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Intercultura
Storia

L’eroica resistenza degli zingari ad Auschwitz



Scheda segnaletica di una piccola romnì



Lingua: Italiana
Destinatari: Alunni scuola elementare, Alunni scuola media inferiore, Alunni scuola dell'infanzia
Tipologia: Ipermedia

Abstract:

Il 16 dicembre  del 1942, Himmler, uno dei vice di Hitler, emana un decreto secondo il quale tutti gli zingari del Reich e dei territori occupati, dovevano essere deportati ad  Aschuwitz – Birkenau. Il 26 febbraio del 1943 quando arriva il primo trasporto di zingari a  Birkenau, nel lager viene attivato un settore, il B2E, definito Zigeunerlager, cioè campo degli zingari. E’ composto da una fila di baracche, tra cui una adibita a latrina e un’altra fornita di lavatoi e due cucine, più uno spazio per l’appello.

Il  22 marzo del 1943 avviene la prima uccisione di massa: 1.500 zingari vengono sterminati. Nello stesso periodo giunge ad Auschwitz Josef Mengele, ufficiale medico delle SS che ricoprirà il ruolo di capo medico nel campo degli zingari.

Cominceranno quindi i terribili esperimenti pseudoscientifici, ma sino alla primavera del ‘44 gli zingari vivono in relativa tranquillità. Gli zingari di Auschwitz infatti non venivano sottoposti, come tutti gli altri internati, alle selezioni: vivevano tutti insieme, uomini, donne e bambini.

Nella primavera del ‘44 cominciarono i primi trasferimenti di persone valide per il lavoro, mentre già si pensava alla liquidazione dello Zigeunerlager, decisione irrevocabile assunta nel mese di maggio. Ma, come ha ricordato Marcello Pezzetti del Centro di Documentazione Ebraica di Milano, nell’intervista registrata per il dvd A forza di essere vento, a questo punto succede una cosa assolutamente fuori dall’ordinario: “Uno dei comandanti del campo avverte gli zingari di quello che sta succedendo. E quando il 16 maggio le SS si presentano per liquidare il campo, scoppia una resistenza tanto imprevedibile quanto incredibile. Qualcosa di straordinario. Gli zingari, praticamente a mani nude, con dei piccoli coltelli e con piccole armi improprie, contrastano la volontà delle S. S. di portarli allo sterminio. Le madri si lanciano contro di loro  per salvare i bambini. E’ qualcosa di immenso, qualcosa di cui si dovrebbe sempre parlare in modo iperbolico, quando si parla di resistenza: perché solo altri pochi altri atti eroici di resistenza sono paragonabili a questo”.

Purtroppo però i nazisti rinunciano alla loro decisione. La liquidazione del campo viene spostata in un’altra data, il 2 agosto. Prima di questa data i responsabili del lager dividono la popolazione zingara, spostando in altri campi di lavoro le persone fisicamente più valide: in questo modo nello Zigeunerlager restano meno persone e meno capaci di difendersi.

E’ a questo punto che i nazisti entrano nel campo degli zingari e costringono tutti quelli che vi sono rimasti ad entrare nei “bunker”, cioè nelle camere a gas. 

Pezzetti racconta ancora: “Abbiamo molte testimonianze, anche di ebrei italiani, che hanno assistito sia allo scoppio della rivolta sia alla liquidazione del 2 agosto. Tutti ricordano questi fatti come i più tristi e tragici. (…) Perché la presenza dei bambini zingari dava vita all’intero campo e dopo il due agosto non c’era davvero più vita”. Solo un silenzio irreale: e nessuna voce di bambino o di bambina a spezzarlo.

Non tutti gli zingari però vengono uccisi. Alcuni erano rimasti nel lager di Birkenau, soprattutto quelle coppie di gemelli zingari che dovevano essere sottoposti alle sperimentazioni del dott. Mengele. Questi bambini e ragazzi, e bambine e ragazze, erano vissuti sino ad allora in quello che veniva definito il Kinder Block. Erano molto numerosi e dopo l’agosto del 1944 vennero trasferiti nella baracca numero 15, quindi vicinissimo al centro di ricerca medica dove Mengele li sottoporrà ad atroci esperimenti.

Mengele, oltre a seviziare e a far seviziare i deportati dai suoi collaboratori, filma queste persone con una cinepresa, le fotografa, le mostra ai gerarchi delle SS che gli fanno visita.

      Molti bambini, i gemelli e le gemelle zingare, invece di essere fotografati vengono “dipinti” ad opera di una grande  pittrice di Praga. Secondo Mengele infatti i disegni dell’anatomia umana erano molto più fedeli delle fotografie. Una delle ossessioni del medico tedesco, pare fosse quella di far morire i gemelli di una stessa coppia nel medesimo istante. Alla fine di una sperimentazione, a volte provvedeva egli stesso a iniettare nel cuore dei piccoli e delle piccole una dose mortale di fenolo.

    Qualcuno dei gemelli zingari internati ad Auschwitz però si salvò e poté testimoniare le atrocità subite da chi invece non riuscì a sopravvivere: un grido di dolore che ancora oggi abbiamo il dovere di ascoltare e far conoscere.



http://www.albertomelis.it/sissel.masih.htm

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