Recenti ricerche sull’associazionismo degli immigrati realizzate in Italia
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Numerose sono le ricerche sull’associazionismo degli immigrati realizzate in Italia, a livello locale e nazionale. La qualità delle indagini non è però sempre soddisfacente: molte si scontrano infatti con notevoli ostacoli nella rilevazione dei dati sul territorio; ne consegue che il quadro tracciato risulta talvolta incompleto, non rappresentativo. La natura assai variegata e mutevole di buona parte delle associazioni di immigrati esistenti al momento nel nostro Paese è di certo un fattore di complicazione per gli studi in questo campo. In questo capitolo presentiamo i principali risultati di due delle ricerche campionate; a conclusione della rassegna, riportiamo, comunque, la bibliografia completa di tutto il materiale individuato. Un saggio di Francesco Carchedi Mille le associazioni di e per immigrati stimate in Italia. Una organizzazione non profit su 13 opera in maniera specialistica nel campo dell’immigrazione. Stretta la contiguità tra organizzazioni formali e organismi informali e di comunità. Tra gli studi più interessanti citiamo il saggio di Francesco Carchedi per il “Rapporto Immigrazione. Lavoro, sindacato, società” (vedi “Riferimenti bibliografici” ) dove si legge, tra le altre cose:

• “Le organizzazioni degli immigrati, nelle loro differenti forme, rappresentano un referente significativo, sia per le comunità di appartenenza delle stesse, che per le istituzioni locali, per il ruolo di mediazione che esprimono. La loro distribuzione sul territorio nazionale non è omogenea e riflette le caratteristiche e la propensione organizzativa delle collettività [nazionali degli immigrati] maggiormente presenti nei differenti contesti, nonché il loro grado di inserimento a livello socio-economico, la loro anzianità di insediamento e la loro capacità di attivare strategie finalizzate alla costruzione di alleanze con le organizzazioni locali”;

• “Le regioni a più alta presenza di organizzazioni che intervengono in favore delle collettività immigrate, sia di italiani che di stranieri, sono il Piemonte, il Lazio, la Lombardia e l’Emilia-Romagna, seguono il Veneto e la Toscana; [si tratta delle stesse] regioni dove è maggiore la loro concentrazione quantitativa. […] Dalla ricerca risulta intorno a 1.000 unità il numero di associazioni di e per immigrati in Italia, mentre in complesso l’universo del non profit […] comprende circa 13.000 organ izzazioni. Un’organizzazione su tredici opera dunque nel settore dell’immigrazione in maniera diretta e quasi specialistica. Si tratta sostanzialmente di quelle organizzazioni, specialmente tra quelle composte da immigrati, che hanno raggiunto soglie consistenti di visibilità al punto da essere intercettabili e censibili all’esterno. In pratica rappresentano la parte emergente dell’arcipelago associativo di origine immigrata più dinamico e variamente partecipativo, ma strettamente correlato ad altre organizzazioni più piccole, di carattere informale, dai confini flessibili e immerse nelle rispettive comunità di appartenenza”.

L’autore sottolinea inoltre la recente diffusione dell’associazionismo di genere femminile, in particolare nelle grandi città (Napoli, Roma, Firenze, Bologna, Milano e Torino) – grazie alla maggior visibilità sociale e dato il tentativo di allacciare legami e costruire reti di donne straniere a livello nazionale.


La ricerca di CODRES


Molto eterogenee le realtà territoriali in fatto di associazionismo degli immigrati. Integrazione e rappresentanza sono interdipendenti: un processo in tre stadi.

Un’altra ricerca degna di attenzione è quella curata da CODRES, nel 2000 su “La rappresentanza diffusa. Le forme di partecipazione degli immigrati alla vita collettiva” per il CNEL (vedi “Riferimenti bibliografici” 5). L’indagine è stata realizzata prendendo a riferimento accurati campioni rappresentativi delle diverse realtà locali di cui è costituito il vasto panorama italiano, tenendo conto delle dimensioni, della localizzazione geografica e delle caratteristiche strutturali delle aree prescelte, in modo da garantire un’adeguata copertura e diversificazione tipologica delle zone selezionate, in base anche alle diverse fasi evolutive dei flussi migratori nel Paese. Sono state quindi analizzate sei aree geografiche, a diverso sviluppo nella partecipazione e nella rappresentanza di interessi della popolazione immigrata:

• l’area metropolitana di Roma e quella di Torino, che si caratterizzano per l’esistenza di grandi e stratificate concentrazioni migratorie dove, accanto ad una diffusa rete di unità associative, che garantisce una elevata visibilità alla presenza degli immigrati, convivono fenomeni di ghettizzazione e marginalità di tipo urbano e suburbano;

• la città di Padova, che rappresenta una delle realtà tradizionalmente più avanzate dove sono state realizzate esperienze che hanno coniugato la domanda di accoglienza con la sperimentazione di forme significative di partecipazione degli immigrati;

• l’area che si estende tra le province di Firenze e Prato, che costituisce un caso esemplare in cui ai tradizionali fattori di disagio e difficoltà di inserimento si accompagna un elevato grado di integrazione di alcune delle etnie presenti, a partire anche dal ruolo ricoperto a livello economico e imprenditoriale;

• il territorio della Capitanata, corrispondente alla provincia di Foggia, caratterizzata dalla presenza di poli urbani di considerevoli dimensioni, nei quali si sono succedute nel tempo concentrazioni migratorie di tipo stanziale e flussi stagionali;

• le zone gravitanti tra il litorale tirrenico e il versante ionico della Calabria centrale, corrispondenti alle province di Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, in cui la presenza di immigrati si è sovrapposta alle difficoltà connesse con gli storici ritardi accusati sul piano economico e sociale.


Integrazione e rappresentanza


Il processo di integrazione e quello di rappresentanza sono correlati tra di loro e si sviluppano lungo un percorso in cui si possono individuare sostanzialmente tre stadi che possiamo così denominare: il primo inserimento, la rappresentanza, la cittadinanza.



A) Nelle prime fasi dell’inserimento in Italia, quando le esperienze di socializzazione degli immigrati si realizzano in luoghi e modalità per lo più informali, in stretto rapporto quindi con i legami di carattere etnico e parentale, emerge con chiarezza il peso del contesto etnico-culturale di partenza. Per alcuni, i rapporti familiari paiono configurarsi come momento di auto-identificazione e di riproduzione delle interrelazioni sociali e culturali vigenti nel Paese di origine. Ciò pare particolarmente vero, ad esempio, tra gli immigrati di origine cinese, che la distanza culturale ed antropologica con la popolazione locale induce in misura maggiore a modelli comportamentali autoreferenziali di tipo etnico.

B) Il rapporto con la popolazione autoctona, riceve, in seguito, impulsi significativi dalla crescita progressiva del radicamento nel tessuto sociale del Paese di immigrazione. È in questa fase che si sviluppano le prime forme di partecipazione degli immigrati agli organismi di rappresentanza, spesso fondati su base nazionale, che sono fortemente cresciuti negli ultimi cinque anni ed in fase di ulteriore crescita, secondo gli intervistati. Le istanze di rappresentanza più evolute, che sfociano in un rapporto concreto con strutture ed organismi presenti sul territorio, traggono la propria origine da motivazioni collegate, prioritariamente, alla volontà di vedere riconosciuti i propri diritti in quanto soggetti che partecipano pienamente alla vita sociale e produttiva del Paese ospitante, a partire da quelli legati al permesso di soggiorno ed alla casa.

C) In una fase ulteriore emergono comportamenti volti ad esprimere una domanda di cittadinanza, che tende a prescindere nella maggioranza dei casi da esigenze particolari, proprie della condizione di immigrato, o dalla appartenenza ad una etnia o nazionalità specifica. La rappresentanza assume allora le connotazioni proprie di una richiesta diffusa di visibilità sociale, nel lavoro come nella socialità e nella cultura.




Oltre alla gradualità temporale legata alle diverse fasi dell’inserimento dell’immigrato in Italia, la ricerca evidenzia come lo sviluppo dei livelli di partecipazione sia inoltre organicamente correlato alla crescita del grado di istruzione degli immigrati e risulti condizionato da vincoli e barriere di tipo sociale e culturale: a tale proposito, sono emblematiche le difficoltà incontrate dalle fasce dotate di minori strumenti culturali ed informativi e dalla componente femminile della popolazione immigrata.



Le specificità locali


Presentiamo, in breve, lo scenario rilevato nelle realtà territoriali incluse nell’indagine, al fine di evidenziare i contenuti e le ragioni delle specificità locali.

Il caso di Torino conferma come la presenza degli immigrati stia aumentando velocemente soprattutto nelle aree metropolitane. Questa concentrazione di immigrati ha fatto nascere organismi di diverso tipo: quelli che riuniscono le comunità arabe e di religione musulmana, che spesso svolgono funzioni di rappresentanza e difesa dei diritti civili sul piano sociale, ed il vasto reticolo di associazioni di volontariato che si occupano dei problemi legati all’integrazione. Nell’area metropolitana torinese si possono stimare oltre 70 associazioni per gli immigrati, anche se non tutte operanti con continuità. La presenza di cinque moschee e di importanti centri della Chiesa ortodossa rumena evidenzia il ruolo importante ricoperto dall’associazionismo di tipo religioso.

Roma è tradizionalmente sia passaggio obbligato per chi viene in Italia da molto lontano, che meta privilegiata per chi lascia le terre natie ed è attratto dalle innumerevoli possibilità presenti nella Capitale. Una simile concentrazione ha reso possibile la formazione di una quarantina di organizzazioni per immigrati e di almeno 128 associazioni di immigrati (stime dei ricercatori), che riflettono l’eterogeneità e frammentarietà dell’origine etnica degli immigrati presenti in città. Inoltre, a Roma la presenza femminile supera numericamente quella maschile; questo dato si manifesta nella composizione di genere delle associazioni di immigrati: sono infatti piuttosto numerose quelle di donne.

 A Padova il processo migratorio ha avuto uno sviluppo relativamente recente: fino a metà degli anni ’80 la presenza straniera era infatti poco rilevante. Oggi il Veneto è tra le prime regioni in fatto di consistenza numerica di immigrati. Anche se la componente femminile rimane meno numerosa di quella maschile, si registra un numero crescente di nuclei familiari con minori: ciò denota elementi di stabilità e solidità. Le associazioni rilevate dalla ricerca sono una dozzina e rappresentano quasi tutte le comunità nazionali presenti nel territorio.

Larea circostante Firenze e Prato è caratterizzata da forme di radicamento diffuso e da realtà con un elevato grado di instabilità; la stima della consistenza reale della popolazione immigrata risulta piuttosto difficoltosa. La parte più consistente è composta dai cinesi, che in provincia di Prato raggiungono la metà degli stranieri totali, grazie alla presenza di comparti economici importanti quali quelli dellimprenditoria tessile, dellartigianato di laboratorio e dellalimentazione. Da notare come la presenza femminile superi quella maschile tra gli stranieri regolarmente registrati (si può inoltre presumere una rilevante quota di immigrati in condizione giuridica di irregolarità). Ad una tale concentrazione consegue una significativa presenza dellassociazionismo tra gli immigrati (circa 40 organizzazioni). Fa eccezione la popolazione cinese, che non fa registrare al momento uno sviluppo altrettanto significativo del proprio tessuto associativo, presentando spesso delle carenze in merito a capacità operativa, organizzativa e di rappresentazione.

In provincia di Foggia lo sviluppo migratorio è stato solitamente influenzato dall’andamento dei flussi stagionali indotti dalle caratteristiche del mercato del lavoro locale (soprattutto agricolo), oltre che dalle ondate di profughi provenienti dalle vicine coste dell’Albania e dell’ex-Jugoslavia, così come di curdi di nazionalità turca. La realtà presenta dunque aspetti di marcata instabilità e di scarso radicamento. L’associazionismo e il volontariato non sono riusciti a costituire un polo di attrazione e di rappresentanza collegata con le istituzioni nel territorio foggiano; va comunque detto che, rispetto a molte altre zone dell’Italia meridionale, il terzo settore ha raggiunto nel foggiano un peso superiore, grazie alle attività rivolte alla prima accoglienza e all’assistenza e ad alcune iniziative di interesse finalizzate ad agevolare i percorsi di integrazione.

L’area circostante Firenze e Prato è caratterizzata da forme di radicamento diffuso e da realtà con un elevato grado di instabilità; la stima della consistenza reale della popolazione immigrata risulta piuttosto difficoltosa. La parte più consistente è composta dai cinesi, che in provincia di Prato raggiungono la metà degli stranieri totali, grazie alla presenza di comparti economici importanti quali quelli dell’imprenditoria tessile, dell’artigianato di laboratorio e dell’alimentazione. Da notare come la presenza femminile superi quella maschile tra gli stranieri regolarmente registrati (si può inoltre presumere una rilevante quota di immigrati in condizione giuridica di irregolarità). Ad una tale concentrazione consegue una significativa presenza dell’associazionismo tra gli immigrati (circa 40 organizzazioni). Fa eccezione la popolazione cinese, che non fa registrare al momento uno sviluppo altrettanto significativo del proprio tessuto associativo, presentando spesso delle carenze in merito a capacità operativa, organizzativa e di rappresentazione.

Il caso delle province calabresi di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia rispecchia la situazione generale dell’Italia meridionale, dove la pressione dei flussi migratori è minore rispetto al resto della Penisola. A parte gli sbarchi di clandestini sulle coste ioniche e le difficoltà riguardanti le strutture di accoglienza, l’immigrazione è caratterizzata da un andamento stagionale, prevalentemente maschile. Vi sono notevoli carenze nello sviluppo della partecipazione degli immigrati e si evidenzia un relativo ritardo da parte delle istituzioni. Emerge comunque qualche esperienza positiva, come la formazione di associazioni islamiche di maghrebini. Sono state inoltre promosse diverse iniziative a favore dei profughi curdi, per favorire la nascita di attività imprenditoriali, artigianato, cucina e commercio di prodotti tipici, da parte di associazioni di volontariato e del settore non profit, che cercano di favorire forme inedite di turismo etico e solidale.


Conclusioni


“Alla luce degli elementi acquisiti è possibile circoscrivere e definire alcuni tra gli aspetti principali emersi e formulare una serie di riflessioni sulle ideeforza che hanno caratterizzato l’evoluzione della partecipazione e della rappresentanza diffusa degli immigrati in Italia:

• Senza dubbio si è assistito, nel tempo, ad una crescita progressiva della domanda di partecipazione della popolazione straniera, che tende ad interessare ambiti sempre più differenziati della convivenza sociale;

• è pur vero, d’altro canto, che permangono barriere di tipo culturale che spesso fungono da ostacolo al dispiegamento della volontà di partecipazione delle fasce sociali dotate di inferiori strumenti culturali;

• la crescita delle esigenze connesse con la rappresentanza di interessi procede di pari passo con il consolidamento dei processi di integrazione ed interrelazione con il tessuto sociale, culturale ed economico delle zone di residenza; [un altro effetto del processo di integrazione sociale in corso è il progressivo costituirsi] di modalità di partecipazione sociale miste, dove possono convivere stranieri ed italiani;

• persistono tuttora presso la popolazione immigrata modelli di comportamento che privilegiano forme di socialità di tipo monoetnico e circoscritto, dove prevalgono aspetti di separatezza ed autoreferenzialità;

• le motivazioni all’origine della domanda di rappresentanza attengono per lo più alla esigenza di vedere soddisfatti i bisogni collegati alle diverse manifestazioni della vita sociale (lavoro, richiesta di prestazioni di carattere socio-assistenziale, attività politiche e culturali… ), assumendo le forme di un riconoscimento reale, sociale o politico, all’interno della società nel suo complesso; l’associazionismo […] e la spinta pronunciata verso lo sviluppo di processi di sindacalizzazione diffusa svolgono a tale proposito un ruolo rilevante e significativo;

• viene confermato lo stato di crisi in cui versano le istanze tradizionali di offerta di rappresentanza di tipo istituzionale (Consulte, Forum… ), che non riescono a veicolare comportamenti ed esigenze che si manifestano orizzontalmente nei diversi ambiti in cui si articola la vita collettiva;

• alla sostanziale sfiducia evidenziata nei confronti di provvedimenti e di iniziative legislative di tipo centralistico, si contrappone un relativo interesse verso gli ambiti di potere locale e periferico, che viene confermato dal consenso pressoché unanime nei confronti della ipotesi di concessione del diritto di voto amministrativo per gli immigrati;

gli ostacoli principali che si frappongono alla crescita della partecipazione riconducono sia alle difficoltà  incontrate dagli organismi di rappresentanza a  fornire strumenti e canali di comunicazione idonei a recepire le istanze degli immigrati, sia alle carenze di tipo legislativo e normativo;

per molti immigrati, linserimento in enti ed organizzazioni di tipo associativo rappresenta nei fatti salto di qualità rispetto ai percorsi di vita sociale e culturale vissuti nei paesi di provenienza;

gli organismi di rappresentanza che riescono a consolidare  strutture e modelli organizzativi costituiscono spesso per gli immigrati una opportunità reale di partecipazione democratica, che può realizzarsi anche tramite lo svolgimento di funzioni dirigenziali riconosciute da meccanismi formali di tipo elettivo".


Riferimenti bibliografici



- Associazione Africa e Mediterraneo, "Lassociazionismo degli immigrati in Italia" (report realizzato allinterno del progetto europeo "Porta Palavra"); 2001.



- Carchedi Francesco, "Le associazioni degli immigrati", in "Rapporto immigrazione. Lavoro, sindacato, società", a cura di Pugliese Enrico; Ediesse Roma 2000.


- CNEL (Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri), "Primo rapporto sulla rappresentanza degli immigrati"; 1999.


- CNEL (Organismo nazionale di coordinamento per le politiche di integrazione sociale degli stranieri; ricerca a cura del CODRES), "La rappresentanza diffusa. Le forme di partecipazione degli immigrati alla vita collettiva"; 2000.


 - Commissione per le politiche di integrazione degli immigrati (a cura di Zincone Giovanna), “Associazioni di immigrati e istituzioni consultive. La via dei diritti intermedi” in “Primo rapporto sull’integrazione degli immigrati in Italia”; il Mulino 2000.


- Danese Gaia, “Participation beyond citizenship: migrants’ associations and social networks in the south of Europe (the case of Italy and Spain)”, in “Migrazioni internazionali e conflitti nella costruzione di una democrazia europea”, a cura di Melossi Dario; Giuffré Editore 2003.


- Fondazione Corazzin (ricerca promossa dal CNEL), “Le associazioni di cittadini stranieri in Italia”, 2001.Tradardi Simona, “Le associazioni di cittadini stranieri in Italia”, in “Affari sociali internazionali” – pagg. 53-60, anno XXX, n. 3, 2002.


In: L’associazionismo degli immigrati in provincia di Bologna
Dossier a cura dell'Osservatorio delle Immigrazioni. Comune, Provincia e Prefettura di Bologna



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