Il sottosegretario all'istruzione, Letizia De Torre, spiega le strategie per favorire l'integrazione
Gli alunni studieranno la cultura dei loro colleghi immigrati
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Il sottosegretario all'istruzione, Letizia De Torre, spiega le strategie per favorire l'integrazione
Lezioni di lingua d'origine in classe
Gli alunni studieranno la cultura dei loro colleghi immigrati

di Alessandra Migliozzi


Lezioni di lingua e cultura dei paesi di origine in orario curricolare o extra. In più libri scolastici rivisti pensando a un'utenza multiculturale.

Lo scorso 5 giugno un decreto firmato dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, le ha assegnato la delega in materia di immigrazione e integrazione scolastica.

E Letizia De Torre, sottosegretario al dicastero di via Arenula,si è subito messa all'opera: nelle sue stanze è cominciato il via vai dei dirigenti scolastici e direttori generali per avviare i lavori attorno a un tema che, secondo la neo incaricata, «è ormai strategico per il futuro del paese".

E già fioccano le prime idee. "Perché se finora si è lavorato in emergenza", spiega il sottosegretario, "adesso è tempo di andare a regime. La prima fase, quella dell'accoglienza, è finita. Ora comincia quella, più complessa e delicata, della reale integrazione in cui dovremo garantire ai minori stranieri due diritti: quello di sentirsi cittadini italiani a pieno titolo, ma anche quello di mantenere la propria identità. Dobbiamo creare i presupposti per una società multiculturale".

Il ministero si prefigge, dunque, di dare linee guida più forti in materia di immigrazione e integrazione già a partire dai prossimi mesi. «Il nostro sarà un indirizzo generale che ormai è più che necessario vista la dimensione del fenomeno, ma si terrà conto dell'autonomia delle scuole>>, spiega De Torre, che elenca anche possibili ipotesi di lavoro. Tanto per cominciare si potrebbe pensare a dei corsi pomeridianio curricolari di lingua (il cinese, l'arabo, gli idiomi dell'Est dell'Europa) e cultura del paese di provenienza degli alunni immigrati, a patto, però, che siano aperti anche ai loro compagni italiani. Per un vero scambio tra culture.

Esperienze che alcune scuole della Lombardia già stanno mettendo in atto con i bimbi di origine araba. Ma, pur tenendo conto di buone pratiche e eccellenze, la sfida ora è creare una situazione diffusa di progettazione sull'integrazione che al momento manca.

"Da parte del ministero va sottolineata con più forza la nuova dimensione socioculturale del paese e il ruolo strategico che può avere la scuola nell'ambito dell'integrazione".

Per centrare l'obiettivo dovranno essere coinvolti anche gli uffici scolastici regionali e gli enti locali. Ci vorrà almeno un anno per avviare i lavori. Ma già qualcosa si muove: il ministero sta cominciando a fare una rilevazione dei progetti più interessanti presenti sul territorio nazionale. "Poi bisognerà agire anche sulle famiglie favorendo gli incontri nelle scuole e le reti a livello territoriale", prosegue De Torre.

Il terzo passo potrebbe essere quello di rimettere mano ai libri scolastici tenendo conto, soprattutto per materie come storia e geografia, della nuova realtà multiculturale che si respira nelle classi. Per le risorse bisognerà fare i conti, è il caso di dirlo, con le ormai note ristrettezze economiche del paese. Ma si potranno usare fondi paralleli come quello Sociale europeo.


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