Torino, con una sentenza inedita - Clandestino e gay, niente espulsione
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Torino, con una sentenza inedita annullato l’ordine del questore. L’avvocato Cossa: potrebbe diventare un precedente


Clandestino e gay, niente espulsione

Il giudice di pace: in Senegal finirebbe in carcere. La Lega: gli omosessuali ci invaderanno


DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - Alto, magro, sorriso mite. La sua pelle è nera come i capelli, coperti da un berretto di lana. E’ senegalese Mohamed (nome di fantasia), ha 24 anni, buona cultura, letteraria in particolare. «Il mio romanzo preferito - dice - è Lo straniero di Camus». Vive a Torino, e come molti immigrati irregolari ha venduto borse taroccate sui marciapedi della strade. «Mi piacerebbe fare di meglio», confida. Mohamed vuole restare anonimo, vorrebbe perfino scomparire agli occhi della gente, se potesse: è gay («sono nato così, come sono nato musulmano»), e se vivesse ancora nel suo Paese, qualora venisse «scoperto», rischierebbe da uno a cinque anni di carcere.
Il clamore di questo caso umano e giudiziario, che ha già provocato l’alzata di scudi del ministro leghista Roberto Calderoli, sta proprio qui: una sentenza senza precedenti (ma che ora costituirà un importante precedente), ha salvato il giovane dall’espulsione dall’Italia, in virtù della sua condizione di straniero gay. L’omosessualità, infatti, è stata evidenziata nel ricorso, redatto dall’avvocato Maurizio Cossa, per chiedere di annullare il provvedimento emesso dal questore di Torino in base al dettato della Bossi-Fini. Il legale (aderente all’Associazione studi giuridici per l’immigrazione) a cui Mohamed si era rivolto, ha giocato la sua carta e ha vinto. «Intendiamoci - osserva - il verdetto non era scontato. Per fortuna, ci siamo imbattuti in un giudice di pace, che ha interpretato con serietà e attenzione i codici, ed anche la Costituzione come cardine di essi». In sostanza, facendo riferimento all’articolo 17 del Testo Unico sull’Immigrazione, che indica alcuni casi per i quali si configura il divieto di espulsione, Cossa si è soffermato sul primo punto: «Non può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui uno straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, sesso, lingua, cittadinanza, opinioni politiche, condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso uno Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione». Spiega il legale: «In Senegal, l’omosessualità, oltre ad essere punita per legge, è considerata una grave colpa anche in ogni ambiente. I gay e le lesbiche sono pesantemente discriminati, isolati, spesso subiscono angherie fisiche». La scoperta di un figlio omosessuale, per esempio, diventa valido motivo per il ripudio della moglie, alla quale il marito imputa di non essere stata una buona educatrice. In parole povere, il padre accusa la madre: «Se il ragazzo è
deviato , la responsabilità è tua».
Mohamed, dunque, si trova nella «condizione personale», prevista dall’articolo 17, e il suo avvocato è riuscito a dimostrarlo. Allegando al ricorso anche la tessera dell’Arcigay, presa dal giovane nel 2003 quando arrivò irregolarmente nel nostro Paese. Oggi, è proprio Paolo Hutter, omosessuale dichiarato, ex assessore all’Ambiente di Torino, a rendere pubblica la vicenda.
Di più: Hutter lancia un appello, affinchè associazioni ed enti locali si impegnino a far conoscere agli immigrati «questo fondamentale diritto». E perfino Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche comunitarie (costretto a rinunciare alla carica di commissario europeo, per le sue idee di cattolico conservatore), afferma che la sentenza di Torino «è giusta». Non rinuncia, invece, alla polemica, con parole pesanti, il leghista Roberto Calderoli, ministro per le Riforme: «Povera giustizia, povera Italia! Altro che terra di poeti e navigatori, oggi si è trasformata in terra di terroristi e di... finocchi irregolari». Inevitabile coda di bagarre mediatica, con reazioni accese da parte del movimento gay (in prima fila, l’onorevole Franco Grillini) e di altri esponenti politici.
Adesso, il protagonista della storia appare frastornato, e impaurito. Avrà presto il permesso di soggiorno; potrà, certo, sperare in un futuro migliore; tuttavia, sarà costretto a nascondere la sua omosessualità, anche a Torino. Spiega: «Se i miei parenti e gli amici senegalesi venissero a sapere che sono gay, mi renderebbero la vita impossibile. Per fortuna, ho buoni amici italiani. Con loro non ci sono problemi. Anzi». Mohamed racconta che, pur disposto a fare l’operaio, gli piacerebbe un lavoro più elevato. «Conosco tre lingue, potrei lavorare alla reception di un albergo o in un negozio come commesso». Rivela anche che gli è stato proposto di entrare nell’ambiente dei fotomodelli, di sfilare in passerella. Ma lui è molto perplesso. «Non voglio essere ricattato sessualmente. Molti stilisti sono omosessuali e, di sicuro, mi proporrebbero di lavorare in cambio di prestazioni fisiche, Poi, spremuto a dovere, mi butterebbero via. Altro che carriera!».


Marisa Fumagalli


Corriere della sera



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