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Pillole2 PUÒ TUTTO CIO' BASTARE COME FONDAMENTO DI NUOVI METODI ? Sono profondamente convinta che siano essenziali questi tre fattori per ottenere un prodotto multimediale che non sia fine a se stesso, ma evidenzi come un buon uso delle nuove tecnologie possa integrarsi con le attivita' tradizionali e fornire nuove modalita' di lavoro anche nell'ambiente scolastico.
Possibili evoluzioni della discussione: Io penso che il "ruolo" docente sia prima quello di progettista di percorsi evidenziati e poi di moderatore, ma che non possa riproporsi nei termini tradizionali. E' l'ambiente nel suo insieme che risulterà più o meno utile e ricco per l'apprendimento ... Mi tornano in mente le parole del grande geometra Luigi Cremona "bisognerà e questo è ciò che sommamente importa, che ogni giorno gli scolari facciano deduzionie soluzioni da sè; non si costringano alla sola parte passiva dell'ascoltare e ripetere le cose dette dal maestro, ma si facciano concorrere attivamente allo svolgimento di cose nuove; in questo modo e non altrimenti si riuscirà ad accendere in essi l'amore allo studio" (Torino, 1873). (anonimus) Già, ma l'amore allo studio dobbiamo mantenerlo vivo tutti ... siamo studenti che insieme imparano, lo possiamo riconoscere ?(Luisanna Fiorini) Adesso potrebbe essere giunto il tempo del cambiamento, la scuola nelle sue strutture e nella sua valenza educativa sta finalmente assumendo una identità nuova che la riqualifica all'interno del contesto sociale; ci sono finalmente più mezzi e più opportunità al suo interno e quanto più questa tendenza aumenta, tanto più noi: gli educatori, anzi ,gli "insegnanti" dobbiamo stare al passo. Faccio da troppi anni l'insegnante elementare per non "aver attraversato" tutti i luoghi comuni che alla mia categoria si infliggevano, ma quello che più di tutti mi ha notevolmente pesato sulle spalle, era l'essere considerati "ignoranti". Ignoranti: non dell'italiano, della storia ecc.che si doveva insegnare (anche questo per "luogo comune"), ma di quell'italiano, di quella storia di cui la società REALMENTE "faceva uso"; in parole povere l'italiano per scrivere, dibattere, per leggere libri o scriverli. Insomma il codice quotidiano del linguaggio che serve. E che dire della storia, quella per capire la politica, l'economia, gli orientamenti e le collocazioni sociali? A noi il compito di insegnare l'alfabeto, la grammatica, la preistoria, i sette re, Carlo Magno ed i carbonari. A conferma di ciò, si è mai visto un insegnante elementare partecipare, in quanto tale, ad un dibattito, o a situazioni ad alto spessore culturale e decisionale, o comunque essere presente perché rapp! resentativo di quel "tragitto", non breve e non di secondo piano, della vita di un giovane? Questo luogo comune me lo sono portato addosso per troppi anni, per non aver ben in mente quanta fatica mi sia costata "estirparlo". ..C'è un tempo per ogni cosa si dice sovente, ora è il tempo della nostra centralità docente, tutta la nostra esperienza, le nostre radici, che ci danno priorità e valore nel "saperci fare" più di tutti in educazione ed insegnamento, gli studi fatti quotidianamente, aggiornati e rettificati sul campo dell'esperienza, dovranno essere premessa solida per dare alla scuola, soprattutto di base, grande valenza sociale, culturale ed educativa. Noi siamo quella categoria di lavoratori che la domenica, la sera tardi, distanti dal nostro orario e dall'essere ricompensati ci mettiamo a dibattere in rete, a scrivere ecc.. Ad essere onesti, tutto ciò non è per un retorico senso del dovere o perché questo fanciullo tanto ci preoccupa ed impegna, ma anche per noi stessi, per nostra professionalità, interesse e, perché no, "piacimento" (se tutto poi finisce in didattica, il risultato non cambia!). Di cosa parla ad una cena un gruppo di bancari, forse che di bonifici, di bot, di come far star ! meglio un cliente o arricchirlo? Per noi è dato di fatto..ci proviamo per un po' a non parlare di scuola..ma prima o poi.!! Si siamo proprio al centro, anzi il "centro" della scuola, è da noi, dalla nostra volontà, dalle nostre capacità che si garantirà il successo di qualsiasi riordino, revisione, progetto ed investimento. Gli scolari cambiano, l'utenza pure..è duro ammetterlo. anzi difficile, ma l'orgoglio non manca, se vi aggiungiamo anche un po' di presunzione, dovremo concludere che i PILASTRI DELLA SCUOLA SIAMO NOI.(Luciana Cioffi) PARLIAMO UN PO' DI SCUOLA Trovo che la nostra tradizione umanistica, cosi' eccelsa ed utile per le lettere, arti e la filosofia ci freni un poco quando si tratti di iniziare a trattare questioni pratiche. Non fraintendetemi, l' informatica a scuola e' un discorso complesso, tuttavia gli inizi di questo discorso potrebbero essere semplificati. Occorrerebbe infatti a mio parere de-sacralizzare il computer eliminandone gli aspetti magici sia negativi che positivi. Qualcuno ha detto che il calcolatore (computer) e' uno stupido con moltissima memoria. Se cio' fosse vero occorre dire che uno stupido con molta memoria e' un utile strumento ma (almeno inizialmente) non deve diventare uno dei fini (dell' insegnamento).(Luca Cortis) Sull'uso del computer come facilitatore dell'apprendimento dei bambini non ci sono dubbi, ma vorrei mettere anche in evidenza un possibile rischio legato a questo strumento:la dipendenza emotiva. Questo passeggero "disordine psicologico" matura man mano che si acquista la capacità a svolgere le attività informatiche e può colpire tutti. Il primo sintomo è la richiesta di avere una "base" personale in famiglia e localizzarla in una stanza facilmente accessibile.Si comincia ad usarlo prima di colazione per leggere la posta e si finisce dandogli la buonanotte, quando spesso è un nuovo giorno. Le conseguenze sono il trascurare la famiglia, meno concentrazione nell'attività lavorativa e una bolletta da quasi sei zero. Di solito la" malattia "si risolve spontaneamente, ma occorre anche la presenza della famiglia a sollecitare una corretta autoregolazione nell'uso. (Marisa Bracaloni) La mia attuale esperienza all'estero offre un punto di vista privilegiato per osservare, analizzare e confrontare la realta' italiana e la realta' dei paesi dove insegno. L'antropologia culturale ha insegnato a descrivere altri sistemi ed organizzazioni culturali cercando di non "giudicare" cio' che e' diverso da noi: allo stesso modo la mia ventennale esperienza italiana mi aiuta a trasferire all'estero cio' che di buono (ed e' tantissimo) abbiamo in Italia in termini di didattica, metodologia, ricerca pedagogica ecc. Tuttavia l'attuale dibattito sull'informatica a scuola, che seguo con molto piacere su questo forum, ha spesso il sapore di una discussione medioevale sulle idee di dio, mondo ed anima(e questo ahime' e' un giudizio!). Occorrerebbe a mio parere una sana immersione nel pragmatismo tipico dei paesi di cultura anglosassone: prima l'azione, poi la riflessione ed in ultimo verifica e valutazione. Potremo fare nostro il motto "un computer in ogni classe", cercare di spenderci per realizzarlo e poi discutere di "operatori tecnologici, laboratori multimediali, strutturazioni ergonomica di spazi multimediali, pars costruens e cosi' via...."(non me ne vogliano i fruitori di tali lessici ma insomma un po' piu' di semplicita' non guasterebbe). (Luca Cortis) ..Studio psicologia dello sviluppo e in particolare psicologia dell'apprendimento e ritengo che l'avanguardia di questo settore confini proprio con la multimedialità. Nonostante il tutto sia un universo tanto vasto e sicuramente confuso ritengo che l'ingegneria didattica e le nuove tecnologie possano essere la vera e unica possibilità di organizzare tutte le esperienze formative possibili (sia scolastiche che extrascolastiche) e tutte le fonti possibili in un sistema finalmente integrato.Il mio entusiasmo origina da una considerazione sulla quale trovo interessante spostare l'attenzione:il sistema cognitivo è per natura multimediale (funziona su più canali in parallelo),l'ambiente naturale è multimediale (diversi stimoli!). Non vi pare che l'isomorfismo tra l'apprendimento multimediale e quello naturale sia una caratteristica da studiare e sfruttare al meglio? (Carmen Maria) Non ho saputo resistere alla tentazione di rilevare il rischio di cadere ancora una volta lontano dai banchi di scuola. Tutto ciò che è confronto ed elaborazione è proficuo, nulla va gettato al vento di ciò che si può dire a favore di una tesi o contro, ma molti di noi nel passato hanno corso il rischio, impegnandosi in discussioni troppo generali, per quanto saldamente "colte", di allontanarsi dalla realtà quotidiana del fare scuola, volando troppo alto, che poi ai fini pratici e dei risultati è la stessa cosa che volare troppo basso. Dobbiamo costruire i "cosa, quando, in che modo, con quale contenuto e per quale scopo" dei "nuovi saperi" nella scuola ed avere ben chiaro che questi "saperi", se non approdano ad altrettanti omogenei "saper fare" resteranno dei "vuoti, pieni di parole". Da sempre il centro della didattica è il bambino, da sempre occupa questa postazione (per essere in tema..), ritenuta fondamentale per un processo mirato alla crescita intellettiva e cognitiva dello stesso, affinchè tutte le energie, tutte le conoscenze, di tutte le discipline di tutti i docenti, confluissero su di lui....Credo che questa operazione non sia molto riuscita, che la "creatura" sia stata bombardata a dovere, ma ora è confusa, confusi i genitori che non riescono a trovare un filo conduttore tra una scuola e l'altra frequentata dai loro figli: una ha il testo alternativo dichiarando il sussidiario strumento vecchio e dannoso, l'altra ha i PC e le lezioni in video, a pochi metri di distanza gli insegnanti dell'altra scuola insegnano con le stesse modalità da loro apprese quando andavano a scuola, da una parte si ricostruiscono i curricoli, dall'altra i programmi e gli obiettivi sono vecchi e stantii.. (Luciana Cioffi) |