L’Islam tra Oriente e Occidente. La comunicazione tra popoli strumento non universale
Incontro con Paolo Branca presso la CASA DELLA CULTURA di Milano, ottobre 2004 per il seminario ETICA NELLO SPAZIO-MONDO
Laura TUSSI
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ISLAM E IDENTITA’ RELIGIOSA
L’Islam tra Oriente e Occidente


di LAURA TUSSI


Incontro con Paolo Branca presso la CASA DELLA CULTURA di Milano, ottobre 2004 per il seminario ETICA NELLO SPAZIO-MONDO


Alcuni autori musulmani si sono molto battuti per evitare che le Università soprattutto iraniane censurassero e revisionassero i testi.


Attualmente si sta configurando lo scontro tra le civiltà, un confronto di tipo valutativo, ma che in fondo è rivelatore di pregiudizio e discriminazione. Purtroppo di fronte agli attentati terroristici si finisce per scadere in posizioni di tipo essenzialista, ossia “noi siamo tolleranti, democratici, moderni, sviluppati, progrediti e gli altri sono fanatici, retrogradi, intolleranti e antidemocratici”. Sussistono ovviamente dei presupposti per cui l’Islam è una civiltà con un percorso diverso rispetto a quello occidentale, che concepisce per esempio i rapporti tra religione e politica in modo differente e alcuni musulmani, per esempio i fondamentalisti, ma non solo, sostengono l’idea di teocrazia, per cui nell’Islam il profeta dopo l’Egida realizzò a Medina una perfetta società teocratica che è un modello per tutti i musulmani fino alla fine dei tempi. Bisogna rendersi conto che quando si avvicina un’altra civiltà religiosa e un’altra tradizione culturale, occorre tener presente che gli strumenti che si usano per comunicare non sono neutri e non hanno carattere universale.


Quindi anche il linguaggio non è sempre adeguato. Gli equivoci si ingenerano ancora più laddove sussiste comunanza e vicinanza, perché le comunanze coprono le differenze, mascherandole e impedendoci di avere idee chiare. Forse è proprio il concetto di religione stesso non adeguato a definire e descrivere il fenomeno religioso dell’Islam o di qualsiasi altro credo.
Anche all’interno della stessa cristianità coesistono appartenenze differenti e lo stesso concetto di laicità presenta nella piccola Europa, differenze notevoli, anche a distanze geografiche assolutamente risibili. Sussiste una varietà di situazioni storiche, geografiche, culturali, per cui di tutte queste etichette dovremmo sentire il peso della responsabilità di usarle in modo così superficiale ed omologante. Che senso ha dire che al mondo esiste un miliardo e mezzo di musulmani quindi teocratici, quando, per esempio il Senegal, è un Paese islamico che ha avuto un presidente cattolico.


L’Islam tra le civiltà orientali è stato definito da Lévy-Strauss “l’occidente dell’oriente”, quindi tra le varie culture e tradizioni religiose dell’oriente, l’Islam è la più occidentale e la più vicina anche geograficamente e forse per questo è la più problematica per l’occidente. E’ molto  più semplice essere tolleranti con chi è distante e assente… Siamo sotto un ricatto continuo dei mezzi di comunicazione di massa, che continuamente ci spingono a prendere partito e posizione d’opinione di fronte a quello che succede attualmente e a reagire così  superficialmente verso problemi gravi e molto complessi, a decidere se siamo innocentisti o colpevolisti, per cui nel mezzo si apre l’enorme baratro di posizioni più serie, impegnate adversus le posizioni nelle quali invece vi è una latitanza generale e un’ignoranza spaventosa. Attualmente l’Islam fa paura, è innegabile, ma si tratta di qualcosa di fatale? Di un destino ineluttabile? Il problema che sta di fronte al mondo musulmano non è facile, presenta note difficoltà legate allo sviluppo a cui si aggiunge il peso della tradizione e la pervasività della religione. Per superare o evitare l’ostacolo sono state proposte e tentate molte formule: alcune ammettono come postulato che l’Islam sia un universo chiuso, altre implicano l’ineluttabilità dello sradicamento culturale quindi o chiusura o assimilazione ad altri modelli.
Il tentativo maggiore è quello di coloro che evitano tali posizioni estreme, tentando da oltre un secolo di realizzare una modernizzazione che non comporti né un sradicamento, né l’isolamento dai propri simili. Se l’Islam può darsi oggi un senso, di che altro si tratterà se non di realizzare una più ampia comunicazione tra gli uomini? Ogni autentico musulmano crede infatti che la sua religione si rivolge all’intero genere umano e che vale per ogni tempo e per ogni luogo. La sfida che egli lancia al mondo moderno è semplicemente quella di sperimentare i loro usi e costumi. Spesso i musulmani si trincerano dietro discorsi apologetici, dipingendoci una realtà surreale. Gli occidentali credono che la propria tradizione religiosa contenga dei grandi valori universali e quindi abbiamo una grande opportunità: dimostrare che è vero.


 


Laura Tussi


email: tussi.laura@tiscalinet.it  



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