FATEMA MERNISSI - scrittrice e sociologa, docente all’Università Mohamed V di Rabat, una delle più importanti scrittrici arabe contemporanee.
Una scheda - un'intervista
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FATEMA MERNISSI



A vederla così disinvolta, allegra, spiritosa, pronta a parare ogni colpo di foudre (in questo caso, le insidiose domande sulla rinnovata, scottante, angosciante questione palestinese-israeliana, per la quale si può sentire il lamento e il pianto di Rachele che “piange i suoi figli e non vuole essere consolata perché essi non ci sono più”: Geremia 31,15), con occhi scintillanti ed una grazia tutta femminile e da invidiare, visto i suoi sessant’anni dichiarati, quasi non crederesti ai tuoi occhi, circa la metamorfosi che l’ha trasformata dall’antica “paladina” dei diritti delle donne islamiche (appunto, “Le donne del Profeta” che è tutta una sinfonia di dichiarazioni sulla loro libertà incondizionata che godevano presso Maometto), in una sostenitrice delle nuove tecnologie della comunicazione, in cui proprio le sue sorelle di fede, avranno un compito non indifferente per la democratizzazione (sic!).
Lei è, per chi ancora non l’ha riconosciuta (ma come si fa a parlare di Islam, diritti delle donne senza citarla?) Fatema Mernissi – scrittrice e sociologa, docente all’Università Mohamed V di Rabat, una delle più importanti scrittrici arabe contemporanee. Con i suoi libri e il suo impegno presso organizzazioni internazionali come l’UNESCO e l’ILO, promuove da anni lo sviluppo nell’Islam di una società civile pluralistica. Tra i suoi campi d’interesse: i diritti della donna nel primo umanesimo islamico e il ruolo femminile nell’economia e nelle dinamiche sociali del Marocco contemporaneo. Tra i suoi libri in italiano: Le sultane dimenticate. Donne capi di stato nell'Islam (Marietti, 1992) e La terrazza proibita (Giunti, 1996); Le donne del Profeta,(ECIG,1994)e “L’Harem e l’Occidente”(Giunti,2000).
Senza nulla togliere ai molti intellettuali che hanno reso brillante e singolare “Fondamenta”(Venezia, 5/8 ottobre 2000) col suo tema “Globo conteso”cui è da aggiungere, dilaniato, tormentato, ingiusto, omicida, indifferente, globalizzato nel peggio (per fortuna, gente come Galtung,Bauman, Bruderlein, Marazzi, Albanese… condividono il giudizio, sebbene lo strombazzamento sulla globalizzazione stia frastornando molti spiriti semplici), lei, Fatema, simile a Shahrazad che seppe ammaliare il sultano con la sua intelligenza, fa a pezzi l'immaginario occidentale sull’harem, raccontando una infinità di donne astute, colte, capaci di sottili strategie politiche; e parla di una “enigmatica ascesa delle donne nel cyber-Islam”(si vede, eccome che ora in Marocco c’è un illuminato, giovane re, istruito in occidente!). Come, cyber-Islam?


Fatema, come mai parla di Cyber Islam, quando la donna islamica deve ancora compiere molti passi verso la libertà?
La nuova cybertecnologia aiuta la democratizzazione dell’informazione, producendo la politicizzazione rivoluzionaria della cultura. I suoi effetti sono dirompenti anche sulla cultura femminile, specie di quella islamica che finora ha subito un contesto di millenaria emarginazione sociale. Proprio qui si profila un nuovo ruolo della donna.
Oggi le donne iraniane, per esempio, sono diventate bravissime nell’usare l’informazione. Sicuramente diventeranno la forza crescente della società civile. E’ un’occasione storica che non possono perdere: né loro, né le altre.
Per fortuna, la loro consapevolezza sta crescendo e dovunque nel mondo arabo che conta il 30% di donne fra tutti i laureati, esse aumentano nelle professioni e nei posti di lavoro, tradizionalmente assegnati agli uomini.
Cosa ne pensa di Internet e delle nuove tecnologie?
Internet, cioè "la Rete" è una realtà controversa e una metafora feconda. C’è chi la interpreta come una trappola, e indica le vie di fuga, c’è chi invece vede in essa fitte trame di relazioni, e indica i modi per riempirle di contenuti. Il  "mondo cablato", per ora, coincide semplicemente col mondo delle linee telefoniche. È il luogo che dà voce alla new economy, ma anche a forme alternative di informazione.
Il Web per le donne, specie quelle musulmane, è un’occasione di emancipazione culturale. E le donne maghrebine non se la lasceranno sfuggire.
Tutti parlano più o meno male della globalizzazione- mondializzazione. Come la giudica?
Internet nell'orizzonte musulmano, potrà essere una forma di emancipazione per le donne. Una volta, invece di mondializzazione, si usava più il termine “universalizzare”, con l’intento di estendere nel mondo il progresso. Oggi, forse, questo vale ancora per mondializzazione, mentre la globalizzazione indica qualcosa di diverso, qualcosa che accade sopra le nostre teste senza la possibilità di intervenire, ma solo di subirne gli effetti. Fino ad oggi le persone erano chiamate a partecipare allo sviluppo delle comunità; ora si è imposto un regime diffuso di extraterritorialità, con un divario crescente fra le varie reti di dipendenze e i luoghi possibili dove poter influenzare ciò che succede. Globalizzare assume allora un significato neutro, quello di trovarsi avvolti in un reticolo di reciproche dipendenze.
Ad essere sincera, io mi ritengo assolutamente soddisfatta degli effetti della mondializzazione".
Anche della televisione ?
Sono arrabbiatissima contro la televisione occidentale che mostra sempre la donna in Pakistan o in altri paesi islamici vittima reiterata di violenze continue da parte dell'uomo: vi si fonde l'interesse politico alla marginalizzazione culturale di questi paesi, al loro screditamento, scientificamente perseguito dall'informazione occidentale. Con questo non voglio certo dire che non c'è violenza: semplicemente, che il modello di osservazione, con la sua strumentalizzazione politica, non è affidabile, e alla fine persegue esattamente gli stessi scopi che intende denunciare.
E lo chador?
E' ancora il simbolo di un autoritarismo, del rifiuto di  una qualunque forma di democrazia e di pluralismo. Si impone alle donne di velarsi, come si imponeva agli ebrei di portare una stella o come succedeva nell’antica Roma che l’imperatore comandava di uccidere i gladiatori nell’arena per dimostrare che aveva il diritto di vita e di morte su di loro.
Il diritto di uccidere impunemente, come allora, attualmente esiste in certi paesi islamici solo contro le donne. Per questo, invoco un tribunale internazionale che punisca i crimini contro le donne, come sono stati puniti quelli contro gli ebrei.
Lei però non nutre molti sentimenti di simpatia sul modo come gli uomini occidentali considerano le donne.
L'Islam ha un'idea della bellezza diversa dal modello occidentale. Quando ero in America negli anni '70 una mia amica mi disse: stai attenta, qui o sei bella o sei intelligente, non puoi essere le due cose insieme. Nell'Islam questa divisione non esiste, l'intelligenza stessa è bellezza. Nessun uomo vorrebbe mai sposare una donna stupida. I musulmani hanno una concezione della donna completamente diversa: in  qualsiasi miniatura le donne riprodotte sono vestite. La scena ideale è quella dell'uomo e della donna mentre cacciano assieme, oppure che parlano dolcemente al chiaro di luna. Il “samar”(cioè il parlare tra uomo e donna)è un piacere sensuale più intrigante e vero, nel quale la mente di una donna è la più potente arma erotica che rende possibile , ciò che in altre situazioni può sembrare impossibile.
In Occidente, una donna che osi essere intelligente è subito punita: il suo sapere diventa l’arma che uccide completamente la sua femminilità.
Non mi pare che le donne occidentali uccidano troppo la loro femminilità, anzi!
Verissimo! E’ incredibile l’ossessione della bellezza, del fitness. E’ assurdo che donne intelligenti, professionali, assolutamente adorabili per il loro savoir faire, si preoccupino di qualche centimetro in più o in meno. Non dico che non ci si debba curare, ma non finalizzandolo alla seduzione, ma al sentirsi meglio per questa meravigliosa opportunità che è la vita. In fondo, siete un po’ tutte “figlie” di  Kant che dice: anche se una donna riesce ad apprendere, distrugge i meriti del suo sesso: la cultura pone un freno alla bellezza. Sheherazade per Kant sapeva troppo.
Non le pare di esagerare nel proporre un femminismo tipo “Shahrazad”?
Pongo un’altra domanda: che razza di rivoluzione deve fare ancora la donna in occidente, per far sognare gli uomini? E’ bello che una gonna taglia 42 sia l’emblema della femminilità e non la sua capacità di sapersi gestire, di essere libera ed indipendente?
Non sarebbe ora che la filosofia kantiana in cui “il femminile è il Bello e il maschile il Sublime” venga accantonata e non vi sia più scissione tra cervello e bellezza?
In quanto a Shahrazad, era una donna arguta, saggia con una capacità politica eccezionale. Aveva letto libri di letteratura, filosofia, medicina. Conosceva a memoria la poesia, aveva studiato i resoconti storici ed era ferrata nei proverbi degli uomini e nelle massime di saggi e re. E se questo è poco…
Inoltre desidero precisare che il musulmano usa lo spazio per stabilire il dominio maschile escludendo le donne dalla pubblica arena, mentre l’occidentale manipola il tempo e la luce , e dichiara che la bellezza per una donna è dimostrare quattordici anni. Le donne devono apparire belle, ovvero infantili.
Bè, basta che vi guardiate attorno: gli uomini di successo da voi, raramente rimangono con la stessa compagna. O no?


http://www.altrameta.it/frames/marotta2.html



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