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Storia
La partecipazione delle donne romane alla Resistenza non armata. A partire dal nove settembre 1943 alcune centinaia
di loro, appartenenti ad ogni ceto sociale, accorrono nei luoghi in cui si combatte per assistere i soldati ed i cittadini che combattono per difendere la città dallʹaggressione tedesca.

Lingua: Italiana
Destinatari: Tutti
Tipologia: Materiale di studio

Abstract: La partecipazione delle donne romane alla Resistenza non armata è molto importante. Infatti, a partire dal nove settembre 1943, quando è in atto la battaglia per la difesa di Roma, alcune centinaia di loro, appartenenti ad ogni ceto sociale, accorrono nei luoghi in cui si combatte per assistere i soldati ed i cittadini che combattono per difendere la città dallʹaggressione tedesca. Così, nelle tragiche giornate del 9 e 10 settembre 1943, molte donne s’improvvisano infermiere, vivandiere, portaordini, sfidando i pericoli dei combattimenti. Il tributo di sangue pagato è molto alto. Infatti,tra i 183 civili morti nella difesa di Roma, ben 27 sono donne (tra di esse cʹè anche una suora: Suor Teresa DʹAngelo), cadute mentre assistono i combattenti ed i feriti. Dopo la resa (nel pomeriggio del 10 settembre), migliaia di donne si attivano per aiutare gli ex combattenti, gli sbandati e i braccati dai nazisti, dando loro ospitalità e cibo. La stessa solidarietà le donne romane dimostrano verso i prigionieri di guerra inglesi, russi e jugoslavi, fuggiti dai campi di concentramento dopo lo sbandamento dei reparti di guardia, conseguente allʹ8 settembre. Con lʹinizio dellʹoccupazione tedesca, incomincia per le donne romane, che svolgono attività di assistenza, una nuova vita, piena di ansie e di rischi anche gravissimi. Infatti, le autorità naziste emettono dei bandi con cui minacciano severe sanzioni, compresa la morte, contro chi accoglie, protegge o comunque è in contatto con le persone ricercate. Questa attività di assistenza delle donne, che allʹinizio è spontanea, viene ben presto organizzata: in tutti i quartieri, soprattutto in quelli periferici (in particolare nelle borgate) si costituiscono dei Comitati di assistenza.

http://www.pacedifesa.org/public/documents/I%20Quaderni_1_2010.pdf

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