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Intercultura
Educazione linguistica seconda lingua
Psicologia
Parole e silenzio: la lingua cinese - Chi sa non parla, chi parla non sa. (Lao-Tzu, Il Libro del Tao, c. 56)

Lingua: Italiana
Destinatari: Insegnanti
Tipologia: Materiale per autoaggiornamento

Abstract:

1 - Parole e silenzio: la lingua cinese

Chi sa non parla, chi parla non sa

(Lao-Tzu, Il Libro del Tao, c. 56)

Quella cinese è una delle più antiche civiltà che si siano perpetuate ininterrottamente sino a noi. Pur mediata in qualche modo con culture provenienti dall’esterno, per altro elaborate sempre i modo originale, la cultura cinese presenta dei caratteri di continuità e di unità peculiari. Uno dei principali fattori di quest’unità spazio temporale è il sistema di scrittura che ha una continuità di caratteri che vanno dal II millennio a.C. (iscrizioni sui bronzi di Shang) fino ad oggi e che vengono utilizzati nell’intera area sinica. Scrittura non di carattere alfabetico, ma costituita da caratteri indipendenti (ideogrammi o pittogrammi), ciascuno con un proprio valore semantico e fonetico, con un significato concreto. Alcuni caratteri sono pittogrammi, altri ideogrammi, che rappresentano concetti astratti attraverso raffigurazioni simboliche, mentre altri ancora hanno origini fonetiche.(1)  La maggior parte dei caratteri è però costituito dalla combinazione di due elementi, uno significante che indica la categoria generale del termine, ed uno fonetico che sta invece ad indicare, per altro in maniera più o meno esatta, la sua pronuncia fonetica. La presenza di un così particolare forma di scrittura ha necessariamente in­fluenzato il pensiero e la cultura tutta cinese: la ricerca del significato avviene spesso, come nelle costruzioni della scrittura, attraverso la formazione di termini composti da combinazione di opposti,  e il significato finale sarà quello dato dalla relazione dialettica delle due (o talvolta più) affermazioni; più semplicemente il significato sarà indefinito, almeno secondo le nostre categorie logiche, o, ancora, definito dal contesto, inteso quale somma delle relazioni e delle intenzioni che formano il tutto della situazione.

 «La via che si può considerare la via non è una via invariabile; i nomi che si possono considerare nomi non sono nomi invariabili.

«Non-essere» è il nome che diamo all’origine del cielo e della terra, «essere» è il nome che diamo alla madre di tutte le creature.

Quindi:

Di ciò che sempre non è

ora vedremo i portenti, di ciò che sempre è

ora vedremo i confini.

Pur avendo nomi differenti, i due hanno origine comune. Ciò che hanno in comune lo chiamo «oscuro», oscuro e ancor più oscuro, la porta di tutti i portenti».(2)

 Come nel più noto testo I King, ovvero I mutamenti nel pensiero di Lao-Tzu, filosofo contemporaneo a Confucio (VI sec. a.C.), emerge la distanza dal  misticismo dei popoli occidentali, dove il mistico, cristiano o maomettano, cerca la comunione e l’unione con Dio, mentre Lao-Tzu cerca di diventare uno con la Natura, che chiama ancora Tao, pensato come il principio immanente della spontaneità naturale.

 «Quando nasce, l’uomo è debole e flessibile; alla morte è forte e rigido.

Tutte le creature - l’erba, gli alberi - da vive sono tenere e fragili, alla loro morte sono secche e appassite. Perché ciò che è forte e rigido è seguace della morte, ciò che è debole e flessibile è seguace della vita.

Perciò

          se un esercito è forte viene distrutto

          se un albero è forte viene tagliato.

Ciò che è forte e rigido è posto in basso, ciò che è debole e flessibile posto in alto.». (3)



http://www.airesis.net/ArtedelleMuse/muse%201/franco-%20musica%20cinese.htm

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