Le religioni degli immigrati all’inizio del 2004: gli effetti della regolarizzazione
Ricerca del "Dossier Statistico Immigrazione" Caritas/Migrantes
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Le religioni degli immigrati all’inizio del 2004:


gli effetti della regolarizzazione



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Perché occuparsi delle religioni degli immigrati


Coinvolti in un allargamento scarsamente partecipato a livello di opinione pubblica, i paesi dell’Est sono risultati i grandi protagonisti anche nell’ottica religiosa. Ora, occuparsi del fattore religioso non significa far riferimento ad un passato desueto: basterebbe pensare all’apprezzato ruolo esercitato da Papa Giovanni Paolo II in questi anni di drammatici avvenimenti.


Non è poi esclusa, come sottolineato in un’inchiesta del settimanale Time (6/2003) che, anche se le chiese sono meno frequentate e talvolta semideserte, la riemersione del divino seppure in maniera meno ufficiale, non solo nella vita privata ma, ad esempio, anche nei grandi raduni giovanili. A sua volta l’osservatorio olandese European Values Study (www.europeanvalues.nl) ha tenuto a precisare che la gran parte degli europei (in Italia l’82,2%) si considera appartenente ad una determinata religione anche se solo una minoranza frequenta abitualmente una chiesa o una comunità (in Italia il 53,7% e in Francia solo il 12%). Da un altro sondaggio è emerso che gli italiani attribuiscono uno spazio sempre maggiore alla religione, ritenuta "fondamentale" dal 23% della popolazione e importante dal 38% (Eurisko 6/2003), anche se poi vi è la tendenza a credere in un "Dio" relativo alle proprie esigenze.


Riportiamo le posizioni espresse al riguardo dal Comitato di presidenza del "Dossier Statistico Immigrazione".


Secondo mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana, "non si tratta, come ha detto il Papa nel documento "Ecclesia in Europa", di rimettere in gioco la laicità delle istituzioni o, per il fatto di rifarsi alle proprie origini cristiane, di far venir meno il dialogo interreligioso. Si tratta, invece, di riconoscere una innegabile eredità storica e di evitare che la venuta meno della memoria religiosa favorisca una sorta di indifferentismo e di superficialità che, oltre a dilapidare il retroterra spirituale, ci impedisce di dedicare l’attenzione dovuta alla dimensione religiosa in immigrazione, pregiudicando così un’accoglienza adeguata".


Per mons. Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, "va indubbiamente fatto salvo un atteggiamento di dialogo interreligioso, favorendo tra l’altro una maggiore comprensione tra cristiani e musulmani. Non è però questo un buon motivo per essere superficiali nell’accoglienza degli immigrati cristiani, cattolici e non: perciò bisogna prestare attenzione all’accresciuta presenza degli ortodossi e dei cattolici originari dell’Est Europa e tenere conto che si fa più attuale e a portata di mano il dialogo ecumenico".


A sua volta, padre Bruno Mioli, responsabile della pastorale per l’immigrazione presso la Fondazione Migrantes, fa presente che "anche nell’ultimo documento del Vaticano sulla pastorale dei migranti, che porta la data del 1° maggio e il titolo Erga migrantes caritas Christi, si riconferma l’apprezzamento e l’apertura al dialogo e alla collaborazione nei confronti delle altre religioni, compresa la musulmana, benché non vadano sottovalutate le differenze che, ad esempio, spesso inducono a dissuadere i matrimoni misti".


Lo stesso Giovanni Paolo II, ricevendo in udienza il 18 maggio la Plenaria del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, riunitosi in quei giorni sul tema "Dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale nel mondo delle migrazioni", ha ribadito che "i processi di mondializzazione non solo chiamano la chiesa al dialogo interculturale ma anche a quello interreligioso. Infatti l’umanità del terzo millennio ha urgente bisogno di ritrovare comuni valori spirituali, su cui fondare il progetto di una società degna dell’uomo".


La metodologia di stima del "Dossier Statistico Immigrazione"


Stimare l’appartenenza religiosa degli immigrati è un’operazione complessa, trattandosi di un aspetto inerente alla sfera più intima dell’individuo, della quale non sempre si ha un riscontro esterno. Per giunta l’adesione iniziale ad una religione può essere stata modificata nel tempo e, in ogni caso, non necessariamente significa praticarne i culti; talvolta si riduce solo ad un humus culturale.


Il metodo adottato dall’équipe del "Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes" consiste nel proiettare sugli immigrati soggiornanti le appartenenze religiose riscontrate nei paesi di provenienza. In pratica si presuppone che la composizione religiosa delle comunità straniere sia analoga a quella presente nei paesi di origine. Le fonti, anche se non sempre agevolmente comparabili, non mancano: si va da quelle scientifiche (Europe Yearbook, Demographic Yearbook delle Nazioni Unite, Annuarium Statisticum Ecclesiae) a pubblicazioni di carattere divulgativo (Calendario Atlante della De Agostini). In casi particolari il "Dossier" introduce correttivi per dare alla stima una maggiore veridicità. I risultati così ottenuti inducono a rettificare stime divulgate senza alcun supporto metodologico.


Anche nello studio del "Dossier Statistico Immigrazione" rimangono dei margini di imprecisione. Ad esempio, è difficile stabilire fino a che punto il 70% (questo il dato ufficiale) degli albanesi presenti in Italia, reduci da un sistema dove era bandita ogni espressione religiosa, possano essere classificati come fedeli dell’islam.


Va anche aggiunto che le appartenenze religiose vengono indicate per grandi gruppi, mentre la realtà di fatto è molto più sfumata. Ad esempio la voce "buddisti" comprende anche il sincretismo buddista-scintoista (Giappone) e il sincretismo buddista-taoista-confuciano (Taiwan); mentre sotto gli "animisti" ricadono svariati culti locali tradizionali, diversissimi tra loro (più di un migliaio di culture e tradizioni) che non richiedono alcun atto di adesione formale: più che di chiese si tratta di sentimenti religiosi diffusi.


Vi sono poi diverse fedi, affermatesi in tempi più recenti, come il sikhismo, il giainismo, il bahà’ismo. Quanto al taoismo e al confucianesimo, essi hanno ormai raggiunto un tale livello di sincretismo per cui vengono citati come la "religione popolare cinese".



La modifica dello scenario religioso dopo la regolarizzazione


La regolarizzazione del 2002, pur avendo coinvolto immigrati provenienti da tutte le parti del mondo, è stata caratterizzata da un maggior protagonismo dei paesi dell’Est Europa e da sensibili modifiche della consistenza dei singoli gruppi religiosi.


Tra i regolarizzati i cristiani superano la maggioranza assoluta (56,6%), i musulmani si fermano ad un quarto del totale, i fedeli di religioni orientali sono appena il 3%. Complessivamente si tratta di 398.000 cristiani (di cui 251.000 ortodossi e 129.000 cattolici), 178.000 musulmani e 21.000 fedeli di religioni orientali, oltre a raggruppamenti minori e a circa 100.000 non credenti o non inquadrabili in un gruppo.


In tutti i paesi dell’Est i cristiani sono la maggioranza, fatta eccezione per l’Albania dove i musulmani incidono per il 70%.I cattolici hanno un’elevata incidenza in alcuni paesi (Polonia 91%, Slovenia 82%, Lituania 72%, Croazia 77%), un’incidenza del 15-30% in Albania, Bielorussia, Bosnia, Repubblica Ceca e Lettonia, e una molto più bassa nei restanti paesi. Gli ortodossi raggiungono la maggioranza assoluta in Bulgaria (88%), Iugoslavia (64%), Macedonia (54%), Moldavia (98%), Romania (87%) e Ucraina (60%), e superano l’incidenza del 15% in Russia, Estonia, Bosnia e Bielorussia.


Una prima constatazione porta a sottolineare un fattore di discontinuità: in effetti, i valori percentuali dell’appartenenza religiosa degli ultimi regolarizzati sono abbastanza diversi da quelli riguardanti la popolazione immigrata già insediata in Italia.


Una seconda constatazione si sofferma, per così dire, su una discontinuità di secondo livello, e mostra come risulti modificata la composizione all’interno dei grandi gruppi religiosi. Tra i regolarizzati, i cristiani per i due terzi sono rappresentati da ortodossi e solo per un terzo da cattolici, mentre i protestanti hanno un’incidenza residuale di appena il 3%. La provenienza degli ortodossi si ricollega all’Est Europa, mentre quella dei cattolici va riferita all’America Latina, in una certa misura allo stesso Est Europa e in misura molto contenuta anche all’Asia Orientale. La scarsa incidenza dei protestanti è ricollegabile al peso residuale degli immigrati provenienti dall’Africa subsahariana.


Anche l’islam ha una connotazione geografica differenziata rispetto alle provenienze dei musulmani già soggiornanti in Italia e, pur continuando a prevalere la componente nordafricana (47,4%), è notevole – e in questo consiste il carattere fortemente innovativo - quella dell’Est Europa (26,1%); inoltre, sono rappresentate, seppure in misura minore, quelle dell’Africa subsahariana e del subcontinente indiano.


In sintesi, si può dire che la regolarizzazione sotto l’aspetto religioso è legata al deciso affacciarsi dell’ortodossia sullo scenario italiano e alla presenza di un islam europeo di antico insediamento.



L’appartenenza religiosa degli immigrati all’inizio del 2004


Il "Dossier Statistico Immigrazione" ha effettuato una stima complessiva della popolazione immigrata in Italia all’inizio del 2004, imperniata su questi criteri:





alle nazionalità già soggiornanti alla fine del 2002 sono stati aggiunti i nuovi regolarizzati, anch’essi ripartiti per nazionalità;


si è proceduto, quindi, alla ripartizione degli immigrati per aggregazioni religiose, utilizzando i valori percentuali attribuiti a ciascuna di esse nei paesi di origine (con qualche correzione quando notoriamente l’immigrazione in Italia proviene da aree religiosamente caratterizzate in maniera diversa rispetto al paese di appartenenza);




sono stati maggiorati i risultati numerici così ottenuti del 13%. Questo coefficiente consente di recuperare nel conteggio sia i minori non registrati a titolo individuale dal Ministero dell’Interno sia i nuovi venuti dall’estero nel corso del 2003; inoltre, resta un margine per coprire le domande di regolarizzazione che non si sono trasformate in permessi di soggiorno (circa 50.000) o per rigetto delle domande o per irreperibilità degli interessati.



Si tratta di una stima provvisoria, in attesa di poter avere i dati sui soggiornanti al 31 dicembre 2003 che non risultano ancora disponibili presso il Ministero dell’Interno.


Sulla base di questi conteggi tra i poco meno di 2.550 immigrati, soggiornanti regolarmente in Italia all’inizio del 2004, 1.282.000 sono cristiani (50,3%), 824.000 musulmani (33%) e 442.000 appartengono ad altri gruppi o non sono credenti (17,4%).



Stima del Dossier statistico immigrazione sulla religione degli immigrati in Italia (2004)
























religione


numero


percentuale



1.281.489


50,3


musulmani


824.342


32,4


altri


441.905


17,4


totale


2.547.736


100,0


I cristiani, diventati per la prima volta la maggioranza assoluta, sono così ripartiti nelle tre grandi confessioni: cattolici 651.000, ortodossi 470.000, protestanti 114.000: vi sono poi altri gruppi minoritari di cristiani (46.000). Ogni 10 cristiani, quindi, 5 sono cattolici, quasi 4 sono ortodossi e 1 è protestante o di altre aggregazioni minori.


Perdurando i flussi dall’Est Europa e in particolare dalla Romania, è prevedibile un ulteriore aumento dei cristiani e in particolare degli ortodossi. Invece i protestanti, che nel passato avevano un peso percentuale più consistente, pur essendo aumentati di numero, sono diminuiti in termini percentuali.


Gli ortodossi per il 97% hanno un’origine europea. I protestanti e i cattolici hanno anch’essi un forte radicamento in Europa (rispettivamente 58% e 52%), rafforzato dalla provenienza americana (24% e 32%), e un significativo, anche se più contenuto, riferimento all’Asia (7% e 11%) e dell’Africa (9% e 3%).


Anche i musulmani hanno conosciuto una forte diversificazione geografica a seguito dei flussi registrati nel corso degli anni ’90 e nell’ultima regolarizzazione. Tra di essi prevale nettamente la confessione sunnita rispetto a quella sciita, diffusa questa specialmente in Iran (93% dei musulmani), in Iraq (62%), in Libano (un terzo dei musulmani locali), in Afghanistan (un quarto) e in in Sri Lanka (un quinto). Alla componente nordafricana (48%) si affianca quella dell’Est Europa (26%); seguono con l’11% l’Africa Occidentale e con il 10% il Subcontinente indiano. E’ importante sottolineare che 1 su 4 musulmani viene dall’Est Europa, dove si fa riferimento prevalente al modello islamico turco. Su questi aspetti si diffonde il recente libro della Caritas Italiana Europa. Allargamento a Est e immigrazione, sottolineando che le tonalità differenziate della religione musulmana danno un supporto a chi parla di "islam al plurale" e rendono anche il caso italiano di grande interesse per gli sviluppi che ne possono derivare.


Il gruppo dei fedeli di religioni diverse da quella cristiana e musulmana è più eterogeneo e ai primi posti vede l’induismo (61.000), il buddismo (50.000), seguiti dalle le religioni tradizionali (30.000) e dall’ebraismo (7.000). Molto numeroso (quasi 300.000 persone) è il gruppo di quelli ai quali non è stato possibile dare una precisa appartenenza o vengono reputati non credenti. Di questi più di 100.000 si trovano nell’Est Europa. E, ad esempio, in Russia, nella Repubblica Ceca e in Estonia la maggior parte dei cittadini si dichiara non credente e questo come effetto dell’ateismo prima prevalente.



Stima del Dossier statistico immigrazione sulla religione degli immigrati in Italia (2004)
































Religione


Fedeli


%


Religione


Fedeli


%


Induisti


60.996


2,4


ebrei


6.843


0,3


Buddisti


49.460


1,9


Altri/non credenti


297.803


11,7


Religioni tradizionali


29.803


1,1


Totale altri gruppi


441.905


17,4



Per gli altri gruppi religiosi la provenienza maggioritaria è differenziata:





per gli ebrei prevalgono l’Est Europa e il Medio Oriente;




per gli induisti prevale l’Asia Centro Meridionale;




per i buddisti il numero più cospicuo viene dall’Asia Centro Meridionale e Orientale;




per gli animisti il continente di riferimento è l’Africa.



A seconda delle religioni si riscontra una maggiore o minore concentrazione. Gli indiani sono il 73% degli induisti immigrati, gli srilankesi il 69% dei buddisti, i romeni il 50% degli ortodossi, i marocchini il 31% dei musulmani. Tra i cattolici e i protestanti non vi è una concentrazione così elevata: i tedeschi raggiungono solo il 15% della presenza protestante e i filippini solo l’11% dei cattolici. Da notare che i cattolici polacchi, raddoppiati dopo la regolarizzazione, hanno raggiunto i cattolici filippini a quota 70.000 e sono da essi distanziati da appena da appena due migliaia di unità



I grandi cambiamenti degli ultimi 15 anni


Nel 1991, quando gli stranieri regolarmente presenti in Italia erano appena 656.757, i cristiani rappresentavano il 44,6% del totale, i musulmani il 38%, gli ebrei lo 0,6%, gli induisti il 2,1% e gli appartenenti alle religioni tradizionali l’1,4%.


A distanza di quasi 15 anni i cristiani hanno superato la metà della presenza immigrata totale a seguito dell’aumento di 6 punti, mentre i musulmani sono passati dal 38% al 32,4%. I gruppi minori (buddisti, induisti e gli animisti conservano all’incirca lo stesso peso percentuale, salvo una lieve flessione).


E’ però interessante notare come sia mutata la composizione interna di questi ultimi. Se nel 1991 i cattolici erano quasi il 60% di tutti i cristiani e gli ortodossi appena il 14%, nel 2004, dopo più di un decennio dall’apertura delle frontiere dei paesi dell’Est Europa, gli ortodossi si avvicinano quasi alla metà della presenza cristiana totale, essendo aumentati di ben 11 volte (da 43.000 a 470.000), mentre la popolazione immigrata è solo quadruplicata. Questo rende urgente l’impegno di prepararsi a incontrare in maniera non superficiale gli immigrati dell’Est Europa, come ha sottolineato La Presidenza del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes nel citato libro dedicato all’allargamento dell’Unione Europea.



Stima del Dossier Statistico Immigrazione sulle religioni degli immigrati in Italia (1991-2004)






































































































 


Cristiani


Ortod.


Cattol.


Protest


altri Crist.


Musulm.


Ebrei


Indui.


Budd.


Anim.


altri


Totale= 100


1991


44,6


6,6


26


8,7


3,3


38


0,6


2,1


2,5


1,5


10,8


656.757


1999


45,9


11,9


25,1


6,5


2,5


36,8


0,3


2,5


2,5


1,4


10,5


1.251.994


2000


45,1


12


24,5


6,2


2,4


37,2


0,3


2,6


2,5


1,4


10,9


1.388.153


2001


45,2


12,6


24,3


6


2,3


36,4


0,3


2,6


2,6


1,4


11,6


1.362.630


2002


45,7


13,5


24,1


5,8


2,3


36,6


0,3


2,6


2,5


1,4


11


1.512.324


2004


50,3


18,5


25,6


4,5


1,7


32,4


0,3


2,4


1,9


1,1


11,7


2.547.736


FONTE:Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes. Stime su dati Ministero dell’Interno.



Il contesto europeo e mondiale


Torna utile da ultimo un riferimento al contesto religioso mondiale ed europeo, calcolando le appartenenze religiose secondo l’usuale metodologia seguita dal "Dossier Statistico Immigrazione".


Tra i credenti del mondo il 46,3% è composto da cristiani, il 24,8% da musulmani, il 27,5% da fedeli di religioni orientali.


In Europa, invece, il panorama dei credenti vede prevalere i cristiani con il 94,5%, seguito dai musulmani con il 5%, mentre in Asia sono più numerosi i musulmani. A livello di aree subcontinentali si possono indicare il Nord Africa, dove la quasi totalità è musulmana, e l’America Latina dove lo stesso avviene per i cristiani.


Tra i circa 20 milioni di immigrati soggiornanti nell’Unione Europea i cristiani sono il 44,4%, i musulmani il 33,4% e i fedeli di religioni orientali il 4,3 %.


Tra gli immigrati l’incidenza dei cristiani, che sono complessivamente 8,7 milioni, va dal 26,4% in Austria all’82,9% del Lussemburgo, mentre l’Italia si avvicina alla media europea.


I musulmani immigrati sono circa 6,5 milioni, concentrati in Germania (2,8 milioni), Francia (1,5 milioni), Italia (0,5 milioni alla data della stima e ora già 824.000) e Gran Bretagna (0,4 milioni). In alcuni paesi europei è consistente il numero di musulmani con cittadinanza del posto, ivi inclusi i naturalizzati e i loro figli e nipoti e anche alcune migliaia di convertiti (spesso per poter sposare una donna musulmana: si tratta di circa un milione di persone, ma il dato varia a seconda fonti).









Iniziativa di sensibilizzazione in collaborazione con il progetto Equal


"L’immagine degli immigrati in Italia tra media, società civile e mondo del lavoro"


Immigrazione-Dossier Statistico: tel. 54192252 –54192282 – E-mail: idos@tiscali.it








Le religioni degli immigrati in Italia nel 2004:


stima Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes



Religioni e aree di provenienza degli immigrati in Italia (2004)












































































































































































































































Aree


Soggiornanti


Cristiani


Ortodossi


cattolici


Protestanti


Musulmani


Induisti


Buddisti


Altri-Non credenti


Unione Europea


174.140


140.959


8.526


89.190


43.243


4.632


164


-


27.935


Europa Est


1.036.272


709.404


450.028


245.416


13.960


218.071

   

108.797


Europa Altri


27.352


23.802


0


14.457


9.344


498


-


-


2.974


Europa


1.237.764


874.165


458.554


349.063


66.547


223.201


164


-


139.706


Africa Del Nord


400.596


6.237


3.058


20


-


392.896


-


-


686


Africa Occid.


144.676


27.751


-


9.692


6.675


88.079


-


-


6.186


Africa Orientale


32.603


12.103


5.568


4.351


1.786


12.818


3.855


23


1.422


Africa Centro-Mer.


12.459


4.536


1


2.513


1.797


1.264


12


-


2.191


Totale Africa


590.334


50.627


8.627


16.577


10.258


495.057


3.867


23


10.485


Asia Occidentale


23.547


2.659


1.138


908


-


16.378


1


-


2.462


Asia Latina


181.368


6.612


573


-


19


80.150


56.848


35.062


2.696


Asia Orientale


219.145


87.147


-


72.667


8.750


8.466


66


14.356


109.081


Totale Asia


424.061


96.419


1.710


73.575


8.769


104.994


56.915


49.418


114.239


America Settentr.


57.291


47.889


1.254


13.409


14.948


1.057


19


19


7.126


America Merid.


226.721


210.102


-


197.706


12.396


31


23


-


16.258


Totale America


284.012


257.991


1.254


211.115


27.344


1.088


42


19


23.384


Oceania


3.127


2.288


69


781


1.433


2


8


-


817


Apolidi


965


-


-


-


-


-


-


-


965


Ignoto


7.474


-


-


-


-


-


-


-


7.474


Totale


2.547.736


1.281.489


470.214


651.110


114.352


824.342


60.996


49.460


297.070


Non sono inclusi in tabella 45.828 "altri cristiani", 29.803 che si riferiscono a religioni tradizionali e 6.843 ebrei



Principali gruppi nazionali per singole religioni – Stima Caritas/Migrantes (2004)














































































































































Ortodossi


Cattolici


Protestanti


Musulmani


Induisti


Buddisti


Romania


235.186


Filippine


72.246


Germania


17.536


Marocco


253.238


India


44.503


Sri Lanka


34.349


Ucraina


43.371


Polonia


70.737


G.Bretagna


14.568


Albania


177.185


Sri Lanka


7.361


Giappone


7.180


Moldova


42.383


Albania


48.093


USA


13.801


Tunisia


68.287


Bangladesh


3.987


Tailandia


3.383


Estonia


28.822


Ecuador


41.102


Svizzera


7.991


Senegal


52.598


Mauritius


3.851


Corea


1.918


Albania


27.843


Paraguay


31.755


Filippine


7.834


Egitto


48.724


Pakistan


613


Vietnam


718


Macedonia


19.385


Peru


29.852


Nigeria


5.961


Pakistan


34.253


Nepal


380


Taiwan


599


Bulgaria


17.048


Francia


23.164


Brasile


5.625


Bangladesh


33.525


G.Bretagna


164


India


438


Bosnia


5.428


Spagna


22.718


Ucraina


4.920


Algeria


20.311


Indonesia


31


Banglades


228


Grecia


7.281


Lituania


21.705


Svezia


3.628


Nigeria


14.903


Malaysia


24


Cambogia


156


Iugoslavia


4.928


Brasile


20.723


Romania


2.710


Turchia


10.003


Canada


19


Myanmar


66



Immigrati dell’Est Europa in Italia: ripartizione tra cristiani e musulmani (2004)





















































































































































































Paese


Soggiornanti


Cristiani


Ortodossi


Cattolici


Protestanti


Musulmani


Albania


253.121


75.936


27.843


48.093


-


177.185


Bielorussia


3.669


1.835


1.174


660


-


-


Bosnia Erzeg.


17.509


8.755


5.428


2.626


700


7.004


Bulgaria


19.893


17.048


17.048


199


-


2.606


Ceca, Rep.


1.060


535


164


334


37


38


Cipro


19.046


16.760


2.116


14.568


76


229


Croazia


23.833


20.861


2.534


18.232


95


57


Estonia


45.168


31.996


28.822


2.698


477


8.545


Iugoslava


8.351


5.696


4.928


567


200


1.445


Lettonia


1.244


844


46


739


58


-


Lituania


1.660


1.259


42


1.195


22


-


Macedonia


36.031


20.826


19.385


1.441


-


1.988


Moldova


43.028


42.598


42.383


215


-


-


Polonia


77.990


72.453


1.092


70.737


624


-


Romania


270.952


268.785


235.186


30.889


2.710


-


Russia


22.026


6.283


3.590


661


1982


-


Slovacca, Rep.


5.788


4.011


58


3.496


457


-


Slovenia


4.861


4.035


-


3.986


49


68


Turchia


10.023


20


-


-


-


10.003


Ucraina


136.680


88.569


42.371


41.278


4.920


-


Ungheria


5.853


5.186


-


3.693


1.493


-


 


Stime Caritas/Migrantes su dati del Ministero dell’interno


Immigrazione-Dossier Statistico: tel. 54192282-54192200 – Fax 54192252– E-mail: idos@tiscali.it



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