Come si può trovare un punto di incontro tra Oriente e Occidente? I Nobel Kenzaburo Oe e Pamuk a colloquio
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La repubblica 20-06-08


I ROMANZI
ci salveranno


I nobel Kenzaburo Oe e Pamuk a colloquio
Una guida alle culture altrui


Come si può trovare un punto di incontro tra Oriente e Occidente? Su questo tema si è tenuto tra i due scrittori un incontro all´università di Doho in Giappone
Kenzaburo Oe: "Noi ci siamo modernizzati grazie agli Usa e all´Europa"
Pamuk: "Non sempre gli occidentali ci capiscono veramente"


MARCO ANSALDO


Come maneggiare l´Occidente? Quali sono i suoi punti di incontro con l´Oriente? Come venirne a patti? Due grandi scrittori, entrambi premi Nobel per la letteratura, uno nettamente asiatico, l´altro a cavallo fra due culture, affrontano l´argomento e concordano su un punto fondamentale: che la letteratura ha il potere non solo di coltivare l´immaginazione, ma di promuovere e favorire la comprensione fra gli esseri umani, a qualunque latitudine essi appartengano. Il nipponico Kenzaburo Oe, Nobel nel 1994, e il turco Orhan Pamuk, premiato nel 2006, hanno discusso insieme all´Università Doho, nella città di Nagoya, in Giappone. Un seminario letterario aperto al pubblico, organizzato dal quotidiano Yomiuri Shimbun e dalla radiotelevisione NHK, tenuto per commemorare il ventesimo anniversario del forum annuale "La creatività nel 21mo secolo con i laureati del Nobel". Titolo della conferenza: «Come trovare un punto di incontro con l´Occidente - dialogo fra romanzieri dell´Oriente». Pamuk perseguitato dai nazionalisti in patria, Oe che fin dai primi anni Sessanta ha esercitato il suo sguardo sul fanatismo estremista, hanno cominciato parlando di Occidente ed Europa, finendo poi per affrontare i loro rispettivi casi. Per entrambi, la letteratura può contribuire a salvare l´uomo, o quantomeno a farlo incontrare benché appartenente a universi lontani. Perché, come tutti e due hanno convenuto, «il mondo ha bisogno di immaginazione». Ecco un estratto del loro colloquio.


ORHAN PAMUK: «Oggi parliamo di Occidente e di Oriente. E allora voglio citare innanzitutto il romanziere russo Fëdor Dostoevskji e quello giapponese Junichiro Tanizaki. Entrambi sono stati fra gli scrittori che hanno avuto più influenza nel mio lavoro. Entrambi hanno accettato la cultura occidentale, da giovani. Ma il loro approccio ha poi seguito forme diverse. Il primo, Dostoevskij, si è molto interrogato in proposito. E il secondo, Tanizaki, si è lasciato assorbire dai classici giapponesi, producendo così lavori secondo quello stesso spirito. Così, Dostoevskji e Tanizaki sono divenuti col tempo, uno anti-occidentale sotto il profilo politico, l´altro sotto quello culturale».


KENZABURO OE: «In Giappone la modernizzazione ha avuto inizio circa 180 anni fa, influenzata dalle forze politiche statunitensi e dalla cultura europea. Nel nostro caso, entrambi i paesi, il Giappone e la Turchia hanno avviato questo processo usando le culture provenienti dall´Occidente e considerandole come un modello. Un fenomeno avvenuto grosso modo nello stesso periodo. Ma quando ho letto il libro di memorie di Orhan Pamuk Istanbul, ho scoperto che la relazione della Turchia con l´Europa è davvero molto complicata. Il Giappone ha cercato di imparare la cultura occidentale facendolo da una grande distanza geografica. Pamuk, nel suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura vinto nel 2006, ha detto che ognuno sa che c´è sempre un´ombra di umiliazione e di disprezzo verso gli altri quando ci si comporta in modo orgoglioso. E il suo romanzo è stato per l´appunto scritto usando queste emozioni, parlando di sentimenti come l´umiliazione, l´orgoglio, la soppressione, la rabbia. «Il grado di umiliazione e di disprezzo verso un altro essere umano poteva essere una strada, per l´élite politica l´Impero Ottomano, di affrontare il popolo. Questo mi ricorda quel che avvenne con l´incorporazione di Okinawa nel Giappone, in un periodo in cui Okinawa si trovava sotto l´influenza della più avanzata cultura della Cina. E chi, in futuro, vorrà focalizzarsi sulla cultura originaria di Okinawa, contribuirà a dare una nuova prospettiva delle relazioni fra il Giappone e la Cina».


PAMUK: «Io sono rimasto molto colpito dal fatto che Kenzaburo Oe conosca il mio lavoro in un modo così approfondito. L´ho incontrato la prima volta a New York, nel 1991, durante un party organizzato per alcuni scrittori. A quell´incontro era anche presente Edward Said. Oggi quasi tutti i lavori di Oe sono tradotti nel mio paese e possono essere letti e apprezzati in turco. E devo dire che, nel momento difficile che ho attraversato dopo aver criticato i militari turchi per gli omicidi di massa degli armeni, sono stato fortemente incoraggiato dal leggere quel lui che aveva scritto. Se gli scrittori dicono qualcosa di controverso su qualcuno, allora la loro azione rischia di essere severamente circoscritta. Tuttavia, gli scrittori devono poter liberamente esprimere le loro opinioni e scrivere i loro lavori. «In Turchia, oggi, l´occidentalizzazione e la secolarizzazione vengono promosse con rispetto sia per lo stile di vita corrente sia per la religione. Ma nelle attuali circostanze sono anche consapevole di come gli occidentali ci guardino e di come parlino per noi, per dominarci. Ho inoltre grande comprensione per il regionalismo, per le nostre identità nazionali e per le varie ideologie, perché in passato il paese è stato esposto alle minacce del colonialismo imperiale. «Gli scrittori occidentali non necessariamente ci capiscono appieno. In alcuni casi, i visitatori hanno contribuito a diffondere su di noi nozioni non propriamente corrette. Ma se solo critichiamo, dall´esterno, questo atteggiamento, lo facciamo per proteggerci, in fondo. Avremmo invece bisogno di adottare un approccio equilibrato e di impegnarci a criticare la nostra cultura dall´interno».


OE: «E´ vero che gli scrittori possono avere dei problemi quando parlano delle sofferenze altrui. Ma è proprio il dovere degli intellettuali di farsi carico di quelle sofferenze. Io spero che i giovani leggano più romanzi, perché vorrei che capissero quanto è importante usare l´immaginazione, e imparare a capire gli altri e le culture altrui. Soprattutto nella società di oggi, dove i giovani tendono a ritirarsi nella loro ombra, credo che la letteratura possa aiutarli a dare pieno spazio alla loro immaginazione. Ho riflettuto sul concetto di immaginazione fino dal momento in cui ho cominciato scrivere storie, circa cinquant´anni fa. Per cui adesso sono assolutamente grato per l´opportunità di aver incontrato, e parlato nuovamente, con Orhan Pamuk. Perché anche lui ha avuto a che fare, in larga scala, con i problemi collegati alle sofferenze del popolo turco, esprimendo le sue opinioni in tutta Europa».


PAMUK: «Una volta, a Seul, Kenzaburo Oe mi ha raccontato delle aggressioni da lui subite da parte di nazionalisti intolleranti del suo paese, dopo aver sostenuto la necessità che a Tokio si discutesse dei crimini commessi dall´esercito giapponese in Cina e in Corea. Questo mi fa venire in mente altri esempi. L´intolleranza esibita dallo Stato russo nei confronti dei ceceni e delle altre minoranze. Le aggressioni alla libertà di espressione condotte dai nazionalisti hindu in India, oppure la silenziosa pulizia etnica portata avanti dallo Stato cinese nei confronti dei turchi uiguri trovano origine nella stessa contraddizione. Mentre ci si integra entusiasticamente nell´economia mondiale, monta la rabbia nazionalista che percepisce democrazia e libertà di pensiero come invenzioni occidentali. Gli amici della Turchia in Europa cercano frequentemente di ricordare a noi turchi che bussiamo alle porte dell´Unione europea, che l´integrazione dell´economia, la piena democrazia e i diritti umani non rimarranno confinati dentro l´Europa. Credo che anche i romanzieri si aspettino lo stesso approccio critico da parte dell´Occidente. Ma aspettarci oggi qualcosa di simile da un Occidente la cui credibilità è macchiata dalle bugie sulla guerra in Iraq e dalle voci sugli aerei delle torture potrebbe essere un´utopia. I romanzi possono avere oggi il potere di coltivare l´immaginazione e di promuovere la comprensione fra gli altri e fra culture diverse».



 



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