L'Islam e l'occidente: difficoltà nel dialogo
Alessandra Micheli
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Parlare di dialogo con l'islam nei tempi recenti di brutale guerra, di nuove crociate, di violenze,  vendette e odio, può apparire strano se non utopico. Eppure proprio perchè ci troviamo sull'orlo di una vera e prorpia apocalisse dei valori, credo sia giunto il momento di iniziare finlamente un vero e proprio dalogo tra noi e l'Islam. Inutile mentire, questo  finora non si è mai avuto, si sono avuti contatti commerciali, a volte culturali, scambi brevi, influenze ma il dialogo, quello non si è ancora sperimentato. Non si è sperimentato perchè in fondo Occidente e Islam rimangono due sconosciuti. sconouscita la storia islamica, ma addiritutra le origini. L'Islam è una religione monotesta che condivide con noi una matrice comune:l'eredità giudaico-caldea. Anzi oserò di più affermando che, la forma islamica è la forma più fedele alle antiche radici giudaiche, laddove noi ce ne siamo allontanati preferendo l'interpretazione paolina. Il pomo della discordia più importante in questa annosa disputa verte sopratutto su problemi teologici come quello della natura di Gesù cristo. Si trattava di stabilire chi avesse ragione, di chi disponesse del primato della verità.


La guerra tra islam e occidente letta in quest'ottica avveniva come un mero strumento religioso: il popolo eletto, il popolo vincitore era quello che seguiva i veri insegnamenti di Dio; questa elezione leggittimava la superiorità politica e scientifica.Da questo tira e molla non siamo mai usciti. Ad un certo punto però la situazione si complica quando l'occidente inizia a sorpassare l'Islam sul fronte tecnico scientifico. Improvvisamente lo scontro non avveniva su un piano piolitico o religioso ma su quello delle idee nuove che il progresso portava con se. In pratica lo scambio che si insataurava tra le parti era il tentativo di sottomettere e convincere l'altro della propria superiorità e della giustezza delle proprie posizioni.Ma per emergere economicamente forti abbiamo dovuto scardinare la nostra essenza culturale sostituendo,ad esempio la regalità sacra con la fomula macchiavellica di governo, e il senso del sacro con il materialismo più puropretendendo che le altre civiltà facciano lo stesso. Chi non si adegua viene rilegato ai margini delle società che contano nel mondo


Ma se questo comportamento appare illogico e asurdo in genere, applicato poi ad una civiltà come quella islamica per cui la  tradizione ha un forte valore identitario, e addirittura impensabile.Il rapporto risulta così disarmonico pieno di messaggi contradditori. Da un lato si esorta l'Islam a progredire, a comunicare dall'altro però si pone come requisito base per questa evoluzione dei limiti invalicabili stabilite dal paese dominante. L'islam viene così immesso nello pseudodialogo alla condizione, però, che esso non sia più islam e che cambi drasticamente i suoi assunti culturali, sotto la minaccia costante di teribili sanzioniAccogliere questo invito minaccia l'integrità stessa della cultura; un paese senza cultura diventa un paese senza anima.Questo intreccio di inviti e minaccie impediscono all'Islam un adeguato e personale sviluppo; si sente attratto dalle promesse di prosperità ma teme che lo scambio poi si riveli un arma a doppio taglio.


La reazione islamica avviene di fronte non tanto allo scontro politico ma alla modalità in cui esso si svolge: non su un piano di priorità, ma immette idee e principi ritenuti sacri in un territorio che non è in grado di accoglierli. Questie idee riguardano non tanto la questione dei diritti fondamentali ma la spaccatura tra politica e morale, la libertà portata all'eccesso che travalica i confini del pudore e l'esaltazione di comportamenti iperindividualistici. Come si puo pensare che questa immagine di arrogante superiorità sia un presupposto idoneo per un dialogo? Il dialogo presuppone due entità precise che ponendosi su nu piano di parità, si confrontano a viso aperto. Il dialogo presuppone flessibilità, disposizione al campbiamento a lasciare da parte la propie maschere. Altrimenti il dialogo diventa monologo e il mnologo di solito o annoia o nel peggiore dei casi irrita a morte.Come noi possiamo influenzare positivamente l'islam così dobbiamo permettere che anche lui ci influenziu, se volgiamo che la comunicazione diventi un momento di crescita e non di distruzione.


Alessandra Micheli  alessandramicheli@virgilio.it



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