Dalla plaza de Mayo per un paese diverso
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Alias 15 gennaio 2005



Dalla plaza de Mayo per un paese diverso

di Silvana Silvestri


Le Madres de Plaza de Mayo il maggior motivo di orgoglio, dei popolo argentino, sono state forse l'unico vero legame con una storia recente che il potere ha cercato di cancellare invano e che la gente ha in qualche modo rimosso a lungo, finché solo da pochi anni si è rimesso in moto un doloroso lavoro sulla memoria e non solo in Argentina ma anche negli altri paesi del latinoamerica che hanno subito le dittature. Incontriamo Hebe De Bonafini, presidente dell'associazione delle Madri nella loro Casa, che contiene ristorante, bar, libreria, un'università, una videoteca ed è collocata proprio in quella Plaza de Mayo dove per tutti gli anni della dittatura hanno mainfestato per far sapere al mondo che i loro figli non erano scomparsi nel nulla, ma erano stati assassinati. Oggi le Madres sono nel pieno dell'attività politica, in testa ad ogni rinnovamento, insieme a Hijos, l'associazione dei figli e dei nipoti e ai piqueteros, agli operai delle fabbriche recuperate. Tutto il loro lavoro, le loro manifestazioni sono documentate dal gruppo di ripresa che in questo modo può far vedere quello che succede fuori dalla logica della radio e della televisione tradizionale, un materiale richiesto dalle associazioni di tutto il mondo.
Così abbiamo visto le Madri nelle manifestazioni per la fabbrica recuperata Brukman dove una semplice operaia è diventata sindacalista ed ha guidato l'inedita lotta, far riprendere il lavoro e autogestirlo, le abbiamo viste nelle assemblee della fabbrica di ceramiche Zanon, quando hanno riportato da Cuba il primo grosso ordinativo per gli operai.


In che modo il processo della memoria può influire sulla ricostruzione democratica in Argentina?

Ci sono vari tipi di memoria, ci sono quelli che costruiscono la memoria della morte, della tortura, e sono i più, e ci siamo noi che alimentiamo la ricostruzione della memoria basata su quello che hanno fatto i nostri figli, cosa fecero per provocare un tale massacro, che il popolo sappia quante lotte avevano intrapreso, come credevano nella rivoluzione, nella trasformazione. Questa è la memoria alla quale puntiamo. Non la memoria della morte, non di quelli che torturarono, ma che
si sappia che cosa hanno fatto i nostri figli. Che erano professionisti, scienziati, sindacalisti, donne del popolo e tutti avevano un solo progetto, la solidarietà oggi tanto svalutata. Noi alimentiamo non la memoria della morte ma la memoria della vita per costruire un paese nuovo, che è vero che si può cambiare, che la rivoluzione non si fa in un giorno solo, ma è di ogni giorno. Questa è la memoria che le Madri propongono. Noi non siamo un'associazione di diritti umani, siamo un movimento politico senza partito, bisogna dire ai giovani che la politica è la migliore azione dell'uomo, che i nostri figli facevano la politica più sana, più etica ed è questo che proponiamo con la nostra università.

In altri paesi si è portato avanti il tema della riconciliazione.


Noi non abbiamo niente a che vedere con nessun movimento che parli di riconciliazione. Questa tematica è sempre riproposta dalla chiesa come anche dai militari e dai fascisti perché riconciliarsi è come perdonare. Qui la classe dirigente fu molto implicata, non è che i militari fecero tutto da soli, anche la chiesa fu molto implicata, c'è una quantità di denunce contro i vescovi. I vescovi prendevano stipendi in qualità di giudici istruttori, facevano affermazioni del tipo che sette ore di tortura non era peccato e i sacerdoti erano tutti sacerdoti della polizia o dell'esercito e molti usavano armi da fuoco. Quello che successe qui con la dittatura fu qualcosa di tremendo. Quindi se credono in dio, che li perdoni dio.


Il presidente Kirschner sembra aver dato una svolta decisiva alla situazione politica oltre che all'economia del paese.


Il presidente è un uomo molto carismatico, non è populista e per noi ha fatto molte cose. Ma quello che ci ha toccato più nel profondo è stato di aver rivendicato i nostri figli come rivoluzionari, e finora nessun presidente lo aveva mai fatto. Disse che erano stati suoi compagni e che noi eravamo le sue Madri. Ci emozionò moltissimo che un presidente ci dicesse che le Madri di plaza de Mayo erano sue madri perché questo significava avvicinarsi ai nostri figli e alla nostra lotta. Fece togliere i ritratti dei dittatori dal salone dell'esercito e lo fece fare il capo dell'esercito in persona. Entrò nella sala e disse: "Esegua" e il capo dell'esercito fu costretto a togliere i ritratti di quelli che fino ad allora erano considerati degli eroi. Sono segnali forti per la società, per i giovani.



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