LINGUA MADRE DUEMILASETTE - Racconti di donne straniere in Italia
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Regione Piemonte
Fiera Internazionale del Libro
Fondazione per il Libro la Musica e
la Cultura
Centro
Studi e Documentazione Pensiero Femminile


 


presentano il libro

LINGUA MADRE DUEMILASETTE
Racconti di donne straniere in Italia


Edizioni Seb27


 


COMUNICATO STAMPA


 


Mi venite in mente


tante e all’improvviso


come l’invasione di un esercito


ovunque, camminando per strada,


aspettando sul pullman,


pensando seduta e riposando nel sonno.


 


Mi abbandonate così crudeli


da non poter costruire una frase


neanche supplicando.


 


Ma voi parole sappiate


comunque vi comportate


siete sempre benvenute.


 


Farzaneh Gavahi


Mashad (Iran) - 18 aprile 1963


Torino (Italia) - 30 dicembre 2006


 


 


La poesia di un racconto sul desiderio di diventare madre, tra sogno e fatalismo, si contrappone al linguaggio semplice e crudo del racconto di una vita in cui il dolore e la lotta quotidiana per la sopravvivenza nascondono lo strazio dell’anima. Sono solo alcuni dei temi dei racconti del libro Lingua Madre Duemilasette - Racconti di donne straniere in Italia - Edizioni Seb27. Sono le storie di donne cubane, argentine, marocchine, senegalesi, vietnamite, indiane, rumene, bulgare, camerunensi, ecuadoregne e di tante altre nazionalità che hanno partecipato alla Seconda edizione del Concorso letterario nazionale Lingua Madre e che hanno colto con entusiasmo l’opportunità di raccontarsi confrontandosi con la cultura, gli usi e i costumi della vita italiana.


Il tema dell’identità attraversa e unisce le narrazioni, identità vissuta con fatica, con difficoltà, magari con rabbia e che a volte è persino difficile definire. In certi casi è l’amore a gettare un ponte fra le differenze, altre volte è il cibo che diviene elemento d’identità culturale e di scambio. Non manca l’ironia, che  s’insinua leggera in molti racconti, l’arma migliore per combattere ogni fanatismo. Ecco così che una pietanza di carne cruda, può trasformarsi nel più inquietante degli incubi per una sudamericana spersa tra le brumose campagne del nord Italia, convinta di essere finita in mano ai cannibali!


 


La terza edizione del Concorso Letterario Nazionale Lingua Madre è in corso e si concluderà il 31 dicembre 2007.


Bando del concorso e informazioni su www.pensierofemminile.org


 


 


Sviluppo Progetto e Ufficio Stampa : Daniela Finocchi - Via Coazze 28 - 10138 Torino


tel/fax 011 4476283 - cell 3474592117 - d.finocchi@tiscali.it


PREFAZIONE AL LIBRO


 


 


 


 


E’ stato il Centro Studi e Documentazione del Pensiero Femminile di Torino a proporre  lo scorso anno il  Concorso letterario “Lingua Madre”.  L’idea è stata subito condivisa dalla Fondazione per il libro, che promuove la Fiera Internazionale del Libro di Torino, e dalla Regione Piemonte.


Il successo ottenuto dalla prima edizione ha dimostrato che l’iniziativa corrisponde ad un reale bisogno e  ha confermato la validità del progetto.


Il libro che ha raccolto quelle prime emozionanti pagine scritte dalla donne di tutto il mondo ha ottenuto positiva accoglienza in ciascuna delle numerose città in cui è stato presentato. Ora siamo particolarmente lieti di presentare il nuovo volume che contiene le testimonianze pervenute per la seconda edizione del concorso.


Il volume si può paragonare ad una mostra: come in una galleria si susseguono le opere d’arte che raffigurano con tecniche, colori e toni di luce diversi lo stesso soggetto, così i racconti di questo libro presentano, attraverso l’esperienza individuale, una immagine sfaccettata della società contemporanea.


Ogni racconto è il frutto di un ambiente sociale e culturale diverso, nasce da emozioni e sensibilità particolari, ripropone una realtà che, sulla scorta del proprio vissuto è interpretata con i sentimenti più disparati.


Un caleidoscopio umano in cui si intrecciano realtà e sogno, passione e razionalità, povertà e ricchezza, dolore e gioia, ma soprattutto quella speciale sensibilità, quella rapidità d’intuizione che da sempre contraddistingue le donne..


Il libro offre alle donne che vivono nel nostro paese l’occasione per raccontarsi, svelarsi e rivelarsi a cuore aperto. Attraverso le loro testimonianze possiamo viaggiare anche noi per strade sconosciute, sentire profumi,  aromi, sapori, diventare cittadini del mondo.


 


 


 


 


Gianni Oliva


Assessore alla Cultura e alle Politiche giovanili, Regione Piemonte                                                                                


 


Giuliana Manica


Assessora alle Pari Opportunità, Regione Piemonte


 


Saida Ahmed Ali


Presidente Commissione Regionale per la Realizzazione delle Pari Opportunità fra Uomo e Donna


 


Ernesto Ferrero    


Direttore Editoriale     


Fiera Internazionale del Libro, Torino


 


Rolando Picchioni


Presidente Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura,Torino


 


 


 


 


 


PRESENTAZIONE


Daniela Finocchi


Ideatrice del Concorso Letterario Lingua Madre e curatrice del libro


 


Creare un’opportunità per dare voce alle donne straniere. E’  questa l’idea da cui è nato il Concorso letterario nazionale Lingua Madre.


Il dibattito sull’immigrazione è diffuso, ma raramente la parola viene data ai diretti interessati. Soprattutto alle donne, che continuano a rappresentare “l’anello forte” delle diverse culture e tra mondi lontani. Ma non solo. Sono proprio le donne, infatti, che lasciano intravedere la speranza del rinnovamento, soprattutto nell’ambito di  quelle società arcaiche dove non saranno certo le guerre degli uomini a conquistarlo.


Rinascita e continuità. Tempi lunghi, certo, ma era importante dare voce a queste donne perché finalmente potessero scrivere la loro storia.


“E’ grande la disponibilità della donna a parlare, a testimoniare”, scriveva Nuto Revelli. Questa disponibilità esiste ancora e sempre, al di là dei luoghi comuni, dei pregiudizi, delle differenze religiose-politiche-culturali, i racconti delle donne rappresentano un mare di esperienze ed emozioni, svelano intimità sconosciute, si insinuano nel profondo degli animi come solo la scrittura sa fare.


Così è stato con il concorso letterario. Un’esperienza tanto coinvolgente da non poter essere spiegata a parole. I racconti sono arrivati, tanti. Per posta, via e-mail, recapitati a mano ma, in alcuni casi, anche scritti a mano. Ed ecco il secondo importante valore esaltato dal concorso: la condivisione, lo scambio, la complicità fra donne. Infatti, è possibile partecipare in coppia, in gruppi, oppure farsi semplicemente aiutare da una donna italiana se non si possiede ancora molta dimestichezza con la lingua.


Hanno scritto donne che non l’avevano mai fatto prima, autrici già note, ragazze giovanissime, gruppi: colombiane, somale, marocchine, senegalesi, vietnamite, indiane, rumene, brasiliane, argentine, albanesi, dominicane, camerunensi e di tante altre nazionalità. Hanno avuto l’opportunità di raccontare le loro storie confrontandosi con la cultura, gli usi e i costumi della vita italiana per comporre un mosaico di esperienze e modalità espressive. Sofferte, ironiche, avvincenti, tragiche, poetiche, ma sempre coinvolgenti, le storie si avvicendano svelando un universo ancora inesplorato. Utilizzando la nuova lingua d’arrivo (cioè l’italiano), queste donne hanno approfondito il rapporto tra identità, radici e il mondo “altro”.


Allo stesso modo, nella sezione speciale, le donne italiane hanno voluto farsi tramite di queste culture diverse, raccontando storie di donne straniere che hanno conosciuto, amato, incontrato e che hanno saputo trasmettere loro “altre” identità.


Queste donne sono il futuro.


Credo sia grazie a questa semplicità e verità che il concorso ha avuto e continua ad avere tanto successo. Non esistono ingerenze, sovrastrutture, implicazioni di sorta e questo piace. Soprattutto alle donne chiamate a parlare come e di cosa vogliono.


Le donne straniere e quelle italiane si confermano ancora una volta appartenere alla stessa progenie. Quel modello materno, enunciato dalle filosofe del pensiero femminile, dimostra di costituire esempio di identità e di riferimento non solo in diversi spaccati generazionali, ma anche in culture e mondi assai lontani fra loro. Insomma, quella singolarità della genealogia femminile di cui scriveva Luce Irigaray, che consiste nel modo che le donne hanno di vivere gli eventi, viene qui esaltata, si dimostra capace di accrescere la fiducia in se stesse e di dilatare gli spazi di libertà.


 


 


PRESENTAZIONE DI


 


Ferdinanda Vigliani


Presidente Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile - Torino


 


 


Il colonialismo ha una storia antica. Antica quanto la cultura della dominazione che, secondo le ricerche storico-archeologiche più recenti e accreditate risale a 4000 anni fa e coincide – guarda caso – con la storia del patriarcato. In tempi relativamente più recenti lo vediamo messo in atto con l’impero romano, poi con la colonizzazione araba del Mediterraneo, con l’impero carolingio e quello di Gengis Khan, con la conquista coloniale di Isabella e Ferdinando di Castiglia e infine, nell’800 con la rivoluzione industriale e l’espansione del cosiddetto libero mercato.


I processi di decolonizzazione sono lunghi, difficili e dolorosi. Pensiamo a Gandhi in India, alla decolonizzazione dell’Africa che inizia negli anni ’60 con leader come Lumumba, Kenyatta, Nyerere. È quest’ultimo, un intellettuale prestato alla politica, noto come mwalimu, maestro, a prendere in esame gli aspetti prettamente culturali del colonialismo e ad affermare: «di tutti i crimini del colonialismo il più odioso è stato quello di averci fatto credere di non avere noi, i colonizzati, una nostra cultura» e – ecco il paradosso – esprimeva questo concetto in lingua inglese.


È dentro questo stesso paradosso che vive la cultura delle donne. La lingua che noi parliamo è quella della cultura dominante, centrata sul maschile. Noi abbiamo sì imparato a parlare sedute in grembo a nostra madre, ma in seguito la lingua del patriarcato ha prevalso. Se non volevamo essere considerate incolte, emarginate, insignificanti dovevamo comunicare nella lingua degli uomini. Ma poi – paradosso – in questa lingua abbiamo parlato della nostra oppressione.


Lo studio delle culture “altre” è il campo dell’antropologia. Campo in cui molte, valenti studiose si sono impegnate nella lotta contro il razzismo e per sostenere i diritti delle donne. È soprattutto a partire dagli anni ’80 che lo sguardo di genere illumina la scena antropologica rendendo esplicito il nesso tra identità sessuale e attività umana. Per tanti anni il fatto di avere assunto il soggetto maschile come neutro e universale, dunque rappresentante anche delle donne, aveva avuto come conseguenza il mutismo delle donne, la loro riduzione al silenzio. Inoltre i fatti rilevati dagli antropologi erano il risultato di un’osservazione effettuata nell’area pubblica, controllata dagli uomini, per mezzo di informatori che, di nuovo, erano uomini, mentre le donne, confinate nell’area privata, o rimanevano nell’ombra, o manifestavano il proprio punto di vista utilizzando i modelli di espressione e comunicazione dei dominanti. Vittime di una selezione sessista presso le proprie comunità di appartenenza, le donne erano poi vittime anche di una selezione operata dai ricercatori.


Con il “Concorso letterario nazionale Lingua Madre” l’obiettivo del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, biblioteca e centro di ricerca specializzato in studi delle donne, era messo a fuoco e dichiarato fin dal lancio del primo bando. Ciò che si voleva  ottenere era una restituzione di senso all’esperienza di vita delle donne, ma anche la valorizzazione di una “alterità” tutta loro. Le donne sono “altro” anche nelle culture “altre”: l’alterità dell’alterità e per di più migranti in un “altro” luogo.


Donne straniere che si trovano in Italia e donne italiane che possono averle accolte, o respinte, o una cosa e l’altra. Cercavamo relazione e autenticità, e dunque anche senso critico. Eravamo pronte a metterci in gioco e in questo gioco invitavamo le altre donne ad entrare. Dire che l’invito è stato accolto con entusiasmo è un’espressione che pecca di eccessiva sobrietà. La prima edizione è stata un successo, ma alla seconda il comitato delle lettrici delle opere in concorso ha dovuto essere ampliato, perché diventava problematico far rientrare nei tempi previsti la lettura di tutti gli elaborati arrivati. Del volume che precede questo e che è stato presentato in ben trenta occasioni in diverse città italiane, è già andata esaurita anche la seconda ristampa e di questo secondo ci è già stata manifestata una bella attesa. Insomma non vogliamo dire che il successo ci sta dando alla testa, solo perché la nostra è una solida testa femminile che, come dice Nietzsche, filosofo dei più misogini, per bocca di Zarathustra è: “…una  testa terrestre, che crea, essa,  il  senso della terra”.


 


Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile Torino


Corso Re Umberto 40 - 10128 Torino – tel 011 537645


pfemm@libero.it - www.pensierofemminile.org



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