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Storia
I testimoni di Jehova e il Nazismo: Alcune testimonianze

Lingua: Francese
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Ipermedia

Abstract:

Alcune testimonianze

Rhoden E. Cardiff, deportato politico a Dachau e Buchenwald.

. . . Alla compagnia disciplinare appartenevano persone imprigionate per reati contro l’amministrazione del lager e i Bibelforscher, membri di un’organizzazione religiosa. Gia in GERMANY n.II è stato riferito del loro pacifismo e del loro coraggio. Essi erano rinchiusi in due baracche circondate da filo spinato, non dovevano parlare con nessuno dei prigionieri, dovevano lavorare anche dopo il normale orario di lavoro fino alle 8, il sabato sera e la domenica mattina. O dovevano lavorare o dovevano partecipare agli esercizi (e il lavoro era perfino preferibile a questi ultimi).
Essi non indossavano le normali uniformi dei prigionieri ma erano costretti a portare uniformi vecchie di 50 anni, giacche color verde o marrone da frack come le portavano i carabinieri bavaresi ai tempi del re, oppure giacche rosse e blu come le portavano i postini del tempo passato, insieme a pantaloni da cavaliere. Avevano l’aspetto di caricature, se non fosse stato per i loro visi tormentati e le figure dimagrite. Per ulteriore "punizione" non dovevano né scrivere né ricevere lettere e non potevano comprare nulla allo spaccio. . . .

Testimonianza P III 51, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Maria Hauswirth, deportata politica a Ravensbrück.

. . . Ho saputo che una Bibelforscherin fu rinchiusa nel blocco 9, dove furono tutti lasciati morire di fame. Un’altra Bibelforscherin ricevette 150 colpi di bastone e cadde morta dall’ecùleo. . .[Antico strumento di tortura, corrispondente al cavalletto, sul quale la vittima veniva a forza tratta in opposte direzioni].

Testimonianza P III 948, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Anonimo, deportato politico Sachsenburg.

. . . I successivi due internati ad essere picchiati erano Bibelforscher i quali oggi sono chiamati Testimoni di Geova. Il loro "delitto" consisteva nel rifiuto di usare, per motivi religiosi, il saluto "Heil Hitler". La loro convinzione è che esiste un solo Dio, Geova, e che solo a lui, e a nessun altro potente, nemmeno a Hitler, spetta il nostro saluto.
Il primo Bibelforscher sopravvisse alla procedura in modo dignitoso, ma il secondo gridava terribilmente. Con una voce che faceva tremare tutti i detenuti gridava: "Geova aiutami! Geova abbi misericordia di me! Liberami da questi dolori, non posso sopportarli, salvami Geova, aiutami!". Le sue urla divennero alla fine un flebile sospiro e un rantolo inarticolato.
. . . La preghiera a Geova fatta dal Bibelforscher nella sua angoscia mortale divenne motivo di scherno sarcastico per le SS. Nei giorni seguenti le guardie si salutavano con "Heil Jehova" al posto di "Heil Hitler". A partire dall’8 maggio le cerimonie delle bastonate divennero all’ordine del giorno a Sachsenburg; ogni settimana ne avvenivano 2 o 3. E dal novembre del 1935 il detenuto non dovette più contare le bastonate bensì cantare l’inno tedesco.
. . . Una tale cerimonia di bastonate ebbe luogo il 12 settembre 1935 e fra i cinque internati vi era anche un bibelforscher trattato in maniera particolarmente crudele dal comandante del campo in persona, Schmidt. Dopo aver ricevuto 18 colpi, il bibelforscher gemeva dal dolore e il comandante gridava: "Maiale maledetto, chiedi al tuo Geova di aiutarti! Perchè non ti aiuta? Chiedigli di distruggerci affinché sia tu a maltrattarci!" Il bibelforscher svenne per i colpi, ma ricevette lo stesso altri 7 colpi. Dopo di che cadde dall’ecùleo senza vita. Schmidt, ancora rosso dalla rabbia, urlava: "Il maiale fa solo finta! Marsc. Alzati! Mi vuoi prendere in giro?" E poi cominciò a calpestare il cadavere. "Via!", comandava, "versategli dell’acqua in testa in modo che possa prendere altri 25 colpi". Le SS presero dei secchi d’acqua e li versarono sul morto. Il medico del lager, il dott. Gebhardt, comandò: "Portatelo via, marsc, nel bunker! Questo mascalzone finge soltanto". Due capi delle SS lo alzarono e lo trascinarono come un animale attraverso la piazza. . . .

Testimonianza P III 569, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Raya Kagan, deportata politica ebrea ad Auschwitz.

. . . Un ufficiale delle SS di nome Muller era comandante del lager femminile di Auschwitz quando, nel 1942, lavoravo nell’ufficio. Non sono a conoscenza dei suoi dati personali. Nel luglio ‘42 ho assistito a un appello durante il quale Muller fece condurre le Bibelforscher. Si trattava quasi esclusivamente di donne anziane. Muller urlava e le picchiava indiscriminatamente (erano circa 10 donne) finché crollarono. Una volta a terra le prese a calci. Devo dire che queste donne erano esclusivamente Bibelforscherinnen tedesche. Non so dire se siano morte a seguito di questi maltrattamenti. Ma so che furono ridotte in condizioni talmente disperate che non credo siano vissute a lungo. . . .

Testimonianza P III 1174, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Anonimo, ebreo deportato a Buchenwald.

. . . Gli Studenti Biblici - appartenenti alla setta così conosciuta - rifiutavano il saluto a Hitler per motivi religiosi e sarebbero potuti ritornare subito in libertà se avessero firmato che ‘non credevano più in Geova’, cosa che rifiutarono categoricamente. I Bibelforscher del campo di concentramento si prendevano spesso cura degli ebrei ai quali davano la propria razione di pane. . .

Testimonianza P III 654, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Erich Friedlander, ebreo ricercato.

. . . Ad un tratto la porta si aprì e la signora Rosa, l’affittacamere, mi vide accidentalmente. Quindi disse: ‘Non abbiate paura che vi denunci, state calmi. Io simpatizzo con i Bibelforscher e lo riterrei un peccato recare danno a un ebreo’. Da quel momento questa donna fu sempre pronta ad aiutarci. . .

Testimonianza P III 1097, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Inge Deutschkron, ebrea ricercata.

. . . Facemmo amicizia con la famiglia Gunz che erano Bibelforscher. Essi gestivano una piccola lavanderia e, segretamente, lavavano per gli ebrei. Odiavano Hitler e quando seppero che mia madre non solo era socialista ma nativa della Pomerania la loro disponibilità divenne senza fine. Questi amici, avendo una camera libera, ci invitarono ad andare da loro. . .

Testimonianza P III 192, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Ilse Rolfe, deportata politica a Moringen.

. . . Nel frattempo erano arrivate molte altre prigioniere, fra le quali circa 500 Bibelforscher. Al 95% si trattava di donne semplici, mogli di pescatori e contadini, che non avevano letto altro che la Bibbia. Erano persone molto semplici; avrebbero potuto tornare a casa se avessero firmato un modulo nel quale si sosteneva che la loro dottrina era falsa e che la salvezza veniva da Hitler. Ma esse rifiutarono. Parlavano coraggiosamente col comandante del campo definendo Hitler l’Anticristo e l’alleato del Diavolo. Vennero tolte loro le Bibbie, ma la conoscevano a memoria e la citavano aiutandosi l’un l’altra se non ricordavano tutto il versetto. Dovevano lavorare molto duramente nei campi, ma non vennero né tormentate né picchiate. . . .

Testimonianza P III 154, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Albert Schmidt, deportato politico a Sachsenhausen.

. . . Una volta sono stato testimone della fucilazione di un Bibelforscher.

Testimonianza P III 1067, Archivio Centro Documentazione Bibelforscher.

Genevieve De Gaulle, deportata politica a Ravensbrück.

Signori, sono felice di potervi dare la mia testimonianza riguardo alle studentesse della Bibbia (Bibelforscherinnen) che ho incontrato al campo di Ravensbrück.

In effetti, provo vera ammirazione per loro. Erano di diverse nazionalità: tedesche, polacche, russe o ceche e hanno sopportato terribili sofferenze per le loro convinzioni.

Gli arresti avvenivano da dieci anni e gran parte di coloro che erano state mandate al campo a quel tempo erano morte per i cattivi trattamenti che avevano subito o erano state giustiziate.

Ho conosciuto comunque alcune sopravvissute di quest’epoca e altre prigioniere arrivate più recentemente. Mostrarono tutte grandissimo coraggio e con il loro comportamento si guadagnarono infine anche il rispetto delle SS. Avrebbero potuto essere liberate immediatamente se avessero rinnegato la loro fede. Ma, al contrario, continuarono a resistere, riuscendo perfino a introdurre nel campo libri e volantini che hanno significato l’impiccagione per diverse di loro.

Nel mio blocco ho conosciuto abbastanza bene tre studentesse della Bibbia di nazionalità ceca. In segno di protesta, è loro capitato più volte, con altre correligionarie di rifiutare di andare agli appelli. Io stessa ho assistito a delle scene tanto penose in cui le ho viste picchiate e morse dai cani senza che esse rinunciassero alle loro decisioni.

Inoltre, restando fedeli alle loro credenze, la maggioranza di loro ha sempre rifiutato di prendere parte a dei lavori con scopi militari cosa che ha loro significato cattivi trattamenti e perfino la morte.

Lettera inviata all'Ufficio della Watch Tower.


Aldo Bizzarri , deportato politico a Mauthausen

. . .Nel marzo del '39 arrivarono i primi esemplari di un'altra categoria, che ebbe un triangolo nero: erano gli asociali. . . Alla fine dello stesso anno arrivarono i Bibelforschrifte [i Testimoni di Geova] . . . contro la guerra e la violenza, ai quali fu dato un triangolo viola, e gli omosessuali che ebbero un triangolo rosa. . .

Testimonianza pubblicata nel sito della provincia di Asti.

Anna Pawelczynska, sociologa polacca sopravvissuta ad Auschwitz,

"Raffrontato all'immensa comunità di Auschwitz, i testimoni di Geova formavano solo un piccolo gruppetto poco appariscente . . . Ciò nondimeno, il colore [viola] del loro distintivo triangolare spiccava così nettamente nel campo che il piccolo numero non rispecchia la forza effettiva di quel gruppo.

Questo gruppo di detenuti costituiva una salda forza ideologica ed essi vinsero la loro battaglia contro il nazismo. Il gruppo tedesco della setta era stato una minuscola isola d'instancabile resistenza in seno a una nazione terrorizzata, e continuarono ad avere quello stesso spirito impavido nel campo di Auschwitz. Essi riuscirono a guadagnarsi il rispetto dei compagni di prigionia . . . dei kapò, e persino degli ufficiali delle SS. Tutti sapevano che nessun 'Bibelforscher' [testimone di Geova] avrebbe ubbidito a un ordine contrario alla sua fede e alle sue convinzioni religiose o compiuto alcuna azione contro qualche altra persona, anche se quella persona fosse stata un assassino o un ufficiale delle SS. D'altra parte egli avrebbe svolto qualsiasi altro compito, anche il più umiliante, secondo il meglio delle sue capacità, se per lui era moralmente neutrale. I detenuti politici lottavano attivamente nel campo, organizzando la resistenza e combattendo per la sopravvivenza dei compagni di prigionia. I testimoni di Geova impegnavano una resistenza passiva per la loro fede, che si opponeva a ogni guerra e violenza".

Tratto dal suo libro "Values and Violence in Auschwitz" (E' possibile richiederlo qui) '

Tibor Wohl - Deportato ebreo ad Auschwitz

Tibor Wohl narra una conversazione fra due prigionieri che gli era capitato di udire. Uno, un austriaco, si definiva “non credente”. Tuttavia lodava i prigionieri che portavano il triangolo viola, gli Studenti Biblici, come venivano chiamati nel campo i testimoni di Geova.
“Non vanno in guerra”, diceva l’austriaco al suo compagno. “Preferiscono farsi uccidere piuttosto che uccidere qualcuno. Secondo me è così che dovrebbero comportarsi i veri cristiani. Voglio raccontarti una bella esperienza che ho avuto con loro. Eravamo insieme con ebrei e Studenti Biblici in un blocco del campo di Stutthof. A quel tempo gli Studenti Biblici erano costretti a fare lavori pesanti all’aperto col freddo gelido. Nessuno riusciva a capire come potessero resistere. Essi dicevano che Geova dava loro la forza. Patendo la fame, avevano disperato bisogno del loro pane. Ma cosa facevano? Raccoglievano tutto il pane che avevano, ne prendevano metà e l’altra metà la davano ai loro fratelli, i loro fratelli in fede, che arrivavano stremati da altri campi. Davano loro il benvenuto e li baciavano. Prima di mangiare pregavano, dopo di che avevano il viso raggiante di felicità. Dicevano che ora nessuno più era affamato. Così pensai fra me: ‘Questi sono veri cristiani ’. Era così che me li ero sempre immaginati. Come sarebbe stato bello dare un simile benvenuto ai nostri compagni affamati qui ad Auschwitz!”

Tratto dal suo libro "Arbeit macht tot—Eine Jugend in Auschwitz (Il lavoro uccide — Gioventù ad Auschwitz)", Tibor Wohl 1990



http://www.lastampa.it/_web/_SERVIZI/speciali/GiornoMemoria/testimonianze.asp

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