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Storia
Transdisciplinare

*Triangolo rosa Sangue e suolo, o della legge sessuata della "specie" - Contributo di Paola Guazzo sulla persecuzione e l'internamento dei gay e delle lesbiche nella Germania nazista (1933 - 1945)



Lingua: Italiana
Destinatari: Formazione permanente, Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Materiale di studio

Abstract: Triangolo rosa

Sangue e suolo, o della legge sessuata della "specie"

Contributo di Paola Guazzo

Persecuzione e internamento dei gay e delle lesbiche nella Germania nazista (1933 - 1945)

Internamento e " homocaust"

1871 - Nel Codice Penale del Reich bismarckiano, al paragrafo 175, si legge: "Un atto sessuale commesso fra due persone di sesso maschile e' punibile con il carcere e con la perdita dei diritti civili."
1933 - Con l'avvento dei nazisti, l'applicazione della legge e' resa piu' severa; e' altresi' proposto un suo inasprimento.
1934 (30 giugno) - Ernst Röhm, apertamente e notoriamente omosessuale, capo di Stato maggiore delle SA nonche' braccio destro di Hitler e Goebbels nella conquista del potere, viene arrestato da Hitler in persona a Weissee, incarcerato e immediatamente ucciso.
Il paragrafo 175 viene revisionato in senso esplicitamente e aspramente persecutorio nei confronti dell'omosessualita' maschile: "Un uomo che commette un reato sessuale con un altro uomo sara' punito con la prigione fino a 10 anni".
Le persone condannate a causa del paragrafo 175 sono costrette a indossare un triangolo rosa.

   Nel 1933 vengono inoltre promulgate misure per la protezione dai "crimini sessuali" e la relativa prevenzione: i giudici potevano ordinare la castrazione di chi fosse colto a commettere atti sessuali in pubblico, inclusi gli atti omosessuali.
Un memo di Himmler, datato maggio 1939, autorizzo' che i prigionieri dei campi di concentramento potessero essere costretti alla castrazione.

   Negli anni 20 Berlino si era trasformata in un notorio e apprezzatissimo Eden omosessuale: le lesbiche e i gay potevano vivervi apertamente e dichiaratamente, partecipi di un autentico fervore culturale underground di artisti e intellettuali. Con l'avvento dei nazisti al potere la vita lesbo-gay della capitale tedesca fu brutalmente oscurata e cancellata.
Dal 1933 al 1945, a causa del paragrafo 175 , centomila uomini furono arrestati e accusati della propria omosessualita': alcuni furono incarcerati, altri internati nei campi di concentramento. Ne sopravvissero circa quattromila.

   Oggi - che si sappia - ne restano in vita solo una decina. Cinque di questi sopravvissuti all'"homocaust" nazista hanno deciso di fare coming out raccontando le proprie storie di perseguitati e internati in Paragrafo 175, un film-testimonianza di Rob Epstein e Jeffrey Friedman presentato nel 2000 al Sundance film -festival (premio della giuria per la miglior regia di documentario) e premiato anche al festival di Berlino 2000 con l'Orso d'oro nella stessa sezione. Il sito ufficiale del film e': http://www.tellingpictures.com/films/5.html

   Paragrafo 175 copre visivamente una grave lacuna storica e documentaria su uno dei piu' aberranti e ancor oggi quasi completamente occultati capitoli della storia del Terzo Reich, facendo parlare i corpi e le autobiografie dei sopravvissuti: quelli del gay "partigiano" della resistenza ebrea che trascorse tutta la guerra ad aiutare chi si nascondeva dalle SS a Berlino; della lesbica ebrea che riusci' a fuggire in Inghilterra grazie alla donna di cui si era innamorata; quelli del fotografo tedesco che fu incarcerato per la sua omosessualita' e al rilascio si arruolo' nella Wehrmacht perche' "voleva stare con gli uomini"; infine il ragazzo alsaziano che vide il suo uomo torturato e ucciso in un lager.
Storie di lesbiche e gay sopravvissuti, raccontate con coraggio e amarezza, ma anche con l'ironia e l'humor così frequenti e amabili in persone che hanno da sempre coscienza del prezzo sociale della propria scelta.
   Paragrafo 175, attraverso il racconto del coraggio personale di fronte a quella che Hannah Arendt chiamo' "banalita' del male", all'amministrazione quasi burocratica della violenza operata nei lager nazisti, solleva molte questioni provocatorie e attualissime sulla memoria, la storia e l'identita' della comunita' lesbica e gay e sui tentativi di cancellazione e "revisione" attualmente operati da correnti storiografiche tendenziose e capziosamente mistificanti.


Lesbiche e "homocaust"

"Su due pagliericci in alto vivevano tre triangoli rosa, lesbiche danesi (o norvegesi?) che ignoravano l'universo intero, sempre intente a lavarsi e pettinarsi tra di loro, pulitissime per quell'ambiente, fini, smunte, si coprivano di premure e di carezze fino a notte alta, consumate da un ardore vicendevole che le faceva apparire felici ai nostri occhi , al di la' della fame e dalla brutalita', completamente immerse nelle reciproche tenerezze. Interpellate, rispondevano educatamente ma a monosillabi, affrettandosi a rifugiarsi sul loro pagliericcio. A volte le vedevo imboccarsi a turno tutte e tre dalla stessa gavetta."

   Questo icastico brano tratto dal best-seller Deviazione di Luce D'Eramo (Mondadori, Milano 1979, 256) e' l'unica testimonianza italiana - probabilmente l'unica anche nell'ambito dell'intera memorialistica sull'internamento - dell'olocausto lesbico (il campo di internamento dove l'autrice fu reclusa nello stesso block delle lesbiche "danesi o norvegesi" e' quello di Dachau, situato nei pressi di Monaco di Baviera, oggi visitabile).
Ci sono noti solo cinque casi di lesbiche internate a causa della loro sessualita' e non per motivi razziali.

   Nel paragrafo 175 della legge nazista contro l'omosessualita' non e' menzionato il "crimine sessuale" del rapporto fra donne. Sulla non-menzione del rapporto lesbico nei codici penali moderni, e quindi sulla sua non-punibilita' a livello meramente legale - le esclusioni sociali, come ben si sa, sono altra cosa - e' interessante considerare quanto scritto da Paola Lupo nel fondamentale, direi magistrale, saggio di storia dell'omosessualita' femminile Lo specchio incrinato:
"La concezione della sessualita' umana (…) pare basarsi sul postulato secondo il quale non esiste sessualita' all'infuori di quella maschile, o di quella che si figura come complementare a quella maschile. Circoscritto il discorso entro questi confini, l'omosessualita' fra donne, quando non venga negata o ritenuta poco piu' di un gioco magari un po' troppo licenzioso, deve essere formulata con proposizioni tendenti a ricondurla entro i limiti del modello prestabilito e non potra' configurarsi che come un'imitazione dell'atto penetrativo maschile. Ma poiche' tale atto viene assunto come segno "naturale" della superiorita' dello status virile, solo chi e' investito di tale status potra' seriamente compromettere la validita' del suo fondamento legittimante e agire << contro natura >> ovvero contro l'ordine sociale. Il suo sara' un tradimento consumato all'interno delle mura stesse del palazzo, un rinnegamento volontario che incrina quella immagine speculare su cui gli uomini costruiscono la loro identita'. (…)"
Pochissimo (percio') e' dato di sapere sul modo in cui, di fatto, esse vivessero i loro amori o su cosa ne pensassero, e neppure possono essere indicativi sulla loro diffusione le asserzioni di inesistenza o i lunghi periodi di assenza dell'argomento dai discorsi ufficiali, essendo la negazione e il silenzio, oltre che indice di disinteresse, anche la forma piu' efficace di repressione e tolleranza insieme (P. Lupo, Lo specchio incrinato, Marsilio, Venezia 1998, 12-14).

   Le lesbiche tedesche soffrirono socialmente le stesse "pene" inflitte agli omosessuali maschi: la distruzione di club e di associazioni culturali, la messa al bando di pubblicazioni e riviste lesbiche, la chiusura o la sorveglianza poliziesca dei luoghi d'incontro. I gruppi visibili di amiche si smembrarono e si riaggregarono in "giri" privati. Molte interruppero i contatti sociali e cambiarono addirittura luogo di residenza.

   Gli stili di vita di un'amplia comunita' urbana, che favoriva l'estrinsecazione di diverse identita' lesbiche, avevano cominciato a diffondersi agli inizi del Novecento: con l'avvento al potere dei nazisti se ne perse ogni traccia percorribile. Gli effetti di questa silente"Stonewall" lesbica berlinese continuarono anche nel clima del dopoguerra, nella Germania democristiana e adenaueriana.

   La Gestapo e la Kriminalpolizei, fin dai giorni dell'assassinio di Röhm (1934), concentrarono le proprie aberranti energie sui maschi omosessuali in quanto "nemici" dello Stato (cfr. le considerazioni di Paola Lupo, supra).
La scarsita' delle fonti reperibili non offre una sufficiente documentazione circa la persecuzione giudiziaria delle lesbiche e di come questa avvenisse - per esempio in seguito a una denuncia alle autorita'. Alcuni rari documenti indicano che la polizia conservava nei suoi archivi rapporti sulle lesbiche, come d'altronde facevano altre organizzazioni del Partito Nazionalsocialista, del tipo "Dipartimento di polizia razziale".

   Solo pochi casi sembrano indicare arresti che, con il pretesto di altre offese alla legge, siano riconducili a una decifrabile matrice lesbica.
In una scheda burocratica del campo di concentramento di Ravensbruck l'omosessualita' femminile viene indicata quale motivo di detenzione. Il 30 novembre 1940, la lista dei "nuovi arrivi " in questo campo di concentramento femminile indica che l'undicesima "iscrizione " del giorno e' quella della "non-ebrea Elli S. - di esattamente 26 anni". La parola "lesbica" appare nel foglio d'ingresso come ragione dell'internamento.
Elli S. fu rinchiusa tra le prigioniere politiche. Non si conoscono altri dettagli circa la sua permanenza nel lager e sulla sua sorte.

   Si conoscono anche altri casi in cui le lesbiche furono punite come "disfattiste delle risorse militari". Dove esistevano cosiddette "relazioni di dipendenza" fra superiori e subordinate, o fra insegnanti e alunne, poteva essere applicato il paragrafo 176 del codice penale, che puniva la "pedofilia" (cfr. G. Grau, a cura di, Hidden holocaust, trad. ingl. di P. Camiller, Cassell, New York, 1995).

   Nel film Paragrafo 175 e' visibile la testimonianza di Annette Eick, lesbica ed ebrea, che riusci' avventurosamente a non essere mai internata.
Nata nel 1909 in una famiglia di ebrei berlinesi colti, Annette scopri' la sua identita' lesbica a 10 anni: - Dovevamo scrivere un tema su come sarebbe stata la nostra vita da adulte, e io scrissi: "Voglio vivere in campagna con un'amica piu' grande di me ed avere un sacco di animali. Non voglio sposarmi, né avere bambini, ma voglio scrivere." -
Durante gli anni 20, Annette Eick, partecipo' con impegno e passione alla vita culturale lesbica di Berlino, frequentando club di donne e scrivendo poesie e racconti per una rivista lesbica.
Dopo l'avvento al potere dei nazisti, Annette riusci' a fuggire in Inghilterra grazie a una donna incontrata casualmente in un bar lesbico della quale si era innamorata. I suoi genitori furono uccisi ad Auschwitz; lei, invece, riusci' a fare esattamente cio' che aveva sognato a 10 anni: vivere in campagna, nel bel countryside inglese, con una compagna davvero - in tutti i piu' felici sensi possibili - "storica".
E scrivere poesie.

Paola Guazzo



http://ecumenici.altervista.org/html/pivot/entry.php?id=118

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