INDIA: OBIETTIVO SCUOLA - Il Mondodomani n° 2 - febbraio 2000 - Dossier Unicef
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INDIA: OBIETTIVO SCUOLA


Il Mondodomani n° 2 - febbraio 2000

SOMMARIO:

  • Un mondo completamente diverso

  • Andhra Pradesh
    In una realtà in cui l'abbandono scolastico è notevole per il frequente ricorso al lavoro minorile, l'impegno delle associazioni di volontariato in collaborazione con l'UNICEF ha dato risultati incoraggianti.

  • Bengala occidentale
    La portata del problema scolastico dello Stato più popoloso dell'India, dove quasi la metà dei bambini non frequenta la scuola, non ha scoraggiato il Governo che ha chiesto l'aiuto dell'UNICEF per riuscire a garantire a quanti più bambini possibile il fondamentale diritto all'istruzione.

  • Bihar
    Poter scegliere un futuro diverso da quello dei propri genitori: questa la grande alternativa che la scuola informale può offrire ai bambini del Bihar.

  • Karnataka
    I lusinghieri risultati ottenuti nello Stato del Karnataka, sono dovuti a un metodo educativo basato sul gioco, le attività creative e il coinvolgimento della comunità, come sempre garanzia di successo di ogni programma.

  • Grandi metropoli: Calcutta
    Ai bambini che vivono senza protezione nella stazione di Calcutta, l'istituto Cini Asha e l'UNICEF porgono una mano che per molti di essi può significare la salvezza. Come funziona l'insolito programma scolastico sui binari.

  • La capitale: Nuova Delhi
    Per i bambini abbandonati della capitale indiana, spesso una telefonata basta per sottrarsi al destino senza futuro della vita di strada. Per questa ragione è stata istituita Childline, una hot-line che permette a chi si trova in difficoltà di lanciare un SOS. L'impegno congiunto delle autorità e dell'UNICEF per garantire la scolarizzazione ai bambini della capitale. L'importante contributo dei volontari di Salaam Bank.

  • Uttar Pradesh
    Nonostante povertà, emarginazione e degrado, in questo che è uno degli Stati più poveri dell'India si impara con gioia: è questo lo slogan di un programma per l'alfabetizzazione informale delle ragazze con cui l'UNICEF collabora.




    UN MONDO COMPLETAMENTE DIVERSO

    "Noi non andiamo in India per incontrare, o riconoscere, varianti del nostro mondo: andiamo in India per visitare un mondo nuovo e completamente diverso", ha scritto il grande economista americano John Kenneth Galbraith, ambasciatore in India negli anni della presidenza Kennedy. Il giudizio di Galbraith, abitualmente condiviso da chi ha la ventura di visitare questo splendido paese, lascia intuire quale sia la ricchezza e la varietà di quello che è un vero e proprio subcontinente, vasto undici volte l'Italia, in cui coabitano oltre un miliardo di persone (l'India si appresta a togliere alla Cina il primato di Stato più popoloso del pianeta) e centinaia di culture, lingue e usanze religiose spesso diversissime fra loro.
    E' davvero riduttivo pensare all'India in termini di "Stato", ed è per questa ragione che abbiamo scelto di presentare in questo dossier i profili di alcuni fra i 25 Stati che compongono l'Unione indiana, analizzandoli dal punto di vista che più caratterizza l'azione dell'UNICEF: quello educativo.
    L'istruzione per tutti è uno dei traguardi più ambiziosi per l'UNICEF del terzo millennio, una sfida globale che coinvolge agenzie umanitarie, governi, organizzazioni non governative e altre articolazioni della società civile. Nel Vertice Mondiale sull'Istruzione, che si terrà a Dakar (Senegal) dal 26 al 28 aprile 2000, il pool di agenzie delle Nazioni Unite che ha dato vita al Forum "Istruzione per Tutti" (ne fanno parte UNICEF, UNESCO, UNDP-Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, UNFPA-Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e Banca Mondiale), verranno discusse dai rappresentanti di 180 Stati le linee di azione per conseguire questo risultato entro il 2015.
    E, dal momento che almeno metà dei 130 milioni di bambini nel mondo che non frequentano la scuola neppure per un giorno della loro vita si trovano proprio in India, acquisisce fondamentale importanza ciò che in questo paese si realizza e si sperimenta in ambito educativo.


    Istruzione: la strategia migliore
    Non ci stancheremo mai di ripetere che mandare tutti i bambini e le bambine a scuola non è un formalismo o la fissazione di qualche "testa d'uovo" del Palazzo di Vetro, ma è la strategia che produce maggiori benefici nel breve e nel lungo periodo, sia per gli individui che per le società. La diffusione universale dell'istruzione elementare non soltanto combatte di per sé la piaga dell'analfabetismo, che affligge un quarto della popolazione adulta nel mondo in via di sviluppo; essa è soprattutto un fattore cruciale nel processo di sviluppo, poiché valorizza le risorse umane di una società e innesca un circolo virtuoso che produce vantaggi in tutte le direzioni, dal rallentamento della crescita demografica alla riduzione dei conflitti, al rispetto dei diritti umani e dell'ambiente naturale.
    Porsi come obiettivo la generalizzazione dell'istruzione elementare (il primo ciclo quinquennale di studio) non significa certamente trascurare l'utilità dei gradi successivi dell'iter formativo: sarebbe certamente auspicabile che in futuro tutti i ragazzi del mondo avessero garantito un periodo di scolarizzazione pari a quello dei paesi industrializzati. Ma è dalla scuola elementare che il processo deve iniziare, ed è questo livello di base che fa registrare i più elevati "tassi di ritorno economico", cioè il rapporto fra il reddito atteso della persona adulta e la spesa che è stata sostenuta per mandarla a scuola.
    Bisogna inoltre specificare che l'istruzione elementare deve essere accessibile non solo a tutti, ma anche a tutte. Quasi due terzi di quei 130 milioni di bambini che non hanno mai visto un'aula scolastica sono bambine, ed è provato che esse, crescendo, avranno scarsissime possibilità di migliorare la propria posizione sociale, vivranno meno a lungo, avranno più figli ma anche tassi di mortalità infantile più elevata. Una ricerca dell'UNICEF applicata ad un paese dell'area indiana, il Pakistan, ha dimostrato che un solo anno di scuola in più per un gruppo di 1.000 ragazze si traduce, nel prosieguo della loro vita, in 60 decessi infantili in meno.
    Anche sotto questo aspetto, l'India è un banco di prova decisivo. Qui il divario tra i tassi di scolarizzazione elementare dei maschi e delle femmine tocca livelli allarmanti. Indagini condotte su campioni di famiglie rivelano che la frequenza scolastica effettiva passa dal 75% per i bambini al 61% per le loro coetanee, a testimonianza di un comportamento abitualmente discriminatorio da parte dei genitori. Che questa non sia una tendenza innata dei paesi in via di sviluppo lo dimostrano gli esempi del Bangladesh, paese confinante e ancora più povero dell'India, che fa registrare un tasso di frequenza addirittura più elevato per le femmine che per i maschi (76% contro 75%), e dello stesso Kerala, stato dell'India meridionale che vanta un tasso di scolarizzazione femminile del 90%.
    Di norma, fenomeni come la discriminazione a danno delle bambine e l'abbandono scolastico sono assai più intensi nelle zone rurali e nei piccoli centri: molto più spesso di quanto si immagini i bambini vanno a lavorare in età precoce semplicemente perché nel loro villaggio la scuola manca fisicamente. Ancora una volta dunque l'India, il "paese dei 700.000 villaggi", chiede uno sforzo supplementare agli strateghi dell'istruzione per tutti: se in città l'80% dei bambini va regolarmente a scuola, in campagna questa percentuale riguarda poco più della metà, ed è soprattutto da qui che proviene l'immensa schiera (stimata intorno ai 50 milioni di unità) composta da quei bambini che, pur avendo iniziato gli studi, abbandonano la scuola prima di avere imparato a leggere o a scrivere. Il fenomeno del drop-out è a sua volta strettamente connesso a quello del lavoro precoce e alle altre forme di sfruttamento dei bambini e degli adolescenti, fra le quali primeggiano la prostituzione minorile e la fiorente industria del turismo sessuale per pedofili locali e stranieri.
    Far lavorare i bambini nelle manifatture di tappeti o nelle case dei benestanti è considerato a torto un modo per eludere la miseria in cui si dibatte la famiglia, ed è ancora meno vero che ciò aiuti un paese povero a svilupparsi. Il guadagno immediato che un'economia arretrata trae dal sacrificio delle sue generazioni più giovani, immolate sull'altare della competitività e di una distorta accezione di "globalizzazione", è enormemente inferiore rispetto ai vantaggi che si avrebbero se si consentisse agli adulti di lavorare e ai bambini di andare a scuola e formarsi con tempi rispettosi del loro fisico e della loro psiche. Proprio l'India, una delle principali fucine di "cervelli" (soprattutto matematici, informatici, fisici e astrofisici) a cui attingono i migliori centri di ricerca di Stati Uniti ed Europa, dimostra quante immense potenzialità vengono vanificate nel paese che detiene il record mondiale dell'analfabetismo.
    Purtroppo, sono ancora molti i governi che non considerano l'istruzione una priorità nel bilancio statale, mentre molti altri sono impediti a farlo dai programmi di aggiustamento economico elaborati per loro dalle istituzioni finanziarie internazionali.


    Una situazione paradossale
    L'India vive una situazione paradossale: paese potenzialmente ricco ma gravato da spaventose sacche di miseria, investe nella difesa una somma due volte maggiore di quanto dedichi all'istruzione, e in anni recenti è persino divenuta una potenza nucleare. E' questo un classico caso di ciò che convenzionalmente si definisce "mancanza di volontà politica", un difetto che, su più larga scala, impedisce il conseguimento del traguardo dell'istruzione per tutti. Un recente studio della organizzazione non governativa inglese Oxfam (dal titolo "Education Now") calcola che il costo supplementare per mandare a scuola tutti i bambini del mondo, stimato in circa 8 miliardi di dollari all'anno, equivale a ciò che il mondo spende per le armi in appena quattro giorni.
    Il nodo della questione, come ricorda il Direttore dell'Ufficio UNICEF per l'Europa di Ginevra André Robertfroid, "è che a mancare non sono soltanto i soldi, ma anche e soprattutto idee e immaginazione": quelle doti che danno vita all'istruzione di qualità, il massimo obiettivo dell'iniziativa "Istruzione per Tutti". C'è bisogno, in altri termini, di soluzioni educative che tengano conto delle specificità culturali locali, dal dialetto al rapporto genitori-figli, e di molte altre variabili che tendenzialmente vengono trascurate dalle rigidi programmazioni dei Ministeri nazionali.
    Ed da questo punto di vista, per fortuna, che l'India ha qualcosa - anzi molto - da proporre: l'approccio comunitario, ad esempio, che implica un attivo coinvolgimento delle famiglie nella vita scolastica. Oppure, la pedagogia dell' "apprendimento con gioia", le metodologie interattive, l'istruzione non formale per recuperare i bambini di strada o i baby-lavoratori, ed altro ancora. Di questi esempi tratta il nostro dossier, che intende anche fornire un'immagine concreta del lavoro dell'UNICEF e dei suoi partner: quello che prende forma ogni giorno, lontano dalle emergenze e dagli sguardi dei media che si appuntano sull'India soltanto quando si verificano tragedie come il ciclone che, nell'ottobre scorso, ha devastato lo stato indiano di Orissa (fra l'altro, distruggendo in un sol colpo ben 8.000 scuole).

    Alberto Atzori































    L'India in cifre

    Popolazione totale: 982.223.000
    I decessi infantili sotto i cinque anni sono il 108 per mille
    Circa il 50% dei bambini non viene registrato all'anagrafe
    Il 47% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno
    Oltre il 30% dei bambini sotto i cinque anni ha un ritardo nella crescita moderato o grave
    Il 33% dei neonati nasce sottopeso
    Il 53% dei bambini sotto i cinque anni è sottopeso
    Tra il 1994 e il 1997 il numero dei bambini tra 0 e 14 anni infettato dall'HIV/AIDS è triplicato arrivando a 48.000 casi
    La percentuale della popolazione che ha accesso ad impianti igienici adeguati è del 29%
    La spesa nel bilancio dello Stato per la Sanità è del 2% e altrettanto per l'istruzione
    Il 50% della popolazione adulta è alfabetizzato, di questi il 64% sono maschi e il 35% sono femmine




    ANDHRA PRADESH
    In Andhra Pradesh, il quinto stato indiano per grandezza, ci sono 75 villaggi dove i bambini non lavorano perché sono iscritti alla scuola grazie Fondazione M. Venkatarangaiya (MVF). Dall'inizio del programma nel 1991, infatti, Questa Fondazione perseguito un duplice obiettivo: nessun bambino deve andare al lavoro e tutti i bambini devono andare a scuola.
    Il programma è cominciato in cinque villaggi con l'iscrizione di 16 bambine (tutte femmine), a scuola. Fino al 1998 oltre 80.000 bambini di 5-14 anni, sia maschi che femmine, di 500 villaggi sono stati iscritti dalla MVF a scuole statali in tutte le zone rurali del distretto di Ranga Reddy.
    Il nocciolo del programma sta nel far accettare alla comunità l'idea che nessun bambino dovrebbe lavorare, un compito di per sé estremamente difficile, in quanto implica un enorme conflitto di interessi. Per il genitore, infatti, significa la perdita di un aiuto, per il datore di lavoro la perdita di una fonte accessibile di manodopera, per l'insegnante un aumento notevole del numero di bambini cui insegnare, per la comunità nel suo complesso l'assunzione di una responsabilità ulteriore.
    Ancora più difficile della risoluzione di tali conflitti di interessi è la trasformazione dei valori sociali e delle norme culturali su cui si basa il lavoro infantile. Il modo in cui la MVF è riuscita a effettuare questa trasformazione rappresenta un efficace esempio: quelle dei genitori, dei bambini, degli insegnanti, dei giovani volontari "attivisti dell'istruzione" e dei funzionari locali e datori di lavoro.
    Per prima cosa la MVF ha contattato ogni famiglia direttamente con l'aiuto dei volontari per verificare la condizione di ogni bambino nel distretto. I bambini di 5-8 anni sono stati iscritti a scuole normali mentre quelli di 9-14 anni sono stati mandati a speciali corsi serali o in campeggi estivi per tre mesi durante l'estate per una specie di "corso ponte" preparatorio prima dell'iscrizione a scuole normali. Le esperienze e i progressi di entrambi i gruppi sono stati sottoposti a monitoraggio da parte di comitati di genitori. Da una parte si crea una pressione dentro la comunità per incoraggiare i genitori a mandare i propri figli a scuola, dall'altra si incoraggiano i datori di lavoro a non assumere più bambini. In alcuni casi, sotto la pressione della comunità, alcuni imprenditori hanno pagato le spese scolastiche dei bambini che prima lavoravano nelle loro aziende.
    L'accresciuto numero di alunni ha fatto aumentare il lavoro degli insegnanti. Insegnanti di supporto, retribuiti anche dalla comunità e in molti casi appena alfabetizzati sono stati assunti per fare da legame tra il mondo del lavoro e quello della scuola. Insegnanti statali sono stati formati dalla MVF per avvicinarsi in maniera corretta al bambino lavoratore che frequenta la scuola per la prima volta.
    A differenza della maggioranza dei programmi, la MVF non fornisce incentivi economici o compensi né ai bambini né alle loro famiglie, eppure l'approccio si è rivelato così efficace che ora viene riprodotto dal governo in altri villaggi. Le esperienze della MVF chiaramente contraddicono la teoria prevalente secondo la quale è la necessità economica che costringe i genitori a scegliere il lavoro per i propri figli invece della scuola. Quando l'occasione si è presentata, le famiglie povere dell'Andhra Pradesh sono state ben disposte, con un po' di incoraggiamento, a togliere i bambini dal lavoro e iscriverli a scuola. 











    BENGALA OCCIDENTALE
    Nello stato del Bengala Occidentale vivono circa 70 milioni di persone. Geograficamente occupa meno del 3% del territorio indiano, vi risiede l'8% della popolazione totale e detiene il primato della densità demografica dell'India. I tre quarti circa degli abitanti si trovano nelle aree rurali. Secondo un censimento del 1991 (l'ultimo realizzato) la percentuale totale degli istruiti è del 57%, di questi il 67% sono maschi e il 47% sono femmine. L'India ha ratificato la Convenzione sui Diritti dell'Infanzia nel 1992, assumendosi l'obbligo legale di assicurare ad ogni bambino un buon livello di istruzione. Un diritto che nel Bengala Occidentale è ancora lungi dall'essere realtà: il 47% dei bambini tra i 5 e 9 anni non sa cos'è una scuola, circa il 38% di quelli tra i 10 e i 14 anni completa l'istruzione primaria e soltanto il 25% raggiunge un livello culturale minino. Attualmente mancano 40.000 insegnanti - le ultime assunzioni risalgono al 1986 - e si stima che se tutti i bambini venissero iscritti entro l'anno 2001, ne sarebbero necessari altri 87.000, nonché 9.000 ulteriori edifici scolastici. Per rispondere a questa colossale sfida il governo ha chiesto la collaborazione dell'UNICEF.
    E' nato così nel 1997, il Sishu Siksha Karmasuchi (SSK), un sistema di istruzione informale alternativa attraverso il quale sono stati aperti e resi operativi oltre 3000 centri scolastici. Il principio su cui si basa il SSK è di coinvolgere direttamente le comunità nella loro realizzazione. I centri infatti possono essere allestiti nelle mouzas - villaggi o abitazioni laddove 20 o più bambini tra i 5 e i 9 anni non dispongono di una scuola elementare nel raggio di 1 chilometro, o non sono mai stati iscritti a scuola o l'hanno abbandonata. Le fasi di realizzazione del centro sono completamente affidate alla comunità che elegge un Comitato di Gestione incaricato della ricerca di un edificio idoneo, del coinvolgimento delle Sahayikas (insegnanti donne non diplomate, dell'età minima di 40 anni, provenienti dai dintorni), alla registrazione, porta a porta di tutti i bambini in età scolare. Spetta invece all'UNICEF la formazione delle para-insegnanti locali sui metodi della Ananda Path (Imparare con Gioia) che in Bengala Occidentale è caratterizzata dalla condivisione, con i genitori e gli altri membri della famiglia, di quello che l'alunno ha imparato a scuola e viceversa, sulla discussione delle esperienze di vita domestica all'interno dell'aula. Il Fondo delle Nazioni Unite per l'Infanzia fornisce inoltre materiale didattico e libri di testo. Con una spesa complessiva annua di 230.000 dollari USA, sostenuta nel 1999, l'Ananda Path, che viene applicato in 7.000 scuole, si è rivelato il migliore metodo per raggiungere un buon livello di istruzione e partecipazione. Il governo conferisce la massima priorità al progetto che viene personalmente seguito dal Primo Ministro e per il quale offre un contributo di circa 20 dollari mensili per l'onorario delle Sahayikas, l'acqua e i servizi igienici, i libri di testo e altro materiale di cancelleria, mentre 10 dollari annui sono destinati ai manuali per i corsi di aggiornamento sulla didattica. 










    BIHAR
    Il Bihar è lo stato dei contrasti, con un grande passato politico e storico, una terra fertile e ricca di giacimenti minerari, è paradossalmente la regione meno sviluppata e più precaria dell'India. Il 40% dei 98 milioni di persone di cui è popolato - per la maggioranza braccianti agricoli - vive sotto la soglia di povertà assoluta. Le statistiche sull'istruzione, che risalgono al 1991, sono sconcertanti: soltanto il 38% della popolazione è alfabetizzato - la percentuale nazionale è del 50% - di cui il 23% è costituito da donne e il 52% da uomini. Nel 1990, l'UNICEF, in collaborazione con lo Stato, ha lanciato il Progetto Istruzione Bihar (PIB), finanziando il 50% del bilancio complessivo di 18,54 milioni di dollari USA. Si tratta di un progetto, che mira innanzitutto alla promozione del ruolo della donna - premessa fondamentale per il raggiungimento di un buon livello di istruzione primaria per tutta la comunità - alla formazione di insegnanti motivati, all'aggiornamento del programma di studi e del materiale didattico, al potenziamento delle capacità degli individui. L'obiettivo finale del PIB è di riuscire non soltanto a mandare a scuola i bambini, ma di far loro completare almeno i cinque anni di istruzione primaria. E' una sfida di ampie proporzioni se si pensa che il tasso di abbandono è del 62% per i maschi e del 64% per le femmine - rispetto al 39% nazionale. Il progetto è stato lanciato nel distretto del Chatra, noto in tutta la regione per la sua frenetica attività di intreccio di ceste di paglia, svolta tutti i pomeriggi da donne e bambini. Oggi, invece ogni mattina questi bambini vanno a scuola e possono avere la possibilità di scegliere un futuro diverso da quello dei loro antenati: possono riuscire a sottrarsi allo sfruttamento di industrie che pagano pochissimo per la loro manodopera e grazie alle capacità culturali che hanno acquisito possono vendere le ceste a prezzi vantaggiosi. Durante la stagione delle piogge monsoniche anche i bambini che vivono nelle zone più remote, dediti soprattutto alla caccia nella foresta che ricopre il 70% del territorio e alla raccolta del miele e di erbe medicinali, possono riunirsi nelle modeste abitazioni degli abitanti del villaggio per imparare a leggere, scrivere e far di conto. Sono i più poveri tra i poveri e ogni classe è formata da 25 bambini tra i 5 e gli 11 anni, orgogliosi di possedere una lavagnetta e un pezzetto di gesso su cui poter scrivere il proprio nome. Dal 1997 il BEP è stato esteso a 17 distretti, avvalendosi di 3.000 nuovi insegnanti e attualmente l'UNICEF collabora, al fianco del governo, alla realizzazione di progetti di istruzione formale ed informale in 34 dei 55 distretti del Bihar. 








    KARNATAKA
    Il giardino della scuola municipale del villaggio di Hammana nella regione di Mysore, situata nella parte Sud occidentale del paese, è un tripudio di fiori e di colori: fiori colorati ovunque e sulla sinistra alberi di cocco torreggiano sul muro di confine; proprio di fronte c'è l'edificio scolastico sulle cui pareti spiccano bellissimi murales con messaggi facili da capire sull'importanza della salute e dell'igiene. Alcuni studenti siedono nella veranda della scuola giocando a SCARABEO, un gioco di parole che fa parte del metodo di insegnamento Kalli Nalli, adottato in questa regione circa quattro anni fa, che include nel curriculum molte attività pratiche; le arti visive rivestono un ruolo importante. All'interno, i bambini divisi in cinque piccoli gruppi praticano ognuno una diversa attività, sotto il controllo dell'insegnante, più o meno stretto a seconda del grado di difficoltà del compito assegnato. Alcuni bambini dei quaranta della classe svolgono attività libere senza alcuna supervisione.
    I bambini imparano gradualmente a passare dal conosciuto allo sconosciuto (il monsone, un concetto noto; la tempesta di neve, un altro tipo di precipitazione atmosferica sconosciuto ai bambini) dal concreto all'astratto, in modo da impadronirsi gradualmente e senza fatica - partire dalle esperienze di vita vissuta aiuta i bambini ad apprendere - un numero sempre maggiore di concetti. I bambini interagiscono tra di loro in maniera sorprendente, si aiutano e si sostengono a vicenda. I libri di testo qui non si usano ma si lavora, si gioca, si sperimenta. Come di ce un insegnante "imparare è un gioco" e la grande sfida di questo metodo è di far passare questo concetto nei bambini.
    L'insegnante ha lavorato moltissimo per raggiungere questi risultati, preparando da sola i materiali e le schede necessari, facendo tesoro dei suggerimenti raccolti nel corso delle riunioni mensili con gli altri insegnanti del distretto scolastico. Nonostante il carico di lavoro si dichiara soddisfatta, il successo del metodo è talmente grande che alcuni alunni che si erano iscritti a altre scuole ora vogliono frequentare questa.
    Nelle scuole di Mysore è attivo il Programma sanitario scolastico della regione di Mysore, sponsorizzato dall'UNICEF in collaborazione con il Governo della Karnataka. A partire dal 1995, 202 scuole elementari della zona sono state attrezzate con presidi idrico sanitari, e attrezzature per il giardinaggio. Gli insegnanti hanno seguito corsi informativi sulla salute dei bambini. Prima dell'introduzione di questo metodo, il coinvolgimento della comunità nell'educazione dei bambini lasciava molto a desiderare. Molti bambini tendevano a non frequentare la scuola per lunghi periodi e, non essendo incoraggiati a tornarvi da parte dei genitori, finivano talvolta per abbandonarla del tutto. Ora è tutta un'altra storia; la comunità sente che la scuola le appartiene e ritiene di doverla preservare per l'importante funzione che svolge. Le donne raccontano di come le famiglie collaborino per mantenere puliti i gabinetti e ordinato il giardino e anche per sorvegliare la scuola per evitare sgradite sorprese durante le ore di chiusura.


    L'anno scorso, nessun abbandono
    Lo spirito di collaborazione permea tutta la scuola. Le piante e gli alberi sono contrassegnati dal nome dell'alunno che li coltiva, accanto al nome della specie. Il giardino non è solo un piacere per l'occhio, esso porta alla scuola un reddito ulteriore. La vendita delle banane e delle noci di cocco che vi crescono ha consentito al Comitato educativo di villaggio di acquistare materiale educativo aggiuntivo e di provvedere alla manutenzione dei locali scolastici.
    Anche i bambini giocano un ruolo importante nella gestione della loro scuola. C'è una rappresentanza di alunni eletti democraticamente dagli alunni stessi: ogni eletto ha una carica precisa e svolge una funzione decisa dalla stessa assemblea: i bambini, compresi i rappresentanti eletti, puliscono a turno le latrine e i locali scolastici, sotto la supervisione di un insegnante. Inoltre, raccolgono l'acqua che serve alla scuola prendendola da una pompa fornita dall'UNICEF.
    I risultati di questo metodo che mette insieme il metodo HD Kote con elementi di educazione sanitaria sono positivi e incoraggianti. I bambini sono impegnati e vanno a scuola volentieri. La frequenza scolastica è aumentata e nello scorso anno scolastico nessun bambino ha abbandonato la scuola. Il senso di benessere e di collaborazione tra la scuola e la comunità è tangibile: il programma viene attualmente adottato da circa 190 scuole della regione.


    L'istruzione nella regione di Karnataka e la collaborazione con l'UNICEF
    Con i suoi 45 milioni di abitanti e un tasso di analfabetismo che, secondo i dati del censimento del 1991 era piuttosto alto, di circa il 55,98%, la regione di Karnataka aveva servizi educativi piuttosto disastrati. La politica intrapresa dopo il 1992 dalle autorità di migliorare l'accesso all'istruzione col motto "una classe, un insegnante, una stanza" aveva determinato un certo scadimento della qualità dei servizi offerti, col conseguente aumento dei tassi di assenteismo e abbandono scolastico. Nonostante gli sforzi del Governo, che tra il 1994 e il 1995 ha costruito 12.366 nuove scuole e assunto 43.207 nuovi insegnanti, l'obiettivo prefissato è ancora ben lontano dall'essere raggiunto e nella aule continuerà a esistere la compresenza di vari gradi; è proprio in queste situazioni di maggior svantaggio educativo che l'applicazione del metodo Kote si è rivelata un gran successo.
    L'UNICEF sta collaborando con il governo della Karnataka per il rinnovamento dei programmi scolastici e l'aggiornamento degli insegnanti per soddisfare le esigenze delle scuole multiclasse. Il progetto che ora copre l'intera regione comprende un'ampia serie di attività come laboratori, preparazione di nuovi materiali e scambi didattici. Il metodo Kalli Nalli che è al centro del lavoro dell'UNICEF con le autorità scolastiche della regione si fonda su un approccio pratico basato su una serie di attività che vengono modulate e integrate con l'insegnamento formale. L'aspetto più importante del metodo è la partecipazione del bambino che viene chiamato a svolgere un ruolo attivo nel processo di apprendimento. Il successo del metodo ha portato ad un'espansione e a un potenziamento di esso e ha anche determinato il maggiore coinvolgimento dell'UNICEF che, dal 1995 in poi ha curato soprattutto l'aspetto della formazione degli insegnanti.
    La modularità dell'insegnamento - i bambini vengono divisi in gruppi e ognuno di essi affronta lo studio di una materia diversa - facilita il compito di fare lezione a bambini di classi età e diverso livello di preparazione. Altro fattore di successo del metodo è che i bambini che studiano in queste scuole sono molto più autonomi e motivati rispetto a quelli che seguono corsi di studio tradizionali e questo è molto importante per quei bambini particolarmente a rischio di abbandono scolastico. 








    GRANDI METROPOLI: CALCUTTA
    Per molti bambini di strada di Calcutta la stazione Sealdah, gremita giorno e notte di viaggiatori, non è semplicemente un luogo di passaggio, ma una casa. Abbandonati o in fuga da esistenze segnate da povertà e violenza, questi bambini non hanno un altro posto in cui rifugiarsi e, scegliendo la stazione, come domicilio, finiscono per ritrovarsi in un luogo altrettanto pericoloso di quello da cui sono scappati. Violenza fisica, sfruttamento economico e sessuale, malattie e perfino la morte sono pericoli all'ordine del giorno.
    Ma c'è anche un altro lato della storia. Gli ufficiali ferroviari non attraversano il vecchio segnale posto alla fine del binario 10, i bambini sì. Il vecchio edificio lì situato è stato trasformato nella Scuola sui binari della stazione di Sealdah, gestita dall'Istituto per i bambini in difficoltà (Cini/Asha) e parzialmente finanziata dall'UNICEF. La frequenza è volontaria ma raramente qualcuno dei cinquanta bambini iscritti è assente. Alla fine delle lezioni della mattinata, in cui si insegna a leggere scrivere e contare, i volontari-insegnanti leggono ai bambini delle storie. Poi questi ultimi schizzano via e si trasferiscono in un edificio vicino dove pranzano. Nel pomeriggio iniziano le attività - i bambini possono, a loro scelta, cantare, ballare, giocare o disegnare. Ogni bambino riceve assistenza psicologica e consigli e, di notte, gli edifici della scuola diventano un rifugio sicuro per i maschi (le bambine vengono ospitate altrove).
    Uno degli obiettivi del programma è quello di riavvicinare gli alunni al sistema educativo formale dal quale per vari motivi essi si sono allontanati o nel quale non sono mai entrati.
    L'associazione CINI ASHA si impegna a migliorare la qualità della vita dei bambini svantaggiati di città: con il motto "una scuola per ogni bambino, ogni bambino a scuola", il centro fornisce - attraverso il progetto della Scuola sui binari - un programma di istruzione non-formale che dovrebbe funzionare da ponte per il passaggio all'istruzione formale. Ma i bambini della stazione ricevono molto di più delle lezioni scolastiche: essi vengono lavati, nutriti, curati, vestiti, informati sui rischi derivanti dall'uso delle droghe e dalle malattie sessualmente trasmissibili come l'AIDS, problemi molto concreti e all'ordine del giorno, in un'area a rischio come una stazione. Si cerca anche di creare in loro un senso di appartenenza: ogni bambino (o bambina) ha una cassettina personale nella quale conserva tutte le sue proprietà che non sono mai molte, spesso solo un paio di scarpe e un cambio di vestiti; ma il fatto di avere a disposizione un luogo a cui è il solo ad avere accesso si è rivelato un passo importante nella costruzione di quel fondamentale senso di autostima e di identità che mancano a questi bambini.
    L'organizzazione cerca, quando può e con l'aiuto dell'UNICEF di riunire i bambini alle loro famiglie; una volta reinseriti nell'ambiente familiare, essi reagiscono in genere positivamente; ma sanno che i volontari del CINI ASHA saranno sempre là ad aspettarli per offrire il loro sostegno in caso di bisogno.
    La scuola ferroviaria è una delle strutture gestite dal CINI ASHA e destinate all'assistenza dei ragazzi di strada; l'associazione offre, nelle zone più povere di Calcutta anche case e centri di ascolto per bambini di strada e lavoratori ed è in grado di garantire loro un tetto, opportunità educative e ludico sociali. Nei distretti a luci rosse della città, i piccoli schiavi del sesso che così facilmente rischiano di diventare le vittime di trafficanti e speculatori, affollano le scuole serali dell'Associazione a un'ora in cui diversamente vagherebbero per la città abbandonati a se stessi. A Dhobiatala e in altri sobborghi della zona orientale di Calcutta, i bambini lavoratori vengono allontanati dallo sfruttamento economico con il miraggio del canto, della danza e dell'educazione. L'edificio Amader Bari è la casa di più di 60 ragazze di tutte le età da neonate ad adolescenti. La maggior parte delle bambine sono state abbandonate o sono sfuggite all'abuso sessuale. Attraverso l'appoggio, i consigli e l'affetto che ricevono ad Amader Bari, esse stanno ricostruendo le loro giovani vite.
    Il lavoro dei volontari del CINI ASHA è un esempio concreto e tutto positivo di come si può lavorare per la promozione dei diritti di quei bambini bisognosi di protezione speciale. 








    LA CAPITALE: NUOVA DELHI
    Salaam Barak Trust è diventata una sigla conosciuta e rassicurante per almeno 3.500 delle moltitudini di bambini di strada che sciamano per le vie della capitale tentacolare alla costante, spesso vana, ricerca di un po' di cibo o di un rifugio per la notte. Childline è la trovata più efficace e innovativa di questa associazione non governativa impegnata nella protezione dei diritti dei bambini di New Delhi...
    Lanciata nel 1998 col sostegno dell'UNICEF e del Ministero per la Solidarietà sociale, Childline, una linea gratuita per bambini in crisi è diventata un punto di riferimento per i piccoli diseredati di New Delhi; formando il 1098, stampato su migliaia di cartelloni in giro per la città, è possibile mettersi in contatto con i volontari dell'associazione, in grado di offrire varie soluzioni ai problemi, spesso drammatici dei bambini soli e forme di assistenza diversificate a seconda del problema. Gli operatori telefonici sono volontari provenienti essi stessi dalla strada, e quindi in grado di capire per esperienza diretta i bisogni dei bambini di strada entrando nel loro mondo e guadagnandosi la loro confidenza. Adesivi e posters diffusi un po' ovunque in città pubblicizzano l'esistenza di Childline ed è stata messa in scena persino una rappresentazione teatrale itinerante per raggiungere il maggior numero possibile di persone: fino a oggi la hotline ha totalizzato 5.500 chiamate e si è distinta come un'organizzazione molto affidabile per l'assistenza ai minori in difficoltà. L'associazione può garantire ai bambini l'ospitalità presso il Ganj Night Shelter, una specie di pensionato gestito dall'Associazione: spesso, per questi bambini, un tetto sotto il quale trascorrere la notte e un po' di conforto fisico e materiale sono la cosa più importante. A chiamare sono gli stessi bambini in pericolo, ma spesso sono proprio gli ufficiali di polizia a segnalare situazioni difficili... Altre volte le chiamate sono anonime, come è avvenuto nel caso di Nadir, un bambino di circa tre anni, l'ultimo arrivato e il più giovane ospite del Pahar Ganj Nigth Shelter che è stato acchiappato dai volontari del centro mentre vagava da solo per le strade della città; di lui non si sa nulla - il suo nuovo nome gli è stato attribuito dai suoi salvatori - ma almeno ora è al sicuro e, grazie ai suoi nuovi amici potrà forse sperare in un futuro: qualcuno gli offrirà ora cure, protezione, educazione; più tardi potrà seguire dei corsi professionali, chissà forse riuscirà perfino a laurearsi, come è successo a molti assistiti da Salaam Barak Trust, riusciti inaspettatamente a sottrarsi al destino della vita di strada.


    Il lavoro dell'UNICEF
    Nella capitale indiana l'UNICEF lavora in collaborazione col Governo e con l'Amministrazione Municipale (che sola gestisce in proprio circa 1.800 scuole), protesi nel titanico sforzo di mandare a scuola i bambini di New Delhi; il Progetto per il Miglioramento dell'Istruzione Elementare è operativo in città dal 1997 ed è nato proprio con l'obiettivo di appoggiare e rafforzare le azioni del settore pubblico per garantire a tutti i bambini l'istruzione di base. In particolare l'UNICEF ha il compito di 1) analizzare e studiare la situazione delle ragazze e di bambini lavoratori, individuando le cause che stanno alla radice del drop-out scolastico; 2) promuovere programmi di educazione non formale che stimolino la partecipazione diretta e risveglino l'interesse dei bambini nei confronti dell'apprendimento; 3) migliorare le capacità dei gruppi comunitari e delle unità amministrative locali assistendoli in iniziative mirate a promuovere la partecipazione alla scuola pubblica. A Delhi il progetto (varato anche in altre zone dell'India come il Bihar) ha dato un notevole e positivo impulso alla cooperazione tra partner pubblici e privati, tutti uniti nell'impegno comune di dare a tutti i bambini un'istruzione degna di questo nome; la collaborazione tra enti pubblici e ONG come Salaam Barak è ormai una realtà. Grazie a questi sforzi congiunti l'UNICEF ha identificato 1.500 comunità periferiche a Delhi, dove i bambini fuori dalla scuola erano molto numerosi e ha immediatamente varato un progetto per la loro scolarizzazione. La partecipazione diretta delle comunità viene favorita da "facilitatori" che fanno da tramite tra gli esterni e i membri della comunità, ai quali viene richiesto di partecipare direttamente alla formulazione di un piano di sviluppo dal contenuto educativo. La partecipazione attiva dei genitori a questi progetti, convinti e sensibilizzati sull'opportunità di educare propri figli, è sicura garanzia di successo. A Delhi come in molte altre zone del paese si lavora intensamente perché il diritto all'istruzione divenga veramente operante nella vita di ogni bambino: l'unica praticabile soluzione allo sfruttamento del lavoro minorile. 









    UTTAR PRADESH

    Lo Stato dell'Uttar Pradesh è abitato da circa 160 milioni di persone, 60 milioni sono bambini sotto i quattordici anni. Se fosse una nazione, sarebbe la più popolosa del mondo. Tra le regioni più povere dell'India, con bassissimi livelli di sviluppo umano, produttività e reddito pro capite, presenta un tasso di alfabetizzazione del 41,6% (stima del 1991) contro un 50% a livello nazionale. Una percentuale che scende al 26% se riferita alle donne, toccando uno sbalorditivo 7% tra alcune caste. Oltre la metà degli iscritti non riesce a completare l'intero ciclo scolastico primario.
    I motivi della mancata istruzione delle ragazze sono complessi e vanno dall'esigua presenza di insegnanti donne all'assenza di edifici scolastici nelle vicinanze delle abitazioni. L'UNICEF collabora con il governo locale dal 1972, con programmi mirati allo sviluppo e all'integrazione delle bambine e quindi delle donne a partire dalla scolarizzazione. Ha partecipato direttamente a strategie per la promozione dell'istruzione primaria formale attraverso la diffusione di un metodo per la preparazione degli insegnanti, denominato Ruchipurna Shiksha (Imparare con gioia); ha reso operativi 234 distretti scolastici a cui fanno capo 2.500 scuole, in cui gruppi di docenti si incontrano su base mensile per condividere esperienze e scambiarsi consigli su didattiche che si sono rivelate vincenti. L'UNICEF ha fornito sussidi per facilitare questi incontri fornendo biciclette e registratori ed è stato incaricato della totale revisione dei libri di testo, la prima dopo trent'anni, per incorporarvi metodi di insegnamento più interattivi e basati sulla Ruchipurna Shiksha.
    Una semplice ma fondamentale idea è alla base di questa strategia: gli insegnanti si impegnano ad articolare le noiose ore di lezione con stimoli irresistibili per i bambini come canti, danze, parole crociate e giochi di abilità. L'entusiasmo che ne deriva è veramente contagioso e gli insegnanti, estremamente motivati dai progressi che ottengono dalla classe, cercano di migliorare sempre di più. E' una strategia che comprova come la qualità dell'istruzione sia determinata dal metodo con cui viene impartita e anche se l'aula, in alcuni casi è fatiscente, gli alunni hanno dimostrato di essere ben lieti di trascorrere al suo interno interessanti e gioiose ore della giornata. Il costo sostenuto dall'UNICEF per finanziare la Ruchipurna Shiksha è di circa 10 dollari USA per ognuna delle 2.500 scuole coinvolte alle quali viene offerto il manuale sulla vincente strategia e un corso intensivo di 5 giorni per l'insegnante. I risultati finora raggiunti dimostrano un aumento del 25% nel tasso di iscrizione e un calo del 20% in quello dell'abbandono scolastico.
    Dal 1993 l'UNICEF inoltre collabora, con il governo, al Progetto per l'Istruzione delle Ragazze (PIR) appartenenti alla casta Chamar, nel distretto di Barabanki. Gli Chamar occupano l'ultimo posto nella gerarchia sociale del Barabancki, e vi appartengono coloro che si guadagnano da vivere attraverso lo scuoiamento degli animali. Nei primi anni Novanta in seguito a truffe commerciali perpetrate a loro danno, tutti gli appartenenti alla casta si sono mobilitati per offrire ai loro figli migliori opportunità di vita ed hanno ottenuto, grazie alla Fondazione Rajiv Gandhi e all'UNICEF l'avviamento del PIR.
    Il PIR si basa su una metodologia informale di grande successo che si avvale del coinvolgimento diretto della comunità, incaricata della gestione organizzativa delle scuole. Gli insegnanti sono membri conosciuti e stimati da tutti i genitori che, quindi mandano volentieri le figlie a scuola; le aule sono facilmente raggiungibili da tutte le zone del villaggio. I corsi , della durata di 3 anni e mezzo, consentono poi agli alunni di accedere alle scuole elementari formali. Gli insegnanti seguono inizialmente un corso base presso l'Istituto di istruzione statale e partecipano mensilmente ad incontri di aggiornamento tra colleghi in cui condividono esperienze e consigli. Le materie che si articolano in classe sono strettamente connesse a problematiche reali: dall'importanza delle vaccinazioni a nozioni sul ciclo mestruale. Visite allo zoo, o all'aperto consentono di tenere lezioni di scienze e biologia talmente interessanti che gli stessi genitori si autotassano con due rupie al mese per consentirne la realizzazione. Fino ad oggi oltre 3000 bambini, appartenenti alle caste inferiori, sono stati iscritti negli oltre 100 centri di istruzione informale ed oltre il 90% ha concluso l'intero ciclo, accedendo poi, attraverso un test di valutazione condotto dal governo, alle scuole formali.
    L'Uttar Pradesh ha una delle più alte percentuali di bambini che lavorano dell'India. La cifra ufficiale è di 1,5 milioni ma il dato se raffrontato con il numero di bambini che non vanno a scuola - 1.740.000 tra il 1996 e il 1997 - rileva che questa cifra è in difetto. Sono per lo più i bambini appartenenti alle caste inferiori o alle minoranze religiose quelli che costituiscono la forza lavoro. Soltanto nel 1997 il governo indiano ha cominciato ad avviare misure deterrenti aggiornando la propria legislazione penale in materia di sfruttamento minorile. Da quel momento tutte le fabbriche sorprese ad impiegare bambini pagano un multa di 20.000 rupie (454 dollari) destinate ad un fondo per la riabilitazione e l'istruzione del piccolo lavoratore. L'UNICEF, nell'ambito del suo impegno per offrire alternative ai piccoli lavoratori, collabora ad un progetto di integrazione scolastica al fianco della comunità. Avviato nel giugno del 1998, School Chalo Abhiyaan (è questo il nome del progetto) è già operativo in 300 villaggi e consiste soprattutto nella mobilitazione e sensibilizzazione di tutti i membri della comunità, dai genitori alle autorità, sull'importanza dell'istruzione come unico mezzo per prevenire lo sfruttamento dei bambini. E' già stato raggiunto un risultato incoraggiante: ben 12.558 bambini tra i 6 e i 12 anni (6.544 maschi e 5.794 femmine) sono stati iscritti alle scuole elementari statali nel 1998 e nel 1999.


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