Lettera a Fatima - Una riflessione di Paolo Branca sulle reazioni seguite all'iniziativa di un liceo milanese di istituire una classe per soli studenti musulmani.
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Cara Fatima,



quando i tuoi genitori sono venuti a stabilirsi in Italia, tu eri troppo piccola per renderti conto di quel che ti stava succedendo. Lo hai capito solo in seguito, crescendo. Ti sei accorta di vivere in un paese nel quale gli altri non erano "come voi". Per la strada la gente parlava un’altra lingua rispetto a quella che usavate in casa e con gli amici di famiglia. I bambini che abitavano nell’appartamento di fronte avevano la pelle più chiara della tua e i capelli di uno starno colore. Ma erano simpatici e qualche volta hai giocato con loro nel cortile o ai giardini. Qualcuno ti ha spiegato che erano italiani, che avevano un’altra religione e che spesso erano meno educati e obbedienti di te. Col tempo ti sei accorta che specialmente le bambine potevano vestirsi e comportarsi come invece a te non era permesso. Probabilmente ti è dispiaciuto sentirti diversa da loro, ma pian piano hai capito che, per far contenti mamma e papà, dovevi fare qualche sacrificio. Questo non ti ha impedito di imparare la nostra lingua che ora capisci meglio dei tuoi genitori e parli pronunciando senza difficoltà la "p" e certi suoni che loro ancora confondono con altri, facendoti un po’ vergognare. Non devi sentiri a disagio per questo. Quando si è piccoli si imparano più facilmente le lingue. I grandi fanno fatica ad apprenderle. Son certo che i vostri vicini di casa italiani non saprebbero mai pronunciare senza sbagliare il nome del tuo fratellino ‘Aziz o di tua cugina Khadija!


Non è questione d’ignoranza. Del resto, so che sei molto studiosa e che vuoi diventare una dottoressa. Quando lo dici, a tuo padre luccicano gli occhi e tua madre si compre il viso con le mani. Al villaggio, dove passi le vacanze, Layla - che ha la tua stessa età - ti ha confidato che presto si sposerà. Hai pensato che ti stesse prendendo in giro. Di spose ne hai viste tante, alla televisione e sui giornali. Hai persino ritagliato una foto che conservi, perché quello è proprio l’abito che vorresti indossare il giorno delle nozze. Ma prima devi diventare dottoressa. E poi... quell’abito, adesso, non ti andrebbe neanche bene. Bisogna che tu cresca ancora un po’. Per ora, continuerai ad andare a scuola. Già, ma che scuola? Federica, la figlia dei vicini, va al liceo. Ci va da sola. In motorino. Ma i tuoi non ne vogliono proprio sapere. Quando litiga con sua sorella grida delle parolacce che fanno arrossire tua madre. Si mette spesso la minigonna e l’hai vista anche fumare, ma di nascosto, perché suo padre non vuole. Che ha un ragazzo invece lo sanno tutti. In Italia si fa così. Non è cattiva e quando la incontri ti sorride. Forse farà anche lei la dottoressa, perché è figlia di un medico. Magari vi iscriverete alla stessa Università. Però ti hanno detto che la Facoltà di medicina non è aperta a tutti. Bisogna avere voti molto alti per farcela. Tu sei sempre andata bene a scuola e hai un’ottima memoria. I compiti li fai subito dopo pranzo. Finché non hai finito non vuoi neppure che accendano la televisione. Secondo me puoi farcela.


Certo che alla scuola di Federica papà non ti manderà mai. Non è per Federica. I suoi sono gentili e suo padre è addirittura venuto a visitare tua nonna quando temevate che avesse la polmonite. Era di domenica. Non ha neppure voluto essere pagato. Da quel giorno, ogni volta che prepara la basbusa tua madre ne fa una teglia in più per la signora. Gliela porti tu, però, perché lei si vergogna. Ha paura di non capire bene quello che le dice. Ma quando torni, devi raccontarle tutto. Certe volte ripeti quello che ti ha detto la mamma di Federica parlando in fretta e tua madre ti ferma. Senza accorgerti hai usato una parola italiana che lei non conosce. Ma come si dice in arabo? Che pazienza ci vuole. Devi fare la maestra di tua madre e, quando sarai grande, diventerai anche il medico di famiglia. Tutti ti dovranno ascoltare e fare quello che tu gli dirai. Per il loro bene, naturalmente. Se solo potessi andare al liceo di Federica!


Due settimane fa, tuo padre ti ha fatto una sorpresa. Ha detto che proprio in quel liceo avrebbero fatto una classe apposta per te e altre ragazze musulmane. Con gli stessi professori e gli stessi programmi di Federica! Ti sembrava un sogno. Stavi per partire, per trascorrere le vacanze al villaggio. Ti scoppiava il cuore pensando alla grande notizia che avresti dato a Layla. Un giorno avresti curato anche i suoi bambini! Ma era troppo bello per essere vero. Qualche giorno fa hai visto alla televisione che a tanti l’idea di quella classe apposta per voi non piaceva. Ti hanno detto che non si può fare, perché l’Italia è un paese "laico" e perché sarebbe contro la "Costituzione". So che non capisci bene cosa significano queste due parole.


Speravo lo potessi imparare al liceo. Non mi è possibile spiegartele in questa lettera. Sappi solo che non sono cose contro i musulmani. Credimi. Lo capirai più avanti. Per ora non pensarci e cerca di passare delle belle vacanze. Ne riparleremo quando ritornerai dal villaggio. Perché tu tornerai, vero?



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