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Pluridisciplinare
L'occasione necessaria. Femminismi del Novecento e educazione a cura di Daniela Medau

Lingua: Italiana
Destinatari: Insegnanti, Formazione post diploma
Tipologia: Materiale per autoaggiornamento

Abstract:

L'occasione necessaria. Femminismi del Novecento e educazione

a cura di Daniela Medau

Le donne del Novecento ci hanno lasciato un ricco patrimonio di scritti che affrontano questioni che, ancora oggi, non sono state risolte. Il pensiero femminista è fondamentale nella formazione didattica: autocoscienza ed esplorazione del proprio sé sono le basi per affrontare le differenze di genere e le discontinuità del mondo contemporaneo.


Gabriella Seveso
Sono stata coinvolta da Barbara Mapelli e Gabriella Covato in un progetto molto interessante. Abbiamo raccolto in un'Antologia dei testi scritti da donne vissute nel secolo scorso.
Ci siamo concentrate, in particolare, su due intervalli: il primo comprende i primi due-tre decenni del Novecento, mentre il secondo comprende gli anni Settanta, Ottanta e Novanta.
Il nostro intento è stato quello di raccogliere dal materiale "puro", integro, che non sia filtrato o modificato attraverso saggi di altri o commenti e citazioni.
Durante questa ricerca sono emersi numerosi e interessanti spunti di riflessione e di dibattito.
Io mi sono occupata principalmente della prima parte, quella dei primi anni del Novecento, in cui, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, vengono affrontate tematiche relativamente attuali che ritroviamo anche nei documenti raccolti negli anni Settanta.
Le donne di inizio Novecento si caratterizzano per la consapevolezza della necessità di occupare gli spazi pubblici, intesi non solo come luoghi extradomestici, ma anche come spazi di partecipazione culturale, politica e sociale.
Questa partecipazione si realizza con il suffragio universale femminile e soprattutto con un'esigenza sempre più grande di riunirsi, partecipare ai movimenti già esistenti o di crearne di nuovi.
L'eterogeneità delle piste di riflessione contribuisce ad arricchire il pensiero femminile.
Proprio agli inizi del Novecento, per esempio, è sorto un dibattito a proposito della partecipazione politica: partecipare alla vita politica all'interno dei partiti già presenti dominati dagli uomini oppure crearne altri solo femminili? Questa tematica presentava, però, anche dei problemi prettamente formativi, era necessario riuscire a coinvolgere tutte le donne, anche quelle con un basso livello di istruzione.
La consapevolezza della presenza di percorsi formativi differenziati è un altro spunto di riflessione molto sentito fra le donne dei primi del Novecento. Molte donne vedevano la professione di maestra, da un lato come un cammino di emancipazione, dall'altro come consapevolezza che questa occupazione sarebbe potuta diventare una gabbia e un percorso "obbligato".
Un successo non indifferente ha avuto anche il tema dell'interventismo e del pacifismo.
Le donne che si schieravano a favore dell'interventismo lo facevano principalmente per ottenere la cittadinanza, per riuscire a far parte di una comunità.
Chi, invece, si schierava con il pacifismo vedeva nella guerra un elemento ulteriore capace di marcare le differenze, di genere e di classe.

Barbara Mapelli
Io mi sono occupata della seconda parte dell'Antologia, quella relativa al femminismo dagli anni Settanta. Ho l'impressione che questo femminismo recente, insieme a quello degli inizi del Novecento, sia poco conosciuto. Spesso se ne parla senza cognizione di causa e si arriva ad una banalizzazione di argomenti molto complessi e molto significativi.
Lavori come il nostro sono quindi necessari per recuperare la memoria, per diffondere consapevolezza, centralità, approfondimenti su tematiche che restano oscure per molti.
Noi affidiamo questo patrimonio alle più giovani.
A proposito delle nuove generazioni penso che oggi ci sia una ripresa dell'interesse nei confronti del femminismo, questo è un motivo in più per avvantaggiare lo scambio di materiale, di sapere, di differenze e analogie.
Il separatismo è stata una pratica degli anni Settanta e Ottanta, una pratica necessaria che durò alcuni anni, definita da alcune donne come temporanea. Il lavoro che le donne hanno fatto su di sé, la scoperta della parzialità, della propria differenza, ha creato quest'esigenza; un'esigenza che si è imposta anche su alcuni uomini che hanno ripreso in mano il senso dell'essere uomini rifiutando l'universalità e la neutralità che si definiva come tale ma effettivamente era solo un punto di vista maschile. Rivivere quindi un senso di parzialità, di appartenenza di genere anche per gli uomini.
E questi sono per noi dei compagni di strada, con i quali vogliamo confrontarci per cercare di migliorare il modo di convivenza fra i due sessi.

Carmela Covato
Il lavoro antologico è una sfida culturale importante: permette di immettere nei materiali didattici universitari i temi affrontati dal femminismo del Novecento e le sue ripercussioni nel campo educativo.
Questo si riconduce, però, ad una sfida più importante e cioè quella di affrontare il dialogo, le differenze e il confronto fra generi e generazioni.
Nel mondo didattico, si è rivelata molto trascinante e significativa l'esperienza di lavoro sui temi della storia. Ho notato, fra i giovani, una curiosità e un'esigenza di recuperare la memoria per comprendere il presente e d'altra parte i temi presenti nell'Antologia sono fortemente attuali.
Per esempio, le donne sono ancora escluse dal mondo della ricerca scientifica e della vita politica.
Incontrano ostacoli legati ai codici culturali che dominano in questo campo di studi, a problemi di discriminazione nella selezione e al modo di concepire il metodo del lavoro. Le cause di tali difficoltà, vanno ricercate nel carattere distorto della formazione dei saperi che sembrano ancora considerare il genere come norma costrittiva sia per le donne sia per gli uomini.
La scelta di due momenti emblematici è anche significativa da un punto di vista storiografico perché non indica una crescita evolutiva e lineare del femminismo ma ne sottolinea la discontinuità, i momenti di crescita e di arresto.
Presentare le parole che hanno caratterizzato i femminismi del secolo scorso, significa contrastare una concezione storica che si è tramandata per secoli, in base alla quale la parola femminile è stata sempre considerata priva di fede. La rivoluzione femminista è stata capace di ricostruire una diversa affidabilità della parola femminile. La realizzazione dell'Antologia può essere considerata significativa anche in questo senso: una lotta di riconquista della parola, sia sul piano sociale sia come una parola in grado di esprimere l'identità, negli ultimi anni le donne hanno cominciato a definire se stesse, sottraendosi agli sguardi degli altri che le definivano.

Carmen Leccardi
Vorrei introdurre una riflessione sul ruolo pedagogico straordinario che hanno avuto le donne degli anni Settanta. Esse hanno lottato per la ridefinizione del quotidiano come dimensione strategica non solo dal punto di vista politico, come affermazione di sé e della propria soggettività ma come affermazione della soggettività di tutti.
La tematica del quotidiano nasce soprattutto all'interno del movimento del '68, perché condivide con il movimento delle donne l'enfasi sulla soggettività politica e soprattutto sulla ridefinizione di essa che non può avere a che fare solo con i grandi sistemi tralasciando il banale.
Il movimento delle donne vuole dimostrare che la politica deve partire dalla dimensione del quotidiano. La sfera della domesticità, delle relazioni, riguarda l'aspetto pubblico e non quello privato, deve quindi essere oggetto di attenzione della politica.
Il femminismo, insieme al movimento del '68, è riuscito a mettere in discussione i fondamenti tradizionali del quotidiano, cambiando la vita di tutti, donne e uomini.

Monica Il Grande
Io sono nata nel 1973, un periodo in cui stava accadendo qualcosa di importante. Questo mi ha portato a riflettere su quale sia stata l'eredità che il femminismo degli anni Settanta ha lasciato nelle mie mani.
Mi sono resa conto che attorno alla tematica del genere ce ne sono altre che si sono imposte nella nostra società, per esempio quella della cultura. Quando ragiono sulla condizione della donna, non posso trascurare il fatto che essa è profondamente differente nelle varie culture e questo aspetto non deve essere trascurato.
Ma soprattutto, il femminismo mi interroga come educatrice. Mi è capitato di lavorare per un corso di formazione per educatori di una parrocchia in cui, dopo trent'anni di separatezza, ragazzi e ragazze avrebbero passato il tempo insieme.
Ho scoperto metafore e immaginari particolari, per me insoliti: le ragazze pensavano ai ragazzi come capaci solo di giocare a pallone, di fare gioco di squadra.
È stato sorprendente trovare fra giovani del giorno d'oggi della barriere così evidenti e questo mi ha portato alla conclusione che c'è ancora molta strada da fare.
Gli studenti dovrebbero incontrare la differenza di genere come modo di intendere le relazioni e non come un ostacolo. In questo cammino gli educatori hanno un ruolo importante, devono riflettere sul genere, sul fatto di essere maschi o femmine. L'educatore rappresenta un modello di genere, un punto di riferimento per i giovani che si trovano confusi su questo aspetto delicato della loro vita.

Chiara Martucci
Cercherò di dimostrare quanto la scelta di scrivere l'Antologia sia necessaria portando come modello il mio "caso umano".
Mi sono avvicinata al pensiero politico femminista in occasione della mia tesi di laurea; volevo che questo momento corrispondesse ad una ricerca di senso. Istintivamente sono andata a cercare nella storia delle donne qualcosa che mi riguardasse, più precisamente una strada da seguire.
Per fortuna non ho trovato una strada pronta ma uno stimolo e una forza per costruirne una, per riflettere su me stessa e sul mio ruolo nel mondo.
Interrogarmi sull'eredità lasciatami e confrontarmi sui saperi delle donne di altre generazioni, mi ha portato ad una conclusione molto significativa: ho capito che il mio disagio sui saperi non era individuale, ma dipendeva dal fatto che il grande sapere è sempre stato prodotto dal genere maschile e non è mai stato neutro e obiettivo.
È per questo che ritengo opportuno che gli scritti delle donne siano inseriti nella formazione e siano accessibili a tutti.
Il patrimonio del pensiero femminile ci consegna il sapere delle donne che hanno preso coscienza di sé nel mondo e hanno messo in discussione ciò che era la norma, questo ci aiuta ad affrontare le differenze e le discontinuità del mondo contemporaneo.

Ducio Demetrio
Io rappresento il mondo di quegli uomini che si interrogano sulle esclusioni che hanno vissuto nel periodo dell'autocoscienza.
Come studioso dell'educazione degli adulti credo che non si debba dimenticare cosa ha rappresentato, e cosa rappresenta, il movimento femminista.
Nel 1973 nacque, nel mondo dell'educazione adulta, l'Istituto delle centocinquanta ore. In questi corsi, frequentati finalmente anche dalle donne, si assistette ad un diffondersi dei motivi più importanti del femminismo. Per esempio una miriade di donne si conquistarono il diritto di uscire la sera per andare a scuola. Le centocinquanta ore hanno introdotto la più grande campagna di alfabetizzazione. Sono stati rivisti modi di essere e stili di vita delle donne, anche nei loro rapporti con il genere maschile.
Un altro aspetto che volevo richiamare, riguarda la mia gelosia nei confronti di un'autocoscienza che non potevo frequentare.
Per me è stato impossibile accedere al mondo del femminismo che già allora era capace di dare tantissimo.
I volumi e i saggi delle donne hanno riformato il modo di concepire la formazione degli adulti, non perché ponevano in primo piano la condizione della donna, ma perché insegnavano che, per avvicinarsi alla condizione adulta, era necessario un approccio soggettivo, un'analisi del proprio sé e della propria condizione.
Ma abbiamo un debito più ampio nei confronti delle scrittrici, un debito scientifico: con i loro testi sono state capaci di evocare questioni e problemi, anche del mondo maschile, mai affrontati precedentemente.



http://www.casadellacultura.it/site/materiali/archivio/genere/001_femminismi.html

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