Salone del Libro di Parigi - Da Oz a Grossman le parole d´Israele. Anais Ginori
- La Repubblica
Condividi questo articolo


Salone del Libro di Parigi
Da Oz a Grossman le parole d´Israele


Anais Ginori - La Repubblica

Anais Ginori - La Repubblica
Al salone del libro sono arrivati Yehoshua, Grossman e Oz, i tre grandi della letteratura israeliana. Il Salone del libro di Parigi si è aperto, e dopo le "fatwe" dei governi arabi o i timori per la sicurezza, si può finalmente cominciare a discutere.

C´è una strana atmosfera per una kermesse culturale. Alcuni editori se ne lamentano (a bassa voce). Troppi allarmi e cattiva stampa. Ma dopo le polemiche ecco i grandi autori, qui per neutralizzarle.

«Ho la fortuna di vivere in Israele» dice David Grossman davanti alla folla. «Per uno scrittore, è davvero un paradiso». Silenzio in sala. Grossman è un pacifista, ha perso il figlio due anni fa, durante la guerra in Libano. Un paradiso? «Per una persona normale magari no. Ma per chi deve trovare ispirazione non c´è posto migliore».

Abraham Yehoshua annuisce. «Certo, la Storia ci sfiora ogni giorno, per noi la scrittura è taumaturgica». «Sì, ma ricordiamoci di distinguere, non vorrei mai fare un romanzo che fosse anche un manifesto politico». Arrivano i tre grandi della letteratura israeliana ed è subito festa. Nessuno meglio di loro - l´ironia di Yehoshua, l´entusiasmo di Grossman e la gravità di Oz - può neutralizzare le polemiche. Il Salone del libro di Parigi si è aperto, e dopo le "fatwe" dei governi arabi o i timori per la sicurezza, si può finalmente cominciare a discutere.

«Sono qui come scrittore» precisa Oz. «Ho l´abitudine di scrivere a mano. Nel mio ufficio ci sono due penne, una blu e l´altra nera. Quando devo scrivere un romanzo uso l´inchiostro blu, se invece voglio mandare un articolo di opinione a un giornale uso quello nero. E´ un modo, anche figurativo, per separare le cose».

Nel palazzo delle esposizioni, 365 editori, attesi 200mila visitatori, ci sono ovunque varchi e metal detector, lunghe file per muoversi, borse e cappotti vengono esaminati con cura. E´ come se i check-point israeliani fossero sbarcati anche qui. Una strana atmosfera per una kermesse culturale. Alcuni editori se ne lamentano (a bassa voce). Troppi allarmi e cattiva stampa, arriverà meno pubblico, pensano.

Lo stand israeliano esiste dal 1999 ma nessuno ci aveva fatto caso. Ora, Israele occupa un padiglione intero. Pile e pile di libri, da perderci la testa. Romanzi, saggi, fumetti, favole, testi sacri. Un´abbondanza che riflette l´amore per la lettura di un paese che ha appena 6,8 milioni di cittadini ma nel quale vengono venduti ogni anno 35 milioni di libri. La produzione letteraria rappresenta un giro d´affari di 360 milioni di euro.

In Francia sono stati tradotti oltre 2mila titoli, un record.
«La lingua è la nostra patria» ha detto Shimon Peres inaugurando il Salone del libro di Parigi. E nessun paese più di Israele ha una storia legata alla parola, a quella lingua ebraica rinata sessant´anni fa insieme a una nazione. Almeno su questo punto nessuno può obiettare: il sionismo ha riportato in vita una lingua dimenticata e gli scrittori sono stati i protagonisti di questo rinascimento.

Ecco perché la letteratura israeliana è un mondo a parte, difficile da catalogare. Con molte sorprese, a volerle cercare. Accanto a Oz, Yehoshua, Grossman ci sono altri pilastri della cultura israeliana, come Aaron Appelfeld, Sami Michael, Haim Gouri, Ron Barkai. Capofila della letteratura femminile è Orly Castel-Bloom, che con il suo stile ha rivoluzionato la letteratura ebraica (dei tanti romanzi in Italia è stato pubblicato soltanto il suo Parti umane da e/o). Ma anche Edna Mazya, che Haaretz ha definito la "prima donna del teatro israeliano", oppure la poetessa Agi Mishol, direttrice del festival di poesia a Gerusalemme e Lizzie Doron, con il suo bestseller Perché non sei venuta prima della guerra?

L´appuntamento parigino è l´occasione anche per mostrare giovani autori come Etgar Keret, 41 anni, che ai tanti titoli (Pizzeria kamikaze, Gaza blues, Le tette di una diciottenne, tutti per e/o) ha aggiunto anche un film girato con la moglie, Le Meduse. Ron Leshem ha conquistato una fama internazionale con Tredici soldati (Rizzoli), da cui è stato tratto un film candidato all´Oscar. Alona Kimhi, nata in Ucraina 42 anni fa (in Italia Guanda ha pubblicato Lily la tigre) è un´autrice più trasgressiva che racconta la movida di Tel Aviv e rifiuta l´impegno politico. Un posto a parte meritano i due soli autori arabo-israeliani, Alon Hilu e Sayed Kashua, entrambi trentenni. Kashua (E fu mattina, Arabi Danzanti, per Guanda) affronta con un´ironia alla Woody Allen le contraddizioni tra due identità ed è diventato popolarissimo alla televisione.

L´accoglienza del pubblico è stata calorosa. Dibattiti, reading affollati. Il più famoso vignettista del paese, Michel Kitcka, racconta di una caricatura sui deportati di Auschwitz. Ironia sulla Shoah? Era per denunciare i ritardi dei rimborsi pubblici ai sopravvissuti, aggiunge.

Un mondo da scoprire, per chi vuole avvicinarsi.
«Sì, ma a venti minuti da Tel Aviv c´è gente che muore in modo orrendo» dice Eric Hazan, piccolo editore parigino. Il suo La Fabrique ha allestito una mostra sui Territori palestinesi. Tariq Ramadan ha promesso di farsi vedere qui "per ricordare i crimini di Tsahal", l´esercito israeliano.
Un´eco del conflitto, distante migliaia di chilometri, si sente. E forse è giusto così. «Di giorno, gli israeliani occupano i nostri territori» racconta l´ambasciatore palestinese all´Unesco, Elias Sanbar. «E noi, di notte, occupiamo le loro menti».


Condividi questo articolo

in Letture Condivise: GLI INTELLETTUALI A NAPOLITANO:  Lettera aperta a Tariq RamadanFiera del Libro, cda: ''Israele, presenza culturale. E ora si lavori sul programma''Shalev non andrà a Torino se si parlerà di politicaLINGUA MADRE DUEMILASETTE - Racconti di donne straniere in ItaliaPresentazione del libro ''GENTILISSIMO'' (la Toponomastica del Sentimento) di Maurizio BenvenutiPREMIO BIENNO CONTI: Scrivere le MigrazioniSe Israele nega Israele - Elena LowenthalSalone del Libro di Parigi - Da Oz a Grossman le parole d´Israele. Anais GinoriSalone del libro di Parigi «Il boicottaggio punisce gli arabi» Massimo NavaTesto da utilizzare in ambito scolastico sul tema dell'integrazione culturare fra italiani ed albanesiMeir Shalev - La mia identità ebraica è nella lingua in cui scrivoAppello contro il boicottaggio della Fiera Internazionale del libro di TorinoSguardi dal genocidio nell'occhio del carnefice. Appena uscito per la Einaudi, «Album Auschwitz» riattualizza i quesiti interpretativi dalla rappresentazione fotografica dell'OlocaustoPer affermare le proprie ragioni il boicottaggio culturale è sterile - Ester FanoDiario dal mondo vissuto in prima persona. Alessandro Portelli ha raccolto in volume le sue ricerche di oltre trent'anni''La Fiera non è un'occasione agiografica''. Ernesto Ferrero risponde alle polemicheRitorno sul campo,i lavori in corso di uno storico militante - Storie orali. Racconto, immaginazione, dialogo di Alessandro PortelliO a Torino con dignità e libertà e senza umilianti compromessi, oppure in altre sedi libere e tra uomini liberi. Un articolo di Giorgio IsraelUn boicottaggio sbagliato. Articolo di Valentino Parlato sulla Fiera internazionale del libro di Torino 2008L'intellettuale egiziano Ramadan invita a boicottare la Fiera del Libro di TorinoAnche lo scrittore Ibrahim Nasrallah respinge l'invito alla Fiera del Libro di Torino dedicata a IsraeleSuad Amiry: Fiera del Libro di Torino 2008. Festeggiare con Israele ma che cosa?Il prezzo del velo - La guerra dell’Islam contro le donne - Giuliana  SgrenaCome si può trovare un punto di incontro tra Oriente e Occidente? I Nobel Kenzaburo Oe e Pamuk a colloquio  


Copyright © 2002-2011 DIDAweb - Tutti i diritti riservati