LA ZINGARA - di Jorge Canifa Alves, scrittore afroitaliano di origine capoverdiana
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LA ZINGARA

Di Jorge Canifa Alves*





Gli zingari puzzano. Ma non è questo il problema! Il problema è che rubano, rubano di tutto: rame, ferro, le tue scarpe, i tuoi gioielli e… l’altra notte mio figlio rientrando ha trovato la casa completamente svuotata… ha visto uno di questi stronzi, l’ha inseguito per qualche metro ma poi… questi so’ veloci… mica è riuscito a prenderlo sai!!!… Minchia, ti rubano pure in casa e non te ne accorgi. Io fortuna che ero fuori in vacanza… Sono una brutta razza… rubano tutto, ce lo hanno nel sangue… rubano… e qualche volta rubano anche i bambini… Le zingare! Sì le zingare rubano anche i bambini. Li mettono sotto le loro gonne e li portano via e chissà dove se li vanno a rivendere, poi!

Mia madre ascoltava Emma con l’aria impaurita di madre che vuole proteggere i figli piccoli. Io, all’epoca, avevo sì e no nove anni e la frase “rubano i bambini” mi metteva addosso una tremenda sensazione di sottrazione della mia persona dalle cose che amavo e, come un sipario, la gonna della zingara si chiudeva intorno a me divorando ogni cosa, senza la possibilità del poterle recuperare… “rubavano”… non “rapivano” (se mi avessero rapito mia madre avrebbe potuto pagare un riscatto ed io sarei potuto tornare ai miei giochi, a scuola, alla normalità) ma proprio “rubavano”… ti sottraevano, per sempre, dal tuo universo.

Perché gli zingari rubano i bambini, mamma? E avrei voluto che lei mi avesse risposto:

Non rubano i bambini… non quelli buoni, ma solo quelli cattivi!!… No, Neanche quelli cattivi! Sono storie che gli adulti raccontano ai bambini per farli stare buoni!

Ma l’altro giorno al telegiornale hanno detto che una zingara “ha rubato” il bambino di una signora! Pure il telegiornale racconta storie ai bambini?

Forse non ai bambini… Ma… penso che la cosa sia andata diversamente. Sei grande, è giusto che tu sappia queste cose… penso sia andata così… la zingara è entrata nell’appartamento di quella signora per rubare i suoi gioielli, ma è stata scoperta… l’hanno presa e l’hanno massacrata di botte. Per giustificare le botte hanno inventato la storia del “furto di bambini”.

Perché?

Perché è più facile da giustificare il massacro di una donna per il “furto di un bambino” che non per il furto di un paio di orecchini, non pensi Tesoro!!!

 

Invece questo discorso non si svolse mai, perché mai domandai a mia madre “perché gli zingari rubino i bambini” e forse non avrei neppure capito un tale discorso perché per i bambini le parole hanno peso solo quando sono colorate di rosso, di verde, di giallo e di tutti i colori fantastici e grotteschi o comunque facili da ricostruire nelle loro menti con immagini forti e toccanti o comunque tangibili.

La paura, che colonizzò gli occhi di mia madre quel giorno parlando con Emma, qualche giorno dopo venne a bussare alla nostra porta. Alla porta della nostra piccola casa, di un piccolo paesino in provincia di Roma… poco oltre il 1981, nel folto dell’estate…

Quella paura era vestita di nero, coperta dai piedi alla testa di stracci logori e consunti e il volto appena coperto era scheletrico e troppo bianco rispetto al vestiario, rispetto alla sua lunga gonna, rispetto al suo borsone fatto di stracci scuri… troppo bianco da sembrare la morte e da incutere veramente paura nelle fragili anime contadine di un paese di provincia.

Mia madre aprì la porta.

Alcune vicine, alle finestre, già lamentavano da un po’ la sua presenza e la seguivano con lo sguardo minaccioso e quando mia madre aprì la porta di casa, che dava subito sulla strada, cominciarono a gridare a mia madre di rientrare perché quella era una zingara e poteva rubarle tutto, portarle via i figli.

Mia madre lanciò un rapido sguardo alla zingara e semplicemente le domando: cosa vuoi?

La donna con altrettanta semplicità rispose: solo qualcosa da mangiare.

Mandala via, mandala via! Gridavano le altre donne.

La paura avrebbe dovuto assalire mia madre… ed invece, in quel preciso istante, mi accorsi dove annidava la vera paura: sui balconi dei vicini!!!

In quell’attimo mia madre, che pure era una straniera del posto e in che comunque non poteva contare sul clamore delle donne, raccolse nelle sue mani una straordinaria energia che mi sembra ancora di rivedere…

Aspettami qua! Ti porto qualcosa da mangiare!

Intanto ordinò a me di tagliare del pane e a mia sorella di prendere una brocca con dell’acqua fresca. Lei corse in cucina e dopo una decina di minuti eccola con qualcosa di pronto per quella sconosciuta “ladra di bambini”.

La donna attese tutto il tempo seduta sui gradoni della porta e quando vide quella piccola famiglia di negri portarle da mangiare le brillarono gli occhi.

Mia madre parlò un po’ con la donna, mentre questa mangiava con calma e ringraziando quasi ad ogni boccone che mandava giù.

Le vicine erano ammutolite… Una donna, sola con tre figli piccoli e per di più straniera, aveva appena dato loro una grande lezione: aiutare chi ne ha veramente bisogno, forse anche oltre le proprie paure!

In quegli anni non è che facessimo la fame, ma la vita era dura con una sola entrata economica a sfamare quattro bocche… eppure mia madre, davanti a quella misera “ladra di bambini” non ci pensò un solo istante ad aprire il suo cuore ad una sconosciuta, ad una di quelle figure che ti obbligano a scansare senza neppure farti venire la curiosità di conoscere.

La donna finito il suo pasto ringraziò ancora mia madre e si allontanò senza che neppure una foglia secca mancasse in terra… e molti anni dopo arrivò anche la verità sul figlio di Emma e sul furto a casa da parte degli zingari: si era inventato tutto per nascondere quel vizietto che lo aveva portato a rubare in casa propria per procurarsi i soldi per una partita di cocaina… ma questo lo venni a sapere molto, molto tempo dopo.

 

Quel gesto altruista di mia madre lo porto ben seminato nel cuore da allora e a distanza di anni, pure qualche lacrimuccia, di tanto in tanto, lo annaffia quando ritornando sull’episodio trova la Solidarietà e la Conoscenza che giocano a briscola contro la Paura e l’Ignoranza e… sempre queste ultime vengono sconfitte.



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*scrittore afroitaliano di origine capoverdiana


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