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Educazione linguistica Italiano
L'articolo di giornale: prime indicazioni a proposito della prova scritta di italiano alla maturità.

Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola media superiore
Tipologia: Materiale di studio

Abstract:

L’articolo di giornale
(da "la prova scritta di italiano, Simone 2001")

Lo storico e il giornalista

Lo storico e il giornalista raccontano fatti ma c’è una differenza sostanziale tra le due professioni: lo storico studia gli avvenimenti che hanno valore perenne per imprimerli nella memoria degli uomini; il giornalista corre dietro al tempo e dà conto solo delle cose che hanno un interesse immediato.

La scrittura della lingua parlata

Scrivere bene significa farsi capire, ma questo non ci obbliga a limitare l’uso delle parole a quelle più conosciute e a rinunciare ai neologismi o ai termini stranieri che il processo di mutazione della lingua propone ogni giorno. Di solito, sono i giornalisti di grande mestiere che coniano o diffondono i neologismi: se la nuova voce ha successo entra prima o poi a far parte della lingua parlata. Lo stesso avviene per le parole straniere. Così parole come dribbling, blitz, boomerang hanno acquisito diritto di cittadinanza nella lingua parlata.

La lingua parlata non è barbara e senza regole. La grammatica, la sintassi e, soprattutto, il buon gusto la rendono un prezioso patrimonio al servizio di tutti.

Ciò che bisogna evitare

Per utilizzare al meglio la lingua parlata occorre un esercizio continuo, arricchito dalla lettura di buoni articoli e di buoni libri. Solo così si eviterà di propinare al lettore vocaboli brutti o incomprensibili, metafore ingombranti, termini aulici, aggettivi e avverbi superflui, espressioni goffe come "il pugno chiuso", "la palla rotonda", "entro e non oltre".

I rimedi contro una prosa trascurata sono:

• l’uso appropriato delle parole;

• la misura nell’uso dei neologismi e delle parole straniere;

• la diffidenza verso i luoghi comuni;

• il rispetto della punteggiatura.

I criteri della prosa giornalistica

Per dare scioltezza al linguaggio giornalistico è importante tener presente che:

• la narrazione deve procedere in modo ordinato, collegato, armonioso, senza bruschi salti;

• le frasi devono essere unite l’una all’altra, evitando di ricorrere a espressioni come "quindi", "di conseguenza", "poi", "in seguito";

• andare a capo al punto giusto (la chiarezza di un testo è anche frutto dell’ordine dei periodi);

• il periodo deve essere formato da frasi brevi e lineari, senza incisi, senza elencazioni meticolose, senza lunghe citazioni, con un uso molto limitato di pronomi relativi e delle proposizioni dipendenti: i complementi indiretti, con le preposizioni e con le locuzioni prepositive, disturbano la semplicità e la linearità della frase; gli avverbi rischiano di renderla torbida, di appesantirla; le frasi subordinate danno al periodo un andamento tortuoso, simile ad un percorso fatto di strade principali, di strade secondarie, di gallerie e di viadotti;

• leggere e rileggere l’articolo, eliminando le ripetizioni di vocaboli nella stessa frase, gli aggettivi e gli avverbi che non servono e tutte le cose che non scorrono in modo lineare.

 

La notizia

Scrivere bene una notizia è il primo passo per imparare a raccontare i fatti in forma giornalistica. Prima di tutto bisogna raccogliere gli elementi che si ritengono indispensabili per la comprensione di ciò che è accaduto. Il lavoro del giornalista inizia dalla ricerca di questi particolari, che costituiscono la radice della notizia e vanno collocati in posizione di testa (lead).

Questi elementi sono:

• Cosa è successo?

• Chi sono i protagonisti?

• Quando è successo?

• Dove è successo?

• Perché il fatto è avvenuto?

Ad esempio, dobbiamo raccontare un incidente sul lavoro in cui hanno perso la vita alcuni operai. In apertura di notizia, in ordine di importanza parleremo di:

quanti sono stati i morti;

dove e quando il fatto è avvenuto;

chi sono le vittime;

cosa ha determinato la sciagura (se si conosce subito).

Insomma, le prime righe devono fornire al lettore i dati essenziali del fatto. Per essere più efficace, per dare il senso di ciò che è avvenuto, il lead deve essere serrato, conciso.

"Quattro operai sono morti per una esplosione in una fabbrica di vernici a Latina. È avvenuto alla "Multicolor" subito dopo l’inizio del primo turno di lavoro, verso le 7,30. Le vittime sono Andrea Sani, 20 anni, di Taranto, Carlo Luna, 25 anni, di Orvieto, Mario Landi, 28 anni, di Roma e Stefano Buffon, 29 anni, di Treviso, assunto ieri. Lavoravano nel magazzino degli acidi. C’è stato un improvviso scoppio, seguito da alte fiammate, che hanno avvolto gli operai".

Per accentuare la drammaticità del fatto si può caricare il lead di maggiore emotività:

"Strage alla "Multicolor", una fabbrica di vernici di Latina: quattro operai sono stati uccisi da un’esplosione avvenuta nel magazzino acidi. Avevano tutti meno di trent’anni. Per Stefano Buffon, 29 anni, di Treviso, ieri era il primo giorno di lavoro alla "Multicolor".

Aveva cominciato il turno alle 7,30 al magazzino degli acidi. C’erano con lui Andrea Sani, 20 anni, di Taranto, Carlo Luna, 25 anni, di Orvieto, Mario Landi, 28 anni, di Roma. È scoppiato qualcosa e un massa di fiamme li ha investiti".

Il tono è diverso, ma i particolari riferiti sono gli stessi. La continuazione del racconto può contenere, invece, elementi più soggettivi sulle cause della sciagura, sulle indagini della magistratura e dell’ispettorato del lavoro, sulla biografia delle vittime, sulla reazione degli altri operai e dei sindacati.

L’articolo

L’articolo è lo sviluppo della notizia, ne dilata i particolari essenziali, aggiunge nuovi elementi che permettono un’analisi più ampia del fatto, riferisce testimonianze e opinioni, fornendo spunti di riflessione.

Tre sono le regole fondamentali da seguire:

• non scrivere a ruota libera, ma in base alle misure richieste: una, due, tre, dieci cartelle oppure un certo numero di righe o un numero preciso di battute;

• redigere il testo con seri criteri di documentazione e di verifica dell’attendibilità delle fonti;

• essere precisi e puntuali nei tempi.

Queste sono le premesse, poi viene il vero problema: da dove cominciare?

Prima di tutto dobbiamo dare un ordine di importanza alle cose che vogliamo raccontare. Dobbiamo decidere ciò che va messo nel lead e come vogliamo sviluppare l’analisi dei fatti. Nel linguaggio giornalistico questo avvio si chiama scaletta. È un modo di procedere che ci permette di non allontanarci dal percorso narrativo e di programmare, anche come numero di righe o parole, la successione logica del pezzo per rientrare nei limiti richiesti.

Nel realizzare questo schema è necessario:

• raccontare solo le cose che si sanno;

• disporre i fatti secondo una valutazione che deve corrispondere al nostro punto di osservazione;

• dare la priorità a quello che si è visto con i propri occhi e sentito con le proprie orecchie, a quello che si giudica importante o interessante.

L’elaborazione dell’articolo richiede:

• la coerenza dello scritto con l’interpretazione che diamo ai diversi elementi di cui abbiamo conoscenza: possiamo soffermarci sulle caratteristiche dei protagonisti di un fatto, sulle circostanze di luogo e di tempo, sugli aspetti di costume, sugli scenari storici, politici, sociali, economici in cui si colloca l’avvenimento;

• la linearità, essenzialità e fluidità della frase (evitare l’enfasi, la superficialità e la prolissità);

• un finale conciso ed essenziale.

A titolo esemplificativo proponiamo di seguito un articolo di giornale tratto da un quotidiano campano.

Denuncio mio figlio teppista
(di Lello Venezia)

Lioni. Alta Irpinia, zone dell’"osso". Cultura e educazione contadina anche nell’era di Internet. Il raid vandalico di una settimana fa alla scuola media aveva sconvolto il paese. Scuola messa a soqquadro, finestre e aule devastate, servizi igienici resi inutilizzabili.

Per sette giorni cancelli chiusi e lezioni sospese. Si pensò a giovinastri provenienti da "fuori", a balordi che dal capoluogo erano andati a divertirsi in provincia. E fu un levar di scudi, un invocare richieste di interventi e "protezione". Ma è troppo facile chiedere punizioni per chi non si conosce, pretendere il castigo per gli "altri".

Serve coraggio, invece, per denunciare i propri cari. Addirittura i propri figli.

A Lioni, Alta Irpinia, zone dell’"osso", i genitori la pensano come una volta. Anche sul delicato tema, sempre più attuale in queste settimane dopo i fatti di Novi Ligure e di Pompei, del rapporto tra padri e figli.

E così, dopo le confessioni tra le mura amiche, dopo aver "lavato i panni sporchi in famiglia" con qualche ceffone, alcuni genitori hanno accompagnato i figli in caserma dei carabinieri. Nessuna "omertà familiare", quindi, ma voglia di sofferta verità e di dolorosa chiarezza. Davanti alle forze dell’ordine i ragazzi hanno ammesso le loro responsabilità, hanno confermato che a trasformare la scuola in un campo di battaglia, erano stati loro: alunni di giorno, vandali di notte.

La segnalazione dei carabinieri sarà adesso senz’altro trasmessa al tribunale dei minori. Ma si tratta di ragazzini di 12-13 anni, non imputabili. La punizione, allora, l’hanno stabilita ancora una volta i genitori di Lioni, d’intesa con i docenti: per i sei o sette "colpevoli" la promossa gita scolastica (cinque giorni in una città del Nord sulla quale fantasticavano dall’inizio dell’anno scolastico) rimarrà un sogno. I soldi versati per partecipare al viaggio sono già stati restituiti, i ragazzini vedranno solo partire i compagni.

Una "pena" troppo lieve? Forse, se rapportata alle norme asettiche e spesso astratte contenute nei codici, ma probabilmente più efficace e incisiva perché tocca interessi contingenti e punge i ragazzi sul vivo. Dunque, una punizione adeguata, utile, esemplare nel senso migliore dell’espressione.

È questa la lezione dei genitori di Lioni, Alta Irpinia, zona dell’"osso". Novi Ligure è lontana, non soltanto per quei 1127 chilometri.

(da Il Mattino, 5 aprile 2001)



http://www.guidamaturita.it/guide/ita13.htm

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