Un periodico femminile legato a Al-Qaeda: le donne devono partecipare alla Jihad
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Un periodico femminile legato a Al-Qaeda: le donne devono partecipare alla Jihad
di  redazione
18 Sep 2004
Il nuovo periodico on-line Al-Khansaa (1) è pubblicato dall' Arabian Peninsula Women's Information Bureau di Al Qaeda. Nel primo numero appaiono articoli che fanno appello alle donne a partecipare alla Jihad, seguiti da un articolo che critica le donne nella televisione saudita. Di seguito pubblichiamo alcuni estratti dagli articoli: (2). Editoriale: "Il nostro obiettivo è il paradiso" Un articolo del periodico afferma: «[...] Amiamo Allah e il Suo Messaggero. Marciamo su un unico sentiero, il sentiero della Jihad per amore di Allah e il nostro obiettivo è la Shahada [martirio] per amore di Allah, il nostro obiettivo è di conquistare il favore di Allah e il Suo Paradiso".


"Stiamo fianco a fianco ai nostri uomini, li sosteniamo, li aiutiamo e rifocilliamo. Educhiamo i loro figli e noi stesse ci prepariamo. Che Allah sappia della nostra rettitudine, delle nostre intenzioni e delle nostre imprese e che possa Egli sceglierci e renderci Shahid per amor Suo, per andare avanti e non indietro, finché Allah sarà soddisfatto di noi. Rimaniamo coperte dai nostri veli e avvolte nelle nostre vesti, armi in mano, i nostri figli in braccio, con il Corano e la Sunna del Profeta Allah che ci dirige e ci guida".


"Il sangue dei nostri mariti e i corpi dei nostri figli sono il sacrificio attraverso il quale ci avviciniamo ad Allah, così attraverso di noi, Allah farà riuscire la Shahada per il Suo amore. Il vento del Paradiso sta già soffiando e siamo giurate ad Allah. Non dobbiamo perderlo. Stiamo camminando, con l'aiuto di Allah, sul sentiero [...] di Ayat [Al-Akhras] e Reem [Al-Riyashi] ". (3)


"Così come le nostre virtuose antenate, combattenti della Jihad, hanno dovuto affrontare ostacoli in questo loro cammino, le donne combattenti della Jihad di oggi devono fare altrettanto"


Un articolo intitolato "Ostacoli sul cammino della donna combattente per la Jihad" di una collaboratrice che si fa chiamare " Umm Badr " contiene indottrinamento e linee guida per le donne: "[...] Nobili sorelle [...], la donna nella famiglia è madre, moglie, sorella e figlia. In società è un'educatrice, divulgatrice e predicatrice dell'Islam, e una combattente della Jihad. Allo stesso modo in cui difende la sua famiglia da una possibile aggressione, deve difendere la società da pensieri distruttivi, da un deterioramento ideologico e morale ed è un soldato che carica in spalla il suo bagaglio e le sue armi preparandosi all'offensiva militare [...]".


"Proprio come le nostre virtuose antenate, combattenti della Jihad, affrontavano gli ostacoli su questo loro cammino, così la donna combattente per la Jihad di oggi dovrà fare altrettanto: che Allah le renda feconde e renda la loro strada prospera".


 Umm Badr: "E' importante che la donna combattente per la Jihad sia in perfette condizioni fisiche, non deve eccedere nel mangiare e nel bere". "Lasciatemi fare luce su questi ostacoli, nella speranza di trovare i modi per superarli, affinché non costituiscano un ostacolo alla Jihad della donna. Con l'aiuto di Allah, inizierò col presentare tutti questi ostacoli: [...]. Scarsa conoscenza della Jihad: Molte tra le nostre donne sono superficiali su questo [...]. La prima fonte, dove attingere la conoscenza, è il Corano e le donne combattenti della Jihad devono perseverare nel leggerlo ad alta voce, nell'impararlo a memoria e devono porre le basi di un credo corretto [...] partendo da questa fonte principale".


"Allo stesso modo, una donna deve studiare la Sunna, imparare a memoria le tradizioni attendibili [ Hadiths ] e le loro interpretazioni, leggere i libri di fede, Shari'a, i commenti del Corano e la vita del Profeta Maometto [...]. Poca fede e rapporti con questo mondo: Vediamo le donne musulmane piangere per le loro sorelle in Iraq, per le donne prigioniere in Palestina, per le madri in lutto in Cecenia e per gli orfani in Afghanistan e nel resto delle terre islamiche. Le sentiamo minacciare i nemici e progettare di aiutare le altre donne musulmane. Poi, in tempi di emergenza, torna indietro; si aggrappa al suo lavoro e al suo status ed è difficile per lei abbandonarli."


 Una preparazione superficiale


1) Preparazione emotiva – "La donna combattente della Jihad sente la paura e l'ansia della Jihad per amore di Allah attraverso il possesso, le parole e la spada [...]".
2) Preparazione militare – "Questo è il problema principale, non solo per le nostre donne, ma anche per i nostri uomini. E' meritevole per una donna, anche se non è una donna combattente per la Jihad, sapere almeno come usare un'arma per difendere il suo onore, perché questo rappresenta uno dei cinque obblighi nel caso incontrasse un ladro, un profanatore o un criminale, soprattutto ore che si verificano molti di casi simili".


"Così quando il nemico è alle porte, con la sua attrezzatura, le sue munizioni, il suo esercito e la sua marina, i suoi criminali e le sue prostitute e profana l'onore delle donne musulmane ovunque. Come potremo assicurarci che non intaccherà il nostro onore? Egli pensa di essere autorizzato a fare del male alle nostre sorelle e versare il loro sangue; come possiamo designarlo guardiano delle nostre proprietà e dei nostri tesori?" "La donna combattente della Jihaddeve avere confidenza con i vari tipi di armi e munizioni, e saper disassemblare, pulire, riassemblare, utilizzare e sparare con un'arma. Con l'aiuto di Allah, noi la assisteremo in questo nelle prossime edizioni del nostro periodico.


 
3) Preparazione fisica – "E' importante che la donna combattente della Jihad sia nelle migliori condizioni fisiche, non deve esagerare nel mangiare e nel bere, e rispettare i frequenti digiuni facoltativi [digiuni diversi dal Ramadan]. Deve fare esercizio, questo argomento è trattato in un altro capitolo. Dopo che la donna combattente avrà raggiunto questi livelli di forma, dovrà mantenerla e, per non perderla, dovrà evitare di fare tardi la sera e dovrà evitare una cattiva alimentazione, fatica fisica e altri fattori che potrebbero farle perdere ciò che ha ottenuto".


Una consapevolezza insufficiente


"In alcune sorelle, è possibile trovare una interpretazione imperfetta della Jihad, secondo la quale solo gli uomini hanno la responsabilità di intraprendere la Jihad, oppure che Jihad significhi solo portare le armi durante i conflitti diretti contro il nemico. Questa percezione è in contrasto con la verità, poiché la donna musulmana è una combattente della Jihad sempre e ovunque".


"E' una combattente della Jihad che la intraprende finanziando la Jihad, aspettando suo marito combattente della Jihade educando i suoi figli a ciò che Allah ama. Essa intraprende la Jihad quando imbraccia le armi per difendere la sua famiglia [...]. Intraprende la Jihad quando mostra pazienza e forza d'animo con suo marito che intraprende la Jihad per amore di Allah. Intraprende la Jihad quando la sostiene e quando si appella alla Jihad a parole, di fatto, con la fede e la preghiera. E' vero che originariamente il comandamento della Jihad era obbligatorio per gli uomini e non per le donne".


"La Jihad delle donne è il pellegrinaggio alla Mecca e il pellegrinaggio alla Mecca non durante la Hajj. Ma quando la Jihad diventa un obbligo personale, allora la donna è invitata come un uomo e non deve chiedere l'autorizzazione ne al marito ne al guardiano, perché essa è obbligata e nessuno deve chiedere il permesso per eseguire un comandamento uguale per tutti [...]".


No alle donne in TV


Un altro articolo, "L'esibizione della donna", critica le presentatrici e le corrispondenti in televisione: "La campagna di spogliarello prosegue e il cosiddetto Channel Two saudita continua a presentare le donne, come ha sempre fatto dal suo esordio. Non abbiamo visto alcuna presa di posizione severa da parte dei nostri religiosi [...]. Le donne della Penisola Araba appaiono come conduttrici sugli schermi televisivi durante i notiziari. Inoltre, anche i corrispondenti sono a volte delle donne. Le donne conduttrici nei notiziari sono diventate un'esigenza, mentre in passato non se ne aveva affatto bisogno".


Fonti


1. Al-Khansaa, agosto 2004. Al-Khansaa bint Omar, una poetessa del periodo pre-islamico che si convertì all'Islam ai tempi del Profeta Maometto, è considerata la "madre dei Shahids (martiri). Quando i suoi quattro figli morirono nella battaglia di Al-Qadissiyya, non si disperò ma ringraziò Allah per averla onorata con la loro morte.
2. Il sito web non è attualmente online, ma MEMRI ha una copia del periodico.
3. Ayat Al-Akhras era l'attentatore suicida in un supermercato di Gerusalemme il 29 marzo 2002. Reem Al-Riyashi era l'attentatore suicida del passaggio di Erez a Gaza il 14 gennaio 2004.


Grazie a Middle East Media Research Institute (MEMRI)
MEMRI
P.O. Box 27837
Washington DC 20038-7837


(redazione@reporterassociati.org)


 

http://www.reporterassociati.org/index.php?option=news&task=viewarticle&sid=3638

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