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Religione
Pluridisciplinare
Intercultura
Ottobre 1999 - L'ASSEMBLEA INTERRELIGIOSA DI ROMA

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Documentazione

Abstract:

Dal n. 1/2000 di AFRICA
L'ASSEMBLEA INTERRELIGIOSA DI ROMA


di Aldo Giannasi

PISAI - Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica 

Dal 24 al 28 Ottobre 1999 si è svolto in Vaticano un incontro che ha riunito oltre 200 delegati e rappresentanti delle principali religioni del Mondo. Che cosa si è detto, che cosa si è deciso, in quale atmosfera sono stati vissuti quei giorni? P. Aldo Giannasi ha intervistato 4 partecipanti, venuti al PISAI dopo l’incontro, come pure Mons. Michael Fitzgerald, principale artefice dell’Assemblea, e ha raccolto le loro impressioni.

"Per me ebreo, essere alloggiato in Vaticano, accolto in fraternità, invitato a sedere nella Sala del Sinodo... Quali parole potrebbero esprimere l’intima emozione che ho provato?Nella casa degli ospiti di Santa Marta, dove soggiornano i cardinali che partecipano al Conclave, mi sono stati serviti i pasti "cascer" (cibi preparati secondo le regole alimentari ebraiche) e mi sono sentito in casa mia". Così si è espresso il Gran Rabbino della Comunità Ebraica francese René Sirat. La sua riflessione può essere considerata l’espressione, semplice e vera, di ciò che hanno provato i circa 200 rappresentanti delle principali religioni mondiali, presenti all’Assemblea Interreligiosa, tenutasi in Vaticano dal 24 al 28 Ottobre scorso.
Si è trattato di un avvenimento di portata storica, svoltosi 13 anni dopo l’Incontro di Preghiera interreligiosa di Assisi. Giovanni Paolo II l’ha voluto in questo particolare momento per due motivi. Il 1999, nella sua prospettiva di preparazione del Giubileo, è l’anno dedicato al Padre: quale segno più eloquente di un’assemblea interreligiosa, per mostrare che l’umanità costituisce una sola famiglia, quella di Dio? E c’è un secondo motivo più concreto: le religioni, pur nella loro diversità, hanno un contributo da dare al terzo millennio che bussa alle porte."I rappresentanti sono stati invitati a Roma, afferma Mons. Michael Fitzgerald, principale artefice dell’Assem blea, non per discutere sulle loro credenze, ma per gettare insieme uno sguardo lucido sul mondo d’oggi e definire quanto si può fare insieme per renderlo più abitabile e fraterno nel futuro".Per un’azione comuneLo svolgimento dell’Assemblea non ha disatteso le speranze del Pontefice. Senza nessun dubbio.
L’atmosfera di fraternità che si è stabilita fin dall’inizio fra i delegati ne è la prova: "Ciò che mi è piaciuto di più? E’ l’ambiente fraterno che ho trovato, testimonia il Dr Saud Al Maula, intellettuale libanese di spicco, musulmano. Ho vissuto insieme a gente che non conoscevo in un’atmosfera di solidarietà e di simpatia. D’ora in poi mi sento coinvolto ogni volta che c’è qualcosa che tocca da vicino un Indiano americano, un Indù...". E numerosi sono quelli che hanno sottolineato l’atmosfera di gioia che ha permeato l’incontro, come Omar Akalay, marocchino, "Giovedi 28 Ottobre, prima di recarci in piazza San Pietro per la cerimonia conclusiva, ci siamo riuniti per la preghiera. Subito dopo, un Giordano ha spiegato, in arabo, il senso profondo di questo incontro interreligioso. Un Ghaneano gli è succeduto, esprimendosi in inglese. I Musulmani presenti all’Assemblea Interreligiosa erano felici di essere là!".Speranza realizzata anche per ciò che riguarda il lavoro dei delegati. Roma 1999 non ha voluto essere una semplice ripetizione di Assisi. Quel primo incontro del 1986, era stato pensato come un momento di preghiera interreligiosa per la pace. Quest’anno l’Assemblea è stata impostata molto più sullo scambio di idee tra i partecipanti e sulla discussione.
Ovviamente la preghiera non è mancata sia nella Sala del Sinodo che ad Assisi, dove i delegati si sono recati sulla tomba del Poverello il 27 Ottobre. Una preghiera in silenzio, però, nella quale ognuno ha potuto raccogliersi e meditare. Il contributo di riflessione dei partecipanti è stato un contributo di peso. Divisi in gruppi linguistici (otto in inglese e due in francese), hanno avuto carta bianca per esaminare e stigmatizzare i mali del nostro mondo e per ricercare una linea comune di azione che unisca tutti i credenti e gli uomini di buona volontà. Il messaggio finale pubblicato di seguito (pag.23-24), può dare un’idea del lavoro svolto. Mons. Fitzgerald ne riassume le dimensioni essenziali in questi termini: "Nessuna istituzione, nessuna religione può affrontare i gravi problemi di questo mondo da sola. E’ unicamente unendoci e aiutandoci che arriveremo ad aver ragione delle situazioni inumane di cui siamo testimoni, per costruire un mondo di pace vera e duratura. Si è preso coscienza del fatto che le religioni possono essere manipolate e sfruttate a fini politici e per interessi economici. E’ avvenuto spesso nel millennio che si chiude. Non vogliamo più ripetere questi errori".
E’ da notare che il documento finale è stato sottoscritto da tutti. Piena, per esempio, la soddisfazione del dottor S. Mirdamadi dell’Iran che vi ritrova il suo pensiero. "Già dal primo giorno, fa notare, ho proposto all’Assemblea il progetto di un testo che metta in evidenza le linee di forza comuni nelle nostre religioni. Esiste un terreno d’incontro". Ed è a partire da esso che si sono scelti obiettivi condivisi.Religione al femminileLa religione, affare maschilista! Non è stato il caso dell’Assemblea Interreligiosa. Su circa 200 delegati, 45 erano donne. Un buon venti per cento dunque. Ma non è solo il numero che conta. Le donne hanno saputo fare la loro parte.
L’unico discorso di introduzione ai lavori è stato affidato alla Signora Theresa Ee Chooi, cattolica, della Malesia. Omar Akalay non nasconde la sua sorpresa a questo proposito: "Sono contento che sia stata una donna a presentare la dottrina della Chiesa Cattolica all’Assemblea Plenaria. Mi è parsa una grande novità che merita di essere imitata". Presenza femminile anche fra i moderatori dei gruppi di studio e nel Comitato dei Saggi, incaricato di esaminare e risolvere eventuali difficoltà fra i delegati.Forse è stata questa presenza delle donne ad imprimere all’incontro quello spirito di famiglia, improntato a tenerezza, che tanti delegati hanno sottolineato in tutta verità. Un piccolo episodio, dal sapore dei "fioretti", raccontato da Mons. Fitzgerald, ne è conferma: "Dopo la fiaccolata in piazza San Pietro, alla fine del discorso del Papa, un indù si è avanzato per chiedere perdono per i torti fatti subire ai Cristiani dagli Indù nei tempi recenti. Non ho retto all’emozione, aumentata anche dalla intensità degli impegni di questi giorni e gli occhi mi si sono riempiti di lacrime. Una monaca buddista che era accanto a me, lo ha notato e con semplicità mi ha teso un fazzolettino di carta".Limiti e speranzeLa perfezione non è di questo mondo e nemmeno di un’assise come quella di Roma. I limiti non sono mancati. Alcuni evitabili, altri no. Il vescovo Fitzgerald ammette. "Ho sentito il rammarico di molti per la brevità dell’incontro. Sono venuti dai quattro venti, numerosi, volevano restare un po’ di più insieme. Ma come fare? Anche la scelta di due lingue sole, il francese e l’inglese, ha fatto problema. Un monaco buddista della Mongolia aveva un messaggio da trasmettere, ma come farlo in una lingua che balbetta appena?".
Un avvenimento complesso questo dell’Assemblea, dai mille risvolti. Omar Akalay ha rimpianto l’assenza dell’America Latina e di un gruppo di lingua spagnola. "Questo Continente ha conosciuto una transizione verso la democrazia che interessa me come musulmano". Per il Gran Rabbino di Francia bisognava invece portare l’attenzione anche sul modo di fare arrivare il messaggio dell’incontro alle parrocchie, alle sinagoghe, alle moschee... "I pastori, ha detto, sono lontani dal gregge".Tutti questi limiti reali e innegabili, sono poca cosa però se confrontati all’esperienza positiva e ricca dei partecipanti e alle speranze che ha suscitato in loro l’Assemblea. Il no che hanno sottoscritto alla violenza e ai fondamentalismi nel comunicato finale è un appello che può scuotere molte coscienze nel mondo.
E’ un programma da attuare. Ma c’è qualcosa che si è già realizzato nella persona dei delegati e che resterà, per sempre: "Come non restare sconvolti, quando si vede un Rabbino e un Americano nero musulmano parlare al microfono in Piazza San Pietro? Un gran numero di letture risalgono alla memoria", confessa Omar Akalay. E Saud al Maula da parte sua: "Per noi musulmani, trovarci accanto a Buddisti e Indù e scoprire la loro spiritualità autentica è una grande novità. Nella nostra tradizione non siamo portati a considerarli dei credenti veri. Ho rivisto il mio atteggiamento e l’ho rivisto anche di fronte a quei laici di buona volontà che rispettano la fede e cercano". Non è il primo incontro interreligioso cui ha partecipato, ma è quello che ha provocato in lui più riflessione e anche risoluzioni concrete: "Faccio parte del Gruppo di dialogo islamo-cristiano del Libano. La settimana prossima cercheremo di mandare qualcuno a Nazareth per tentare di far fronte prima che la situazione si aggravi irreversibilmente". Il risultato più importante è già in atto: è la trasformazione dei partecipanti di tutte le tradizioni religiose, Cristiani compresi: il vivere assieme in fraternità, ascoltandosi, conoscendosi in tutta verità, produce un modo di essere nuovo in cui lo Spirito del Signore è presente ed opera.Sorprendentemente i mass media italiani (radio, tv, giornali) hanno dato pochissima importanza all’avvenimento. Ma forse, come è stato per Assisi nel 1986, si continuerà a parlarne per lungo tempo nel secolo che si apre e anche al di là.



http://www.cadr.it/Dialogo%20Interreligioso/00-1-giannasi.htm

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