Schema di Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza - Comitato tecnico-scientifico del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza - 31 ottobre 2007
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31 ottobre 2007


Schema di Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza
proposto dal Comitato tecnico-scientifico del
Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza


1. Un Piano d’azione “nuovo”


Il Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza è lo strumento di applicazione e di
implementazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989
e resa esecutiva con legge 27 maggio 1991 n. 176, che, predisposto dall’Osservatorio nazionale e proposto dal Ministro della solidarietà sociale e dal Ministro delle politiche per la famiglia, é
adottato dal Presidente della Repubblica.


Il Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza è, dunque, il programma di lavoro, ratificato al più
alto livello, che rappresenta l’esito della concertazione tra le istituzioni centrali dello Stato, le
Regioni, le Municipalità e le formazioni sociali per la realizzazione di interventi sul piano culturale,
normativo ed amministrativo a favore dell’infanzia e dell’adolescenza, da realizzarsi con la
partecipazione attiva della società civile e in stretto raccordo con le istituzioni dell’Unione Europea.


I principi normativi della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia rappresentano il riferimento di
questo Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza. In particolare questo Piano vuole ribadire:
il principio del superiore interesse del minore d’età; la centralità delle relazioni familiari, sociali ed
ambientali di ciascun bambino e ragazzo; il diritto alla protezione ed alla partecipazione; il diritto
alla non discriminazione, in virtù del quale maggiore attenzione va rivolta ai minorenni in
condizione di debolezza e di fragilità determinata da qualsiasi causa.


1.1 TRE DISCONTINUITÀ PER RILANCIARE L’UNITARIETÀ DEGLI IMPEGNI E LA LORO
EFFETTIVITÀ


Questo “nuovo” Piano di Azione per gli anni 2008-2009 non nasconde il pericolo di rappresentare
solo un adempimento rituale. Il rischio, della mera riproposizione di obiettivi indicati dai precedenti pani e non raggiunti e di azioni collegate non attuate ci può essere anche in questo caso.


Proprio per questo sono stati voluti tre elementi di “discontinuità” che caratterizzano questo non come un nuovo Piano di Azione, ma come un Piano di Azione “nuovo”, in quanto punta a
promuovere la realizzazione di politiche di missione, ad accentuare il profilo etico delle prospettive di tutela dei minorenni e ad impegnare nella finalizzazione delle iniziative per pervenire ai risultati voluti.


a) Sul piano dei contenuti una novità è la priorità della esigibilità del diritto alla partecipazione
civica e sociale costruita a partire dalla considerazione dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze come interlocutori diretti e coprotagonisti nella promozione di una effettiva
partecipazione, finalizzata al riconoscimento della loro cittadinanza, all’integrazione sociale e al
coinvolgimento nei processi decisionali che li riguardano.


b) Sul piano dell’approccio verrà privilegiato, trasversalmente alle priorità individuate, il rispetto
della cultura della differenza di genere e dell’equità sociale per bambini e bambine, ragazzi e
ragazze. Per questo il Piano di azione favorirà la promozione di iniziative volte ad assicurare le pari opportunità ed a rimuovere le discriminazioni. Parimenti sarà data attenzione alla definizione di procedure per l’inclusione del criterio della differenza di genere nella raccolta ed elaborazione dei flussi informativi centralizzati e periferici finalizzata ad una più adeguata programmazione degli interventi.


c) Sul piano del metodo la novità è rappresentata dalla scelta di costruire un processo di
accompagnamento e di monitoraggio permanenti del Piano con l’obiettivo di favorire la sua corretta applicazione e valutazione. Viene programmato un percorso partecipato non solo di costruzione del Piano di Azione, ma anche della sua attuazione, attraverso la elaborazione di indicatori (di contesto, di risorse, di processo e di risultato) e di altri strumenti di affiancamento.
D’altra parte questo vuole essere anche un Piano di Azione in “continuità” con la necessità di dare unitarietà alle politiche ed ai servizi per l’infanzia e l’adolescenza e le scelte e le politiche del Governo, evitando scollamenti e frammentazioni tra gli interventi.


Questo Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza si caratterizza principalmente per la
costruzione di una cultura della cooperazione tra istituzioni pubbliche e private, in linea con la legge costituzionale n. 3/01, orientata a promuovere e difendere i diritti dei bambini e degli adolescenti.


La fase di costruzione del Piano di Azione si realizzerà nell’Osservatorio nazionale che costituisce la base istituzionale e sociale in grado di garantire un contributo competente, articolato e partecipato alla definizione dell’azione del governo nel campo delle politiche per l’infanzia; l’Osservatorio nazionale potrà essere il luogo di conciliazione dei diversi punti di vista e degli interessi qualificati dei soggetti pubblici, del privato sociale, degli operatori impegnati con l’infanzia e l’adolescenza, partendo dalla cornice delle politiche già avviate dal Governo.
La caratteristica della partecipazione, come anticipato, non riguarda solo la fase della costruzione del Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza, ma impegna tutte le componenti del settore pubblico e della società civile anche per la sua attuazione, prevedendo uno specifico percorso di accompagnamento e di monitoraggio, che inizia nella fase dell’elaborazione e si completa nelle fasi di applicazione del Piano.


2. Sviluppare il monitoraggio del benessere dell’infanzia e dell’adolescenza
In questi dieci anni l’avvio e il consolidamento dei flussi informativi relativi all’infanzia e
all’adolescenza, l’aumento delle ricerche specifiche hanno contribuito alla crescita della conoscenza e della consapevolezza delle caratteristiche dello stato e del contesto di vita dei cittadini in crescita.


Il sistema informativo per l’infanzia e l’adolescenza non è sicuramente completo e consolidato, e in questa sede si ribadisce la necessità e la volontà di svilupparlo e di integrare compiutamente i livelli nazionali e regionali. Si ritiene inoltre ormai indispensabile realizzare la mappa dei servizi e gli interventi realizzati nel Paese per arrivare al monitoraggio dell’attuazione dei livelli essenziali di prestazione sul territorio nazionale.


3. Le priorità d’intervento: Non slogan, ma obiettivi programmatici
La scelta di individuare obiettivi puntuali, riconoscibili, facilmente comunicabili non deve
distogliere l’attenzione dai contenuti che sono di interesse comune per tutte le amministrazioni
pubbliche, le diverse formazioni sociali e le iniziative dei soggetti collettivi attivi nella promozione
e nella difesa dei diritti dei bambini.
Sono obiettivi da declinare ai diversi livelli di governo, centrale e territoriale, con diverse tipologie di azione che coinvolgano, da protagonisti, i vari portatori di interessi qualificati per la tutela dei diritti e lo sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza.


3.1 IL DIRITTO ALLA PARTECIPAZIONE ED AD UN AMBIENTE A MISURA DI BAMBINO
La Convenzione ONU sui diritti del fanciullo sviluppa in più articoli il diritto alla partecipazione. È
in questa prospettiva che si vuole rendere effettiva la “cittadinanza attiva” dell’infanzia e
dell’adolescenza, un impegno articolato e diffuso a promuovere direttamente e a sostenere iniziative tese a favorire la partecipazione propositiva, critica e responsabile delle nuove generazioni in rapporto alle istituzioni e in tutti gli ambiti di vita nei quali si forma la loro identità.
Uno dei bisogni fondamentali degli individui è quello dell’appartenenza, dell’essere riconosciuti in
quanto “parte di” (la famiglia, il gruppo dei pari, le relazioni affettive... ma anche il quartiere, la
comunità cittadina, le istituzioni locali, il Paese), scoprendo la possibilità di condividere attività,
obiettivi, ideali con altri e di riconoscersi in una storia comune, di diventare “cittadino del mondo”.


Promuovere la cittadinanza attiva e partecipata delle nuove generazioni si traduce anche nella sfida ad affrontare gli squilibri ancora esistenti nelle varie parti del Paese rispetto alla disponibilità di spazi liberi o strutturati di aggregazione, di risorse per il tempo libero, di servizi educativi e sociosanitari e di strutture capaci di favorire l’inserimento nel mercato del lavoro.
Il Piano di Azione è impegnato a dare indicazioni cogenti ed operative ai diversi livelli territoriale
di governo e ad individuare le azioni decisive per consolidare il processo di partecipazione
valorizzando i contributi della società civile, del volontariato, della cooperazione sociale,
dell’associazionismo di promozione sociale, delle aggregazioni informali...
È in questa logiche che appare necessario valorizzare le opportunità di relazioni tra pari, con
l'attenzione a promuovere un approccio educativo degli adulti, superando la logica repressiva e di controllo, nell’affrontare i comportamenti a rischio negli adolescenti.


3.2 IL PATTO INTERGENERAZIONALE
La realtà attuale della società italiana pone la questione della connessione tra le generazioni, tra conflitto e solidarietà. Questo Piano di Azione intende lanciare un programma nazionale che
promuova un “patto intergenerazionale”, nella consapevolezza che il rapporto tra i bambini ed i
propri genitori riveste in questa prospettiva una importanza centrale e che c’è una responsabilità educativa diffusa di tutti gli adulti verso i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze.
Ai fini di una piena tutela del minore e del suo diritto a crescere all’interno della propria famiglia, è indispensabile garantire ai genitori la possibilità di svolgere il proprio ruolo, non solo nelle
situazioni di fragilità. Vanno individuate le azioni in grado di rinforzare le famiglie nell'esercizio
delle loro responsabilità di cura ed educazione ed occorre consolidare la dimensione
dell’appartenenza promuovendo lo sviluppo del potenziale relazionale personale e la conciliazione
della vita familiare con quella lavorativa.
Le leve su cui agire potranno così essere individuate in un maggiore investimento culturale e
politico a sostegno di tutti quei progetti che fanno perno sulla relazione educativa capace di
valorizzare la famiglia come risorsa e la partecipazione responsabile dei ragazzi e delle ragazze
come scopo dell’azione degli educatori, il tutto in un’ottica di fiducia e di valorizzazione del
benessere relazionale.
È anche in questo quadro che si collocano le necessità: di dare nuovo impulso ai consultori familiari ed ai servizi di sostegno alla famiglia, di potenziare e sostenere l’affidamento familiare e
l’adozione, di promuovere aggiornamenti migliorativi della L.53/00, di favorire le esperienze di
mutuo aiuto, di valorizzazione della famiglia come “risorsa attiva della comunità” nell’ambito delle
reti familiari e dell’associazionismo familiare.
Per realizzare il programma potrà essere possibile percorrere due direzioni: l’elaborazione condivisa tra esperti, adulti/educatori e mondo giovanile di un “Manifesto di idee e progettualità” che costituisca l’ossatura ed il punto di riferimento dell’azione; il sostegno e il supporto alla rete di esperienze già presenti sul territorio per una più efficace opera di intervento sui bisogni, le aspettative e le offerte educative. Ciò per dare concretezza alla prospettiva della “comunità educante” favorendo azioni per lo sviluppo ed il sostegno alle attività del sistema dell’“educazione non formale” e ad agenzie educative che non siano una semplice strutturazione di attività extrascolastiche, ma realtà significative che sviluppino azioni educative di apertura, di incontro e di autonomia.


3.3 IL CONTRASTO ALLA POVERTÀ
È indispensabile ed urgente intervenire in maniera incisiva nella riduzione della povertà dei minori, che rappresentano una fascia di popolazione ancora particolarmente colpita nel nostro Paese.
Il Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza, rafforzando obiettivi e azioni già individuate dal
Governo, deve proporre sia strumenti di sostegno al reddito familiare e alle misure di conciliazione dei tempi di lavoro e di cura dei genitori che una serie di azioni di prevenzione della dispersione scolastica e di contrasto dello sfruttamento minorile: dall’utilizzo illegale del lavoro minorile alla tutela dei diritti dei minori che lavorano, dalla vendita dei bambini alla prostituzione e alla pornografia minorili, dall’impiego illecito dei minori nei diversi settori del mercato, della
pubblicità, della comunicazione al rischio di sfruttamento dei minori occupati nel mondo dello
sport, dello spettacolo.


3.4 VERSO UNA SOCIETÀ MULTICULTURALE
Il ruolo dell’Italia rispetto al fenomeno migratorio è mutato con il tempo: da Paese di emigrazione si è trasformato in Paese di immigrazione, ponendo sempre più spesso al centro di forme migratorie internazionali e intercontinentali che portano con sé problemi legati alla inclusione di realtà socioeconomiche e geo-culturali notevolmente diverse, eterogenee e variabili nel tempo.
La macroarea tematica minori stranieri è, in realtà, composta da diverse aree, che possono essere raggruppate come segue: inclusione sociale con particolare riferimento al contrasto della
dispersione scolastica, ricongiungimento familiare, minori stranieri accompagnati, minori stranieri
non accompagnati, minori stranieri richiedenti asilo e rifugiati, minori stranieri temporaneamente
presenti, minori stranieri accolti temporaneamente.
Ognuna di queste aree presenta specifiche criticità e richiede interventi specifici nell’ambito di una complessiva attenzione al fenomeno e di una cornice unitaria. Per questo vanno individuate le azioni volte a favorire la realizzazione di interventi per i minori stranieri che tengano conto delle peculiarità relative all’età, al genere, all’appartenenza etnica e religiosa, e adottino un approccio multidisciplinare in grado di proteggere il minore e di rispettare il principio dell’unità familiare, del migliore interesse del minore, dell’ascolto della sua opinione in ogni fase dell’intervento.
In questa prospettiva potranno essere potenziate ed aggiornate funzioni e competenze del Comitato minori stranieri.


3.5 I MINORI ROM, SINTI E CAMINANTI
Ancora recentemente viene evidenziato come in Italia la condizione dei minori Rom, Sinti e
Caminanti continui ad essere sostanzialmente ignorata dalle istituzioni, con il parallelo emergere di problematiche sociali sempre più complesse o di nuovi allarmanti fenomeni di sfruttamento
economico e sessuale. Gli interventi sociali continuano ad essere attuati nel solo quadro
frammentario ed eterogeneo delle politiche locali. È spesso assente un significativo raccordo con le programmazioni nazionali nell’ambito della scuola e della tutela della salute.
Da qui la necessità di attivare, a livello nazionale e a livello locale, una politica e dei processi di
inclusione sociale, la convivenza, il rispetto delle norme, con particolare riguardo all’accesso
all’istruzione, all’abitazione e ai servizi sanitari. Un obiettivo raggiungibile valorizzando lo
sviluppo dei servizi dedicati, l’individuazione e la diffusione di buone pratiche e la promozione
dello strumento della mediazione culturale. È in questa logica di rispetto reciproco si pone la
necessità di individuare nuovi e più efficaci strumenti di intervento sul versante della prevenzione e su quello del contrasto dei reati che con maggiore frequenza coinvolgono minori presso le comunità Rom, Sinti e Caminanti.


3.6 IL SISTEMA DELLE TUTELE E DELLE GARANZIE DEI DIRITTI
Dal dibattito degli ultimi anni sul tema è emersa la necessità di provvedere ad una riforma del
sistema di tutela e garanzia dei diritti dell’infanzia agendo in particolare in specifici settori, anche attraverso interventi di natura legislativa, che consentano, di: - avviare e approvare la riforma sulla giustizia minorile, in particolare dal punto di vista dell’individuazione di un unico organo competente, con la presenza di giudici onorari, analogamente a quanto avviene ora nei tribunali per minorenni, ma con competenze più ampie soprattutto in materia civile, in modo da comprendere tutte le tematiche relative ai minori ed alla famiglia (separazione, divorzio, filiazione ecc.);


- procedere con il completamento del percorso di deistituzionalizzazione verso la diversificazione
e la qualificazione dei servizi di accoglienza territoriale per i minori fuori dalla famiglia, con
l’obiettivo, quando possibile, di prevenire l’allontanamento e favorire il ricongiungimento
familiare;


- ampliare l’applicazione della Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei fanciulli e
rafforzare, sia in ambito giudiziario che nel più ampio quadro degli interventi e dei servizi
sociali, il diritto all’ascolto;


- istituire un Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, con caratteristiche di autonomia e
indipendenza - conformemente all’attuazione del Commento Generale n. 2 del Comitato ONU e
a quanto previsto dagli strumenti internazionali ratificati nel nostro Paese;


- rafforzare la funzione educativa del processo penale minorile, attraverso l’utilizzo degli
strumenti alternativi alla pena come l’istituto della messa alla prova;


- promuovere l’utilizzo dello strumento della mediazione per agevolare il superamento dei
conflitti sia in ambito familiare che sociale e penale, sia scolastico che interetnico, sia nei
procedimenti giudiziari che a livello di interventi amministrativi;


- avviare una formazione strutturata e continua del personale della giustizia minorile che rafforzi
le specializzazioni professionali e favorisca una maggior uniformità degli interventi sul
territorio nazionale.


Il sistema delle tutele va garantito all’interno di un sempre meno rinviabile processo di
armonizzazione delle politiche e della legislazione per l’infanzia e l’adolescenza a livello nazionale,
costruendo un sistema coerente e complementare con le legislazioni regionali, all’interno della
cornice di tutela dell’Unione Europea e delle norme internazionali.


In particolare il Piano di Azione terrà conto delle indicazioni della Convenzione delle Nazioni Unite
sui diritti delle persone con disabilità firmata a New York il 30 marzo 2007, per favorire
l’autonomia individuale del minore disabile.


Le politiche e la legislazione per l’infanzia e l’adolescenza, a livello nazionale e regionale, nei
settori della salute, dell’istruzione, dei servizi sociali, della giustizia, della sicurezza sociale devono trovare un luogo di conciliazione all’interno e tra i sistemi dei servizi; anche per questo il Piano di Azione impegna gli Enti competenti a verificare la praticabilità della approvazione di un Testo Unico delle leggi sull’infanzia e sull’adolescenza.


3.7 LA RETE DEI SERVIZI INTEGRATI
Il Piano di Azione individuerà gli strumenti e gli interventi per garantire un’adeguata rete dei servizi integrati, sociali, sanitari ed educativi, definendo e assicurando livelli essenziali delle prestazioni per l’infanzia e l’adolescenza. Attraverso la collaborazione interistituzionale tra livelli di governo e l’attuazione del principio di sussidiarietà, va sostenuta la realizzazione diffusa un nucleo di prestazioni che costituiscano fattore unificante della cittadinanza sociale, contro il rischio di frammentazione delle identità e della coesione sociale.


Particolare attenzione dovrà essere data dal Piano alle fragilità dell’infanzia e dell’adolescenza che hanno bisogno di servizi dedicati competenti, qualificati e stabili quali: affidamento e adozione, maltrattamento e abuso, violenza agita e subita.
Sul versante dei servizi per i minori disabili saranno individuate le azioni orientate a favorire la
complessiva integrazione tra i servizi sociali, sanitari, educativi e scolastici.
Si intende proseguire con lo sviluppo degli interventi per la prima infanzia, annullando
progressivamente la discrepanza dei livelli di diffusione dei servizi nelle diverse aree territoriali,
sviluppando azioni diversificate e complementari sul fronte del supporto agli investimenti per
realizzare i servizi e su quello del sostegno alla gestione, per mantenere e ampliare condizioni di
accessibilità generalizzate.


4. Metodo
La metodologia di elaborazione e gestione del Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza sarà
caratterizzata dalle seguenti dimensioni.


4.1 COORDINAMENTO
La prima “C” riguarda la scelta del Governo che il coordinamento delle politiche per l’infanzia e
l’adolescenza sia garantito congiuntamente dal Ministero delle Politiche per la famiglia e dal
Ministero della Solidarietà Sociale. In questa prospettiva i due ministeri sono impegnati a garantire il necessario raccordo e l’armonizzazione degli interventi per l’infanzia e l’adolescenza realizzati dai diversi soggetti istituzionali (Ministeri, Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni) e dagli altri attori sociali, a partire dal Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza.


4.2 CONSULTAZIONE
È dalla consultazione all’interno dell’Osservatorio nazionale che scaturisce la predisposizione del
Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza. È dal concorso dei contributi di tutti componenti
dell’Osservatorio, che rappresentano l’articolazione dello stato e della società impegnate a garantire l’esigibilità dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che gli obiettivi strategici delineati potranno essere raggiunti.
L’attività dell’Osservatorio nazionale sarà organizzata con la suddivisione in gruppi di lavoro che
svilupperanno gli obiettivi strategici indicati dal presente schema di Piano d’Azione. Ciascun
componente dell’Osservatorio potrà partecipare ad uno o a più gruppi di lavoro. Ogni gruppo sarà coordinato da due componenti dell’Osservatorio stesso, che stabiliranno modalità e calendario di lavoro del gruppo.


4.3 CONCERTAZIONE
Concertazione come armonizzazione delle politiche, dei servizi e degli interventi. Il criterio della
cooperazione e del coordinamento degli interventi dovrà essere seguito sia nella fase di costruzione del Piano da parte dell’Osservatorio nazionale che nell’avvio della sua applicazione, nella logica di una corretta e rispettosa “sussidiarietà circolare”, sia dai soggetti istituzionali che dagli attori sociali.


4.4 COPROGETTAZIONE
Per ogni tipologia di azione va attuata una progettazione partecipata, condivisa, trasparente e
scandita da momenti pensati, dedicati, specifici, espliciti e verificabili.


4.5 COGESTIONE/CORRESPONSABILITÀ
Nella diversità di ruoli e funzioni, il successo di un Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza
rinnovato, come quello che si intende predisporre, dipende da quanto la responsabilità della
realizzazione sia condivisa. Di conseguenza anche la gestione delle varie azioni, sia a livello
centrale che territoriale, deve privilegiare le forme di cogestione che, per quanto faticose, sono
coerenti con l’impianto solistico del piano e garantiscono un irrinunciabile valore aggiunto.



4.6 CONTROLLO PARTECIPATO
La valutazione degli esiti della azioni previste dal Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza
non è un’opzione facoltativa, ma è parte integrante del piano stesso. Riguarda la fase operativa del Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza e i vari soggetti coinvolti (enti istituzionali e
formazioni sociali del livello centrale e del livello territoriale), ma ha bisogno di una metodologia
specifica ed dichiarata che precede e accompagna la realizzazione del piano.


5. Monitoraggio e valutazione
È determinante per la realizzazione del Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza l’uso di
strumenti di monitoraggio e valutazione delle azioni previste. Questo impegno vedrà protagonisti
l’Osservatorio nazionale e il Comitato tecnico-scientifico del Centro nazionale, ma coinvolgerà la
collegialità dei soggetti impegnati nella realizzazione del Piano. Il monitoraggio permanente delle
fasi di realizzazione del Piano consentirà di avere una maggiore quantità e una superiore qualità
delle conoscenze e, quindi, di definire un miglior processo decisionale, ai diversi livelli.
La scelta è quella di impegnare l’Osservatorio, durante l’elaborazione del Piano di Azione, nella
costruzione di indicatori (di contesto, di risorse, di processo e di risultato) relativi sia alla
condizione dell’infanzia e dell’adolescenza che alla situazione di interventi e servizi dedicati, che
potranno essere quantificati prima, durante e dopo la realizzazione delle azioni previste dal Piano di Azione per l’infanzia e l’adolescenza.


Il gruppo di lavoro impegnato nel monitoraggio, a breve, medio e lungo termine, potrà aiutare anche a proporre le eventuali necessarie correzioni all’attuazione del Piano stesso.


Ulteriori elementi qualificanti di questa impostazione di monitoraggio saranno:
- la composizione mista, con i diversi livelli dell’amministrazione pubblica e le organizzazioni non
governative, dell’Osservatorio nazionale cui farà riferimento l’attività di accompagnamento,
controllo, valutazione;
- la partecipazione dei bambini e degli adolescenti al monitoraggio del Piano, con forme specifiche di coinvolgimento.


6. Cronogramma


[b]gen-giu 2008[/b]Predisposizione Piano di Azione
(Osservatorio nazionale - Comitato Tecnico-Scientifico)


lug-dic 2008Adozione Piano di Azione
(Governo, Bicamerale, Conferenza Unificata, Capo dello Stato)


gen-giu 2009
Realizzazione Piano di Azione
(Ministeri, Regioni, Città, Formazioni sociali...)


lug-dic 2009Monitoraggio Piano di Azione
(Osservatorio nazionale - Comitato Tecnico-Scientifico)


http://www.solidarietasociale.gov.it/NR/rdonlyres/FE602B64-49C7-45E0-9B6E-A6ED271D31A6/0/TelaioPianoazione31ottobre2007pdf.pdf


31 ottobre 2007



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