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Transdisciplinare
IL MEMORANDUM FRA "PEDAGOGISMO" E AMBIGUITÀ SEMANTICA

Lingua: Italiana
Destinatari: Formazione permanente
Tipologia: Materiale per autoaggiornamento

Abstract:

IL MEMORANDUM
FRA "PEDAGOGISMO" E AMBIGUITÀ SEMANTICA


di Bruno Schettini (1)

Premesso che riflettere su documenti che contengono indirizzi ed orientamenti del Legislatore europeo circa il futuro delle nostre Nazioni è sempre un fatto positivo, le brevi riflessioni che seguono sono dettate dalla ricerca della qualità pedagogica espressa dal "Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente" della Commissione delle Comunità Europee, del 30 ottobre 2000. A parere di chi scrive, il Memorandum sviluppa le sue tesi lungo l'asse dell'ambiguità pedagogica e semantica - come si vedrà in seguito - sicché anche gli orientamenti e le strategie indicate nei Messaggi risentono di tale scelta; vero è che la maggior parte dei documenti internazionali, spesso, per ottenere il consenso di tutte le parti firmatarie, risentono di tale contraddittorietà. Le riflessioni che seguono si muovono lungo tale asse raccogliendo alcune provocazioni più eclatanti, pur nella consapevolezza che in moltissimi ambienti italiani il Testo è stato accolto e commentato favorevolmente. E' per questo che lascio volentieri agli altri il compito di mettere in evidenza gli aspetti positivi del Documento.

Ad una lettura attenta e trasversale, dal testo parrebbe emergere una filosofia degli estensori la cui ermeneutica lascerebbe intravedere un'oscillazione costante fra un approccio positivistico all'educazione ed uno di tipo "pedagogistico"(2); positivistico, perché guarda ai processi educazionali con l'ottimismo fiducioso di chi ripone in essi la soluzione di tutti quei problemi legati alla tematica dello sviluppo inteso nella triplice accezione di sviluppo della produzione, del capitale e dell'occupazione; "pedagogistico" perché, attraverso la più volte dichiarata attenzione pedagogica per le varie fasce di età della vita dell'uomo, lega a questa concreta attenzione la possibilità di far recuperare a ciascuno quella soggettività politica - oggi sempre più intimistica ed autoreferenziale - che il Documento pone a fondamento della cittadinanza attiva e della democrazia; il Memorandum lega i due termini l'uno all'altro senza soluzione di continuità alcuna.

A giudizio di chi scrive, appare in modo inequivocabile che il concetto di democrazia, più volte invocato dal testo, poggia su di un modello di cittadinanza cioè di collettività attivamente impegnata - a basso costo, attraverso l'associazionismo e il cooperativismo - nella gestione risolutrice di problematiche individuali e sociali emergenti che costituiscono il punto dolente delle società postindustriali sottostanti ai più generali processi di globalizzazione. Da questo punto di vista, il documento della Commissione delle Comunità Europee indica come democrazia di uno stato - in contrasto stridente anche con l'etimo del termine - quella prassi di un potere centrale, e delle autonomie locali, latitante, che abdica alla tutela dei servizi, anche e soprattutto di quelli primari, attraverso il rinnovellare quel principio della sussidiarietà mutualistica che già l'illuminato "Principe rinascimentale" veniva restituendo e/o circoscrivendo alla pietas umana e alla charitas cristiana nel nome della laicità dello "Stato". Non sfugge, in ogni caso, il problema della connessione fra educazione, intesa come atto del "prendersi cura di sé", e le nuove modalità d'interazione economica che non possono assurgere a idea guida totalizzante dell'educazione permanente visto che "il problema dell'educazione permanente, protratta per tutto l'arco dell'età adulta è in realtà il problema della condizione esistenziale del soggetto umano in quanto portatore di istanze di umanità generale e indivisa in situazioni (mancanza di lavoro, sfruttamento da mercificazione del lavoro, sottrazione di tempo libero da destinare ad attività corrispondenti a personali esigenze di libera realizzazione e di autonoma fruizione di beni culturali) che ostacolano o rendono impossibile la coltivazione dell'umanità universale in tutti e in ciascuno"(3). Riprendendo il tema della cura, risulta interessante la posizione espressa da Rita Fadda a proposito del rapporto fra lavoro e "cura di sé" in età adulta. La studiosa scrive che "la cura […] è ciò di cui né educazione né formazione sarebbero possibili, né l'uomo stesso sarebbe pensabile. Intanto perché l'estrema fragilità del piccolo dell'uomo lo rende assolutamente dipendente, per la sua stessa sopravvivenza biologica, dalle cure parentali, ma più in generale, la cura come pre-occupazione, è quel modo d'essere che domina completamente la vicenda temporale dell'uomo, che consente e rende possibile ogni sua attività, compresa quella conoscitiva. Cura come fondamento dell'essere-con-gli-altri, e dello stesso essere-nel-mondo, avere cura degli altri, dei nostri simili e prendersi cura delle cose e del mondo. Ma soprattutto cura di sé, possibilità-necessità di rivolgere la cura a noi stessi per rendere possibile la nostra realizzazione nel tempo (nel tempo di cui ciascuno dispone)"(4). Già nel 1979, l'Unesco, timidamente, definiva la formazione continua come "le attività che permettono all'individuo di sviluppare le sue conoscenze e le sue capacità lungo tutto il corso della vita, e di migliorare le sue condizioni di esistenza"(5). Quest'aspetto sembra assente nelle riflessioni proposte dal Memorandum così come in quelle relative alla democrazia e alla cittadinanza all'interno delle quali invece esse dovrebbero trovare una più compiuta esplicitazione.

Oggi, infatti, proprio sui temi della democrazia e della cittadinanza occorre porre un'attenta e matura riflessione, per evitare che per cittadinanza attiva s'intenda quella di colui che si fa carico, in presenza di uno stato incapace a garantire alla collettività finanche i servizi essenziali e nel nome di un non ben precisato sentimento di solidarietà, di svolgere lavori sottocosto in forma associata o cooperativa, che non è la stessa cosa di un popolo che possiede gli strumenti e le competenze necessarie ad esercitare la sua funzione di sovranità.(6)

Sembra evidente, a chi scrive, che il Memorandum c'inviti ad un atteggiamento di tipo schizoide e regressivo allorquando contraddice gli stessi orientamenti espressi solo cinque anni prima a proposito delle finalità dell'istruzione così come delineate nel "Libro Bianco su Istruzione e Formazione. Insegnare e apprendere. Verso la società conoscitiva", del 29 novembre 1995.

Per inciso, deve essere anche osservato che esiste - ma non solo nel Memorandum - un'evidente e costante commistione terminologica che vede utilizzati come sinonimi vocaboli quali istruzione, educazione, formazione, formazione permanente, ecc… a ricordare che non esiste ancora chiarezza semantica e che la confusione regna anche ai più alti livelli degli apparati europei di governo oltre che in certa letteratura pedagogica..

In particolare, il Memorandum, nelle pagine introduttive sostiene che "[…] la Commissione e gli Stati membri hanno definito l'istruzione e la formazione permanente nel quadro della strategia europea per l'occupazione come ogni attività di apprendimento finalizzata con carattere di continuità, intesa a migliorare conoscenza, qualifiche e competenze. Questa è la definizione pratica adottata nel presente Memorandum quale punto di partenza per ulteriori discussioni o azioni […]."

Il Libro Bianco recita diversamente sostenendo che "[…] la missione fondamentale dell'istruzione è di aiutare l'individuo a sviluppare tutto il suo potenziale e a diventare un essere umano completo e non uno strumento per l'economia. L'acquisizione delle conoscenze e delle competenze, deve essere accompagnata da un'educazione del carattere, da un'apertura culturale e da un interessamento alla responsabilità sociale […]."

Quest'ultima affermazione, senz'altro di più ampio respiro pedagogico, ripresa per intero dal già citato Libro Bianco, è la pedissequa riproposizione di quell'esposta nel febbraio del 1994 dagli esponenti degli Industriali europei in occasione della Tavola Rotonda da essi tenuta. Il rapporto della Tavola Rotonda insisteva "sulla necessità di una formazione polivalente basata su conoscenze ampliate che sviluppino l'autonomia e incitino ad "imparare ad apprendere" nell'arco di tutta la vita". Questa tesi è perfettamente in linea con quella espressa dal Libro Bianco il quale sostiene che "considerare l'istruzione e la formazione in relazione con il problema dell'occupazione non significa che l'istruzione e la formazione debbano ridursi ad un'offerta di qualificazioni. La funzione essenziale dell'istruzione e della formazione è l'inserimento sociale e lo sviluppo personale, mediante la condivisione dei valori comuni, la trasmissione di un patrimonio culturale e l'apprendimento dell'autonomia […]. Il presente Libro Bianco ritiene che nella società europea moderna i tre obblighi rappresentati dall'inserimento sociale, dallo sviluppo dell'attitudine al lavoro e dallo sviluppo personale non sono incompatibili, non sono di segno opposto e devono piuttosto essere strettamente associati. La ricchezza dell'Europa nel campo scientifico, la profondità della sua cultura, la capacità delle sue imprese e delle sue istituzioni devono nello stesso tempo consentirle di trasmettere i suoi valori fondamentali e di preparare al lavoro. Questo presuppone che la società europea interpreti correttamente le tendenze fondamentali della propria evoluzione".

In precedenza, in contrasto con l'esigenza espressa successivamente dal Memorandum, già negli anni '70 Anna Lorenzetto(7) additava come un pericolo l'educazione funzionale allo sviluppo della produzione, del capitale e dell'occupazione. Ella, infatti, scriveva che l'Educazione Permanente non deve essere asservita (la Lorenzetto scriveva "servaggio") a quelli che sono gli interessi del mondo dell'economia, ma deve essere liberante cioè deve consentire di sviluppare competenze di criticità nei confronti delle offerte di sviluppo, nella convinzione che la persona è risorsa per se stessa e che l'economia è una risorsa per la persona e non per se stessa, asservendo l'uomo a fini di accumulazione per pochi e di indebitamento per i molti altri individui singoli, associati e stati.

Da questo punto di vista, occorre rilevare come il Memorandum, sulla scia di una prassi letteraria ormai ovunque generalizzata, impieghi il termine risorsa per indicare le persone alla stessa stregua di chi parla di risorse materiali, risorse finanziarie, risorse strutturali, ecc… Fra l'altro, l'uso del termine risorsa riferito a persone è convenzionalmente in uso anche fra molti pedagogisti che si occupano in particolare di progettazione nel sociale.

In tutt'altra direzione sembra vada la più recente Dichiarazione di Amburgo quando sostiene che "gli obiettivi dell'educazione permanente sono quelli di sviluppare negli individui autonomia di pensiero e di comportamento e di maturare il loro senso di responsabilità, in modo che essi possano decidere consapevolmente del proprio futuro e affrontarne le sfide con successo"(8).

Ed ancora, continuando nella riflessione, il tema dell'educazione in età adulta - che è parte centrale del Memorandum - non riesce a spingersi più oltre, rimanendo saldamente ancorato alla definizione di una "società della conoscenza" che non si accompagna mai anche ad una società definita della "comprensione", cioè di una società che va alla ricerca di orizzonti di senso, di quei plurimi significati che oggi più che mai sono necessitati all'interfacciamento, alla mediazione costante e non soltanto perché società multiculturali e plurietniche. Questo interfacciamento costituisce il nucleo essenziale di un progetto di società per il futuro che intenda recuperare il senso più autentico e capitalizzabile della relazione fra gli uomini e con l'ambiente tanto prossimi quanto lontani, tanto naturali quanto antropizzati, al fine di uno sviluppo sostenibile e compatibile cioè ecologico. Su questo aspetto, che potrebbe essere considerato anche essenziale da un punto di vista pedagogico più generale e che è, altresì, un tema proprio all'educazione permanente, il Memorandum tace totalmente, fortemente proiettato verso l'idea di un nuovo possibile sviluppo senza limiti, reso in termini moraleggianti di un "dover essere" educativo; ed, infatti, "la nozione di istruzione e formazione permanente non rappresenta più semplicemente un aspetto della formazione generale e professionale, ma deve diventare il principio informatore dell'offerta e della domanda in qualsivoglia contesto dell'apprendimento. Il prossimo decennio dovrà essere testimone della realizzazione di una tale concezione. Tutti coloro che vivono in Europa, senza alcuna eccezione, dovranno avere le stesse opportunità per adattarsi alle esigenze di cambiamento economico, sociale e contribuire attivamente alla costruzione del futuro dell'Europa".(9)

Da questo punto di vista, l'ottimismo del Memorandum, già ricordato all'inizio delle presenti riflessioni, si scontra con l'assenza di una progettualità educativa generale e specifica dell'educazione in età adulta che tenga conto del fatto che le società del futuro esigono sempre di più un uomo capace di "pensare" e di "pensarsi", di "orientare" e "sapersi orientare" in modo competente come qualità costitutive della crescita e del cambiamento e non come dimensioni giustapposte all'apprendimento o come un valore aggiunto meramente opzionale rispetto alle conoscenze e abilità finalizzate a quelle trasformazioni predicate come prossime e desiderabili.

Recita il Memorandum: "Le conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona confermano che il buon esito della transizione ad un'economia e una società basate sulla conoscenza deve essere accompagnato da un orientamento verso l'istruzione e la formazione permanente. Pertanto, i sistemi europei di istruzione e di formazione si trovano al centro delle imminenti trasformazioni e dovranno anch'essi adeguarsi. Le conclusioni del Consiglio europeo di Feira invitano "gli Stati membri, il Consiglio e la Commissione […] ciascuno nelle rispettive aree di competenza, ad individuare strategie coerenti e misure pratiche al fine di favorire la formazione permanente per tutti".

Di tutt'altro spessore politico e pedagogico, per esempio, è la Dichiarazione finale della "IV Conferenza Europea sull'Educazione degli Adulti" (Firenze, 9-11.5.1996), la quale esordisce sostenendo che "l'accesso all'educazione ed alla formazione per tutti i cittadini lungo tutto il corso dell'esistenza è il fondamento della realizzazione della persona, della partecipazione democratica, dello sviluppo economico e di ogni politica attiva dell'occupazione, così come di ogni politica sociale anche in funzione del rafforzamento della coesione e dell'integrazione della società" e così pure le Conclusioni generali, del già citato Libro Bianco, evidenziano maggiormente le esigenze di cambiamento per il futuro, in termini di maggiore attenzione politico-sociale e sensibilità educativa. Con riferimento alle raccomandazioni colà espresse, il Documento sostiene che "esse mirano inoltre ad avviare nei prossimi anni un dibattito più vasto. Possono contribuire infine a mostrare che l'avvenire dell'Europa e il suo posto nel mondo dipendono dalla capacità di conferire oggi all'evoluzione personale delle donne e degli uomini che la compongono un ruolo almeno altrettanto grande di quello attribuito finora agli aspetti economici e monetari. In questo modo l'Europa potrà mostrare di non essere una semplice zona di libero scambio ma un complesso politico organizzato, nonché uno strumento idoneo per padroneggiare, e non già per subire, la mondializzazione".

Infine, il Memorandum sviluppa implicitamente, lungo tutto il suo percorso, l'idea che l'istruzione e la formazione permanente siano la diretta traduzione operativa della teoria dell'educazione permanente e dell'educazione degli adulti che della prima è l'aspetto pragmatico. Questo equivoco, molto probabilmente è alla base della già citata affermazione: "La Commissione e gli Stati membri hanno definito l'istruzione e la formazione permanente, nel quadro della strategia europea per l'occupazione, come ogni attività di apprendimento finalizzata, con carattere di continuità, intesa a migliorare conoscenza, qualifiche e competenze. Questa è la definizione pratica, adottata nel presente Memorandum quale punto di partenza per ulteriori discussioni o azioni". Risulta, così, evidente e confermata nel Testo non soltanto la strettissima relazione fra istruzione, formazione e occupazione, come se istruzione e formazione dovessero essere sempre finalizzate all'occupazione, ma anche la povertà di riflessione circa l'educazione degli adulti e la teoria dell'Educazione permanente. Per tutti questi motivi, mi piace chiudere le presenti riflessioni con il quesito posto da Paolo Orefice in un suo recentissimo breve contributo, apparso nella monografia della rivista "Studium Educationis" dedicata all'Educazione permanente e degli adulti: "Gli interrogativi sono appena all'inizio. Ma sono più che sufficienti per chiedersi e rispondere: quale EDA ci garantisce che non stiamo svendendo la formazione dell'uomo, ma stiamo lavorando con gli altri […] per rendere abitabile per tutti e per ciascuno la casa comune che chiamiamo Terra?".(10)



http://www.educazione-degli-adulti.it/static.php?file=eda/studiericerche/memor.htm

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