IL SENSO DELL’INSENSATO. La comunicazione in adolescenza
Incontro con Gustavo Pietropolli Charmet, Corpo naturale, corpo culturale, nell’ambito del seminario Il disagio invisibile, novembre 2004 presso la CASA DELLA CULTURA di Milano.
LAURA TUSSI
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IL SENSO DELL’INSENSATO
La comunicazione in adolescenza


di LAURA TUSSI


Incontro con Gustavo Pietropolli Charmet, Corpo naturale, corpo culturale, nell’ambito del seminario Il disagio invisibile, novembre 2004 presso la CASA DELLA CULTURA di Milano.


Non è certo il modo con cui i ragazzi si tolgono la vita, ma sui motivi che possono sospingere i ragazzi a guardare la morte con bramosia come se rappresentasse una soluzione specifica al problema specifico, non vi sono dubbi, avendo modo agendo così di decidere quale vita e perché, quale modo di amare e chi è il responsabile di tutto questo. La risposta è quella che si deve “parlare” di suicidio e dei modi stravaganti di comunicare e a chi sono diretti questi gesti insensati e queste comunicazioni: sono rivolte agli adulti, ai genitori, alla scuola, alla società, alla loro generazione? È un dialogo fra di loro? Sono messe in scene goliardiche per acquistare visibilità fra loro adolescenti, o sono invece segnalazioni   e comunicazioni alle quali dobbiamo dare senso, proprio perché sono gesti insensati? E’ questo il nostro compito di educatori, ossia sviluppare delle competenze raccogliendo i messaggi, le comunicazioni, per amplificarle e arricchirle di senso e di significato. Comunicare e fare cultura sul modo di rappresentarsi tipico degli adolescenti, contribuire a elaborare cultura dalla sottocultura giovanile di questa generazione è un compito importante. Non occorre descrivere fenomeni di disagio con uno sguardo sociologico tendente ad avere il vantaggio di essere molto dettagliato, ma a volte rende difficile cogliere i movimenti e il senso più complessivo del fenomeno, che invece una comprensione più orientata a cogliere gli aspetti affettivi della simbolizzazione emotiva dei comportamenti può dare. Quindi l’obiettivo culturale del lavoro de Il Minotauro è di fornire riflessioni psicanalitiche sul percorso evolutivo degli adolescenti. In questo ambito generale l’idea  è quella di aggiornare in parte alcune riflessioni storiche sull’adolescenza che si sono svolte in realtà nel corso di cent’anni, infatti il testo considerato come lavoro inaugurale della psicologia scientifica risale al 1904. Nell’arco di cento anni sicuramente l’adolescente è stato considerato nella sua specificità e non ridotto esclusivamente né alla sua dimensione puberale, né all’aspetto infantile che si ripete in adolescenza oppure considerato troppo frettolosamente nell’alveo degli adulti. In questa attenzione multidimensionale nei confronti del passaggio e del cambiamento adolescenziali, si tiene conto del rimandare la dimensione storica dell’adolescenza, in modo da non considerare solo questo fenomeno nella sua specificità, ma di mantenere una visione sempre un po’ binoculare fra attualità dei comportamenti e invece dimensione più profonda e anche più storicamente determinata del passaggio, della transizione e della trasformazione metabletica in adolescenza. Quindi si cerca di capire come avviene attualmente questo processo di risimbolizzazione e di sviluppo dell’identità giovanile, che in contesti più primitivi, più tradizionali avveniva in modo iniziatico, mentre oggi avviene con modalità differenti che non sempre sono solo disordinate manifestazioni che producono crisi di identità, di dispersione di sé, di disagio, accezioni molto usate per descrivere i passaggi adolescenziali, ma rappresentanti anche forme nuove, modi innovativi di costruire la persona, l’identità, le istanze intrapsichiche, cercando di cogliere questo aspetto di novità che si dimostra importante anche per evitare che subentrino ritorni eccessivamente nostalgici dell’idea che costruire identità più solide e meno diffuse significa, per esempio, semplicemente tornare alla negazione, alla repressione, al tabù, al non dire, al porre limiti, tutte modalità di costruire identità adolescenti in cui il tema della solidità, del limite, della compressione e costrizione, sembrano essere una risorsa educativa come se fosse un ritorno, un’idea in cui sia importante richiamare sulla scena una figura paterna e paternalista purtroppo limitante, separante, che possa svolgere nei confronti dell’adolescente una funzione educativa più che autorevole, ma autoritaria. Ormai ci sono altri padri, altre modalità di svolgere queste funzioni e coesistono altri modi di aiutare il giovane a crescere, oltre che svolgendo una funzione che un tempo si diceva “di castrazione” e “di limitazione”.


 


Laura Tussi


email: tussi.laura@tiscalinet.it  



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