Considerazione della cultura degli alunni immigrati - 5.2. Adattamento della vita scolastica quotidiana
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5.2. Adattamento della vita scolastica quotidiana


Nei paesi europei, sono poche le normative disposte a livello centrale riguardanti i possibili adattamenti alla vita quotidiana a scuola in termini di riconoscimento delle esigenze culturali o religiose dei bambini immigrati. Un adattamento di questo tipo (ad esempio, concessioni speciali per le festività religiose, attività educative, regole per l’abbigliamento a scuola o il menù scolastico) avviene più spesso a discrezione della scuola stessa, o delle autorità educative enti preposti all’offerta formativa, nel caso di una domanda più ampia a livello locale.


Nei contributi nazionali sono citati alcuni esempi di adattamento formale soprattutto per quanto  riguarda le festività religiose che non sono inserite nel calendario o orario scolastico.



In Belgio (Comunità fiamminga), la normativa autorizza l’assenza da scuola per la “celebrazione di festività che costituiscono un elemento inerente al credo filosofico di un alunno, se riconosciuto dalla Costituzione”. Le religioni o confessioni riconosciute sono quella anglicana, islamica, ebraica, cattolica, ortodossa e protestante.


In Italia, gli alunni di religione ebraica possono assentarsi da scuola il sabato, se questo è un giorno compreso nell’orario scolastico. Questa possibilità è riconosciuta in base ad un accordo fra il governo italiano e l’Unione delle comunità ebraiche. Non ci sono accordi di questo tipo, o simili, con altre comunità religiose.


In Germania, gli alunni possono ottenere, dalle autorità educative competenti, un permesso per assentarsi da scuola in occasione di festività religiose. La situazione è simile in Svezia dove, in base ad accordi stipulati a livello locale, vengono fissati i giorni di assenza che possono essere autorizzati agli alunni. In nessuno dei due paesi è specificato per quali religioni è permesso questo tipo di congedo. La situazione è simile in Lettonia, dove le festività religiose sono osservate, se necessario, nelle istituzioni educative statali o comunali. In Norvegia, gli alunni appartenenti a comunità religiose diverse dalla Chiesa di Norvegia possono, su richiesta, essere autorizzati ad assentarsi da scuola per le festività della loro comunità.


Sono pochi gli esempi simili di adattamento per quanto riguarda attività educative specifiche, come lo sport e la musica.



In Germania, il corso obbligatorio di educazione fisica e nuoto è generalmente costituito da gruppi di entrambi i sessi. Tuttavia, le scuole possono prevedere un insegnamento separato per maschi e femmine, su richiesta dei genitori immigrati. Se ciò non è possibile, un bambino immigrato può essere esentato dalla frequenza della materia in questione. In modo simile, in Svezia i corsi obbligatori di educazione fisica e alla salute, sono seguiti da gruppi misti, ma le scuole possono scegliere di farli seguire separatamente dai maschi e dalle femmine, in particolare nel caso di alunni mussulmani.


In Finlandia, in genere gli alunni hanno la possibilità di essere esentati dalla partecipazione ad attività sportive (per esempio nuoto), lezioni di musica, feste scolastiche, ecc.


La recitazione quotidiana della preghiera collettiva nelle scuole del Regno Unito (Inghilterra e Galles), di norma deve essere totalmente o principalmente di natura cristiana. La maggior parte delle scuole dovrebbe riuscire a coinvolgere tutti gli alunni nella recitazione quotidiana della preghiera collettiva, ma dove, tenendo conto dell’ambiente familiare di alcuni o di tutti gli alunni, la scuola ritenga che questo non sia appropriato, il capo di istituto può fare richiesta allo Standing Advisory Council on Religious Education SACRE (Consiglio permanente di consulenza sull’educazione religiosa) affinché l’obbligatorietà del carattere cristiano sia abolito. I genitori hanno comunque il diritto di ritirare i loro figli dalla recitazione quotidiana della preghiera collettiva.


Le modalità con cui è gestita la questione del codice di abbigliamento dipende, prima di tutto, dall’esistenza o meno di un obbligo per gli alunni di indossare un’uniforme, o dal fatto che ci siano o meno altre convenzioni ufficiali riguardanti l’abbigliamento.



In Irlanda, i codici di abbigliamento per alunni e studenti rientrano nell’ambito dell’amministrazione di ogni singola scuola e, in genere, se l’appartenenza religiosa o culturale non è compatibile con l’uniforme scolastica, viene raggiunto un compromesso fra le famiglie e la scuola. Tale compromesso può includere di indossare un elemento richiesto insieme all’uniforme.


Nel Regno Unito (Inghilterra e Galles) il Race Relations Act (Amendment) 2000 (Legge sulle relazioni razziali – Emendamento, 2000) impone alle scuole di valutare l’impatto che le politiche adottate hanno sugli alunni di minoranze etniche, sul personale e sui genitori. Le decisioni delle scuole relative, per esempio, all’uniforme/codici di abbigliamento, rientrano fra gli obblighi generali e alle scuole è richiesto di tener conto dei bisogni delle diverse culture, razze e religioni. Alle scuole è richiesto di adattare le loro politiche sull’uniforme scolastica a questi bisogni permettendo, per esempio, alle ragazze mussulmane di indossare un abbigliamento appropriato ed ai ragazzi sikh di indossare il copricapo tradizionale.


Fra i molti paesi in cui le scuole non stabiliscono delle regole riguardo a cosa gli alunni debbano indossare, l’introduzione di politiche in questo campo sembra essere un fenomeno di più vasta portata. Il Belgio (Comunità francese), la Francia, i Paesi Bassi, la Svezia e la Norvegia hanno vissuto di recente dibattiti pubblici su questioni relative all’abbigliamento a scuola e, in particolare, sull’esposizione dei vari simboli religiosi.


In un dibattito di questo genere, entrano in campo diversi valori. In alcuni paesi, il rispetto per la libertà di religione è associato alla convinzione che le misure pubbliche non dovrebbero essere discriminatorie. Gli approcci più strettamente laici – come sono le considerazioni educative – sembrano andare contro il rispetto per la diversità. Per quel che riguarda i codici di abbigliamento, questo riguarda più visibilmente gli indumenti che coprono parte del volto, che rendono difficile per l’insegnante e per la classe identificare l’alunno e comunicare con lui, impedendo così un insegnamento e un apprendimento omogeneo.




In Belgio (Comunità francese), la questione dell’abbigliamento a scuola è stata discussa a livello di governo e, dato che non è stato raggiunto alcun accordo, le scuole possono agire a loro discrezione.


In Francia, dove l’istruzione pubblica è laica e non-confessionale, nel febbraio 2004, dopo un intenso dibattito è stata approvata una proposta di legge per bandire l’ostentazione dei simboli religiosi negli edifici scolastici. Questa legge entrerà in vigore il 1° settembre 2004.


Anche nei Paesi Bassi, il grado di tolleranza che deve essere osservato in relazione ai codici di abbigliamento è ancora oggetto di dibattito. La tensione sulle sempre più varie origini culturali degli alunni a scuola si riflette nel divieto imposto da alcune scuole alle ragazze mussulmane di indossare il velo. I tribunali hanno accordato alle amministrazioni scolastiche il diritto di vietare i capi di abbigliamento che possano costituire un’interferenza ai normali processi educativi o al contatto visivo.


In Svezia, l’educazione scolastica è non-confessionale. Allo stesso tempo, le scuole devono incoraggiare tutti gli alunni a scoprire la loro unicità come individui e, così facendo, contribuire attivamente alla vita della società dando il meglio nello spirito di libertà esercitato in maniera responsabile. Data la controversia sulla questione dei burqa indossati in classe, l’Agenzia nazionale svedese per l’educazione (NAE) ha dichiarato che ogni scuola ha il diritto di vietarne l’uso. Le scuole devono essere in grado, prima di tutto, di educare efficacemente attraverso l’insegnamento e l’apprendimento con un metodo di comunicazione visiva che è ritenuto molto importante. Il NAE sottolinea che ogni divieto dovrebbe essere accompagnato da un discussione sui valori, l’uguaglianza, i diritti ed i doveri democratici.


Le scuole non servono i pasti in tutti i paesi. Dove agli alunni è richiesto di provvedere ai propri pasti, le scuole non devono affrontare alcun problema di adattamento dei menu. Nei paesi nei quali i pasti sono serviti negli edifici scolastici, c’è una necessità di adattamento. Tuttavia, il livello di decisione e l’approccio adottato varia a seconda dei paesi.



In Spagna, per esempio, molte delle Comunità autonome hanno preso dei provvedimenti per adattare i menu delle mense ai precetti religiosi e culturali degli alunni immigrati. Sia in Francia che in Lussemburgo, i menu scolastici tengono conto delle preferenze tradizionali delle famiglie immigrate.


In Finlandia e in Svezia, l’adattamento del menu scolastico per il riconoscimento dei precetti culturali e religiosi è spesso possibile e affrontato allo stesso modo dei cambiamenti al menu sulla base dinecessità dietologiche come nel caso dei vegetariani, allergici, diabetici ecc.


 


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