CAPITOLO 2 - SITUAZIONE DEMOGRAFICA
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  • 2.1. Evoluzione dei flussi migratori negli ultimi 25 anni

  • 2.2. Paesi e continenti di origine della popolazione straniera
  • 2.3. Ripartizione dei richiedenti asilo in Europa
  • 2.4. Popolazione straniera di età inferiore a 15 anni in Europa
  • 2.5. Presenza di alunni immigrati di 15 anni nei sistemi educativi
  • 2.6. Presenza di alunni immigrati in base all'ubicazione dell'istituto scolastico frequentato
  • 2.7. Ripartizione degli alunni immigrati tra gli istituti scolastici
  • 2.8. Tasso di popolazione scolastica di 15 anni la cui prima lingua non è la lingua di istruzione


        L’evoluzione demografica di un paese dipende dallo sviluppo di tre fattori: il tasso di natalità, il tasso di mortalità e il flusso migratorio. Questa evoluzione differisce molto tra i paesi dell'Unione europea e, in alcuni paesi, i fenomeni migratori hanno assunto un'importanza sempre maggiore.
        Questo capitolo ha un duplice obiettivo. Si tratta innanzitutto di confrontare l'importanza dell'immigrazione tra i paesi europei e poi di tentare di misurare la percentuale di popolazione scolastica corrispondente all'immigrazione. Ciononostante, le definizioni nazionali di popolazione immigrata variano da un paese all'altro e l'assenza di una definizione armonizzata costituisce una difficoltà quando si cerca di fare una comparazione statistica dei fenomeni migratori (1).
        I dati demografici relativi ai flussi di immigrazione e ai tassi di popolazione straniera per nazionalità e per età sono stati forniti da Eurostat (Ufficio statistico della Comunità europea). Il criterio principale che definisce e distingue le diverse popolazioni che vivono nei Paesi membri è quello giuridico della nazionalità. I dati demografici qui presentati sono i dati disponibili più armonizzati anche se possono sussistere delle differenze di definizione e di fonte tra i paesi che possono limitarne la comparabilità.
        Questa prima analisi descrive la dinamica dei flussi di immigrazione (figura 2.1), la struttura della popolazione straniera in base alla nazionalità (figura 2.2A e 2.2B), il numero di richieste di asilo (figura 2.3 e 2.4) e la proporzione della popolazione straniera con meno di 15 anni nell'Unione europea (figura 2.5).
        Gli indicatori elaborati sulla percentuale di alunni immigrati nella popolazione scolastica sono tratti dall'indagine internazionale PISA (2), svolta sotto l'egida dell'OCSE. Essa include dei questionari rivolti agli alunni di 15 anni, il cui scopo è quello di identificare le variabili legate al loro contesto familiare e scolastico. Non contengono domande sulla nazionalità degli alunni, ma sul loro luogo di nascita e su quello dei loro genitori. Qui vengono considerati come immigrati gli alunni di 15 anni nati o meno nel paese ospitante e i cui genitori sono nati all'estero. I nativi sono definiti come alunni di 15 anni, indipendentemente dal luogo di nascita, di cui almeno un genitore è nato nel paese ospitante. Dal momento che la popolazione messa a confronto riguarda solo gli alunni di 15 anni, indipendentemente dalla nazionalità, gli indicatori qui presentati hanno lo scopo di affrontare, su base comparabile, la complessa realtà della presenza di popolazione straniera o di origine straniera all'interno dei sistemi educativi.
        In questa seconda analisi, gli alunni immigrati sono caratterizzati in base al luogo in cui si trova l'istituto che frequentano (figura 2.7), alla loro percentuale di concentrazione negli istituti scolastici (figura 2.8) e alla lingua parlata in famiglia (figura 2.9).

        2.1. Evoluzione dei flussi migratori negli ultimi 25 anni 

        Durante il periodo fra il 1985 e il 2001, i flussi di immigrazione registrati nei paesi dell'Unione differiscono molto. In base alla figura 2.1, che presenta tali flussi rapportati alla popolazione totale per intervalli di cinque anni sul periodo considerato, i paesi possono essere raggruppati in tre grandi categorie in funzione delle tendenze osservate.
        Durante gli ultimi venti anni, quattro paesi (Germania, Cipro, Lussemburgo e Islanda) hanno conosciuto un flusso di immigrazione, rispetto alla popolazione totale, superiore all'1,5% per più anni consecutivi. Il Lussemburgo ha conosciuto la più forte progressione del flusso di immigrazione (più del 2 %) in rapporto alla popolazione totale in questo periodo. Questi flussi rispondevano ai bisogni legati ai deficit demografici e alla mancanza di manodopera dovuta alla forte crescita economica. I flussi di immigrazione in Islanda sono aumentati negli ultimi sei anni ed è cambiata l'origine degli immigrati: alle persone provenienti dai paesi nordici, si sono parzialmente sostituite le persone provenienti dai paesi dell'Europa dell'Est (Polonia e Lituania) e dall’Asia (Filippine e Tailandia). La Germania, dopo aver conosciuto importanti flussi di immigrazione negli anni successivi alla riunificazione e all'apertura politica dei paesi dell'Est, registra un declino costante dei flussi di immigrazione rispetto alla popolazione totale dal 1992.
        Ciononostante, questi rappresentano ancora l'1 % della popolazione totale nel 2001.
        La situazione è meno marcata in una seconda categoria di paesi. Questi ultimi hanno rilevato un flusso annuale di immigrazione compreso tra lo 0,5 % e meno dell'1,5 % della popolazione totale (Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Regno Unito e Norvegia). Tra questi paesi, Belgio, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito hanno una lunga storia di immigrazione legata al loro passato coloniale e/o alle loro caratteristiche industriali. I legami privilegiati che questi paesi hanno mantenuto con le ex colonie, i fenomeni di ricongiungimento familiare e la costituzione di reti di accoglienza informale creati dai fenomeni migratori del passato li rendono sempre attraenti. Paesi come l'Irlanda e la Norvegia hanno visto intensificarsi i flussi di immigrazione rispettivamente dagli anni 90 e dagli anni 80 in seguito alla crescita economica.




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        Flussi di immigrazione inferiori allo 0,5 % della popolazione totale sono registrati principalmente nei paesi membri (eccetto Cipro), in Grecia, Italia e Finlandia. Questa situazione si osserva, fino alla fine degli anni 90, anche in Spagna e Portogallo. Questi due paesi hanno conosciuto una fase di transizione importante durante il periodo in questione. Dopo essere stati paesi di emigrazione, sono diventati paesi di accoglienza. Questo cambiamento dei flussi migratori si spiega attraverso più fattori, tra cui il più importante sembra essere la forte crescita economica e i cambiamenti strutturali legati alla loro adesione alla Comunità europea nel 1986. La Grecia ha conosciuto una nuova fase di immigrazione dopo l'apertura dei paesi dell'Est, nel periodo 1990-1995, e il ritorno consistente di cittadini di origine greca.
        Nell'Europa dell'Est, i flussi di immigrazione sono spiegati da due fattori principali: i movimenti della popolazione legati al rinnovamento politico di questi paesi e la transizione verso l'economia di mercato.
        In effetti, hanno conosciuto una leggera ripresa dei flussi migratori dopo il loro passaggio a un regime democratico (Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia, Bulgaria e Romania) e/o dopo la loro dichiarazione di indipendenza (Estonia, Lettonia e Lituania). Questa transizione è spesso accompagnata dal ritorno di una parte delle minoranze etniche disperse nei vari paesi del blocco dell'Est o stabilite nell'Europa occidentale dopo la seconda guerra mondiale. Anche questi paesi hanno dovuto far fronte all'afflusso di rifugiati a causa dei conflitti che hanno segnato l'Europa centrale e i Balcani alla fine del XX secolo (rifugiati dell'ex-Jugoslavia in Slovenia, rifugiati provenienti dalla Repubblica di Moldovia in Romania). I flussi di immigrazione di questi paesi sono comunque rimasti modesti rispetto alla loro popolazione totale.
        Infine, i flussi di immigrazione molto limitati a Malta (meno del 2% annuale nel periodo 1985-2001) sono dovuti alle dimensioni ridotte dell'isola.


        2.2. Paesi e continenti d'origine della popolazione straniera


        Al 1° gennaio 2002, i dati della tabella sotto la figura 2.2A mostrano che la maggioranza dei paesi registra una percentuale di popolazione straniera compresa tra il 2,5% e il 9% della popolazione totale. È il caso di Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Cipro, Paesi Bassi, Austria, Svezia, Regno Unito, Islanda e Norvegia. Gli altri paesi presentano situazioni molto diverse: Estonia e Lettonia (come risultato della presenza considerevole della popolazione minoritaria di origine russa, spesso senza nazionalità), Lussemburgo e Liechtenstein registrano una proporzione della popolazione straniera superiore al 20% della popolazione totale, mentre la popolazione straniera in Ungheria, Lituania, Portogallo, Slovenia e Finlandia è inferiore al 2,5% della popolazione totale.
        Oltre all'importanza relativa che rappresentano queste popolazioni straniere nei diversi paesi, è importante identificare meglio i paesi e i continenti di origine. Sono stati utilizzati due approcci: da una parte la proporzione di cittadini senza cittadinanza provenienti da un paese dell'Unione europea (UE-15) rispetto a qualsiasi altro paese d'origine (figura 2.2A), e dall'altra la proporzione della popolazione straniera per continente d'origine (figura 2.2B). Dal momento che nell'Unione composta da 25 paesi la libera circolazione delle persone non è ancora armonizzata, per questi due indicatori è mantenuta la distinzione dell'Unione a 15.
        Dalla lettura di questi due grafici, si constata in generale che l'origine della popolazione straniera varia in base ai paesi per i quali i dati sono disponibili. Più precisamente, come mostra la figura 2.2A, la proporzione della totalità di coloro che provengono da un paese terzo (cioè non dell'UE-15) rispetto alla popolazione totale è superiore alla proporzione dei cittadini dell'UE-15 in tutti i paesi, eccetto Belgio, Irlanda e Lussemburgo. Ad ogni modo, la suddivisione della popolazione immigrata per continente d'origine, mostrata nella figura 2.2B, indica in modo chiaro che a Cipro, nei Paesi Bassi, in Svezia, nel Regno Unito, in Islanda e in Norvegia, l'UE-15 costituisce la principale origine della popolazione straniera.


         


         


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        Fonte: Eurostat, population and social conditions, New Cronos (dati di febbraio 2004) e Eurostat, European social statistics - Migration (2002).


        Note supplementari





          • Repubblica Ceca, Italia, Lussemburgo, Lituania, Austria: dati per il 2001.


          • Estonia, Islanda: dati per il 2000.


          • Grecia: dati per il 2001.


          • Francia: dati del censimento 1999.


          • Irlanda, Ungheria: dati provvisori.


          • Italia, Lussemburgo, Austria: dati per il 2001.


          • Lettonia: la categoria «Stranieri dei paesi non UE» include gli ex cittadini dell'ex-URSS che non hanno lo status di cittadino lettone.


          • Regno Unito: 2000, dati stimati e provvisori.


          • Liechtenstein: dati per il 1997.

        Nota esplicativa - Questo indicatore è calcolato dividendo, da una parte, il numero di stranieri che hanno la nazionalità di uno Stato membro dell'UE-15 per la popolazione totale al 1° gennaio 2002 e, dall'altra parte, il numero di stranieri che hanno la nazionalità di uno Stato che non fa parte dell'UE-15 per la popolazione totale al 1° gennaio dell'anno 2002.


        La figura 2.2B permette anche di constatare che i continenti di origine delle popolazioni straniere variano all'interno dell'Unione, ma che la popolazione straniera che vive nell'Unione proviene soprattutto dall'Europa. Fanno eccezione alcuni paesi. L’Africa è il principale continente di origine degli immigrati di Francia, Italia e Portogallo, mentre la Spagna accoglie principalmente persone provenienti dall'America.


        Ciò si spiega in gran parte per il fatto che alcune zone dell'Africa e dell'America sono ex colonie di questi paesi di accoglienza.


        Figura 2.2B. Percentuale della popolazione straniera che non ha nazionalità dell'UE-15 rispetto alla popolazione totale, per continente d'origine, al 1° gennaio 2002.


         


         


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        (1) Europa non UE-15.


        Fonte: Eurostat, population and social conditions, New Cronos (dati di febbraio 2004) e Eurostat, European social statistics - Migration (2002).


        Note supplementari




        • Repubblica Ceca, Italia, Lussemburgo, Lituania, Austria: dati per il 2001.


        • Estonia, Lettonia: dati per il 2000. La categoria «Altri» raggruppa gli ex cittadini dell'ex-URSS che non hanno ridefinito la propria nazionalità.


        • Grecia: dati provvisori per il 2001.


        • Francia: dati del censimento 1999.


        • Irlanda, Ungheria: dati provvisori.


        • Regno Unito: 2000, dati stimati e provvisori.


        • Islanda: dati per il 2000.

        Nota esplicativa


        La categoria «Europa non UE-15» raggruppa coloro che provengono dai nuovi Stati membri dell'Unione europea al 1° maggio 2004 (Repubblica ceca, Estonia, Cipro, Lettonia, Lituania, Ungheria, Malta, Polonia, Slovenia, Slovacchia); i paesi candidati (Bulgaria, Romania, Turchia); i paesi dell'AELS (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera); Andorra, Albania, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Croazia, Repubblica di Moldavia, Monaco, l'ex-Repubblica jugoslava di Macedonia, la Federazione russa, San Marino, Ucraina, Città del Vaticano, Repubblica federale di Jugoslavia.


        La categoria «Altri» raggruppa gli apolidi, le persone sconosciute e i cittadini britannici d'oltremare.


        2.3. Ripartizione dei richiedenti asilo in Europa


        I paesi europei sono una destinazione riconosciuta dai richiedenti asilo per la loro stabilità politica e per le democrazie che presuppongono la sicurezza del rispetto dei diritti dell'uomo. La figura 2.3 presenta l'andamento del numero di domande di asilo per paese dal 1997 al 2002 e mostra che la maggioranza delle domande di asilo si concentra in alcuni Paesi membri dell'Unione.


        Figura 2.3. Numero di domande di asilo per paese,1997-2002.


         


         


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        Fonte: Eurostat, population and social conditions, New Cronos (dati di febbraio 2004).


        Note supplementari




        • Italia: 1999 e 2000, dati provvisori.


        • Norvegia: 1999, stima.

        Nota esplicativa


        I dati relativi alle domande di asilo comprendono tutte le persone che fanno domanda d'asilo o che richiedono di essere protetti in virtù dell'articolo 1 della Convenzione relativa allo status dei rifugiati del 28 luglio 1951,  emendata dal protocollo di New York del 31 gennaio 1967, su base individuale, sia che avvenga al momento dell'arrivo in aeroporto, a una frontiera territoriale o all'interno del paese, sia che siano entrati legalmente (ad esempio come turisti) o illegalmente.


        La maggior parte dei paesi membri registrano le singole domande. Altri le registrano solo in alcuni casi. I totali nazionali possono includere le domande rinnovate. A causa di questi diversi metodi di raccolta, i dati non sono completamente comparabili tra i vari paesi.


        Gli Stati membri che hanno registrato il maggior numero di domande di asilo durante il periodo in questione sono Germania e Regno Unito, che rappresentano da soli circa il 40% delle domande di asilo fatte nell'Unione.


        Il numero rimane relativamente alto in Belgio, Francia, Paesi Bassi e Austria. Nel 2002, questi ultimi registrano un numero di domande d'asilo molto inferiore rispetto a Germania e Regno Unito. In totale, questi sei Stati membri registrano da soli circa il 73% della totalità delle domande di asilo presentate nei 25 paesi dell'Unione (eccetto l'Italia per la quale il dato non è disponibile). Tutti i paesi hanno conosciuto grandi variazioni nel numero di domande di asilo durante il periodo preso in esame. A titolo esemplificativo, Germania e Regno Unito hanno conosciuto tendenze opposte per quanto riguarda l'evoluzione del numero di domande d'asilo tra il 1997 e il 2002. Questo numero è diminuito globalmente in Germania, mentre è aumentato nel Regno Unito.


        Il numero di domande di asilo registrate in un paese può essere influenzato dalle dimensioni del paese.


        Conviene quindi considerare il numero assoluto di domande di asilo rispetto alla popolazione di un paese. La figura 2.4 presenta la «proporzione di asilo» che mette in relazione il numero di domande di asilo registrate da ogni paese con la popolazione totale.


        Nel 2002, Austria, Svezia e Norvegia registrano le proporzioni più alte di domande di asilo (superiori al 3 ‰). Irlanda e Lussemburgo presentano una proporzione di asilo superiore al 2 . In Germania e Regno Unito dove è registrato il più alto numero assoluto di domande di asilo, le proporzioni di asilo sono rispettivamente dello 0,86 e del 1,2 . Questa situazione è molto simile a quella della Francia.


        Infine, alcuni paesi per i quali i dati sono disponibili hanno una proporzione molto bassa (inferiore allo 0,05 %): Estonia, Lettonia e Portogallo.


        Figura 2.4. Numero di domande di asilo per mille abitanti (proporzione di asilo), 2002.


         


         


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        Fonte: Eurostat, population and social conditions, New Cronos (dati di febbraio 2004).


        Note supplementari




        • Repubblica ceca, Irlanda, Malta: popolazione totale stimata.


        • Francia: stima provvisoria della popolazione totale.


        • Regno Unito, Norvegia: 2001.

        Nota esplicativa - Questo indicatore è calcolato dividendo il numero di domande di asilo per la popolazione totale. La proporzione di asilo esprime il numero di domande di asilo per mille abitanti.


        2.4. Popolazione straniera di età inferiore a 15 anni in Europa


        Oltre all'analisi dei flussi di immigrazione e la provenienza delle popolazioni straniere all'interno dell'Unione, l'analisi della struttura per età della popolazione dà un'idea delle sfide che le migrazioni internazionali possono porre alle strutture educative dei paesi in questione. La figura 2.5 dettaglia la parte della popolazione straniera di età inferiore a 15 anni rispetto alla popolazione totale di queste fascia d'età.


        La proporzione dei giovani stranieri nella popolazione in età scolare è inferiore al 6% nella maggioranza dei paesi per i quali sono disponibili i dati. Questa proporzione aumenta a un po' più del 10% in Germania e in Austria mentre diminuisce nei paesi di recente immigrazione. È inferiore al 3 % nella Repubblica ceca, in Grecia, Spagna, Irlanda, Ungheria, Slovenia, Finlandia, Regno Unito e Islanda. Il Lussemburgo, dove più di un terzo della popolazione con meno di 15 anni è di nazionalità straniera, rappresenta un'eccezione


        Figura 2.5. Percentuale di persone di età inferiore a 15 anni con nazionalità straniera


        nella popolazione totale di età inferiore a 15 anni al 1° gennaio 2001.


         


         


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        Fonte: Eurostat: population and social conditions, New Cronos (dati di febbraio 2004).


        Note supplementari




        • Grecia: 1998.


        • Francia, Lussemburgo: 1999.


        • Irlanda: la popolazione straniera di età inferiore a 15 anni è una stima, il dato per la popolazione totale con meno di 15 anni è una stima provvisoria.


        • Svezia: la popolazione totale di età inferiore a 15 anni è una stima.


        • Regno Unito: 2000, la popolazione di età inferiore a 15 anni è una stima.


        • Islanda: 2000.

        2.5. Presenza di alunni immigrati di 15 anni nei sistemi educativi


        La figura 2.6, elaborata sulla base delle risposte degli alunni di 15 anni ottenute nell'ambito dell'indagine internazionale PISA, presenta la ripartizione della popolazione degli alunni di 15 anni in base alla loro origine familiare, definita in base al luogo di nascita delle persone (genitori e alunni). Sembra che la presenza di alunni di 15 anni di origine straniera nei sistemi scolastici sia variabile.


        Figure 2.6. Percentuale di alunni di 15 anni immigrati (i cui genitori sono nati all'estero) e percentuale di alunni di 15 anni (di cui almeno uno dei genitori è nato nel paese) rispetto alla popolazione totale degli alunni di 15 anni, 2000.


        Nota supplementare




        • Paesi Bassi: il tasso di risposta all'indagine PISA è stato considerato come troppo scarso per garantire la comparabilità. Questo spiega perché il dato (immigrati = 11,9; nativi = 88,1) non viene presentato nella figura. Cfr. glossario per maggiori dettagli.


        • Nota esplicativa - Questo indicatore è calcolato dividendo il numero di alunni di 15 anni di ogni categoria per il totale degli alunni di 15 anni. Le due categorie presentate si basano sul criterio del luogo di nascita dei genitori e degli alunni di 15 anni.


        • Nella categoria immigrati sono raccolte le risposte di tipo «due genitori e l'alunno nati all'estero» e «due genitori e l'alunno di 15 anni nati nel paese». La categoria nativi raccoglie le risposte di tipo «un genitore nato all'estero» e «due genitori nati nel paese» indipendentemente dal luogo di nascita dell'alunno.

        In tutti i paesi, la situazione più frequente è quella in cui almeno uno dei genitori dell'alunno di 15 anni è nato nel paese. Questa categoria è superiore all'80 % nella maggior parte dei paesi. In Lussemburgo è il paese dove è meno evidente: copre solo due terzi della popolazione degli alunni di 15 anni. È necessario mettere in evidenza che questa popolazione può comprendere anche alunni i cui nonni sono immigrati in passato.


        Nella Comunità francese del Belgio, in Germania, Francia, Lettonia, Svezia, Regno Unito (Inghilterra) e in Liechtenstein, gli alunni immigrati che comprendono tutti gli alunni i cui genitori sono nati all'estero rappresentano più del 10 % degli alunni di 15 anni.


        2.6. Presenza di alunni immigrati in base all'ubicazione dell'istituto scolastico frequentato


        La comparazione della ripartizione della popolazione degli alunni immigrati di 15 anni, in base alla densità della popolazione del luogo in cui si trova l'istituto scolastico, con quella degli alunni nativi di 15 anni mette in evidenza che gli alunni immigrati hanno tendenza a essere più concentrati nelle zone digrande densità urbana. La distribuzione geografica degli alunni immigrati, come quella dei loro genitori, non è quindi omogenea: rimane concentrata negli ambienti urbani.


        Questo fenomeno è illustrato nella figura 2.7 che presenta – per ognuna delle quattro grandi categorie di localizzazione dell'istituto scolastico – la percentuale di alunni immigrati e la percentuale di nativi. La figura mette in evidenza che la distribuzione di questi due gruppi è molto diversa, e mostra che, nella maggior parte dei paesi dell'UE-25, gli alunni immigrati sono concentrati nelle città e nelle città grandi.


        In effetti, nella maggior parte dei paesi, la proporzione degli alunni immigrati nelle zone urbane con una popolazione superiore a 100.000 abitanti è superiore a quella degli alunni nativi. Al contrario, in numerosi paesi, gli alunni nativi sono relativamente più numerosi rispetto agli immigrati in zone in cui la popolazione è meno densa (paesi e cittadine con meno di 100 .000 abitanti).


        Solo in una minoranza di paesi (Repubblica ceca, Grecia, Spagna, Irlanda, Italia, Regno Unito – Irlanda del Nord – Bulgaria e Romania), la proporzione di alunni nativi nelle città con più di 100.000 abitanti (e meno di un milione di abitanti) è relativamente più numerosa rispetto a quella degli alunni immigrati.


        Alcuni paesi registrano una concentrazione molto alta di alunni immigrati nelle metropoli. In effetti, è nelle grandi città con più di un milione di abitanti che i fenomeni di concentrazione delle popolazioni scolastiche immigrate sono più evidenti. Ad esempio, si osserva che il 68,9% degli alunni immigrati presenti sul territorio finlandese frequenta la scuola a Helsinki.


        La distribuzione non omogenea degli alunni immigrati di 15 anni nei paesi dell'Unione è dovuta alla concentrazione dei flussi migratori internazionali in alcune zone urbane dei paesi dell'Unione per fattori storici e socioeconomici: questi flussi rispondevano ai bisogni di manodopera di queste zone negli anni di forte crescita economica. Questo fenomeno si è semplificato grazie ai meccanismi di ricongiungimento familiare, costituzione di reti di solidarietà informali tra vecchi e nuovi immigrati e certi fenomeni di esclusione sociale. Infine, alcuni paesi radunano i richiedenti asilo per fornire un'assistenza più efficace, cosa che accentua il fenomeno di concentrazione delle popolazioni di origine straniera in alcune zone geografiche.


        Figure 2.7. Percentuale di alunni immigrati e di alunni nativi di 15 anni


        in base all'ubicazione della scuola frequentata, 2000


         


         


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        Fonte: OCSE, banca dati PISA 2000.


        Note supplementari




        • Lettonia: i dati non sono stati considerati come rappresentativi della situazione a livello nazionale e quindi non sono compresi.


        • Paesi Bassi: il tasso di risposta all'indagine PISA è stata considerata troppo scarsa per garantire la comparabilità.

        Questo spiega perché il dato (nativi: paese = 12,9; piccola città = 62,0; città = 25,1; grande città: nessuna città di queste dimensioni. Immigrati: paese = 4,2; piccola città = 40,9; città = 55,1; grande città = nessuna città di queste dimensioni) non viene presentato nella figura. Cfr. glossario per maggiori dettagli.


        Nota esplicativa - La categoria immigrati raccoglie le risposte di tipo «due genitori e l'alunno di 15 anni nati all'estero» e «due genitori nati all'estero e l'alunno di 15 anni nato nel paese». La categoria nativi raccoglie le risposte di tipo «un genitore nato all'estero» e «due genitori nati nel paese» indipendentemente dal luogo di nascita dell'alunno.


        2.7. Ripartizione degli alunni immigrati tra gli istituti scolastici


        Il fenomeno di concentrazione degli alunni immigrati nei grandi centri urbani e nelle metropoli può integrarsi con la concentrazione di alunni immigrati in alcuni istituti scolastici. Ciò significa che alcuni istituti devono far fronte più di altri a una situazione di forte interculturalità. Per analizzare questo fenomeno, i dati disponibili su questa questione sono tratti dalla banca dati PISA. La figura 2.8 rappresenta due situazioni contrastanti: la percentuale di alunni che frequentano una scuola che accoglie rispettivamente più del 10 % e più del 40 % di alunni immigrati.


        Figura 2.8. Percentuale di alunni di 15 anni che frequentano una scuola in cui sono presenti rispettivamente il 10% e il 40% di alunni immigrati della stessa età, 2000.


         


         


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        Fonte: OCSE, banca dati PISA 2000.


        Nota supplementare - Paesi Bassi: il tasso di risposta all'indagine PISA è stato considerato troppo scarso per garantire la comparabilità.


        Questo spiega perché il dato (10 % o più d’immigrati = 34,2 %; 40 % o di più di immigrati = 7,0) non è stato presentato nella figura. Cfr. glossario per maggiori informazioni.


        Nota esplicativa - La categoria immigrati raccoglie le risposte di tipo «due genitori e l'alunno di 15 anni nati all'estero» e «due genitori nati all'estero e l'alunno di 15 anni nato nel paese». La categoria nativi raccoglie le risposte di tipo «un genitore nato all'estero» e «due genitori nati nel paese» indipendentemente dal luogo di nascita dell'alunno.


        In quasi tutti i nuovi paesi membri per i quali sono disponibili i dati, per l'Italia e l'Islanda, meno del 2 % degli alunni di 15 anni frequenta una scuola in cui più del 10% degli alunni sono immigrati. Questo si spiega in parte per il modesto impatto democratico degli alunni immigrati in questi paesi: rappresentano meno del 6% della popolazione totale degli alunni di 15 anni.


        Al contrario, alcuni paesi presentano un tasso nettamente più elevato: quasi la metà degli alunni sono in questa situazione nella Comunità francese del Belgio, in Germania, Lettonia e Liechtenstein. Il Lussemburgo rappresenta un'eccezione con più del 95% degli alunni di 15 anni che frequentano una scuola in cui più del 10% degli alunni sono immigrati. Questa generalizzazione è dovuta a una importante presenza straniera sull'insieme del territorio. La concentrazione di alunni immigrati è nettamente più accentuata quando una scuola accoglie più del 40% degli alunni nati all'estero. Nella maggior parte dei paesi, meno del 5% degli alunni sono in questa situazione. Nella Comunità francese del Belgio, in Germania, Francia, Svezia, Regno Unito (Inghilterra) e Liechtenstein, la proporzione di alunni che frequentano un istituto che accoglie più del 40% di immigrati varia tra il 5% e il 12%.


        2.8. Tasso di popolazione scolastica di 15 anni la cui prima lingua non è la lingua di istruzione


        La lingua è spesso la prima barriera per l'integrazione incontrata dagli immigrati al momento del loro arrivo nelle scuole. Il numero di persone allofone costituisce quindi un punto di grande importanza per il sistema educativo. La figura 2.9 presenta allo stesso tempo la percentuale di alunni i cui genitori sono nati all'estero e la percentuale di alunni allofoni. Per eliminare l'effetto delle minoranze etniche nazionali o la molteplicità delle comunità linguistiche nelle statistiche, sono state considerate solo le lingue diverse dalle lingue nazionali (ufficiali o meno).


        Figura 2.9. Percentuale di alunni di 15 anni immigrati (i cui genitori sono nati all'estero) e percentuale di alunni della stessa età che parlano, a casa, una lingua diversa dalla lingua di istruzione, escluse le lingue nazionali (ufficiali o meno), 2000.


         


         


        ... inserimento in corso ...


         


         


        Fonte: OCSE, banca dati PISA 2000.


        Note supplementari 




        • Lettonia: l’indagine PISA è stata svolta in lettone e russo. In Lettonia, la lingua di insegnamento non è solo il lettone (che è la lingua ufficiale di Stato e quindi la lingua ufficiale dell'istruzione), ma anche il russo, che è la lingua di insegnamento nelle scuole delle minoranze russe.


        • Paesi Bassi: il tasso di risposta all'indagine PISA è stato considerato troppo scarso per garantire la comparabilità.

        Questo spiega perché il dato (alunni immigrati = 11,9; alunni che a casa parlano una lingua diversa dalla lingua di istruzione, escluso altre lingue, ufficiali o meno, del paese = 18,3) non è presentato nella figura. Cfr. glossario per maggiori dettagli.


        Nota esplicativa - Il tasso di alunni allofoni è calcolato dividendo il numero di alunni di 15 anni che a casa parlano una lingua diversa dalla lingua di insegnamento, escluse altre lingue nazionali ufficiali o meno, per il numero totale degli alunni di 15 anni. La categoria immigrati raccoglie le risposte di tipo «due genitori e l'alunno di 15 anni nati all'estero» e «due genitori nati all'estero e l'alunno di 15 anni nato nel paese». La categoria nativi raccoglie le risposte di tipo «un genitore nato all'estero» e «due genitori nati nel paese» indipendentemente dal luogo di nascita dell'alunno


        La percentuale di alunni allofoni rispetto alla popolazione totale degli alunni è molto alta in Lussemburgo e in Liechtenstein dove rappresenta circa un quinto degli alunni. In Danimarca, Germania, Austria e Svezia, la proporzione di bambini allofoni è tra il 6 e l'8 %.


        Nella maggioranza dei paesi, la percentuale di alunni allofoni è inferiore alla percentuale di alunni che hanno genitori nati all'estero. Quindi, la Comunità francese del Belgio e la Francia hanno una proporzione di alunni allofoni nettamente inferiore a quella degli alunni che hanno genitori nati all'estero a causa dell'importanza dei flussi migratori provenienti dall'Africa francofona. Irlanda e Regno Unito (Inghilterra e Irlanda del Nord) beneficiano dello status internazionale della lingua inglese. In Inghilterra ci sono comunque molti immigrati provenienti dalle ex colonie anglofone. Anche in Lussemburgo c'è una grande differenza tra il tasso di allofoni e la proporzione di alunni con genitori nati all'estero a causa della presenza di due lingue ufficiali identiche a quelle dei tre paesi di confine.


        In tre paesi (Ungheria, Islanda e Bulgaria), la proporzione di alunni allofoni è superiore a quella degli alunni con genitori nati all'estero. Questo fenomeno a priori atipico si può spiegare per l'importanza delle comunità linguistiche autoctone la cui lingua non è una lingua nazionale ufficiale.


        *


        I dati statistici presentati in questo capitolo hanno permesso di fare un quadro generale delle caratteristiche principali delle popolazioni straniere nell'Unione. Più precisamente, esse indicano che la situazione varia enormemente da un paese a un altro in termini di flussi di immigrazione. In alcuni paesi si registrano tassi di popolazione straniera molto bassi e di conseguenza sono meno sviluppate le misure scolastiche di sostegno per i giovani immigrati. Al contrario, in alcuni paesi registrano un tasso di alunni di 15 anni nati all'estero più elevato. Questa situazione può essere accompagnata da una forte concentrazione di questi alunni in alcuni istituti e da un alto tasso di alunni che, a casa, parlano una lingua diversa dalla lingua di insegnamento.


        Come è stato detto all'inizio del capitolo, i dati statistici disponibili e armonizzati che permettono una comparazione affidabile sono molto scarsi. Le definizioni della popolazione in questione variano da un'indagine all'altra e non sempre corrispondono alle definizioni usate a livello nazionale. Inoltre, queste informazioni statistiche non permettono né di valutare le difficoltà di integrazione scolastica di queste popolazioni né di misurare la proporzione di coloro per i quali sono messe a disposizione eventuali misure di sostegno. La seconda parte di questa indagine cerca di dare una descrizione comparativa delle definizioni nazionali dei bambini immigrati e delle misure adottate nei diversi sistemi educativi europei, da una parte, per facilitare l'integrazione delle popolazioni scolastiche immigrate, e dall'altra sviluppare un approccio interculturale a scuola.


        Note









        (1) In base alla definizione utilizzata nell'ambito di questa indagine sulle misure di sostegno scolastico per i bambini immigrati, qualsiasi bambino proveniente da un altro paese (europeo o meno) può essere considerato immigrato. Sono compresi i bambini rifugiati, i figli di richiedenti asilo, i bambini immigrati irregolarmente nel paese ospitante e i bambini di origine immigrata, i cui genitori o i nonni si siano stabiliti nel paese ospitante. Al contrario, l'indagine non prende in considerazione i figli di famiglie stabilite nel paese ospitante da più di due generazioni.


        (2) Definizione di PISA nel glossario alla fine della pubblicazione.


        Nota esplicativa (figura 2.1) Questo indicatore è calcolato dividendo il numero di immigrati arrivati durante l'anno di riferimento (X) per la popolazione totale al 1° gennaio dell'anno (X). I dati dettagliati per anno sul periodo sono disponibili sul CD-Rom allegato alla pubblicazione di Eurostat (2002).


        Gli immigrati sono sia persone senza cittadinanza provenienti dall'estero, sia persone con cittadinanza che tornano dall'estero con l'intenzione di risiedere nel paese per un certo periodo. Questo lasso di tempo, che va un mese per i Paesi Bassi a 12 mesi per chiunque entri nel Regno Unito, è definito dalle autorità competenti di ogni paese.


        La popolazione al 1° gennaio corrisponde all'insieme degli abitanti di una zona determinata al 1° gennaio  dll'anno  civile (o, in alcuni casi, al 31 dicembre dell'anno precedente). Questa popolazione è basata sui dati ottenuti dall'ultimo censimento, corretti con i dati sulle componenti della crescita della popolazione da quest'ultimo censimento, e dai registri della popolazione.


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Donatello Santarone
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