LA MEMORIA STORICA E IL DISAGIO TRA GENERAZIONI
La passione giovanile come forza innovatrice nelle società. Intervento di Fulvio Scaparro presso la CASA DELLA CULTURA per il ciclo IL DISAGIO INVISIBILE
LAURA TUSSI
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LA MEMORIA STORICA E IL DISAGIO TRA GENERAZIONI
La passione giovanile come forza innovatrice nelle società


di LAURA TUSSI


Intervento di Fulvio Scaparro presso la CASA DELLA CULTURA per il ciclo IL DISAGIO INVISIBILE


Il legame del malessere non solo adolescenziale, ma dell’umanità intera, il disagio della civiltà con la città non deve portare a trovare una causa di per sé e in sé nella metropoli. Per esempio, Milano è stata per secoli una fucina di idee, di sogni, di utopie, di imprese galvanizzanti per i giovani; c’era lavoro, una più alta percentuale di occupazione, quindi una realtà molto fertile. Nella letteratura latina ogni tanto si trovano delle invettive contro la città, come anche nella letteratura giapponese. Lo scritto di un esponente di una corrente letteraria “Gli uccelli migratori” di inizio ‘900, cita “Le grandi città deformano i giovani, smorzano e sviliscono i loro impulsi, li estraneano da un modo di vivere naturale e armonico. Dal grande mare di case sorge il muro ideale: salva te stesso! Afferra il bastone del viandante e cerca nuovamente ciò che hai perduto”. Se i giovani sognano hanno utopie, sono vivi e lottano in ogni senso, danno speranza. L’attacco alla città è spontaneo, ma non può essere un alibi. Si può imparare tanto sulla naturalità di alcuni comportamenti, ha un’origine nella nostra specie che rimane comunque sempre nata per sopravvivere, riprodursi, con fertilità di idee, di progetti, di creatività, di ideali e non ci basta sopravvivere, ma occorre vivere.
Se una famiglia investe troppo sul figlio (istinto naturale) subentra l’epoca del “signorino soddisfatto”, in cui esiste l’erede di qualcosa che non ha prodotto e che non gli è spettante. E’ straordinaria la mancanza totale di memoria che sussiste non solo negli adolescenti, ma anche nei genitori riguardo, per esempio, la conquista di alcuni diritti. Attualmente un ragazzo non sempre è consapevole che molte delle libertà di cui gode sono state conquistate a caro prezzo. Tutto quello che una persona riceve deve essere rimeritato, cioè lavorare come se non si avesse già tutto. Tutto quello che abbiamo è frutto di lavoro, ma purtroppo sussiste un lungo periodo di tempo in cui questa trasmissione della memoria è letteralmente saltata, forse perché abbiamo troppo disprezzato ed emarginato i vecchi. L’uscita degli anziani dalle nostre case ha reso le nostre vite irreali, in cui convivono persone famigliari che svolgono ciascuno il proprio compito quotidiano, senza rendersi conto delle ciclicità dell’esistenza, della nascita, della morte, della vecchiaia che comporta inefficienza, stanchezza, improduttività, stasi. Il vecchio è la memoria vivente. Oggi non si sa parlare di guerra ai ragazzi, perché le generazioni che hanno vissuto le guerre sulla propria pelle o non sono ascoltate o sono scomparse, per cui si parla di guerra solo in termini di battaglie, conquiste, film, morti a migliaia, ma che non sono nel nostro presente, nella nostra realtà. Non vi è nessuno che racconti la miseria della vita quotidiana nella città, non al fronte. Le miserie della guerra non vengono più raccontate perché non ci sono più testimoni. Tutto questo aspetto fa in modo che attualmente cominciamo a preoccuparci di una situazione che non riguarda solo gli adolescenti, ma anche tutti noi. Il rapporto difficile con gli adolescenti fa parte letteralmente della nostra specie. Una tavoletta del codice di Ammurabi cita l’intolleranza nei confronti dei giovani che sono irrispettosi, maleducati, e ingravidano le ragazze.
Shakespeare fa dire a un pastore le stesse cose dei giovani.
Oscar Wilde fa una battuta sul rispetto dei giovani. L’età delle passioni può durare una vita, l’adolescente sano deve essere appassionato, vivo, la passione è anche dolore, depressione, tristezza, è anelito verso qualcosa che porta oltre il travaglio dell’esistenza quotidiana, della sofferenza anche passionale.


L’adolescente nel distacco dalla madre vive il rapporto oggettuale all’ennesima potenza e quindi sperimentare, affezionarsi, attaccarsi, vivere è segno di vita e non si può essere allo stesso tempo puri e maturi, infatti la maturazione è molto relativa.


La maturità può significare la capacità di staccarsi senza perdere la voglia di trovare nuovi collegamenti, nuove relazioni, intensi interessi, vivaci passioni. La maturità stantia, fasulla e ipocrita del perbenismo benpensante è qualcosa di compiuto, non è un processo in fieri, una dinamica perpetua. L’adolescente si trova in una situazione particolarmente vivace, creativa, produttiva, piena di pathos, “patologica”, perché ha davanti tante possibilità di attaccarsi e staccarsi, ma la passione politica, sociale, d’amore, d’affetto, lo porta sempre a voler divorare tutto fino in fondo. La forza e la potenza dell’adolescenza per tutta la nostra società è davvero notevole, come un motore di passione in evoluzione, incalzante. Dylan Thomas sostiene “La forza che attraverso il verde calamo sospinge il fiore” parlando di giovinezza.


L’eccesso degli eccessi, la passione caratterizzata dal troppo è il troppo in tutto, nel male, nel bene, nell’autodistruttività, nella ricerca di indipendenza, tramite le dipendenze, come illusione pura.


Laura Tussi


email:tussi.laura@tiscalinet.it



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