L`economia mondiale tra religione e terrorismo - A cura della V A Erica ITC Romagnosi PC prof. Giancarlo Talamini
Condividi questo articolo


L`economia mondiale tra religione e terrorismo
A cura della V A Erica ITC Romagnosi PC prof. Giancarlo Talamini


E` stato più volte commentato dall`opinione specializzata e pubblica internazionale che i drammatici fatti dell` 11 settembre 2001 non hanno solo coinvolto e indelebilmente segnato gli Stati Uniti ma bensì il mondo intero, con ciò intendendo non solo quello occidentale del quale l`America è più lampante espressione e incarnazione, ma anche e in misura non minore sebbene forse diversa, quello orientale e mediorientale. Si può dare una macroscopica prima distinzione tra due ordini di conseguenze: quelle che indistintamente interesseranno il mondo intero, e quelle che invece assumeranno caratteri diversi rispettivamente per la parte del mondo "colpita" e quella "che ha colpito". Questa affermazione per non essere fraintesa ha bisogno di maggior commento: non si vuole qui intendere i drammatici fatti come un duro e sanguinolento attacco del mondo mediorientale a quello occidentale, sarebbe fuorviante e soprattutto è chiaro a tutti che l`attacco è un`azione terroristica di parti estremiste che ha solo un relativo collegamento con quelli che sono i contrasti e gli scontri delle due civiltà; è però vero che questo episodio ha segnato, sebbene indirettamente, una sconfitta del mondo occidentale e del modello economico di sviluppo e di equilibrio internazionale che esso ha fatto proprio e diffuso in tutto il mondo. E` quindi chiaro quali saranno le conseguenze economiche.


Ciò che è crollato insieme alle torri gemelle è l`idea tutta statunitense all`origine, ma ad oggi presente in tutto l`occidente, della possibilità di imporre in modo pacifico al resto del mondo la propria supremazia economica e il conseguente proprio controllo delle attività e dello sviluppo economico, dove per pacifico si intende non senza contrasto generico, ma senza contrasto violento. Le armi con cui questa supremazia si vuole imporre non sono infatti i carri armati e i fucili, ma la maggiore ricchezza e potenza dell`occidente che in modo spesso sconsiderato ha teso ad uniformare al proprio modello economico e sociale il resto del mondo avendo come unico obiettivo il proprio tornaconto. Ciò che quindi è caduto è l`idea di un imponente impero pacifico e di dimensioni mondiali che porta la bandiera statunitense, si sfama di hamburger del Mac Donald e si disseta a Coca Cola, dove l`hamburger, cosi come probabilmente ogni altro oggetto, simbolo e mentalità, è lo stesso identico in ogni parte. Dove però l`unica cosa che non è uniformata e standardizzata sono i rapporti dì potere: quelli rimangono ben chiaramente a favore delle nazioni "colonizzatrici" con gli evidenti effetti di sperequazione e disuguaglianza che affliggono molte nazioni e che sono sotto gli occhi di tutti. Questo progetto imperialista, questo "sogno" (si parla spesso di american dream giusto?) in cui alcune civiltà dominano altre solo in quanto più ricche è forse teoricamente ancora realizzabile, ma non più in modo pacifico, è questa la grande lezione dell` 11 settembre. Sembra quindi molto probabile, a meno di voler accettare il non remoto rischio che episodi del genere riaccadono, che focolai estremisti non solo non si estinguano ma si rigenerino in forme sempre più dure, che tale processo di dominio economico se non si arresterà, subirà almeno una sensibile flessione e cambio di rotta.


Questo significa che quei numerosi popoli mediorientali (ma non solo) che fin ora erano stati severamente puniti, in modo implicito ma anche esplicito a volte per la loro avversione di natura storico-culturale, e perciò più che giustificabile e accettabile, al modello economico capitalistico sfrenato americano, e per questo relegati ai margini del benessere e dell`economia mondiale, potranno forse osservare un miglioramento delle proprie condizioni, dovuto a due fattori:


1. un allentamento delle imposizioni e restrizioni in termini di rapporti di scambio internazionale


2. un migliore e più equo inserimento nel famigerato processo di globalizzazione.


Vediamo in dettaglio.


Punto primo: un esempio a tale riguardo è subito pronto: l`abolizione delle sanzioni economiche statunitensi al Pakistan, in risposta e premio alla dimostrata disponibilità alla collaborazione. Le sanzioni economiche hanno provocato in pochi anni i milione di morti infantili dal momento che esse occludendo al paese vittima la possibilità dello scambio internazionale lo privano sia degli approvvigionamenti necessari dall`estero sia della possibilità di guadagnare e arricchirsi tramite l`attività di esportazione. Si potrebbe obiettare che tali sanzioni erano state imposte a causa della rottura da parte del Pakistan di alcuni accordi internazionali riguardo gli esperimenti nucleari. A parte il fatto che gli esperimenti del Pakistan non hanno fatto i milione di morti, l`obiezione è facilmente superabile se si pensa che la Francia, tanto per portare un esempio, ha distrutto un paradiso naturale (Mururoa) con i propri esperimenti atomici ed è rimasta impunita. L`abolizione delle sanzioni è probabile che ridarà respiro internazionale e spinta alla crescita all`economia Pakistana.


Riguardo al secondo punto, c`è da considerare che il processo di globalizzazione potrebbe essere giusto e necessario se garantisse, nel rispetto delle individualità dei singoli popoli, migliori e più efficienti condizioni di scambio commerciale internazionale, maggiore mobilità delle risorse finanziare e quindi di conseguenza un maggiore accesso al credito da parte di tutti e - come ultimo fine - maggiore benessere e perequazione del reddito su scala mondiale. Questo finora non sembra essere stato il manifesto delle politiche globalizzatrici delle superpotenze che hanno invece piuttosto teso a "conquistare" le economie meno potenti sfruttandone le risorse e le potenzialità latenti, rendendo cosi "globale" la propria potenza più che il benessere mondiale. La vulnerabilità che con i drammatici fatti questo sistema ha mostrato, vulnerabilità evidentemente non economica, ma politica e sociale, portano a pensare che il peso economico delle nazioni mediorientali nel processo di globalizzazione possa aumentare proprio in seguito all`aumentare del peso politico e di contrasto al pericolo imperialista.


Naturalmente tutto questo lungo discorso esige una precisazione di bilanciamento: non si vuole affermare certo che i 6500 morti americani saranno benefici all`economia mediorientale, sarebbe un grosso fraintendimento. Quell`episodio è un atto di follia che indiscutibilmente va condannato; ma uno dei modi, il più disgustoso senza dubbio, con cui un sistema di equilibri precari e non condivisi doveva esplodere. Va inoltre detto che la crisi economica mondiale che da ciò è derivata sta portando ad una probabile recessione tutto il mondo, e quindi anche il medioriente. Gli effetti economici sono quindi dubbi: è plausibile che ad una fase iniziale di depressione generalizzata dell`economia mondiale, i tempi quieti e i nuovi scenari economici e di equilibrio che si andranno a delineare saranno più vantaggiosi per quei popoli di quelli che si sono appena infranti. Terrorismo internazionale: l`arcipelago della paura Un quadro completo del variegato panorama di organizzazioni e gruppi terroristici legati all`estremismo islamico.


° Harakat UI-Mujahidin (Hum). Gruppo militante islamico, formato da migliaia dl guerriglieri e attivo soprattutto in Kashmir, stato Indiano confinante col Pakistan. Il leader del gruppo e` stato per molti anni Farlur Rehman Khalil, vicino a Bin Laden. Attualmente al vertice dell`organizzazione si trova, dopo l`abdicazione del primo, Farooq Kashmii un noto comandante militare. Khalil firmò nel 1998 una lettera rivolta a Bi Laden, in cui si incitava al terrorismo nei confronti degli interessi americani occidentali. Gli affiliati di questo gruppo, alcuni dei quali sono afghani o arabi veterani della guerra dell`Afghanistan, si formano nel campi d`addestramento di quel paese. L`arsenale militare comprende armi pesanti e leggere, fucili, mortai, esplosivi e razzi. L`Arabia Saudita, alcune nazioni Islamiche, alcuni cittadini del Pakistan e del Kashmlt appoggiano economicamente l`organizzazione.


° Hezboilah (Partito di Dio, noto come Jlhad Islamica, Organizzazione dl Giustizia Rivoluzionaria, Organizzazione degli oppressi sulla Terra, e Jihad Islaimica per la liberazione della Palestina). E` la sigla sotto la quale si riuniscono diversi gruppi che si Ispirano al fondamentalismo Islamico dl stampo khomenista. Cresciuti in Libano, questi gruppi puntano all`instaurazione di un regime panislamico dl rigida osservanza, ispirato ai primi anni della Repubblica iraniana e hanno l`obiettivo di lottare contro Israele, impedendo le trattative di pace in Medio Oriente. La regia di questo movimento e` appartenuta spesso all’lran, anche se non tutte le iniziative praticate hanno ricevuto il plauso di Teheran. A proposito degli attacchi suicidi all`ambasciata Usa ed al quartier generale dei marine a Beirut nel 1983 e nel 1984, come di molti altri atti anti-americani, si è parlato di una responsabilità di Hezbollah. Ultimo attentato rivendicato, il 28 aprile 2001: Simcha Ron, sessantenne dl Nahariya, è assassinato in Kfar Ba`aneh, vicino a Carmiel in Galilea. I responsabili dell`attacco terrorista vengono arrestati in giugno dalla polizia israeliana. I sostenitori sono diverse migliaia, poche centinaia i militanti. Le sedi del movimento si trovano nella Valle di Bekaa, a sud di Beirut, e nel Libano meridionale. Esistono cellule operative in Europa, Africa, Sud America, Nord e gli aiuti giungono da Iran e Siria.


° Gla (Gruppo islamico armato). Ha seguaci in ogni capitale. Contano su armi, soldi e un addestramento militare efficientissimo. Il 1991 è la data di fondazione del Gla, che ha operato prima in Algeria, poi in Bosnia per appoggiare i musulmani di quel paese. Dal 1995 questi nuclei sono attivi anche in Europa. I gruppi terroristici in Medio Oriente


° Fronte Democratico di Liberazione della Palestina. Di origine marxista-leninista, nato dalla scissione dl un gruppo filosovietico dal Fronte Popolare di Liberazione della Palestina nel 1969. Supporta la nascita dl uno Stato palestinese In un territorio liberato da Israele. Primo attentato di rilievo, quello alla scuola di Ma`alot Camuffati da uomini della sicurezza, i terroristi entrano nella scuola e uccidono 27 persone (134 I feriti>. Molti sono bambini. Nel maggio `88, fra l`altro, organizza Li attentato all`auto dell`attuale premier israeliano Arie! Sharon. A lungo con basi in Siria, si riconosce nella guida politica e operativa di Naìf Hawatmeh, Yasser Abed Rabbu, Qais Samarrai (Abu Leila), e Abd-al Hammad (Abu Adnan). A lungo in aperto contrasto con Fatah e vicino all’opposizione ad Arafatt, nel 1999 viene cancellato dalla lista dei gruppi terroristi del Dipartimento di Stato USA. ° Fronte di Liberazione della Palestina. Nasce in Libano nel 1977 dalla scissione del Fronte Popolare dl Liberazione della Palestina guidato Ahmad libri. Il nuovo gruppo, inizialmente, ha come capo Muhammad zaldan!! (Abu Abbas) e Tal`at Ya`akub. Ma l`organizzazione è divisa al suo interna In fazioni spesso in conflitto fra loro: nel 1983-1984 si distaccano piccoli gruppi, ognuno dei quali rivendica il ruolo dl unico, legittimo ede dell`originario FLP. Nel novembre 1989 I gruppi dl Abu Abbas e Tal"ralakul, si riuniscono alla morte di quest`ultimo. Abu Abbas, eletto nell’esecutivo dell`OLP, traghetta il FLP verso Fatah, di cui sposa, di fatto, l`analisi politica. Sul piano operativo, invece, elabora la strategia della lotta amata da basi libanesi. Nel 1985, Abu Abbas diventa Il terrorista più noto al mondo, con il dirottamento della Achille Lauro. Per l`assassinio dl Leon Klinghoffer sulla sua testa gli USA mettono una taglia milionaria. Nel 1990 tenta, senza successo, un attacco dal mare alle coste israeliane. Abbas, già membro del comitato esecutivo dell`OLP, ormai è scomodo anche per la dirigenza palestinese, Arafat prende le distanze


CONCLUSIONI


L'evento accaduto l'11 settembre 2001 ha sconvolto il mondo e ha seminato il terrore in un Paese che si è scoperto improvvisamente vulnerabile agli atti del terrorismo. Gli USA infatti non solo rappresentavano per l`Occidente una delle più grandi potenze sia dal punto di vista militare che economico, ma anche la garanzia alla libertà, all`indipendenza e alla pace. L`attacco degli aerei che ha per sempre distrutto le Twin Towers e il Pentagono, simboli della potenza e dell`invincibilità del continente americano, ha fatto prendere coscienza al mondo di quanto, anche un forte paese come l`America possa essere inerme di fronte alla oppositori. Quello che però non sempre è noto è che gli USA hanno sempre seguito una politica estera unilaterale (a proprio vantaggio) trascurando il malessere dei Paesi che sfrutta per ricavarne interessi a suo unico vantaggio. La conclusione è che, nonostante l`esagerata violenza dell`atto non ammetta giustificazioni, gli USA, simbolo della libertà, devono cambiare per diventare anche simbolo di una politica estera equilibrata ed equa, al fine di sanare le incrinature che affliggono il mondo.


http://www.scuolaer.it/page.asp?IDCategoria=116&IDSezione=0&ID=11589



Condividi questo articolo

in InVento di Pace: Il Brasile, ad esempio: il referendum contro il commercio delle armiCaro Enzo, abbiamo mantenuto la promessaParents' Circle: il dolore sapiente è forza per forare la barriera del conflittoGli Usa dichiarano guerra all'agricoltura irachena Approvata una legge che impedisce agli agricoltori di riutilizzare i semi, il mercato passa nelle mani dei big dell'agribusiness - ottobre 2004RELIGIONI E CULTURE: <b>IL CORAGGIO DI UN NUOVO UMANESIMO</b>L’incontro per la Pace del 2004 si è svolto a Milano dal 5 al 7 Settembre.L`economia mondiale tra religione e terrorismo - A cura della V A Erica ITC Romagnosi PC prof. Giancarlo TalaminiVATICANO - AZERBAIJAN - Il Papa: ''No alle religioni come mezzo di morte''MYANMAR - Congresso buddista: appelli al boicottaggio contro il regime<b>INTRODUZIONE alla STORIA DEL MOVIMENTO OPERAIO</b> - dalla militarizzazione dell’industria bellica alla difesa partigiana delle fabbricheIl mondo shi’ita: le teorie fondamentali del potere politico e religiosoDa Belgrado a Baghdad. La guerra che continua Intervista a Fulvio Grimaldi autote del reportage-video ''Chi vivrà… Iraq''Lettera aperta ai veggenti della guerra - L'IRAQ DI YOUNIS TAWFIKHibakusha, i sopravvissuti alla bomba 60 anni dopo - di Ada DonnoX FESTIVAL INTERNAZIONALE PER LA PACE-ASSISI 21-24 Settembre 2005Caritas: luci e ombre sul DarfurCronologia del Pacifismo italianoGuardate la mia casa mortaI racconti del TigriMadrid y Bagdad, unidas por el dolor.Le «credibili» menzogne americane - Gli Usa prigionieri del meccanismo della guerra in Vietnam. Parola di Hannah ArendtPACE: Per dirla in tutti i modiISTRUZIONI D’USOGuardate la mia casa mortaIo Conservatore dico: basta guerraEreditare la terraScenari di guerra – Orizzonti di paceWorld Tribunal on IraqIl futuro dell'informazione comincia dalla pace 
FLAVIO LOTTICONVIVIO DEI POPOLI PER LA PACE - Il progetto, la proposta alla scuolaIL DRAMMA DELL'IRAQ, TRA GUERRA E DEBITOScuola di mondoProfughi di Falluja - Dahr JamailFirenze - le prime laureate Operatori per la pace - 27/10/2004Globalizzazione, diritti dei popoli indigeni e lotte nonviolenteLA REGOLA DEL BASTONE - di Mikhail Gorbaciov - da Tacere è un peccato: a Rimini l'incontro dei firmatari dell'appello su FallujaUn corso insegna ai soldati a comportarsi come jihadisti, vestiti come arabi pregano, rapiscono e uccidono gli infedeliIl sequestro di Simona e Simona: forse la memoria aiuta più della scarna cronacaCattolici Caldei: qual è il futuro dei Cristiani in Iraq?Storie e leggende metrolipolitane di BaghdadLettera dei familiari delle vittime dell'11 settembrePalestina - L’illusione della pacePerchè dovevamo colpire - Tony Blair - La Repubblica 18 dicembre 1998Europa e AmericaLa scuola e l’educazione alla Pace  


Copyright © 2002-2011 DIDAweb - Tutti i diritti riservati