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Arte
Educazione linguistica Italiano
LETTERE A VOCE LETTERE SCRITTE RACCONTI VIAGGI - L'Opera dei pupi. Una tradizione in viaggio.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore, Formazione post diploma
Tipologia: Materiale di studio

Abstract:

  UN CUNTO DI CUNTI

     Così comincia la storia con Celano. Nel '73 apre il mio teatrino e poi iniziano i viaggi che mi portano, da un lato, a sperimentare copioni nuovi e, dall'altro, a riprendere canovacci antichi. Per tutto il periodo dal '70 all''80 faccio questo lavoro: ripresa di vecchi canovacci e canovacci nuovi, scrivo completamente storie nuove come il Cagliostro ma anche la Passione di Cristo, con lo stesso sistema che prima aveva usato mio padre per le sue storie di briganti e le sue storie d'amore.
     Verso la fine di quel periodo, negli anni '80, mi trovo a contatto con altre realtà regionali e nazionali, registi, attori, professori, e attraverso questi incontri riprendo la spada che mi aveva lasciato Celano, il mio maestro del cunto.
     È stato a Trappeto, vicino Palermo, in occasione di un incontro con l'Odin Teatret, che stava montando il suo spettacolo Il Milione. Gli attori di Barba erano andati in giro per il mondo, ora facevano vedere le esperienze raccolte, e il teatro siciliano doveva far vedere anche lui le sue tradizioni, le sue sperimentazioni. Così io sono stato invitato da Beno Mazzone a questo incontro, e là ho preso in mano la spada. Quando ho visto che gli altri facevano chi il Kathakali, chi il ballo argentino, chi discipline orientali, mi è venuta voglia di fare il cunto. Il mio maestro era morto nel '73, e io avevo paura di toccare la spada che lui mi ha lasciato. Non volevo essere il suo imitatore, lui non mi aveva insegnato niente e mi aveva insegnato tutto, non avevo niente di scritto né registrazioni: avevo registrato con la testa, col cuore; quindi da un lato c'era la voglia, dall'altro la paura.
     In questa occasione mi sono buttato, ho fatto un cunto tradizionale cioè un cunto di paladini, una storia di paladini. Subito fu sorpresa di tutti. Nando Taviani, il consigliere letterario dell'Odin Teatret, mi chiese se potevo fare un cunto nuovo usando la stessa tecnica. Il giorno dopo ci fu una spettacolazione dell'Odin lungo le strade di Trappeto, la mattina, poi alle tre c'era il mio intervento, e io col cunto nuovo ho raccontato quello che avevo visto fare dagli attori dell'Odin nella parata da strada. In quei due giorni, ho rotto tutto perché ho ripreso la spada in mano, ho rotto… come dire… l'uovo, e sono uscito, e sono volato buttandomi, facendo una cosa nuova. Forse sono stato pazzo a fare questo, forse sono stato presuntuoso, forse troppo ambizioso. Oggi non lo farei più, ma allora avevo trent'anni. Subito dopo, a dieci anni dalla morte del mio maestro, monto il primo spettacolo che si chiama La spada di Celano. È una serata fatta di cunti: il cunto dei cunti. Cioè, io racconto come ho imparato a raccontare, raccontando la storia del mio maestro, ripercorrendone un po' le tappe e facendo di tanto in tanto esempi pratici di vari cunti, prendendo tutti gli aspetti, dalla parte narrativa a quella introduttiva a quella dei dialoghi a quella dei ritmi. Durava sempre circa due ore. Questo l'ho fatto in Sicilia, prima per il circuito di IncontrAzione, e poi sono stato invitato fuori Sicilia. Chiaramente, la paura di affrontare un pubblico che non capiva la lingua siciliana era tanta, però poi presto ho capito che più parlavo il dialetto, più ero vero nel mio presentarmi, più il pubblico apprezzava questo modo antico di raccontare le storie.

segue >>>



http://www.univaq.it/culturateatrale/materiali/Ruffini/cuticchio/cuticchio.php

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