londra, Parigi, Berlino, Copenaghen".

 

I rischi che corrono gli oppositori al regime di Ben Ali, sono tanti. La prigione prima di tutto. A volte a seguito di un processo-farsa, altre volte senza neanche un processo. Inoltre intimidazioni, pressioni d'ogni genere sui familiari amici e parenti. Perdita del lavoro. Spesso viene ritirato il passaporto. Quasi sempre chi è in odore di opposizione al regime è oggetto di violazione costante dei più elementari diritti umani. Telefono sotto controllo, sorveglianza a vista 24 ore su 24, provocazioni continue da parte della polizia politica, con aggressioni fisiche...".

 

A proposito di libertà di stampa, denuncia ancora Hammami: "L'Agenzia Tunisina Internet sorveglia 24 ore su 24 ogni sito che parla della Tunisia o del suo presidente. Ci sono circa 10 testate di giornali e 5 radio libere in attesa di un'autorizzazione che non arriva da anni, oltre a più di 200 associazioni di laici e democratici. La costituzione di un sindacato dei giornalisti tunisini, per la quale è stata presentata istanza di riconoscimento al ministero degli interni, è stata vietata".



http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,121114,00.html

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