C’è un rom al semaforo - Pierluigi Sullo
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C’è un rom al semaforo
Pierluigi Sullo
[15 Maggio 2008]


Alle volte, sono le piccole cose ad accendere le lampadine nei cervelli. Ieri mattina camminavo in strada, a Roma, e a un semaforo una persona, probabilmente rom e piuttosto anziano, chiedeva l’elemosina a un semaforo. Arriva una Fiat piccola e malconcia, guidata da un uomo di mezza età, il quale apre il finestrino e grida al rom: «E’ arrivato Berlusconi, che ci stai a fare ancora qui?». E io, che ero lì vicino, ho avuto un raptus e ho a mia volta gridato al tipo qualcosa come «razzista di merda». Lui mi ha guardato, credo per controllare il colore della mia pelle, e ha tirato su in fretta il vetro.


Lo so, ho fatto male. Però si legge di molotov contro il campo rom di Ponticelli, da cui proverrebbe la ragazza accusata di aver cercato di rapire un bambino. Come tempo fa a Palermo–ci scrive il nostro amico Fulvio Vassallo Paleologo–salvo scoprire una settimana dopo che non c’era stato alcun rapimento, che quello dei rom ladri di bambini è uno stereotipo parallelo a quello degli ebrei avari e dei messicani fannulloni. Pure, dice sempre Fulvio, le famiglie rom scompaiono, dopo anni di lavoro delle associazioni per facilitare lavoro, scuola per i bambini, e così via: anche i rom guardano i telegiornali, e hanno paura. Saranno un po’ razzisti i meridionali? Macché. Il circolo Zabriskie Point di Novara ci manda il racconto di altre bottiglie incendiarie contro un campo rom della zona. A Milano si nominerà un «commissario straordinario» per risolvere la questione rom, come a Napoli per i rifiuti. E a Roma? Dopo i pogrom veltroniani, che hanno ottenuto di spostare poveri gruppi di esseri umani da un angolo di periferia a un altro, il nuovo sindaco promette di peggio.
D’altra parte, questo è un paese in cui si discute tranquillamente di arrestare e deportare alcune centinaia di migliaia di persone. Che fine faranno i 500 mila che hanno presentato domanda di regolarizzazione?, hanno chiesto l’altro ieri al neoministro degli interni Maroni. Lui, dicevano le agenzie, è stato evasivo. Mezzo milione di persone, vi rendete conto? Tutta gente che ha comunicato nome, cognome, nazionalità, indirizzo in Italia e ha depositato il suo contratto di lavoro. Purtroppo, «eccedevano» dalla quota fissata dal governo [di centrosinistra], quindi sono aspiranti «clandestini», carne da espulsione.


Il meccanismo parrebbe semplice. Se la globalizzazione fa paura e provoca insicurezza, dato che produce crisi alimentare e carovita, precarietà del lavoro e dell’abitare, presenze aliene per le strade, ecc. possono accadere due cose. O la paura si scarica in energia verso l’alto, e accadono le rivoluzioni. Oppure si scarica di lato, contro i poveracci un po’ più poveracci di te, e qualcuno di quelli che protestano contro le discariche di De Gennaro [appena premiato da Maroni dopo i suoi brillanti fallimenti napoletani], poi va forse a tirare una molotov sulle discariche di umani, i campi rom. E le istituzioni, al gran completo e «bipartisan», dicono che sì, la colpa è loro, dei rom e dei «clandestini», dei romeni, dei cinesi e anche di chi dice solo «no» [alla Tav e al Ponte sullo Stretto e alle discariche]: ché, altrimenti, la «crescita» distribuirebbe a tutti [gli italiani] i suoi frutti.


Negli Stati uniti, prima della guerra civile, esisteva nel nord una catena di rifugi per gli schiavi neri che fuggivano dal sud, case e luoghi di culto dove potevano nascondersi: altrimenti, le autorità li riconsegnavano agli Stati del sud, che li impiccavano. Temo che dovremo attrezzarci a fare qualcosa di simile.


http://www.carta.org/campagne/migranti/13893



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