La nave della speranza
Quando la salvezza viene dal mare: storia della Cap Anamur
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Quando la salvezza viene dal mare: storia della Cap Anamur

28 giugno 2004 - Da venticinque anni una imbarcazione molto particolare gira i mari del mondo in cerca dei profughi e fuggiaschi che si sono persi tra le onde nel tentativo di fuggire da povertà, miseria e oppressione.
E’ la Cap Anamur, la nave della speranza, simbolo dell’omonima organizzazione umanitaria che ha sede a Colonia, in Germania.


Tutto cominciò nel 1979, nelle acque del Mar della Cina. Migliaia di vietnamiti non avevano trovato altra via che il mare per fuggire dalla madrepatria e dal regime comunista.
I boat people – così furono chiamati – si ammassarono su alcune imbarcazioni fatiscenti e si allontanarono al largo della costa vietnamita, dove rimasero per diversi giorni senza cibo né medicinali.
La notizia allarmò i membri di diverse organizzazioni umanitarie internazionali. Tra loro c’era il tedesco Rupert Neudeck, che cominciò a sensibilizzare l’opinione pubblica e a raccogliere fondi a favore dei disperati delle barche. Il denaro sarebbe stato devoluto a una organizzazione non governativa francese che si occupava del salvataggio. Tuttavia, l’iniziativa riscosse un successo senza precedenti e Neudeck si ritrovò tra le mani un milione di marchi tedeschi (500mila euro), cifra spropositata per quegli anni. Con quei soldi – pensò – poteva affittare una nave cargo che facesse rotta vero il Mar della Cina.
Ad attenderlo, in un deposito di Amburgo, c’era una imbarcazione che aveva preso il nome da una piccola città sulla costa turca: Cap Anamur.


Per i successivi tre anni, la nave della speranza partita dal Mare del Nord, fece il giro delle baie e delle insenature della costa vietnamita, salvando 10375 persone. Molte di loro vivono ancora oggi in Germania.
Da allora, la nave della speranza ha raccolto fuggiaschi a quattro angoli del mondo.
Ma non si è limitata a quello.
Gli operatori della Cap Anamur sono scesi sulla terraferma e hanno finanziato la costruzione di ospedali e centri di prima assistenza in tutti i continenti.
L’associazione è sempre rimasta indipendente da qualsiasi organo di governo, sopravvivendo grazie a un ampio consenso popolare e a donazioni di comuni cittadini.


Bernd Göken è uno dei quattro membri dell’organizzazione, che si avvale dell’aiuto di uno staff medico e logistico a supervisionare ogni progetto. “Subito dopo il Vietnam – racconta – ci siamo spostati in Africa, verso le aree che all’inizio degli anni Ottanta vivevano le situazioni più drammatiche: la Somalia, l’Etiopia, ma anche l’Angola, dove abbiamo dato il via a una campagna di sminamento. Poi, nel 1983 è scoppiata la guerra in Sudan e abbiamo avviato un progetto di prima assistenza nelle montagne Nuba, nonostante il governo sudanese ce l’avesse espressamente proibito.
Eravamo in Afghanistan durante l’occupazione sovietica e più tardi in Cecenia, dove abbiamo ristrutturato due volte un ospedale per i bambini che i russi continuavano a distruggere. Negli ultimi mesi siamo andati a Baghdad e ad Haiti e attualmente siamo in undici zone di crisi nel mondo”.


Ma la nave Cap Anamur, vero simbolo di questa organizzazione, non ha mai cessato di esistere. E continua, ancora oggi, a raccogliere disperati e profughi persi tra i flutti


 


http://www.peacereporter.net/it/canali/buone/040528navedellasperanza/








Chi siamo


Nave5 1 Tutto cominciò con l'emergenza dei profughi vietnamiti ("boat people"), in fuga verso la libertà nei mari del Sud della Cina. Questi viaggi su imbarcazioni decrepite e sovraccariche si risolsero in tragedia per migliaia di persone, che rimasero vittime di tempeste o di assalti dei pirati.


Nel 1979 Christel e Rupert Neudeck fondarono insieme ad alcuni amici il comitato "Una nave per il Vietnam" e noleggiarono, per la missione di salvataggio, la nave da carico "Cap Anamur", così chiamata dal nome di un promontorio sulla costa turca.


I viaggi della "Cap Anamur" (e delle altre navi che seguirono) si sono tradotti - in barba alle previsioni contrarie di tanti "esperti" - in un enorme successo: 10.375 boat people sono stati salvati dal mare, altri 35.000 hanno ricevuto assistenza sanitaria a bordo.


Lo straordinario sostegno espressoci dai cittadini tedeschi con le loro offerte ha rappresentato una vittoria dello spirito umanitario e ci ha spinto a continuare il lavoro - anche in altre parti del mondo. Così è nato il comitato dei "medici di emergenza tedeschi" - e non è stato difficile trovare il nome: Cap Anamur. Sono seguite missioni in tutto il modo: Somalia, Uganda, Etiopia, Sudan, Eritrea, e poi Afghanistan, Vietnam e Corea del Nord… i paesi africani e asiatici sono stati al centro dei nostri progetti. Finché la guerra - e con essa la miseria e il bisogno - non è tornata a fare la sua comparsa anche in Europa: in Bosnia, nel Kosovo e in Macedonia i nostri medici e infermieri hanno assistito profughi e persone sofferenti, i nostri tecnici hanno costruito ambulatori e scuole, abbiamo distribuito aiuti umanitari e materiale edilizio… aiutando a darsi aiuto, ove possibile.


Nei nostri progetti lavorano medici e infermieri, esperti di edilizia e logistica, per uno stipendio unitario di 1.100 Euro lordi. Tutti lavorano per un minimo di sei mesi - molti di loro continuano più a lungo.


Dopo 23 anni c'è stato un cambio al vertice in Cap Anamur: una nuova squadra continuerà il lavoro secondo i principi e lo spirito dei fondatori. Perché la sofferenza nel mondo non è diminuita - e la follia della guerra continua. Per questo continuiamo ad essere dalla parte dei più deboli e degli oppressi e ci opponiamo a quanto viene presentato come ineluttabile. Perché la nostra esperienza lo dimostra: è possibile fare qualcosa….


http://www.cap-anamur.org/ita/



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